Roma, 11 novembre 2025 – Benedetta Sabene, scrittrice e giornalista romana, rischia il rinvio a giudizio per stalking insieme alle attiviste Valeria Fonte e Carlotta Vagnoli. L’accusa è di aver preso parte a una presunta campagna diffamatoria contro il collega giornalista A.S., definito in alcune chat come “abuser” e “molestatore”. Sabene, contattata da alanews.it, respinge ogni accusa: “Non ho mai perseguitato né messo alla gogna nessuno. E non facevo parte di chat come ‘Fascistella’”, dice, visibilmente scossa dalla vicenda che la coinvolge.
Accuse pesanti e la versione di Sabene
Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, le tre donne avrebbero contribuito a una campagna per isolare socialmente e professionalmente A.S., usando messaggi privati e chat di gruppo. Sabene però nega: “Sono finita in mezzo a una storia raccontata male, su fatti a cui non ho mai partecipato”. Sottolinea anche la sua distanza dagli insulti emersi nelle chat finite agli atti. “Una cosa mi ha colpito – racconta – nelle chat c’erano anche uomini. Eppure le uniche persone attaccate sono state donne. Mi sembra una vera e propria caccia alle streghe. Si è creato il mito della donna isterica che perseguita l’uomo”.
Un rapporto limitato, secondo Sabene
Sabene dice che il suo rapporto con A.S. si è ridotto a tre incontri, l’ultimo il 30 dicembre 2023. “Un mese dopo, la sua compagna mi ha scritto: aveva scoperto i nostri messaggi. Le ho detto tutto, ma lei lo aveva già lasciato”, racconta. La preoccupazione nasce dai racconti della compagna di A.S., che avrebbe descritto comportamenti “allarmanti” del giornalista, restio ad accettare la fine della relazione.
Sabene ricorda bene il momento in cui ha scoperto l’indagine: “Ero appena tornata a casa dopo un trapianto d’organo donato da mio padre. All’alba, sei poliziotti hanno fatto irruzione con un mandato di perquisizione. Sono rimasta sconvolta dall’accusa di stalking”. Un episodio che racconta bene la tensione che ha vissuto nelle ultime settimane.
Preoccupazioni per la ex compagna incinta
“Eravamo preoccupate per lei, era incinta”, spiega Sabene. “Se un’amica ti dice che un uomo si aggira vicino casa, manda centinaia di mail, fa altrettante chiamate e la fa contattare da altre persone… qualsiasi donna si preoccupa per la sua sicurezza”. Poi però, la situazione sarebbe cambiata: la coppia si sarebbe riappacificata, mentre intorno a loro cresceva il clima di “call out” per escludere il giornalista da ogni spazio pubblico.
Sabene dice di essersi allontanata: “Ho bloccato entrambi sui social prima degli episodi di cui sono accusata. Non ho mai fatto gogne, divulgato nomi o chiesto esclusioni. Se qualcuno ha agito così, è stato di propria iniziativa”.
Sfoghi privati finiti agli atti
Tra i documenti dell’inchiesta c’è una chat tra Sabene e Valeria Fonte, dove la scrittrice definiva A.S. “abuser” e parlava di boicottare un evento. Sabene replica: “Erano sfoghi privati, tra persone di fiducia. Avevo paura. A.S. è un giornalista influente, temevo potesse danneggiarmi sul lavoro”.
Sulle pratiche del “call out”, Sabene prende le distanze ma precisa: “Non mi risulta che qualcuno abbia pubblicato post con il suo nome o che si sia scatenata un’ondata contro di lui. Io di certo non l’ho mai fatto”. Poi aggiunge un dettaglio che definisce “paradossale”: “In passato, A.S. fece un call out contro una nota scrittrice”.
Una vicenda che fa discutere
Il caso ha acceso il dibattito sui confini tra solidarietà femminile e campagne diffamatorie sul web. C’è chi parla di “caccia alle streghe”, chi invece sottolinea l’importanza di proteggere le donne da comportamenti molesti o persecutori. Ora la Procura dovrà capire se le accuse contro Sabene e le altre reggano davanti alla legge.
Nel frattempo, la scrittrice attende gli sviluppi e ribadisce la sua versione: “Non ho mai perseguitato nessuno. Ho solo espresso preoccupazione per una donna che pensavo fosse in difficoltà”. Una storia che, tra chat private e accuse pubbliche, racconta le tensioni di oggi su genere, potere e reputazione online.









