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Identificarsi con il cattivo: l’affascinante mondo di Predator: Badlands

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Identificarsi con il cattivo: l'affascinante mondo di Predator: Badlands
Identificarsi con il cattivo: l'affascinante mondo di Predator: Badlands
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Roma, 11 novembre 2025 – Un Predator più umano e vulnerabile: questa è la carta vincente di Dan Trachtenberg con “Predator: Badlands”, il settimo episodio della celebre saga sci-fi, distribuito da Walt Disney Company e in arrivo nelle sale italiane questa settimana. La storia si svolge su un pianeta ostile, dove anche l’erba può essere letale. Qui, per la prima volta, il pubblico è chiamato a vedere il Predator con occhi diversi, attraverso Dek, uno Yautja alto due metri e mezzo, guerriero emarginato e alla ricerca di riscatto.

Dek, un Predator tra forza e fragilità

In questo nuovo film il Predator non è più solo la minaccia da temere. Dek – interpretato da Dimitrius Schuster-Koloamatangi – è un outsider della sua specie, un guerriero caduto in disgrazia che cerca di riguadagnare onore e rispetto. “Abbiamo lavorato molto per far sì che il pubblico potesse immedesimarsi in Dek”, ha raccontato Trachtenberg durante la presentazione a Roma. “Mi sono chiesto: e se il Predator fosse il protagonista? Non solo l’antagonista, ma qualcuno per cui si fa il tifo”.

Il film stravolge così le regole della saga. Dek, con la sua pelle squamosa e le mandibole spalancate, combatte su un pianeta dove tutto è pericoloso: i fiori esplodono, l’erba taglia come lame e il nemico principale, una creatura in grado di rigenerarsi, sembra invincibile. Eppure, proprio in questo ambiente ostile, emerge una parte più intima del Predator.

Thia, l’androide che rompe gli schemi

Al fianco di Dek c’è Thia, un androide creato dalla corporazione Weyland-Yutani – un nome noto ai fan dell’universo Alien. Thia ha il volto di Elle Fanning, attrice americana classe 1998, che interpreta un personaggio segnato dalla perdita delle gambe in battaglia ma ancora pienamente operativo. “È una prospettiva nuova”, ha spiegato Fanning. “Il Predator è il protagonista e senti la sua storia, il suo passato. Diventa un personaggio per cui tifi, cosa che non era mai successa prima”.

Il rapporto tra Dek e Thia cresce tra diffidenza e complicità. L’androide non è più una vittima da salvare o una preda da cacciare, ma un’alleata, una compagna d’armi e, in un certo senso, lo specchio delle fragilità del Predator. “Mi ha colpito la visione di Dan per questo film”, ha aggiunto Fanning. “Il mio personaggio non viene inseguito: fa squadra con il Predator, e questo cambia completamente il modo in cui lo vedi”.

Un pubblico più ampio grazie al rating PG-13

“Predator: Badlands” segna anche una svolta sul fronte della produzione. Negli Stati Uniti il film ha ottenuto il rating PG-13, un’apertura verso un pubblico più vasto rispetto ai capitoli precedenti, tradizionalmente vietati ai minori. Una scelta che ha diviso i fan di lunga data, ma che per Trachtenberg era necessaria per “raccontare una storia diversa, senza perdere intensità, ma permettendo a più persone di avvicinarsi all’universo Predator”.

La pellicola mantiene comunque un’atmosfera cupa e tesa: non mancano scene d’azione e la violenza è ancora presente, anche se meno esplicita rispetto al passato. Il regista ha spiegato come la sfida sia stata “trovare il giusto equilibrio tra rispetto per la saga e apertura a nuovi spettatori”.

Un nuovo corso per la saga Predator

Con questo settimo capitolo – senza contare spin-off e crossover – la serie prova a rinnovarsi. Umanizzare Dek, mostrarne debolezze e desideri, segna un cambio di passo rispetto al passato. Solo così, forse, anche i fan più fedeli riusciranno a fare il tifo per uno Yautja alto due metri e mezzo, con zanne ricurve e occhi gialli profondi.

“Volevamo che il pubblico vedesse il Predator come qualcosa di più di un mostro”, ha ribadito Trachtenberg. Eppure, tra scontri all’ultimo sangue e alleanze improbabili, resta quella tensione che ha reso famosa la saga. Ora però lo spettatore si trova davanti a una domanda nuova: si può davvero affezionarsi a un Predator? Chi ha lavorato al film risponde con un sì deciso.

Written by
Sara Lucchetta

Sono una giornalista appassionata di Università, ricerca e tutto ciò che ruota attorno al mondo dello studio. La mia missione su smetteredilavorare.it è quella di esplorare e raccontare le sfide e le opportunità che gli studenti e i ricercatori affrontano ogni giorno. Credo fermamente nel potere della conoscenza e nel valore dell'istruzione come strumento di cambiamento.Oltre a dedicarmi alla mia passione per l'istruzione, mi piace anche tuffarmi nel mondo dello spettacolo e del cinema. Scrivere di film e eventi culturali mi permette di esprimere la mia creatività e di esplorare le diverse sfaccettature della vita. Quando non sono impegnata a scrivere, mi trovate spesso a cercare nuovi film da vedere o a discutere di tendenze culturali con amici e colleghi. La mia curiosità mi guida in ogni racconto e spero che le mie parole possano ispirare e informare chi legge.

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