Torino, 11 novembre 2025 – Pierfrancesco Favino, uno degli attori più amati e conosciuti del cinema italiano, ha parlato oggi a Torino, durante la presentazione del film “Il Maestro” in occasione delle Atp Finals, della situazione dei fondi per il cinema nel nostro Paese. Interrogato dai giornalisti a margine dell’evento, Favino ha espresso con parole pacate ma decise il proprio disappunto per l’assenza di un vero confronto tra chi lavora nel settore.
Favino: “Basta monologhi, serve un tavolo vero”
“A Cannes e a Venezia ho cercato di costruire ponti, con la speranza che potessero diventare realtà”, ha raccontato Favino, ripensando alle sue recenti esperienze nei grandi festival internazionali. L’attore romano, volto di tanti film di successo, ha sottolineato come il dialogo tra istituzioni e operatori del cinema sia ancora solo sulla carta. “Ma i ponti si costruiscono quando chi li deve fare si mette intorno a un tavolo e decide insieme come farli”, ha aggiunto, con una punta di amarezza.
Per Favino, il problema non è solo la quantità dei finanziamenti pubblici destinati al cinema, ma soprattutto il modo in cui si prendono le decisioni. “Da tempo chiediamo di sederci a quel tavolo, ma sembra che non vogliano farci entrare”, ha confidato, riferendosi agli enti che gestiscono i fondi. La sensazione, ha ribadito, è quella di un dialogo che non c’è: “Non è più un dialogo, è un monologo…”.
Cinema italiano: tra luci dei festival e ombre sul futuro
La presenza di Favino a Torino, in un contesto insolito come quello delle Atp Finals, ha attirato l’attenzione non solo degli appassionati di tennis, ma anche degli addetti ai lavori del cinema. La proiezione di “Il Maestro”, diretto da Marco Bellocchio e già mostrato fuori concorso a Venezia, è stata un’occasione per fare il punto sulla salute del cinema italiano.
Negli ultimi mesi, il tema dei fondi pubblici al cinema è tornato prepotentemente al centro delle discussioni. Secondo i dati del Ministero della Cultura aggiornati a settembre 2025, il Fondo Unico per lo Spettacolo ha subito una lieve flessione rispetto al 2024: circa 400 milioni di euro destinati al settore audiovisivo, contro i 420 dell’anno precedente. Una riduzione contenuta, ma che ha acceso preoccupazioni tra produttori e registi.
Favino non ha nascosto la sua frustrazione per una situazione che definisce “ferma da troppo tempo”. “Chiediamo solo di poter discutere su come usare queste risorse, su quali progetti davvero puntare”, ha detto ai cronisti. Ma la sensazione che si respira tra gli operatori è quella di un distacco sempre più ampio tra chi decide e chi fa cinema sul campo.
Le reazioni del settore e cosa ci aspetta
Le parole di Favino hanno fatto eco tra diversi colleghi presenti a Torino. Alcuni produttori, come Francesca Cima e Nicola Giuliano, hanno sottolineato l’urgenza di “un confronto chiaro e continuo con le istituzioni”, mettendo in guardia sul rischio che la mancanza di dialogo penalizzi soprattutto le produzioni indipendenti e i giovani autori.
Anche il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, è intervenuto in serata: “Il cinema ha bisogno di regole precise e di una visione condivisa. Solo così potremo tornare a essere competitivi anche fuori dall’Italia”. Rutelli ha ricordato che nei prossimi giorni è fissato un incontro al Ministero della Cultura proprio sul tema dei finanziamenti.
Nel frattempo, tra le sale piene di Torino durante le proiezioni collaterali alle Atp Finals, si respira un clima di attesa. Gli addetti ai lavori sperano che le parole di Favino possano far ripartire il confronto. “Non chiediamo favoritismi, solo ascolto e rispetto per il nostro lavoro”, ha concluso l’attore, prima di lasciare il Lingotto alle 19.30, tra strette di mano e qualche selfie con i fan.
La partita sui fondi per il cinema è ancora aperta. E quel tavolo – quello vero – deve ancora essere apparecchiato.









