La Carriera è Contro la Famiglia

La Carriera è Contro la Famiglia
La Carriera è Contro la Famiglia

Se c’è una consapevolezza che ormai tutti abbiamo è che questa società rende estremamente complicato coniugare la vita lavorativa con quella famigliare. Chiunque sia genitore, come il sottoscritto, sa che già con un lavoro normale i figli li si vede poco, figuriamoci quando si sceglie di mettere il lavoro e la carriera al primo posto.

Con questo articolo vorrei spiegare perché ogni uomo o donna in carriera, che aspiri a diventare genitore dovrebbe porsi una precisa domanda: perchè voglio avere dei figli?



La Carriera è Contro la Famiglia

Nella giornata tipo di un qualsiasi lavoratore medio generalmente accade che al mattino si  accompagnano i figli a scuola e poi li si rivede solo alla sera. Questo ovviamente se torniamo a casa ad ore decenti, magari in tempo per preparare la cena e stare un po’ insieme. Se però lavori dieci ore al giorno perchè sei in carriera, arrivano sistematicamente le sette, le otto o le nove di sera. Qualche volta sei in trasferta e non vedi i figli per uno o due giorni, e allora cosa accade?

Beh tipicamente accade che bisogna affidarsi ad una tata, condizione classica delle mamme o dei papà in carriera, ma generalmente più mamme visto che mediamente (dati ISTAT) sono queste che si occupano della famiglia.

E allora la tata cosa fa? È lei che porta i figli a scuola al mattino e li recupera alla sera, prepara la cena, lava i ragazzi,  gli infila il pigiama, e tu torni a casa giusto per stare con loro una o due orette su 12 che compongono la giornata. Senza contare che se un genitore non ha il tempo di curarsi dei figli, non lo ha nemmeno per gestire la casa, pertanto o questa è un caos perenne, oppure anche qui si affida a qualcuno che fa le pulizie, lava, stira ecc.  Insomma, sei un genitore fantasma che non si occupa quasi di nulla, se non della propria carriera.

Ora, potete raccontarmi tutto quello che volete, soprattutto la favoletta che l’importante è trascorrere tempo di qualità insieme ai figli, anche se poco, ma non riuscirete mai a convincermi che il rapporto figli-genitori sia ottimo anche quando quest’ultimi sono solo delle comparse. Lo sperimentiamo tutti i giorni: i rapporti solidi, profondi, li abbiamo con le persone che frequentiamo di più, che impariamo a conoscere bene, oltre la loro maschera. È il paradosso per il quale si sa di più della vita dei nostri colleghi che del nostro partner, banalmente perché siamo sempre al lavoro. E’ ovvio che la stessa cosa vale per i figli: non sapremo mai cosa accade nella loro testa e nella loro vita se non ci siamo mai; il punto è che così facendo rischiamo di fallire nel nostro ruolo di genitori, cioè aiutarli a crescere.

I figli hanno bisogno soprattutto di una cosa: sapere che possono contare sui propri genitori perché questi ci sonoÈ la presenza che fa la differenza, non le parole, non i giocattoli o i vestiti: sei una colonna per loro solo se sei parte attiva nella loro vita. E questa colonna è ciò che dà loro quella sicurezza fondamentale per affrontare le difficoltà senza troppe paure. Solo così saranno tranquilli, sicuri e intraprendenti, qualità fondamentali per crescere e diventare indipendenti.

Se non sei un genitore presente, qualcun’altro diventerà il loro punto di riferimento, quel qualcuno con cui tuo figlio passa più tempo che con te, magari un amico o un amica dalla personalità forte, oppure la tata stessa. Figure su cui però non hai il controllo, non sai che valori gli stanno trasmettendo: insomma non hai il tempo di conoscere i tuoi figli, figuriamoci se conosci veramente i suoi amici o la tua tata.

Inoltre, i genitori che non trascorrono il proprio tempo con i figli non imparano questo complicato mestiere. Genitori non si nasce, si diventa, e se non ci si “allena” in questo compito, si hanno inevitabilmente risultati scarsi. Possiamo leggere tutti i libri di psicologia o di educazione che vogliamo, ma come per qualsiasi cosa, senza la pratica la teoria è spesso poco utile. Leggere la ricetta del pane non fa di te un bravo panettiere, serve sporcarsi le mani di farina per diventarlo. E poi, trascurandoli  cosa gli stai insegnando? Beh gli stai dicendo che quello è il modo normale di vivere, cioè mettere i propri traguardi prima di tutto il resto; ci saranno pertanto ottime probabilità che loro diventino genitori assenti, esattamente come te, ovvero condannati a vivere le tue medesime contraddizioni.

Ecco perchè sorrido quando sento genitori in carriera aggrapparsi alla retorica per far passare l’idea che si può lavorare 10 ore al giorno ed essere anche un buon padre o una buona madre. Forse credono che essere un “buon genitore” significhi non menare i figli o portarli a fare due o tre attività extra scolastiche a settimana. Qualcuno si ritiene tale perché, guadagnando bene, può mandarli alle scuole private, fargli fare una vacanza importante o vestirli come dei damerini. 

Eppure è abbastanza semplice capire che i figli non sono oggetti in cui investire il denaro che guadagniamo, sono creature che hanno un solo bisogno: essere accompagnate verso la propria indipendenza. Se ci pensate nessun altro essere vivente in natura si comporta come il padre o la madre in carriera: gli animali accudiscono i propri piccoli a tempo pieno, fino a quando non sono indipendenti, perché la natura sa che solo attraverso una piena presenza genitoriale si ha la massima probabilità che una creatura trovi la sua strada.

