Drogato di lavoro? 5 domande per capirlo

Drogato di lavoro?

Coloro che soffrono di dipendenza da lavoro non sono felici lavorando, esattamente come un alcolizzato cronico non è felice di dover bere e una persona dipendente dal gioco d’azzardo non è felice mentre perde tutto il suo denaro alle slot machine.

Naturalmente non sono io a dirlo, ma un recente studio pubblicato sulla rivista Journal of Occupational Health Psychology che sembra suggerire come le persone che lavorano moltissimo sono mediamente di cattivo umore non solo nell’ambiente lavorativo, ma anche in famiglia.

Drogato di lavoro? 5 domande per capirlo

Esiste un fenomeno conosciuto come "workaholism" o "work addiction" che in italiano si traduce come “dipendenza da lavoro”, introdotto nel lontano 1971 dallo psicologo statunitense Wayne Oates. Si tratta di una vera e propria patologia che spinge alcune persone a dedicare quasi inconsapevolmente la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie al lavorare. Uno studio pubblicato sulla rivista "PLoS ONE" nel 2016 ha suggerito che questo fenomeno riguarda dal 5% al 20% dei lavoratori. I soggetti che cadono vittime di questa dipendenza trascurano famiglia, amici, salute e hobby, scegliendo di impiegare anche il tempo libero nel lavoro. La causa principale è da ricercarsi nell’innovazione tecnologica che ha ridotto il confine tra vita privata e lavorativa e rende operative e responsabili le persone anche al di fuori delle ore di attività stabilite da contratto. Tuttavia chi cade in questo abisso lo fa anche per le classiche dinamiche che portano anche ad altre dipendenze come la scarsa autostima cioè il bisogno di trovare importanza e significato nell’impiego, il bisogno di eliminare i sensi di colpa, la mancanza di rapporti sociali e talvolta bisogno di allontanarsi dalle responsabilità familiari.

Si potrebbe pensare che chi si dedica anima e corpo al lavoro sia quantomeno felice di svolgere quell’attività, ma non è così. Cito testualmente lo studio in questione: “le persone workaholic non traggono maggior piacere durante l’attività lavorativa, ma hanno un tono emozionale negativo che permane per tutta la giornata. Una condizione che ha forti ripercussioni negative sulla salute, sul benessere psicologico e sulle relazioni con familiari e amici”. Il problema è che spesso le persone non sono in grado di riconoscere le loro dipendenze, un po’ come l’alcolizzato che non si dice dipendente perché beve solo il sabato sera, ma passa l’intera settimane ad aspettare impazientemente che arrivi quel giorno! Ecco allora alcune domande che potresti porti per compredere se soffri di questo problema: 

  1. Ti senti in colpa quando non riesci a rispettare le scadenze?
  2. Ti sembra di provare sollievo dall’ansia e l’inquietudine mentre lavori la sera o nel week end?
  3. Lavori molto ma non ami ciò che fai, semplicemente senti il peso delle responsabilità?
  4. Quando non sei al lavoro non sai come passare il tempo e qualunque attività ti propongano ti sembra soltanto un’inutile perdita di tempo
  5. Non chiedi mai aiuto agli altri e non deleghi, cercando di risolvere sempre tutto da solo?

Se hai risposto affermativamente alla maggior parte di queste domande, allora è possibile che tu stia vivendo un momento di dipendenza dal lavoro e dovresti parlarne con il tuo medico di base per iniziare un percorso di cura adatto alla tua condizione. Per un certo periodo della mia vita anch’io mi sono trovato in questa condizione e, di fatto, se avessi continuato su quella strada avrei rischiato di perdere gli affetti, diventare un individuo insopportabile e un estraneo per i miei famigliari. Senza contare che probabilmente la mia salute (mentale e fisica) ne avrebbe ristentito notevolmente visto che non facevo altro che lavorare. Non c’è niente di male ad amare il proprio lavoro ed esistono moltissime persone che si sentono piene di gioia e motivazione nell’alzarsi ogni mattino per dedicarsi a ciò che hanno creato, ma se la tua relazione con l’impiego è tossica, cioè se lo detesti e al contempo non puoi farne a meno, allora dovresti scalare marcia, rallentare e provare a guardare con più attenzione al futuro, perché il tempo che stai sprecando per altri (di cui infondo ti importa poco) non te lo restituirà nessuno, esattamente come la salute.  

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