Verona, 11 novembre 2025 – Elisa Perini, nata a Povegliano Veronese nel 1922 e deportata in Germania nel 1943, non ha mai parlato con la famiglia del suo dramma da internata e fuggitiva. Solo oggi, a tanti anni di distanza, la figlia Marie Rose Rossetti, 74 anni, ha deciso di chiedere la Medaglia d’onore per dare finalmente voce a un passato rimasto nascosto. La storia, riportata alla luce grazie allo storico Renzo Perina e all’impegno del Comune, riapre una pagina dimenticata della nostra memoria collettiva.
Un segreto tenuto nascosto per tutta la vita
In casa Rossetti, per decenni, non si è mai parlato di deportazione o di campi di prigionia. “Non sapevo nulla. Mia madre non diceva una parola”, racconta oggi Marie Rose dal salotto di casa sua a Charleroi, in Belgio. È stato solo cinque anni dopo la morte di Elisa, nel 2016, che è saltata fuori una sua dichiarazione al Comitato di liberazione provinciale: poche righe ritrovate per caso in vecchi documenti, che hanno aperto una finestra su un passato finora sconosciuto.
Dalle prime indagini, Elisa Perini fu catturata nel 1943 e portata in Germania. Ma i dettagli della sua fuga dal campo di internamento restano avvolti nel mistero: niente carte ufficiali, nessuna testimonianza diretta. “Sto cercando di mettere insieme gli anni dal ’42 al ’45, ma è una sfida enorme”, spiega Marie Rose. Ha scritto a vari uffici, dall’anagrafe di Charleroi all’ambasciata italiana in Belgio, ma senza risultati concreti. “I documenti militari sono tanti, ma quelli sui civili internati quasi inesistenti”, aggiunge con un velo di delusione.
Una nuova vita tra Belgio e ricordi
Della giovinezza di Elisa Perini restano solo pochi pezzi: la casa distrutta dalle bombe, la fuga dalla Germania, il trasferimento a Charleroi con la madre Leonilde. Qui, nella città belga che dagli anni Quaranta ha accolto centinaia di emigrati veneti, Elisa ha trovato una nuova vita. È diventata sarta, un punto di riferimento per la comunità italiana locale. Ha incontrato Anselmo Rossetti, soldato di Vigasio anche lui ex internato in Germania. Si sono sposati e hanno messo su famiglia.
Eppure, dentro casa, il passato rimaneva un muro di silenzio. “Probabilmente neanche mio padre sapeva della deportazione di mia madre – confessa Marie Rose – altrimenti ce l’avrebbe raccontato”. Un silenzio che ha attraversato gli anni, lasciando solo domande senza risposta.
La richiesta della Medaglia d’onore
Solo nel 2023, grazie all’incontro con lo storico Renzo Perina e al lavoro del Comune di Povegliano Veronese, guidato dalla sindaca Roberta Tedeschi, la storia di Elisa Perini ha cominciato a emergere. Da tre anni il Comune aiuta le famiglie degli ex internati a raccogliere i documenti per chiedere la Medaglia d’onore del Presidente della Repubblica.
Lo scorso 26 agosto, Marie Rose si è presentata in municipio per firmare la domanda ufficiale. “Mia madre merita che la sua storia venga raccontata”, ha detto davanti agli impiegati comunali e ai rappresentanti delle associazioni. Un gesto semplice, ma carico di significato: dopo 84 anni, la storia di Elisa Perini è tornata a casa.
Un’eredità da ricostruire
Oggi Marie Rose continua a cercare tracce della madre tra archivi polverosi e lettere dimenticate. “Vorrei solo capire cosa ha passato davvero”, ripete spesso a chi la sostiene. La storia di Elisa Perini – come ha ricordato la sindaca Tedeschi – è quella di tanti italiani rimasti nell’ombra dopo la guerra: uomini e donne che hanno scelto il silenzio per proteggere i loro cari o forse per dimenticare.
Ora, grazie all’impegno dei familiari e degli studiosi locali, queste storie tornano alla luce. E diventano memoria di tutti.










