Quindi la Legna da Ardere Inquina

Quindi la Legna da Ardere Inquina
Quindi la Legna da Ardere Inquina
Sapete bene che sono solito tagliare la legna nel bosco e utilizzarla per riscaldarmi, questo sostanzialmente per una questione di risparmio, visto che nella mia regione è possibile ottenere praticamente gratis una parte di bosco da tagliare ogni anno. Lo faccio anche perché la legna è una fonte rinnovabile, a patto che si agisca nella maniera corretta.

Questo però non significa che usare la legna sia universalmente ecologico. Spesso si crede che si tratti di una pratica “naturale” e quindi non dannosa, ma non è così, soprattutto quando la legna viene utilizzata per scopi industriali. Vorrei, con questo articolo, cercare di fare un po’ di chiarezza.


Quindi la Legna da Ardere Inquina


Partiamo dalle basi: quando si brucia carbone, petrolio e gas si immette nell'atmosfera carbonio di origine fossile, che è rimasto nel sottosuolo per milioni di anni. E’ facile capire che questo processo libera nell'aria una quantità di CO2 che prima non c’era, quindi contribuisce al surriscaldamento globale. Invece il carbonio presente nella legna è stato catturato dall'atmosfera, grazie alla fotosintesi, in anni recenti, quindi la CO2 che si libera non altera significativamente l’equilibrio globale

Verrebbe quindi da pensare che la legna da ardere sia una fonte di energia “neutra” e che quindi non inquini, ma questa affermazione non è universalmente vera. C’è infatti un'enorme differenza tra il singolo individuo che riscalda la sua casetta tagliando il bosco e l’utilizzo industriale delle biomasse legnose.

Il singolo individuo che taglia la legna vicino a casa, ne fa un uso contenuto, cura il bosco e taglia solo le piante adulte; che la trasporta a mano o con un piccolo trattore solo per tragitti brevi, ha una stufa moderna e la pulisce costantemente, ha un impatto inquinante estremamente contenuto. Questo perché brucia piccole quantità in un lasso di tempo abbastanza lungo (un intero anno) e permette a nuove piante di crescere e assorbire ulteriore CO2. Solo questo uso può essere considerato sostenibile.

Invece le grandi industrie bruciano importanti biomasse, ne fanno un uso sconsiderato e tagliano gli alberi prima che questi siano cresciuti abbastanza. Inoltre trasportano su gomma enormi tronchi, inquinano nei processi di lavorazione del legno come quelli necessari alla creazione dei pallet, e, se non utilizzano impianti moderni, rilasciano nell'atmosfera enormi quantità di particolato e altre sostanze cancerogene. Secondo ENEA e il Ministero della Salute la combustione di biomasse legnose è responsabile di oltre il 99% delle emissioni di particolato. Le industrie devono bruciare enormi quantità di legna perché il calore che ne traggono è la metà di quello che otterrebbero bruciando carbone.

Ecco perché la legna da ardere inquina, ma il suo impatto è direttamente proporzionale all'uso che ne facciamo. Nel nostro piccolo, se utilizziamo la legna da ardere e vogliamo mantenere un impatto contenuto, dobbiamo seguire alcune importanti regole: 

  1. Se la nostra stufa rilascia fumo nero c’è qualcosa che non va e va sostituita, altrimenti inquina. 
  2. In base all'uso, una o due volte all'anno va fatta la pulizia della stufa e del camino. 
  3. Dobbiamo bruciare solo legna vergine, asciutta, non trattata e stagionata per almeno 2 anni. 
  4. Evitiamo di usare la carta per l’accensione della stufa, ma pigne, paglia e piccoli rametti.

Come sempre quindi si tratta solo di “come” gestiamo le cose, esattamente come per la plastica, che sarebbe riciclabile, ma che finisce per inquinare tutto. Il rischio è proprio che per questa gestione sconsiderata e non sostenibile delle biomasse a livello industriale, poi l’utilizzo della legna da ardere venga vietato anche ai comuni cittadini, che con le giuste attenzioni, potrebbero riscaldarsi economicamente e senza pesare troppo sul delicato equilibrio del nostro pianeta.

5 commenti:

  1. Per quanto ne so, se la legna, anziché essere bruciata,completasse il suo ciclo biologico inevitabilmente con il marcire rilascerebbe ugualmente la stessa Co2che rilascia con l ardere.

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  2. Hai perfettamente ragione, agisco esattamente così anche io e metto in pratica quelle semplici regole che citi anche tu

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  3. In Italia vige l'incoerenza, come sulla plastica. Il problema non è la plastica ma chi la butta, come sulla legna il problema è che la biomassada fastidio alle lobbie del gas. Tutto il resto solo bla bla bla...

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  4. Ciao Francesco, d'accordissimo con te e completamente a sfavore dei combustibili fossili ma per me l'inquinamento non è direttamente propozionale a cosa si brucia per riscaldare ma piuttosto a come si spreca (dispersioni energetiche) per riscaldare.
    Nella mia zona montana dell'appennino modenese all'inizio del 1900 i boschi erano decimati perchè la popolazione era aumentata e hanno dovuto costruire i famosi muri a secco per evitare frane e smottamenti.
    Con la popolazione attuale non è sostenibile neppure la legna perchè non scalderebbe abbastanza tutti quanti e non sarebbe abbastanza il tempo di ricrescita delle piante. Purtroppo l'unica soluzione per me è il risparmio energetico, coibentazione e interventi edilizi verso questo senso. Solo dopo questo possiamo capire se può o meno essere sostenibile la legna in proporzione al nostro fabbisogno.
    Inoltre se tutti lo facessero a livello urbano l'aria sarebbe irrespirabile e piena di pm10, che sono invece più basse nel bruciare ad esempio gas. Questo ovviamente per il mio parere! ;)
    Complimenti per il blog, i libri e tutto il materiale che proponi, sempre interessantissimo e utile spunto di riflessione! Un saluto!

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