Alla Ferragni Vietano il Festival di Sanremo?

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Forse non sapete che da qualche giorno sono trapelate indiscrezioni sulla possibile presenza di Chiara Ferragni al Festival di Sanremo. Questa scelta non mi stupirebbe visto che già da qualche anno si sta cercando di rinnovare un po' questo dinosauro della musica italiana, coinvolgendo cantati e figure vicine ai giovani.

A seguito della notizia però è accaduto qualcosa di quantomeno bizzarro, un episodio sul quale vale la pena indagare per comprendere bene le dinamiche del nostro mondo, cioè come si gioca oggi la partita della manipolazione del pensiero di massa.




Alla Ferragni Vietano il Festival di Sanremo?

Dunque, dopo che qualche rivista online ha parlato della possibile partecipazione di Chiara Ferragni al Festival di Sanremo, la Codacons (che ha come missione, tra le varie cose, anche la tutela del consumatore) ha subito rilasciato un comunicato dove ha annunciato che, nel caso le indiscrezioni venissero confermate, impugnerà il contratto di ingaggio dinanzi alla Corte dei Conti e alla Procura. In pratica vuole evitare che Chiara Ferragni partecipi al Festival, perché? Beh, leggiamo testualmente una parte del comunicato: "Si tratta di una scelta sbagliata per l'azienda, che dovrebbe individuare modelli più adatti all'interno di programmi diretti ad un vasto pubblico, costituito in prevalenza da giovani".

Per quanto si possa condividere questa affermazione, verrebbe da chiedersi come può Codacons mettere i bastoni tra le ruote alla Ferragni? Voglio dire, una persona non ha il sacrosanto diritto di firmare privatamente un contratto e prendere parte ad uno spettacolo?

La riposta è "Sì, lo ha", e la Codacons in realtà non può fare niente. Non ha nessun potere per fermare la Ferragni e mette in piedi questo (e altri) teatrini, per un motivo ben preciso, che ha recentemente specificato in una risposta inviata alla rivista Wired, che ora vi riporto interamente: "La testata Wired è caduta – al pari di tutti gli altri – nella nostra "trappola": quella di utilizzare pretesti leggeri, originali o provocatori per lanciare temi e battaglie che ci stanno particolarmente a cuore (vedi il caso di Corto Maltese per rilanciare la lotta al fumo), e che senza un traino bislacco non sarebbero mai ripresi dai mass media".

Ecco qui: non si tratta di voler realmente fermare la Ferragni, non lo potrebbero mai fare, ma semplicemente di far parlare di sé. Nel caso della Ferragni il pretesto è quello di riportare l'attenzione sul fatto che la famosa influencer utilizza la sua notorietà sui social per promuovere prodotti soprattutto nei confronti dei più giovani, che sono facilmente condizionabili. Tutto questo con particolare riferimento all'utilizzo che la stessa fa su Instagram del proprio figlio, utilizzato a scopo commerciale per promuovere marchi e prodotti vari. Questa pratica, tra le altre cose, è in totale violazione delle norme vigenti che tutelano i minori e la loro privacy.

Dunque, se in ovvie bufale come queste cadono sistematicamente la maggior parte dei giornali, figuriamoci l'italiano medio, che legge solo il titolo della notizia, va al bar, e tra una birra e un prosecco dice: "Hai visto la Codacons che ha vietato alla Ferragni di andare a Sanremo?". Così la gente arriva a pensare che sia tutto vero, che la Codacons abbia poteri pari a quelli della Polizia di Stato e che la Ferragni sia Satana, quando quello che fa non è diverso da quello che ha sempre fatto Gerry Scotti (per dirne uno) quando pubblicizzava il riso in scatola nel bel mezzo di un quiz televisivo. Non è fare l'influencer quello?

Ecco la visione distorta delle cose, che viene generata dal sistema in cui viviamo e di cui la maggior parte delle persone non si accorge nemmeno. Quasi niente di ciò che apprendiamo dai media è vero: l'economia, la politica, persino la giustizia... la nostra realtà è fatta sostanzialmente di mezze verità, notizie provocatorie, pompate o totalmente false. E noi prendiamo le nostre decisioni quotidiane basandoci su un substrato inesistente, convinti di star facendo la cosa giusta, per poi stupirci quando le cose non vanno come avevamo sperato.

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