Se vuoi aprire un'attività in Italia sei fottuto in partenza

Se vuoi aprire un'attività in italia sei fottuto in pratenza
fottuto in partenza

Qualche anno fa ho letto un articolo che aveva un titolo simile (forse identico) a quello che ho scelto per questo. Purtroppo non ricordo il sito, ma vorrei provare a trasporre qui le informazioni perché sono vitali per ogni cittadino italiano che viene pervaso dalla malsana idea di fare impresa in questo Paese.

Scopriremo oggi perchè aprire un’attività in italia è sostanzialmente un suicidio annunciato, a meno che non si scelgano particolari tipologie di "regimi fiscali" che permettono di avere un trattamento speciale, state a sentire.


Se vuoi aprire un'attività in Italia sei fottuto in pratenza

Chi lavora come dipendente o ha appena terminato gli studi, generalmente non ha la più pallida idea del calvario che vivono le PMI (piccole medie imprese) in Italia. Per spiegarlo tra poco farò un esempio, immaginando un giovane imprenditore che nell’arco dell’anno guadagna 100mila euro. Quante tasse pagherà?

Beh dovete sapere che in italia si pagano Irpef, Ires, Irap e i contributi Inps che servono per farsi una pensione (che non vedremo mai, ma questo è un dettaglio). Il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) vi impone di versare queste tasse in periodi precisi, indipendentemente dalla vostra situazione economica.

Entro il 30 giugno di ogni anno dovete infatti pagare il primo acconto con i soldini che avete appena guadagnato, poi, a novembre dello stesso anno, non solo dovete eseguire il saldo (quindi pagare tutte la tasse arretrate per quell’anno), ma anche versare l’acconto per l’anno successivo. Si, avete capito bene: indipendentemente da come andrà il prossimo anno, voi versate prima il 100% delle tasse che pagherete, stimate su quanto avete guadagnato quest’anno.

Allora faccio l’esempio numerico per comprendere la follia di questo meccanismo: prendiamo la nostra società individuale che in un anno ha fatturato 100mila euro. Su tale cifra (tolta l’iva) si pagano (attualmente): il 24% di IRES (19.600 euro) e il 4% circa di IRAP (3.200 euro). Con queste due tasse siamo già a circa 23.000 euro versati allo Stato; poi vanno aggiunti i contributi INPS che, magia delle magie, si pagano anche se non abbiamo guadagnato! Lo so, sembra folle, ma un minimo di INPS (intorno ai 4000 euro annui) si deve pagare comunque, che quell’anno abbiamo fatto utili o no. Al nostro imprenditore, che si è dato tanto da fare e ha guadagnato 100mila euro, l’INPS chiede ben 18.000 euro di contributi. Dei 100K quindi ne rimarrebbero meno della metà (40.000 euro circa) se non fosse che bisogna pagare anche l’acconto per l’anno successivo che, come detto, è pari al 100% delle tasse versate quest’anno.

Il risultato è che alla fine dell’anno non rimane in tasca praticamente niente: hai lavorato per pagare e anticipare tasse, soldi che magari avresti reinvestito nella tua attività. L’anno successivo le cose andranno un pochino meglio, avendo già pagato in anticipo l’acconto, ma comunque, a novembre bisognerà eseguire il saldo e poi il nuovo acconto per l’anno successivo. 

Quando dicono che in Italia fare impresa è un suicido annunciato, beh si riferiscono esattamente a questo meccanismo, dove paghi (INPS) anche se non guadagni niente, e anticipi tasse su soldi che non hai ancora guadagnato e che non sai se guadagnerai. In questo inferno poi non abbiamo calcolato l’IMU che l’imprenditore paga nel caso sia proprietario dello stabile dove svolge la sua attività, la tassa sui rifiuti e l’iva su tutti quei beni che non può detrarre. E siccome questo meccanismo è complicatissimo, e se si sbaglia si prendono multe salate, tocca anche pagare un commercialista.

Concludo specificando che un’alternativa a questa follia esiste, anche se ci sono precise regole da rispettare: si chiama regime forfettario, ovvero la possibilità per un imprenditore di pagare poche tasse (dal 5 al 15%) e versare dei contributi INPS ridotti (circa il 25%), ma solo se si ha effettivamente guadagnato. Lo si può applicare solo se si hanno guadagni sotto un certo importo. Mi raccomando, informatevi bene prima di intraprendere questa strada; vi lascio questo link per iniziare.

