Riconoscere e denunciare il Greenwashing

Riconoscere il Greenwashing
Oggi va di moda dichiararsi green, cioè far presente a tutti che si adottano pratiche sostenibili e rispettose nei confronti dell’ambiente. Il problema è che si tratta quasi sempre di mere tecniche di marketing che servono esclusivamente a migliorare la propria reputazione e vendere di più.

Oggi vorrei, anche attraverso alcuni esempi, aiutarti a riconoscere chi fa solo finta di essere green, ma in realtà fa greenwashing. Così sarai in grado di riconoscere chi è mosso da intenti realmente nobili e chi invece ti sta soltanto prendendo in giro.


Riconoscere e denunciare il Greenwashing

Ti sarà certamente capitato di andare in albergo e trovare affisso sulla porta della stanza un cartello che ti chiede gentilmente di utilizzare il minor numero di asciugamani possibile allo scopo di ridurre i lavaggi e quindi l’uso di detergenti che inquinano l’ambiente. Ecco, quello è un perfetto esempio di greenwashing, perchè in realtà ciò che l’albergo vuole è semplicemente ridurre i suoi costi, altrimenti si affiderebbero a società di pulzie che usano prodotti naturali non inquinanti, che tuttavia generalmente costano di più di quelle “tradizionali”. Stessa cosa per tutte quelle acque in bottiglia accusate di contribuire fortemente alla dispersione delle microplastiche nell’ambiente: alcune si sono inventate "bottiglie amiche dell’ambiente" o "ecologiche", ma sono tutte state multate dal Garante per pubblicità ingannevole visto che non si comprende come la plastica possa essere ecologica. È greenwashing anche quando un cantante fa concerti sulle spiagge di mezza italia dichiarando che riclicherà e differenzierà tutta la spazzatura… spazzatura che però non sarebbe stata prodotta se quell’evento non fosse mai avvenuto. Oppure, quando il logo di un noto fastfoood a forma di emme cambia il colore da rosso a verde. Diciamo che ci provano, spesso in modo subdolo e facendo leva sulla buona fede delle persone, quindi ecco alcuni campanelli d’allarme per riconoscere chi fa il furbetto.

  1. Se un prodotto o il nome di un’azienda contengono la parola bio, eco, green o natura non vuol dire nulla, sono solo suffissi per sfruttare le attuali tendenze. Verifica sempre se società e prodotti hanno precise certificazioni ufficiali (non bollini inventati da loro) per accertarti che non si tratti di un inganno, ma di un impegno concreto.
  2. Se viene enfatizzata l'ecosostenibilità di solo una parte del prodotto è possibile che tutto il resto non sia green. Ad esempio sottolinare che un certa fibra tra tutte quelle che compongono un capo d’abbigliamento deriva da processi ecosostenibili è sospetto. Oppure affermare che le emissioni di un determinato veicolo sono estremamente basse, senza parlare dell’impatto dell’intero processo di produzione, non è cosa buona e giusta.
  3. Se le informazioni sono vaghe o vengono utilizzati termini incomprensibili o esageratamente tecnici è possibile che sia in atto un tentativo di greenwashing. Ad esempio se si dice che un prodotto è il 10% meno inquinante si dovrebbe anche dire rispetto a quale altro prodotto e come è stata ricavata tale percentuale. Allo stesso modo se senti supercazzole come “formula bioattiva” o “arricchito con elementi naturali” hai praticamente la certezza che ti stanno prendendo in giro. 

Come si combatte tutto questo? Se hai il sospetto che una certa società si sta prendendo gioco dei cittadini puoi inoltrare una segnalazione all’Agicom tramite questo modello e All’IAP tramite questo form chiedendo anche ad altri di fare altrettanto, ad esempio tramite un gruppo Telegram o una petizione, in modo da risultare più incisivi. 

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