Roma, 12 dicembre 2025 – Il sistema previdenziale italiano torna sotto i riflettori. Domani anche l’Inca Cgil, il patronato storico della confederazione, aderirà allo sciopero generale contro la legge di Bilancio varata dal governo Meloni. Una protesta che, spiega il presidente dell’Inca, Michele Pagliaro, nasce dalla convinzione che questa manovra peggiori la vita di milioni di lavoratrici e lavoratori, tagliando il welfare e comprimendo salari e pensioni reali.
Previdenza e welfare: un sistema sempre più fragile
“La legge di bilancio colpisce ancora il sistema previdenziale, mettendo in difficoltà milioni di persone”, ha detto Pagliaro in un’intervista ad Adnkronos/Labitalia. Per il presidente dell’Inca, l’aumento dell’età pensionabile coinvolgerà quasi tutti, eliminando ogni tipo di flessibilità per uscire dal lavoro. “Il problema non è solo perdere il diritto a una pensione dignitosa, ma anche peggiorare condizioni sociali già complicate”, ha aggiunto.
Pagliaro ha raccontato come, giorno dopo giorno, gli operatori dell’Inca raccolgano storie di difficoltà sempre più grandi. “Il lavoro è sempre più precario. I giovani spesso devono andare via dall’Italia per trovare un’opportunità, mentre chi resta si ritrova con contratti instabili e periodi senza lavoro”, ha detto. Un quadro che rischia di escludere progressivamente i lavoratori più anziani dai settori produttivi.
Tagli ai servizi pubblici, un problema che si aggrava
Il presidente dell’Inca ha poi puntato il dito sulla riduzione degli investimenti nei servizi pubblici. “Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale scenderà nel 2028 sotto il 6% del Pil, il livello più basso da decenni”, ha spiegato Pagliaro. Un calo che colpisce anche la scuola, l’assistenza agli anziani, il diritto alla casa e il trasporto pubblico. “Meno investimenti significano più disuguaglianze e una spinta verso la privatizzazione di fatto dei diritti”, ha aggiunto.
Secondo l’Inca, la legge di Bilancio non propone una strategia industriale seria e non affronta i problemi della precarietà e del lavoro povero. “Manca tutto: interventi per il Mezzogiorno, per la transizione ambientale e digitale”, ha sottolineato Pagliaro.
Fisco, una pressione che pesa sui più deboli
Un altro nodo è il sistema fiscale. “Negli ultimi tre anni lavoratori e pensionati hanno versato 25 miliardi in più di tasse a causa della mancata indicizzazione dell’Irpef”, ha spiegato Pagliaro. Per il presidente dell’Inca, è una vera e propria tassa nascosta che grava sui redditi fissi. “Non la pagano chi sta nella flat tax, né chi ha rendite finanziarie o grandi patrimoni”, ha chiarito.
La pressione fiscale reale nel 2025 toccherà il 42,8%, con l’87% dell’Irpef pagata da lavoratori e pensionati. “Lo Stato sembra sempre più un socio di maggioranza che prende molto e restituisce poco: meno scuola, meno sanità, meno trasporto pubblico”, ha osservato Pagliaro.
Diritti e Costituzione: un richiamo urgente
Per l’Inca Cgil, questa legge di Bilancio arriva in un momento di instabilità internazionale e di continui tagli ai diritti. “L’Italia è legata a principi costituzionali che non solo vietano la guerra, ma chiedono anche giustizia sociale e vera uguaglianza”, ha ricordato Pagliaro. Quando questi valori vengono messi da parte, a rischiare è l’intero ordine costituzionale.
La richiesta è netta: bloccare l’aumento automatico dell’età pensionabile, reintrodurre più flessibilità per uscire dal lavoro e garantire una pensione contributiva per chi ha carriere frammentate. “Serve una tassazione davvero progressiva, che redistribuisca la ricchezza e finanzi politiche pubbliche in grado di rispondere ai bisogni reali del Paese”, ha concluso Pagliaro. Domani, nelle piazze d’Italia, lo sciopero generale porterà queste richieste sotto i riflettori, tra bandiere rosse e voci decise, nella speranza che il governo ascolti almeno una parte delle rivendicazioni del mondo del lavoro.










