Perchè la società genera insoddisfazione

Perchè la società genera insoddisfazione
la società genera insoddisfazione

C’è un motivo ben preciso per il quale la società in cui viviamo spinge le persone verso l’insoddisfazione, una causa intrinseca alla stessa natura umana, che tenderebbe ad andare nella direzione opposta delle abitudini che ci vengono imposte per il semplice far parte di questo sistema.

Per comprenderlo si deve partire da un segnale: quel senso di rifiuto che si prova nel fare alcuni piccoli gesti, che finiamo inevitabilmente per rimandare e rimandare ancora, fino a quando ci è consentito farlo. Non avete capito niente vero? Ora mi spiego meglio :)


Perchè la società genera insoddisfazione

Non so voi, ma a me capita spesso di avere lì, parcheggiata, una cosa da fare che costerebbe pochissimo sforzo, magari una semplice telefonata, e non farla. Non so perchè non la voglio fare, forse perchè preferisco concentrarmi su altro, ma sta di fatto che rimando e rimando, fino a quando proprio non posso più ignorarla. Anche se so che non dovrei fare così, lo faccio comunque.

Ho sempre pensato che questo atteggiamento fosse semplicemente un tratto negativo della mia personalità, fino a quando non mi sono imbattuto negli studi del gruppo di Zhang Shunmin dell’università del Southwest (Cina). Questi ricercatori, operanti nel campo delle neuroscienze, hanno scoperto che una piccola parte del nostro cervello, chiamata giro paraippocampale, amplifica i segnali di “avversione” e ci spinge con forza a rifiutare ciò che non ci piace. Accade, ad esempio, che un ragazzo che non ha voglia di studiare, non riesca nemmeno a stare seduto e continui ad alzarsi proprio perché il cervello riconduce quella posizione ad un’attività spiacevole.

Questa scoperta mi ha aperto un mondo, portandomi a riflettere su una questione tanto banale quanto sottovalutata: fintanto che facciamo cose che detestiamo, in quei contesti non potremo mai sottrarci da una continua lotta con noi stessi

Questa presa di consapevolezza ha due risvolti fondamentali. Il primo è comprendere che è materialmente impossibile eccellere in quei campi o in quelle discipline verso cui non proviamo una forte attrazione. Sembra una banalità, ma la maggior parte delle persone vive questa condizione ogni giorno: frequentano una certa università solo per accondiscendere ai desideri dei genitori, ricoprono un certo ruolo lavorativo solo perchè è sicuro, prestigioso o ben pagato. Si arriva persino a diventare genitori o sposarsi perché è la società a farci sentire incompleti se non lo facciamo. Ma tutto questo è destinato a finire e, se perdura, a renderci infelici.

È per questo che ad un certo punto ho deciso di eliminare tutto ciò che non mi andava e dedicarmi solo a ciò verso cui nutrivo (e nutro) vero interesse. La storia poi la conoscete tutti: mi sono licenziato e sono diventato scrittore, blogger, youtuber, ma anche musicista e skyrunner.

Tutto questo ci insegna che per non vivere un continuo conflitto con noi stessi, è necessario impiegare le nostre energie soprattutto in ciò che ci appassiona. Inoltre è quasi impossibile eccellere in qualcosa che non amiamo veramente. Ci sforzeremo, otterremo dei risultati sì, ma prima o poi molleremo o qualcuno di più motivato ci scavalcherà.

La seconda lezione che possiamo apprendere riguarda il naturale cambiamento che ci coinvolge tutti. Ciò che ora rappresenta per noi una grande passione, domani potrebbe non interessarci più, anzi, questo prima o poi accadrà di per certo. Quando sarà il momento dovremo accettare la perdita di entusiasmo come naturale decorso delle cose, senza restare morbosamente attaccati ai traguardi raggiunti. Lo so, abbandonare ciò che si è costruito è difficile, perchè è costato tempo ed energie, ma (come accade in un rapporto d'amore) dobbiamo passare oltre, altrimenti non faremo altro che prolungare la nostra agonia.

Se comprendiamo questo, ci troveremo non solo sempre pienamente motivati nel fare, ma anche liberi di scegliere nuove strade senza troppi condizionamenti provenienti dal passato. Questa è la chiave per riuscire, avere sempre la motivazione, cioè dare più significato al proprio tempo, quindi alla propria vita. Se ci pensate spesso le persone sono infelici esattamente per questo, perchè vanno contro natura: in un Universo in continua evoluzione, si ostinano a condurre vite statiche, vite ripetitive, sempre uguali, imposte dalla struttura stessa della nostra società, che ci vuole così, tutti paralizzati nel ruolo che ci viene affidato, e guai a cambiare.