Intendiamoci, non sto dicendo che bisogna annullarsi per i figli, so bene che la maggior parte delle persone deve lavorare, ma è diverso parlare di ciò che devi fare e di ciò che vuoi fare. La carriera va oltre il mero “portare a casa la pagnotta”, dobbiamo essere onesti e non raccotarsi le favolette. Se riteniamo che la carriera per noi sia così importante da giustificare la nostra assenza come genitori, benissimo, significa che il bisogno di realizzarci e apparire viene prima della famiglia. È una scelta che ognuno è libero di fare,  l’importante è raccontare le cose come stanno, evitando di voler apparire come super uomini o super donne, capaci di lavorare 10 ore al giorno e allo stesso tempo essere genitori presenti. Non solo è matematicamente impossibile, ma anche moralmente tossico perché si contribuisce a creare questo falso mito dell’uomo o della donna che possono realizzarsi al 100% in tutto.

È brutto da dire, ma in fondo al nostro cuore sappiamo tutti che è vero: o ai figli dedichiamo più tempo possibile, oppure dovremmo chiederci perchè li abbiamo messi al mondo, se non per conformismo, superficialità o egoismo. Lo stesso egoismo che ora ci spinge ad inseguire la carriera, trascurandoli.

14 commenti:

  1. Buonasera,
    si stava meglio quando c' erano le casalinghe, uno stipendio solo. La cura ed educazione
    dei figli quindi era molto più sviluppata.
    Con le donne in carriera chi è che segue i figli? Il grande Fratello ?
    Al di la del costo della vita bisogna tornare al quel formato di famiglia!
    Ognuno poi è libero di pensare a quello che vuole.

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    1. Tolto il discorso economico.... Io sono cresciuto negli ottanta e novanta. Quando chiesi a mio padre perché lui lavorava e la mamma era a casa mi rispose per motivi pecuniari: ovvero mio padre portava a casa più soldi. Dal suo discorso vedo più un discorso da: torniamo agli 50/60 in cui la donna stava a casa, non era economicamente indipendente. La questione dei figli è solo una facciata. Buona vita, Luca

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  2. Non avendo mai voluto né famiglia né carriera per non essere schiava né legata ad obblighi che non sento in alcun modo, non mi pongo minimamente il problema.
    E mai stata più felice.

    Ad ognuno ciò che crede di meritare, con tutte le conseguenze del caso 😄

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    1. che vita povera,patetica.

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    2. Ci puoi scommettere caro Fred, me la godo ogni giorno come fai tu e nessuno mi rompe le scatole, non farei a cambio con chi è sposato e con figli manco per un'ora 😄 con tutto il rispetto per te ovviamente, che ho già capito hai una famiglia che ti fa sentire libero e te la meriti tutta 😊

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    3. Anna, purtroppo non ti conosco di persona ma ti stimo e ti ritengo davvero una bella persona, uno spirito libero che il mondo circostante non è riuscito a rinchiudere in gabbia! Leggo sempre con piacere i tuoi commenti, mai banali, sempre decisi e taglienti, da cui si evince uno spirito critico che può scaturire solo da un lungo lavoro su se stesso/a.
      Grazie Anna! Fred.

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  3. Vedremo quando sarai vecchia, sola e nessuno avrà interesse nell'aiutarti

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    1. Quanta gente vive abbandonats da tutti, anche dai figli?

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    2. Sono d'accordo Garet. Ho poco piu' di 40 anni ma sono convinto che le persone che non hanno costruito famiglia (oppure che si sono poco dedicate ai figli) non solo passeranno la terza eta' in solitudine ma credo che avvertiranno un grande senso di vuoto e di declino. Perche' alla fine la vera ricchezza di un uomo, cio' che ci resta quando siamo vecchi sono i figli e la gioia di diventare nonni e vedere anche i nipoti credo valga la vita. A 20 single puo' anche andare bene ma a 70 o 80 ....credo sia tutta un'altra storia. Questo almeno e' il mio pensiero e vale per me. Se altri sono appaggati comunque...beati loro, davvero

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    3. Sono una temeraria, Garet.
      Soprattutto non vivo di illusioni 😉

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  4. Ci sono pro e contro...dipende dai punti di vista...

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  5. Alla fine ho fatto la migliore carriera possibile!: Mi dedico solo ai miei interessi!

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  6. Con la mia esperienza da genitore (sono padre di due bambini) mi sono accorto quanto sia assolutamente vero tutto cio’ che dici. Ai miei figli non interessano 30 giocattoli ma vogliono passare molto tempo con me facendo tutte quelle attivita’ che faccio io (cucinare, lavare l’auto, curare l’orto etc) questo vuol dire essere padre e questo gli dona gioia.
    Io lavoro sempre in Home Office e dedico quindi tutto il mio tempo libero ai figli che un domani, mi auguro, mi vorranno ancora bene mentre le aziende per le quali si vuole fare «carriera » al primo cambio di gruppo dirigente, di proprieta’ o di dati di mercato ti spazzano via senza pensarci due volte.
    Inoltre molte persone da giovani si dedicano interamente al lavoro sacrificando tutto il resto ma per molte di esse la carriera non arrivera’e saranno poi anche troppo in la’ con gli anni per avere figli. Dedicarsi ai figli vuol dire costruire, con amore, il nostro futuro e la vera essenza della nostra esistenza.

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