La tua TV ti osserva

La tua TV ti osserva

Correva l’anno 2015 quando nel mio primo libro “Smettere di lavorare” parlavo della televisione come lo strumento di controllo numero uno, presente in ogni casa e capace, attraverso messaggi martellanti e ripetitivi, di condizionare il pensiero e quindi le scelte di milioni di persone.

A distanza di otto anni la situazione è addirittura peggiorata: oggi le TV non sono più strumenti che si limitano a mostrare sequenze di fotogrammi, funzionano anche in senso inverso, ovvero ci osservano raccogliendo informazioni a trecentosessanta gradi sui nostri comportamenti.


La tua TV ti osserva

Ti sei mai chiesto per quale motivo negli anni il prezzo delle televisioni è andato via via sempre più riducendosi? L’avvento degli smartphone e dei tablet sembrava destinato a sostituire definitivamente gli apparecchi televisivi, perchè l’esperienza fornita da tali strumenti è oggettivamente su un altro livello. Oggi però dobbiamo prendere atto che i televisori continuano ad avere un ruolo centrale nella vita delle persone, tanto che la domanda per questi dispositivi continua ad essere molto sostenuta. In Europa si stimano più di 250 milioni di abitazioni dotate di almeno un apparecchio televisivo

La TV è sostanzialmente rinata con l’avvento di quelle che chiamiamo smart TV, cioè dispositivi che non ci obbligano più a subire unilateralmente ciò che viene trasmesso, ma ci permettono di scegliere come e quando fruire dei contenuti. Nonostante la tecnologia sia cambiata però, le TV rimangono strumenti estremamente semplici, sia come componentistica sia dal punto di vista dell’assemblaggio, e questo ha permesso a nuovi attori (soprattutto cinesi) di entrare nel mercato e piazzare prodotti via via sempre più competitivi. Oggi con cifre che vanno dai 150 ai 250 euro puoi portarti a casa televisori di ottima qualità e con tutti i servizi più moderni.

Tuttavia c’è qualcosa che non torna perché questa forte riduzione nel prezzo non è sostenibile per i produttori, nemmeno in un mondo globalizzato dove si vendono migliaia di unità ogni giorno e i margini di guadagno possono essere minimi. Ciò che oggi accade, infatti, è che ogni marchio cerca di recuperare i minori ricavi derivanti dalla vendita dei televisori con la raccolta di dati. In poche parole le nostre TV ci osservano, cioè raccolgono informazioni sui nostri comportamenti e li conservano al fine di essere venduti. Registrano quanto tempo rimangono accese, in che fasce orarie le guardiamo, per quanto ci soffermiamo su un determinato programma, quando mettiamo in pausa, il numero di episodi visionati prima di abbandonare una serie e quali sono i contenuti più e meno amati dalle persone. Come dicevo tutte queste informazioni vengono vendute ai produttori di contenuti multimediali che le utilizzano per creare prodotti che abbiano la maggior probabilità possibile di avere successo. Ovviamente anche le singole app installate sul televisore raccolgono dati; e in questo caso sono direttamente i produttori a spiarci con lo scopo di categorizzarci.

Allo stesso modo gli annunci pubblicitari che appaiono mentre navighiamo tra le funzionalità della smart TV, prima di un film o come placement durante gli show sono perfettamente aderenti al profilo che il software smart ha associato a ogni componente del nostro nucleo famigliare. Sanno i nostri gusti, desideri e tendenze, ne creano di nuovi ripetendo ossessivamente concetti che da assurdi diventano così accettabili e questo vale per tutto ciò che ci riguarda, dagli hobby alla politica, passando per le credenze e le tendenze sessuali. Alla fine non siamo più in grado di distinguere ciò che veramente pensiamo da ciò che ci hanno indotto a pensare.

Così, mentre la maggior parte delle persone crede che il controllo delle masse avvenga per opera di qualche misterioso burattinaio miliardario chiuso nella stanza dei bottoni, non si accorge che sta tutto lì, nella scatola che hanno pagato per portarsi a casa, e che manipola milioni di persone con un subdolo lavoro di condizionamento quotidiano.

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