Roma, 11 novembre 2025 – Il tatuaggio ha smesso di essere solo un segno di ribellione giovanile. Oggi, anche i vip over 50 scelgono l’inchiostro per raccontare storie, passioni, ricordi. Non ci sono più limiti d’età. A far tornare d’attualità il tema è stato Carlo Calenda, leader di Azione, che ha mostrato con orgoglio il suo nuovo tatuaggio: un tryzub, il tridente ucraino, sul polso. Un gesto che ha scatenato reazioni forti. L’ambasciata russa lo ha accusato di essere un “seguace di nazisti”, mentre sui social il simbolo ha fatto il giro del web in poche ore.
Calenda e il tatuaggio come messaggio politico
Non è la prima volta che Calenda sceglie di portare sulla pelle simboli con un significato preciso, personale o politico. Oltre al recente tryzub, ha già tatuata la “A” del suo partito, il “SPQR” romano e uno squalo, questo inciso il giorno prima delle nozze. “Sono ricordi, messaggi per me”, ha detto più volte. Il gesto però non è passato inosservato. Tra chi lo accusa di volersi mettere in mostra e chi invece lo vede come un segnale concreto di vicinanza a Kiev, il dibattito resta acceso. E Calenda non è il solo a fare queste scelte.
Il calcio che si racconta sulla pelle
Nel mondo del calcio, i tatuaggi sono diventati una specie di trofeo personale. Luciano Spalletti, ora alla guida della Juventus, porta sul braccio sinistro il numero 3, un ricordo indelebile dello scudetto vinto con il Napoli. “Per fare le analisi ho dato l’altro braccio”, ha scherzato Spalletti in conferenza stampa a Torino, riferendosi alle polemiche tra i tifosi bianconeri. Anche Stefano Pioli ha scelto l’inchiostro per celebrare il titolo conquistato con il Milan nel 2022: un tricolore con il numero 19, tatuato subito dopo la vittoria. E poi c’è José Mourinho: a 59 anni, l’allenatore portoghese ha deciso di fissare per sempre sulla pelle le tre coppe europee vinte in carriera – Champions League, Europa League e Conference – portandosi dietro i momenti più importanti della sua storia sportiva.
Spettacolo e tatuaggi: simboli di famiglia e messaggi personali
Anche nel mondo dello spettacolo, i tatuaggi sono sempre più frequenti tra i cosiddetti “boomer”. Mara Venier, 73 anni, ha fatto il suo primo tatuaggio, una stellina sul polso, insieme al nipote Giulio. “Il primo della mia vita, una nonna rock, una pazza”, ha raccontato la conduttrice. Un gesto condiviso in famiglia, come quello di Antonella Clerici che a 61 anni si è fatta incidere con la figlia Maelle la frase “La cultura è libertà”. “È un mio mantra, glielo ripeto da quando è piccola”, ha spiegato in una puntata del suo programma. Anche Michelle Hunziker e Aurora Ramazzotti hanno scelto un tatuaggio gemello: la scritta in tedesco “Liebe ohne Leiden”, cioè “Amore senza sofferenza”.
Ma non mancano storie diverse. Chi, per motivi professionali o personali, ha deciso di rimuovere i tatuaggi. È il caso di Stefano De Martino: secondo alcune voci raccolte negli ambienti Rai, il conduttore avrebbe subito pressioni per cancellare alcuni disegni visibili durante le trasmissioni. Una scelta delicata che riapre il dibattito tra immagine pubblica e libertà personale.
Il tatuaggio che supera le generazioni
Fino a qualche decennio fa il tatuaggio era visto come segno di ribellione o trasgressione. Oggi invece è un modo per raccontarsi, lasciare tracce visibili delle proprie esperienze. Dalla politica al calcio, dalla tv al cinema, l’inchiostro non ha più età né barriere sociali. Così, tra simboli politici, ricordi sportivi e messaggi familiari, i tatuaggi dei vip boomer raccontano una nuova realtà: una generazione che non rinuncia a esprimersi, anche attraverso la pelle.










