Milano, 11 novembre 2025 – Il petrolio apre in calo sui mercati internazionali. Il WTI scende sotto i 60 dollari al barile, fermandosi a 59,8 dollari (-0,41%). Il Brent del Mare del Nord perde lo 0,39%, a 63,81 dollari. Dietro questa flessione, gli operatori segnalano un mix di dubbi sulla domanda globale e tensioni geopolitiche.
Petrolio in calo: cosa sta succedendo
Gli esperti di Goldman Sachs spiegano che il prezzo scende per due motivi principali. Primo, la domanda di greggio si indebolisce, soprattutto in Asia. La crescita cinese, che pesa molto, va più lenta del previsto. Secondo, le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono in aumento: ieri l’Energy Information Administration ha comunicato un incremento di circa 3,2 milioni di barili nell’ultima settimana.
“Il mercato vede meno pressione sulla domanda, mentre l’offerta resta alta”, dice Marco Ferri di Intesa Sanpaolo, raggiunto telefonicamente poco dopo le 9. “Solo un taglio netto della produzione da parte dell’OPEC potrebbe cambiare le cose. Al momento però non arrivano segnali in questa direzione”.
Reazioni a Milano e in Europa
Il WTI sotto i 60 dollari non si vedeva da mesi. A Piazza Affari, il settore energetico ha reagito con prudenza. Titoli come Eni e Saipem sono partiti in lieve calo, in linea con i mercati internazionali. Anche le altre borse europee hanno mostrato cautela.
Per gli automobilisti, il calo del petrolio potrebbe portare a un leggero calo dei prezzi alla pompa. Ma, come ricordano fonti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, “l’impatto sui carburanti non è mai immediato e dipende da vari fattori, come il cambio euro-dollaro e le tasse locali”. Insomma, per vedere un risparmio concreto servirà aspettare qualche giorno.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Secondo le stime raccolte da Reuters, il mercato resterà instabile ancora per un po’. Tutti guardano alla riunione dell’OPEC+ a Vienna il 27 novembre. Alcuni grandi produttori, come Arabia Saudita e Russia, hanno fatto capire che non hanno intenzione di aumentare la produzione nel breve periodo.
“Se la domanda globale non si riprende e le scorte continuano a salire, il Brent potrebbe scendere sotto i 62 dollari”, confida un trader di Londra che segue da vicino il mercato. “Molto dipenderà anche da come va l’economia americana e dalle tensioni in Medio Oriente”.
Il settore italiano tra cautela e preoccupazioni
Nel settore petrolifero italiano regna la prudenza. “La situazione resta incerta”, ammette un manager di una grande compagnia energetica nazionale che preferisce restare anonimo. “Siamo abituati a queste oscillazioni, ma se i prezzi restano bassi a lungo, gli investimenti potrebbero soffrirne”.
Anche le associazioni dei consumatori tengono d’occhio la situazione. “Seguiamo con attenzione l’andamento dei prezzi dei carburanti nei prossimi giorni”, dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ci aspettiamo che le compagnie trasferiscano in fretta i benefici ai cittadini”.
Uno sguardo oltre i confini
A livello internazionale, il calo del petrolio si inserisce in un quadro complesso. La crescita globale rallenta, la transizione verso le energie pulite accelera e le tensioni geopolitiche – dalla crisi in Medio Oriente alle sanzioni contro la Russia – pesano sui mercati.
Per ora, il dato certo è questo: WTI sotto i 60 dollari, Brent poco sopra i 63. Un segnale che il mercato resta fragile. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratta solo di una pausa o dell’inizio di una nuova fase di ribasso.










