Quanto è pericoloso ascoltarli?

Quanto è pericoloso ascoltarli?
Quanto è pericoloso ascoltarli?

Forse in questi giorni, al telegiornale, avrete sentito parlare della classifica delle migliori scuole italiane. Parlano soprattutto di quali siano quelle che preparano meglio all'università o al mondo del lavoro, una vera e propria classifica.

Spesso prendiamo questi dati come oro colato, diamo per scontato che siano studi autorevoli o società governative a diffonderli, ed è facile venirne influenzati, prendendo le nostre decisione anche in base a quello che ci raccontano.

Ma sotto tutto questo cosa si nasconde veramente?




Quanto è pericoloso ascoltarli?


Ho pensato di prendere ad esempio questo specifico caso per riflettere insieme sull'importanza di non dare per assodata ogni notizia che ci perviene, ma di andare a fondo e cercare di comprendere. Visto che poi ogni decisione ha un impatto diretto sulla nostra vita (e quindi sulla possibilità che questa sia libera e felice), ha senso estendere la nostra capacità di critica anche a contesti come questo.

Eduscopio, nella sua nuova edizione ha analizzato statisticamente la “qualità dei percorsi di istruzione secondaria”. In soldoni, per noi ignorati, ci dicono quali sono le scuole migliori per i nostri figli. Fin qui tutto bene, qualunque società può eseguire studi indipendenti usando gratuitamente dati pubblici, ma la domanda è: "perché tutti i giornali e telegiornali ne parlano?". Cercate anche solo banalmente su Google la frase “migliori scuole 2019” e noterete come tutti i portali e le riviste riportano la notizia.

Chi da autorevolezza a questa società? Chi ha deciso che la voce di una fondazione indipendente qualsiasi (dietro c’è la Fondazione Agnelli) debba avere così importanza nel panorama nazionale e quindi sancisca (di fatto) la qualità scolastica? Sì perché, se non lo sapete, il giudizio di Eduscopio è atteso e allo stesso temuto dalle istituzioni scolastiche.

Beh, come sempre lo decide il mercato, sì perché non conta chi sei, come esegui gli studi o quanta autorevolezza hai… se hai abbastanza soldi per creare una fondazione (Agnelli) e diffondere ovunque a mezzo pubblicitario i tuoi “studi”, automaticamente ciò che dici diventerà importante. Sì perché gli articoli che parlano di te sui più grandi quotidiani nazionali e nei telegiornali, si pagano profumatamente, ma sono ciò che ti da importanza anche se non ne hai. E non si sente mai nessuno che discuta sulla metodologia usata, sul reale valore dei risultati o anche banalmente sul fatto che stilare una classifica in un contesto così delicato ed eterogeneo come quello scolastico sia  ridicolo.

Quello su cui dovremmo riflettere, però, è soprattutto il fatto che non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello di mettere in discussione questi risultati. Lo dicono tutti i giornali? Allora per noi è automaticamente attendibile e quella scuola è meglio di quell'altra, punto. Gli italiani sentono una classifica e vengono influenzati in scelte anche molto delicate come quelle scolastiche; considerano attendibili quattro numeretti senza nemmeno chiedersi se stilare una classifica abbia senso o meno. E, di fatto, una classifica a livello italiano che attesti quale sia la scuola migliore, fa ridere, perché i fattori di valutazione non possono essere uguali per tutto il territorio.

Allargando il ragionamento non dobbiamo dimenticare che questa logica malata è la stessa per la quale interi mercati, a livello mondiale, salgono e scendono in base ai numeretti diffusi dalla agenzie di rating. Leggiamo che l’Italia è stata declassata e diamo questo per certo: il “valore” di un intero popolo deciso da una percentuale riportata su un sito web. Ridicolo anche questo, ma gli investitori di mezzo mondo spostano capitali da una nazione all'altra in base a questi numeretti.

Pensate quanto potere hanno queste persone e, anche se in sfere più piccole e contenute (come la qualità scolastica), come possono influenzare la direzione e le scelte di fette larghissime di popolazione. Perché lo fanno? Beh, ma perché il mercato del rating non conosce crisi: si tratta solo di prendere numeretti raccolti da altri, che per questioni legali solo tipicamente disponibili gratuitamente sul web, elaborarli stando perlopiù seduti su una sedia davanti ad un monitor e investire sufficienti capitali per assicurarsi che il proprio “parere” echeggi su tutti i media.

Solo che, magari, domani, in base a certe classifiche, il governo sceglierà come distribuire i fondi, premiare professori, dirigenti scolastici o ristrutturare edifici. Potrebbe cioè avvenire il contrario: la qualità dell'istruzione data ai nostri figli, dettata dalle loro ridicole classifiche. E tutto questo solo perché qualcuno, che ha più soldi di altri, riesce a far sentire più forte la sua voce.

Solo a me non sembra una cosa normale?

2 commenti:

  1. Ciao Francesco. No, non sembra strano solo a te. In queste settimane stiamo appunto valutando la scuola superiore per nostro figlio. A differenza di quasi tutti gli altri genitori, per me la scelta del liceo è orientata innanzitutto sui desideri del ragazzo, sulle materie che più lo interessano e così via. E la scelta è verso un istituto per nulla blasonato, che non è nelle famose liste che hai menzionato. Che dire? Solo io penso con la mia testa? Buona vita. Eleonora K

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  2. mah... questa volta non sono d'accordo. le società di rating fanno delle stime e come tali devono essere prese. certo che se su 5 società 5 prevedono una certa cosa probabilmente hanno una buona approssimazione al fatto che sarà vero. le stime sono importanti per chi investe perché in base alle previsioni decide o meno di investire. altro discorso invece è per le scuole per cui non si fanno previsioni ma si fanno studi su qualcosa che è già successo. L'eco della notizia sta solo nel fatto che siamo amanti delle classifiche, va di moda, oggi un qualsiasi articolo titola "le 5 cose che devi sapere per..." oppure "i 7 segreti per fare qualcosa" ecc...

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