8 commenti:

  1. Ciao Francesco, questa cosa del mollare inconsciamente quello che non ci piace succede molto anche a me
    Io credo sia anche una questione di associazione.
    Per esempio se io devo studiare l'inglese per la prima volta e quella prima volta caoitero' in un contesto ansioso, associero probabilmente per tutto il resto della mia vita l'inglese a qualcosa di brutto e ansioso avendone una repulsione anche inconscia a questa importantissima materia. (Cosa che è capitata a me alle scuole elementari).
    Ora sto provando a studiarlo da autodidatta e cercando di associarlo a qualcosa di estremamente positivo.
    Qualcuno saprebbe darmi dei consigli?..
    Ti ringrazio ancora per questo articolo Francesco mi sarà molto utile.
    Ciao a presto e al prossimo articolo. ;)

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    1. Ciao per inglese ti consiglio di guardare i film in lingua inglese britannico con sottotitoli, se ti scarichi un app potrebbe aituarti a memorizzare le parole velocemente. Poi quando hai un livello intermedio potresti fare scambio di conversazione online offrendo l'italiano.
      In bocca al lupo
      D

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    2. Non associare niente alla tua passione: realizzala e basta.

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  2. Mi ritrovo spesso in quello che scrivi, avendo fatto scelte analoghe alle tue. E per esperienza personale posso dire che è tutto vero. A chi vuole iniziare consiglio di riservare 30 min. al giorno a fare ciò che desiderate, e osservate gli effetti, le cose che provate, i pensieri che fate, e gli ostacoli che scoprite. Così è il cammino verso il cambiamento, parte dalla presa di coscienza delle catene che ci impediscono di essere liberi di seguire quello che Don Juan, per chi ha letto C. Castaneda chiamava un cammino con un cuore (è una citazione bellissima che vi invito a cercare...I only travel along paths with a heart...the only worthwhile challenge is to traverse its full length..there I travel, looking, looking breathlessly)

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  3. Francesco buonasera,e la prima volta che scrivo,anche se ti seguo fin dall'inizio della tua avventura.Ed è grazie a te che ho trovato il coraggio di fare il passo e di smettere di lavorare da quasi tre anni, e credimi non si riesce a spiegare a parole il senso di libertà che si prova a non avere nessun tipo di pensiero. Ho letto i tuoi libri e non vedo l'ora che esca il prossimo, inoltre vorrei proporti un'idea per un tuo prossimo libro raccogliere le storie di tutti quelli che ti seguono e sono riusciti a fare il grande passo, così da mettere a confronto le varie esperienze dove poter prendere ulteriori spunti per poter perfezionare il proprio percorso. Ti ringrazio di tutto è continua così.

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  4. EGREGIO
    DOTT NERMENNI
    CIO' CHE LEI SCRIVE E' MOLTO VERO, MA LA SOCIETA CI CONDIZIONA, BISOGNA CREDERE MPLTO IN SE STESSI PER PRENDERE DECISIONI COSI RADICALI COME LA SUA, IO NON NE SAREI CAPACE.

    CORDIALI SALUTI
    LUCA NICOLAZZI

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    1. Ma Lei non è capace meanche di scrivere in minuscolo? Il maiuscolo equivale a strillare.

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  5. Una società inconsapevole è per forza di cose competitiva in quanto non sa riconoscere la naturalità del talento e deve quindi costringere le persone a porsi traguardi assurdi solo per risultare migliori degli altri, persino in ambiti non pertinenti con le capacità di ognuno.

    Quando all'estero l'azienda per cui lavoravo mi ha imposto di fare corsi di finanza legati ad un certo settore per poter restare a lavorare lì, li ho mandati subito a cagare e me ne sono andata assai felicemente.

    Le persone tendono a fare qualcosa non per passione o amore bensì perché lo ha stabilito il mercato del lavoro e quindi deve obbligatoriamente essere associato a guadagnare di più, fare carriera, tutto tranne che coltivare una passione appunto.

    Ma possibile che non si abbia un minimo di amore per se stessi dando importanza al proprio benessere anziché a ciò che il mondo pretende?

    Guardate che abbiamo una sola vita alla volta, sprecarla esistendo e non vivendo appieno è l'unico vero peccato mortale.

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