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La truffa alla onlus del campanile di Giotto: svelato il gioco del man in the middle

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La truffa alla onlus del campanile di Giotto: svelato il gioco del man in the middle
La truffa alla onlus del campanile di Giotto: svelato il gioco del man in the middle
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Firenze, 12 dicembre 2025 – Un colpo da quasi 1,8 milioni di euro ha colpito l’Opera di Santa Maria del Fiore, l’ente che custodisce il celebre campanile di Giotto e altri tesori di Firenze. La truffa, scoperta lo scorso agosto, si è svolta tra Toscana e Lombardia, coinvolgendo una fitta rete di prestanome, intermediari e riciclatori. Al centro dell’inganno c’è il metodo noto come “Man in the Middle”: un attacco informatico che ha permesso ai malviventi di inserirsi tra la onlus fiorentina e un’impresa veneta incaricata dei restauri, deviando due bonifici per un totale di 1.785.366 euro.

Man in the Middle: la truffa che ha ingannato l’Opera del Duomo

Le prime indagini della Procura di Brescia hanno ricostruito come i truffatori siano riusciti a intercettare le comunicazioni tra l’Opera di Santa Maria del Fiore e lo Studio Fiorentino, l’azienda veneta che doveva ricevere i pagamenti per il restauro del Complesso Eugeniano. Hanno creato una falsa pagina digitale, sostituendo l’IBAN reale con quello di un conto aperto in una banca di Sarezzo, in provincia di Brescia. Il conto era intestato a un prestanome, pagato 50mila euro per “prestare” la propria azienda e incassare così i soldi.

“Chi ha fatto il bonifico pensava di pagare il fornitore per i lavori, invece il denaro finiva nelle mani dell’organizzazione criminale”, ha spiegato il procuratore capo di Brescia, Francesco Prete. Solo quando i veri fornitori hanno chiesto il pagamento l’Opera ha capito di essere stata raggirata da un attacco ben studiato.

Dalla Val Trompia a Firenze: come giravano i soldi

Dietro la truffa c’era una struttura organizzata. Il denaro sottratto veniva subito spostato su altri conti, spesso all’estero, per ostacolare ogni tentativo di recupero. In particolare, due fratelli di Telgate, in provincia di Bergamo, Luca e Daniele Bertoli (59 e 65 anni), avrebbero fatto da intermediari, agevolando il trasferimento del denaro verso la Polonia e altri paesi.

Luca Bertoli disponeva di diversi conti esteri “di comodo”, mentre il fratello si occupava di viaggi tra Veneto e Milano per quella che chiamavano “restituzione di denaro corrente”. “Loro fanno il bonifico, io vengo a ritirare, consegno e chiuso il cerchio”, ha detto Bertoli in una delle telefonate intercettate.

Un giro d’affari da milioni e i complici cinesi

La truffa all’Opera era solo una parte di un sistema più ampio, basato su riciclaggio e fatture false, con un giro d’affari stimato attorno ai 30 milioni di euro. Nel gruppo c’erano anche quattro cittadini cinesi residenti a Milano, incaricati di “ripulire” il denaro, con provvigioni fino al 7%. A settembre la polizia stradale ha fermato una coppia cinese che trasportava 200mila euro in contanti da Vicenza a Brescia, nascosti in buste termosaldate.

Tra gli indagati spiccano il bergamasco Iacopo Antonioli (34 anni), il monzese Antonino De Salvo, un cittadino albanese e uno nigeriano. Una figura chiave è anche Luca Birbes, 55enne bresciano soprannominato “il miliardario”, che gestiva una società intestata alla moglie. “Il miliardario contatta Luca Bertoli garantendo a lui e al fratello stipendi e servizi, Bertoli ne è entusiasta”, si legge negli atti dell’inchiesta.

Prestanome e incontri segreti: i retroscena delle indagini

Il prestanome individuato aveva aperto una società con una donna cinese, che veniva usata per emettere fatture false per oltre 165mila euro. “Mi hanno offerto 50mila euro per ricevere sul conto della mia azienda i soldi da Firenze e girarli su altri conti”, ha ammesso durante gli interrogatori.

Gli incontri per la consegna del denaro avvenivano spesso vicino ai caselli autostradali o a distributori di benzina. “Ci vediamo al Farina00”, diceva uno degli indagati, riferendosi a un locale di Bergamo. La Procura ha emesso dieci decreti di fermo; uno degli indagati è ancora irreperibile.

L’Opera di Santa Maria del Fiore sotto choc

L’Opera di Santa Maria del Fiore, colpita nel cuore della sua attività, ha denunciato subito la frode. Sono in corso verifiche interne sui sistemi informatici e sulle modalità di pagamento. Questa vicenda ha acceso un faro sulle debolezze degli enti culturali italiani di fronte alle nuove minacce della criminalità digitale. Eppure, come ha confidato un funzionario dell’Opera, “ci sentivamo al sicuro, nessuno pensava potesse succedere proprio a noi”.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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