L’ex sindaco di Rende, Marcello Manna, è stato assolto con formula piena nel processo noto come “Reset”, conclusosi al tribunale di Cosenza. L’indagine, che coinvolgeva diverse accuse di scambio elettorale mafioso, ha visto cadere le ipotesi accusatorie principali nei confronti di Manna. La sentenza ha scosso la scena politica e giudiziaria locale, dopo mesi segnati da arresti e dallo scioglimento del consiglio comunale per presunti legami con la criminalità organizzata.
La sentenza del tribunale di cosenza e le motivazioni dell’assoluzione
Il tribunale di Cosenza ha assolto Marcello Manna “perché il fatto non sussiste”. Nel procedimento, la pubblica accusa aveva richiesto una condanna a dieci anni di reclusione, basandosi su ipotesi di scambio elettorale mafioso. La decisione del giudice ha quindi smentito questo quadro, evidenziando che le prove raccolte non hanno confermato alcun reato. Manna, ex primo cittadino di Rende, è stato difeso con successo contro le accuse di aver truccato le elezioni attraverso accordi con la criminalità organizzata.
Processo reset: condanne e assoluzioni
Il processo “Reset” ha visto al suo termine 61 condanne e 63 assoluzioni, tra cui quella di Manna e di altre figure locali, come l’ex assessore Pino Munno. Quest’ultimo era imputato per gli stessi motivi e adesso esce anch’egli completamente scagionato. La sentenza rappresenta un duro colpo alle accuse mosse dalla Dda di Catanzaro, rimettendo in discussione le fondamenta investigative che avevano portato a pesanti misure contro l’amministrazione comunale di Rende.
L’indagine della dda di catanzaro e le ripercussioni sul comune di rende
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aveva condotto una lunga inchiesta che ha portato all’arresto di Manna nel 2023 e allo scioglimento del consiglio comunale di Rende per presunti condizionamenti mafiosi sull’attività amministrativa. Le accuse riguardavano rapporti tra esponenti politici locali e clan criminali finalizzati a garantire il controllo elettorale e amministrativo della città. La gravità delle accuse aveva inciso profondamente sulla vita politica e sociale del territorio.
Ritorno della piena innocenza
Solo dopo diversi mesi di indagini e procedimento giudiziario, il tribunale ha restituito a Manna e agli altri assolti la piena innocenza riguardo a tali sospetti. Il fatto che una parte consistente degli imputati sia stata assolta evidenzia come le prove raccolte dal pubblico ministero non abbiano retto all’esame del giudice. Questi sviluppi impongono una riflessione sul metodo usato per giungere a provvedimenti come lo scioglimento del consiglio comunale, e sul rischio di danni politici e istituzionali causati da accuse poi risultate infondate.
La reazione di marcello manna e le richieste di chiarimento sulla gestione politica della città
Marcello Manna ha commentato la sentenza definendola una riconoscimento della falla nell’inchiesta. Ha espresso soddisfazione per aver dimostrato l’assenza di reati e si è detto pronto a chiedere chiarimenti ufficiali sulle ragioni che hanno portato allo scioglimento del comune in presenza di un’amministrazione che, secondo la sentenza, non subiva influenze mafiose. Manna ha sottolineato come una parte della città ora voglia capire chi abbia promosso questa operazione giudiziaria e quale interesse abbia bloccato il lavoro amministrativo che sarebbe stato corretto.
Dubbi e richieste di trasparenza
Il caso resta aperto sul piano politico e sociale. La decisione della magistratura solleva dubbi sulla gestione di un evento così impattante come lo scioglimento forzato dell’ente locale e sull’eventuale strumentalizzazione di sospetti non confermati. Diversi cittadini e amministratori sollecitano trasparenza e risposte precise, nelle prossime settimane si attendono sviluppi sulla ricostruzione degli accadimenti che hanno portato alla crisi dell’amministrazione Manna.
Nel processo “Reset”, si conferma così una sentenza che rivaluta le accuse contro il tessuto politico di Rende, rimettendo al centro le domande rimaste finora senza risposta riguardo alle interferenze mafiose e alla gestione della giustizia investigativa nel caso specifico.










