Matera, 11 novembre 2025 – Gabriele Mainetti, regista romano nato nel 1976, ha raccontato ieri la sua prima volta a Matera durante la sesta edizione del Matera Film Festival, in scena nella città dei Sassi fino al 16 novembre. “Non avevo mai visto Matera dal vivo, solo in foto. Ma è ancora più bella di come me l’ero immaginata”, ha detto Mainetti davanti a un Teatro Guerrieri pieno all’inverosimile. Il regista, produttore e compositore è stato omaggiato con una retrospettiva dei suoi lavori e ha incontrato il pubblico per ripercorrere insieme la sua carriera.
Mainetti e Matera: un incontro che fa scintille
Girando tra i vicoli dei Sassi, Mainetti ha spiegato di sentirsi subito ispirato. “Più cammino, più penso che qui dovrei girare un film. La storia di questa città è segnata da sofferenza e fatica, ma ha saputo rimettersi in piedi anche grazie al cinema”. Ha sottolineato come Matera sia diventata negli ultimi anni un vero set naturale per produzioni internazionali, ma anche un simbolo di rinascita culturale. “È una fonte inesauribile di idee”, ha aggiunto, lasciando intendere che un nuovo progetto potrebbe nascere proprio tra queste pietre antiche.
Una carriera fatta di premi e coraggio
Durante l’incontro, il pubblico ha ripercorso con Mainetti i momenti chiave della sua carriera. Dopo i primi corti come “Basette”, scelto al Festival di Locarno, e “Tiger Boy”, finito nella lista dei candidati all’Oscar nel 2014, il regista è esploso con “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Uscito nel 2015, il film ha conquistato 7 David di Donatello, 2 Nastri d’argento, 4 Ciak d’oro e un Globo d’oro. “Non me lo aspettavo proprio – ha ammesso Mainetti –. È stato un lavoro di squadra, nato quasi per gioco”.
Il secondo film, “Freaks Out”, ha collezionato 16 nomination ai David di Donatello, portandosi a casa 6 premi nella 67ª edizione e 3 Nastri d’Argento nel 2022. “Mi piace mischiare generi diversi. Lo faccio senza pensarci troppo”, ha raccontato, ricordando che già alle elementari la sua maestra lo rimproverava per la fantasia troppo sfrenata. “Amo il cinema di genere e sperimentare è una sfida continua: trovare un equilibrio tra mondi opposti e farli funzionare insieme”.
“La città proibita”: il successo che varca i confini
A marzo 2025 è arrivato il terzo lungometraggio di Mainetti, “La città proibita”, già premiato in Italia e all’estero. Il film ha conquistato il Nastro d’Argento e il Globo d’oro per la miglior regia nel nostro Paese. Fuori dai confini italiani, ha vinto il Grand Prix Nouveau Genre e il Prix du Public all’Étrange Festival di Parigi, oltre al Bronze Award come miglior film internazionale al Fantasia International Film Festival di Montréal.
Durante la retrospettiva a Matera sono stati proiettati anche i cortometraggi che hanno segnato l’inizio della carriera di Mainetti. In sala c’erano giovani studenti di cinema e appassionati da tutta la Basilicata. “Mainetti è una delle voci più originali del nostro cinema”, ha detto il direttore artistico del festival, Raffaele Di Gennaro.
Dialogo aperto: cinema, futuro e coraggio
L’incontro si è trasformato presto in una chiacchierata informale. Mainetti ha risposto alle domande del pubblico, soffermandosi sul rapporto tra cinema italiano e generi popolari. “Bisogna avere coraggio di osare”, ha detto rivolto ai giovani registi. “Il pubblico italiano è pronto a lasciarsi sorprendere”. Poi uno sguardo avanti: “Non so ancora dove mi porterà la prossima storia, ma Matera mi ha dato molto su cui riflettere”.
Il Matera Film Festival va avanti fino al 16 novembre con proiezioni, masterclass e incontri con autori italiani e stranieri. Per Mainetti, questa prima visita nella città lucana potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo creativo.










