Napoli, 12 dicembre 2025 – Torna sotto i riflettori il tema del Temporary Management, protagonista al Festival del management di Napoli la scorsa settimana. Qui imprenditori e addetti ai lavori hanno messo in luce un bisogno sempre più urgente: le piccole e medie imprese italiane devono rafforzare le proprie competenze manageriali. Il Temporary Management (TM), già diffuso in molte nazioni europee, viene indicato come una soluzione concreta. Si tratta di portare in azienda figure di alto livello, per periodi limitati e a costi variabili. Un modello che, secondo molti, può aiutare le pmi a superare le loro debolezze strutturali.
Temporary Management, tra leggi e incentivi: cosa c’è sul tavolo
Negli ultimi anni il legislatore, sia locale che nazionale, si è fatto più attento al tema del Temporary Management. A dirlo è Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & Capital Advisors e vicepresidente di Confassociazioni Management: “Da tempo si riconosce l’importanza di norme che favoriscano l’uso del TM nelle pmi”, spiega Quarta a alanews.it. L’ultimo passo è la proposta di legge 2474, firmata da Letizia Giorgianni e altri parlamentari, che introduce agevolazioni fiscali per l’assunzione di dirigenti temporanei e a progetto nelle piccole e medie imprese. Il testo è ora in discussione alla Camera.
Quarta sottolinea come spesso le regioni abbiano fatto più in fretta rispetto al Parlamento nazionale. È il caso della Regione Umbria, che già nel 1997 ha riconosciuto con una legge (n. 7193 del 12 novembre) il TM come strumento di innovazione e diversificazione per le aziende. Ancora più articolata è la normativa della Regione Friuli Venezia Giulia, che nel 2005 ha varato la cosiddetta legge Bertossi (n. 4/2005). Lo scopo era chiaro: superare i limiti strutturali delle pmi locali – dalla scarsa capitalizzazione alla mancanza di manager – con incentivi per l’uso di manager temporanei.
La proposta Giorgianni e i suoi limiti
La proposta di legge Giorgianni parte da un’idea condivisibile: rafforzare le pmi e favorire una nuova generazione di manager flessibili. Ma alcuni punti rischiano di frenare l’efficacia della norma. All’articolo 3, per esempio, si stabilisce che il dirigente temporaneo debba essere un dottore commercialista con almeno tre anni di esperienza in ruoli amministrativi, oppure un laureato magistrale in scienze economico-aziendali under 35 con almeno tre anni di esperienza nella gestione.
“Così com’è scritta – osserva Quarta – la norma è troppo rigida e rischia di escludere molti manager oggi sul mercato, spesso over 50 e con una lunga esperienza in ruoli di vertice diversi da quelli indicati”. Un dato su tutti: secondo un’indagine internazionale di Temporary Management & Capital Advisors, l’età media dei TM in Italia è di 53 anni, con almeno tre anni di esperienza specifica e una carriera dirigenziale alle spalle.
Le richieste delle associazioni: più spazio ai manager esperti
Dalle interviste con manager e associazioni di categoria emerge una richiesta chiara: allargare la platea dei professionisti che possono beneficiare della legge. “Bisognerebbe includere anche manager funzionali con almeno 15 anni di esperienza nella loro area, direttori generali e ceo con almeno 10 anni nel ruolo”, suggerisce Quarta. Il riconoscimento dei titoli potrebbe passare attraverso dichiarazioni delle aziende o certificazioni di associazioni come Aidp (per le risorse umane) o Andaf (per finanza e controllo), già in linea con le norme Uni.
Un altro nodo riguarda gli incentivi. Molte pmi preferirebbero contributi diretti, invece del solo credito d’imposta, che è la strada scelta dal legislatore nazionale per motivi di copertura finanziaria. “Il credito d’imposta non è l’ideale – ammette Quarta – ma almeno permette alla legge di andare avanti, senza blocchi”.
Futuro incerto ma domanda in crescita
Il dibattito è tutt’altro che chiuso. In Commissione parlamentare sono già emerse perplessità sui requisiti della proposta Giorgianni, giudicati poco aderenti alla realtà italiana. “I dirigenti che lavorano nelle risorse umane spesso hanno titoli diversi da quelli richiesti”, si legge nei resoconti. D’altra parte, le risorse disponibili non permettono un allargamento significativo dei beneficiari.
In attesa di eventuali modifiche, il settore resta vigile. “La proposta ha spunti interessanti – conclude Quarta – ma potrà fare davvero la differenza solo se sarà adattata alle reali esigenze delle pmi e del mercato del lavoro manageriale”. Una certezza c’è: la domanda di competenze manageriali temporanee nelle imprese italiane continuerà a crescere anche nei prossimi anni.