8 commenti:

  1. Poi devi aggiungere il Commercialista, il Consulente del Lavoro, la Camera di Commercio e le Spese Bancarie che sono salate. Poiché spesso ti pagano a 120-150 giorni hai bisogno dell'Anticipo Fatture che la Banca si fa pagare un occhio e tre denti. Inoltre devi firmare una Fidejussione garantendo con casa tua.
    Se hai dei dipendenti devi considerare anche le spese per la formazione sulla Sicurezza sul Lavoro, le visite mediche ogni due anni...
    Inutile dire che se vai in trasferta per lavoro puoi detrarre dalle tasse solo una parte delle spese sostenute mentre sulla rimanenza ci paghi tutte le tasse, eppure non sei stato in vacanza ma al lavoro!
    Se ti pagano a 120 giorni, cioe' dopo quattro mesi, l'IVA anche se non riscossa la pagni subito!
    Ho avuto aziende di informatica dal 1990 al 2013, anche con numerosi dipendenti, e sconsiglio a chiunque di entrare in questo tunnel, non dormirete pensando agli F24 da pagare, al Cliente che non paga e al Direttore della Banca che ti telefona...
    Io ne sono uscito senza rimetterci e senza arricchirmi ma tanti amici si sono rovinati la vita. Pensateci bene!

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  2. Ciao Francesco, ti leggo e seguo da qualche anno ed ho anche acquistato (e recensito) il tuo ultimo libro (Diventare Invisibili) su ilgiardinodeilibri.it

    Volevo chiederti se conoscevi la residenza digitale estone (che non è una residenza personale) e se - soprattutto - eri a conoscenza dell'alternativa all'apertura di una propria azienda estone mediante e-residency come proposto dall'azienda XoloGo riconosciuta dal governo estone. Trovi i dettagli qui https://www.xolo.io/zz-it/go

    Complimenti per i tuoi contenuti. Buon anno!
    Alessandro

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  3. Ciao, ho letto il tuo articolo e ci sono delle imprecisioni in merito.

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    1. Lo so, l'articolo è semplificato per far capire a tutti, altrimenti se splitto acconti e parlo di utili e ricavi non capisce niente nessuno.

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  4. EGREGIO
    DOTT NERMENNI
    LA RINGRAZIO DEL SUO VIDEO, SONO UN LAVORATORE AUTONOMO E LE ASSICURO CHE DIFFICILISSIMO STARE DIETRO ALLE TASSE E RIMANGONO DEI MAGRI GUADAGNI, SI LAVORA SEI GIORNI SU SETTE PER SOPRAVVIVERE.
    GRAZIE
    LUCA

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    1. Infatti dopo 25 anni di lavoro autonomo sono diventato dipendente di una multinazionale: ferie pagate, permessi, ticket resturant, assicurazione medica, premi periodici...l'avessi fatto prima!

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  5. Lavoro in ambito fiscale e confermo la difficoltà e le eccessive spese fiscali. Tra l'altro chi ha una previdenza diversa da Inps può pagare dei contributi fissi molto superiori anche se il fatturato è 0,per esempio un geometra paga 6000 euro l'anno anche se non ha guadagnato nulla. Quindi l'anno che ti va male non solo sei a 0 ma addirittura indebitato perché hai i contributi da pagare più il commercialista. Specifico però che per alcune categorie che hanno l'inps come istituto previdenziale e rientrano nel regime forfettario può convenire lavorare come libero professionista piuttosto che come dipendente se l'obiettivo è quello di mettere soldi da parte e non si conta sulla pensione che tanto quasi sicuramente non avremo!

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  6. Ricky Lone Wolf8 gennaio 2022 09:02

    Ma è anche vero che chi ha un'attività in proprio il modo di non pagare parte delle tasse lo trova.
    A chi non capita spesso di trovare chi non rilascia lo scontrino o la ricevuta?
    Io sono lavoratore dipendente da una vita, quindi le mie tasse le ho sempre pagate tutte (ovviamente sullo stipendio, perchè se faccio qualche ora di straordinario neppure me lo pagano ... anche così si fanno i soldi).
    Per questo motivo cerco di comprare solo il minimo necessario. Un sistema malato non va alimentato.

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