Tel Aviv, 11 novembre 2025 – La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato ieri sera in prima lettura una legge che introduce la pena di morte per i terroristi. Una mossa che ha subito scatenato dure reazioni, soprattutto da parte di Hamas, che ha bollato il provvedimento come “un’estensione dell’approccio razzista e criminale del governo sionista” e “un tentativo di legittimare l’uccisione di massa organizzata dei palestinesi”. La dichiarazione, diffusa dalla tv qatariota al Araby, è arrivata poche ore dopo il voto, mentre a Gerusalemme si facevano già i primi conti politici.
Pena di morte: Israele e Palestina ancora divisi
La proposta, spinta dalla maggioranza guidata da Benjamin Netanyahu, stabilisce che chi commette atti terroristici possa essere condannato a morte. Il voto è stato risicato: 55 favorevoli contro 45 contrari. Ora il testo dovrà passare altri passaggi in parlamento prima di diventare legge. La norma si applicherà in particolare ai casi di attentati che hanno causato la morte di cittadini israeliani.
In aula la discussione è stata accesa. Alcuni deputati dell’opposizione hanno definito la legge “pericolosa”, temendo che possa scatenare una nuova escalation di violenza. Dall’altra parte, il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha difeso la scelta: “Chi uccide civili innocenti non può aspettarsi di farla franca”, ha detto ai giornalisti subito dopo il voto.
Hamas: “Una legge razzista, serve l’intervento della comunità internazionale”
La risposta di Hamas non si è fatta attendere. In una nota diffusa nella notte, il movimento islamista ha chiamato la comunità internazionale, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani a “condannare questa legge pericolosa”. Per Hamas, il provvedimento serve a “legittimare l’uccisione di massa organizzata dei palestinesi”. Per questo ha chiesto “sanzioni forti contro l’entità sionista canaglia” e pressioni per fermare subito il testo.
La dichiarazione, rilanciata da al Araby, mette in guardia sul rischio che la misura peggiori ancora di più le tensioni già altissime tra Israele e territori palestinesi. Un portavoce di Hamas, contattato da media internazionali, ha aggiunto: “Non staremo a guardare davanti a questa escalation”.
Reazioni dal mondo e dubbi sui diritti umani
Dal fronte internazionale sono arrivate subito alcune prese di posizione. Organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International hanno espresso “profonda preoccupazione” per la possibile introduzione della pena capitale in Israele, sottolineando il rischio di violazioni dei diritti fondamentali. Anche l’Unione Europea ha chiesto chiarimenti al governo israeliano.
Fonti diplomatiche a Bruxelles dicono che la questione sarà discussa a breve negli incontri Ue. Un funzionario ha spiegato: “Seguiamo la situazione con molta attenzione. La pena di morte non è compatibile con i valori europei”.
Un clima già rovente: violenze e tensioni nei territori
La legge arriva in un momento di forte tensione e una nuova ondata di violenze tra Israele e Gaza. Negli ultimi mesi, dicono i dati dell’ONU, sono aumentati attacchi e vittime civili su entrambi i fronti. In questo clima, la decisione della Knesset rischia di far salire ancora di più la tensione.
A Gerusalemme Est, nella notte, si sono svolte manifestazioni spontanee contro la legge. Alcuni residenti raccontano di aver visto pattuglie della polizia presidiare i principali incroci. “C’è molta tensione – confida un abitante del quartiere Shuafat – nessuno sa cosa succederà domani”.
Cosa succederà adesso? I prossimi passi
La legge dovrà passare ancora altre due letture in parlamento prima di una possibile approvazione definitiva. Gli analisti politici israeliani non escludono che il testo possa essere modificato o addirittura bloccato nelle prossime settimane, anche per le pressioni che arrivano dall’estero.
Il governo Netanyahu però sembra deciso a proseguire. “Non faremo un passo indietro davanti al terrorismo”, ha detto il premier in una breve dichiarazione stamattina. Ma dentro la maggioranza non mancano dubbi e timori sulle possibili conseguenze, dentro e fuori Israele.
Resta da vedere quale sarà la risposta concreta della comunità internazionale e se le richieste di Hamas troveranno spazio nei principali tavoli diplomatici. Per ora, la tensione è alta, sia nelle strade che nei palazzi della politica.










