La Normalità è Contro Natura

normalità e perfezione

C'è una questione molto spinosa che emerge quando si parla di semplicità volontaria di cui ritengo importante discutere e che riguarda la diversità. Spesso le persone mi chiedono come si possa vivere serenamente in modo così diverso da tutti gli altri, visto nella nostra società tutto ciò che è diverso viene schivato, additato ed emarginato.

Eppure la natura ragiona esattamente al contrario e come spesso accade basta allinearsi alle sue universali ed inevitabili leggi per fugare ogni dubbio sulla nostra, seppur difficile, condotta.


La Normalità è Contro Natura


Viviamo in un tempo la cui dimensione è quasi totalmente improntata sulla perfezione. Tutto deve funzionare alla perfezione e solo ciò che funziona è accettato. Ciò che non va viene rifiutato, respinto e in noi è ben sedimentata l'idea che se qualcosa non è perfetto allora deve essere cambiato o sostituito. Sappiamo bene che questa follia ha raggiunto il suo apice con il Nazismo. Oggi, anche se in forma infinitamente più lieve, viviamo nella medesima condizione: rifiutiamo l'imperfetto tanto che giudichiamo o ci indignano di fronte a ciò che non funziona, come se noi stessi ci ritenessimo perfetti. La stessa classe dirigente e politica alimenta questa idea, incentivando solo ciò che è perfettamente funzionale al sistema attraverso la rigida disciplina e la produttività sfrenata. I media non sono da meno, mostrano solo modelli di estrema perfezione, eterna giovinezza e irraggiungibile bellezza. L'economia vuole velocità e crescita continua, non è previsto rallentare, nessun ingranaggio si può inceppare, nessun servizio fermarsi, mai.

Così è solida in noi l'idea che ciò che non rispetta determinati canoni di funzionamento, salute, capacità, bellezza e persino “forma” sia da considerare anomalo, qualcosa da evitare, da buttare.

Ma questa condizione esiste solo nella nostra testa e non rispecchia per nulla la realtà. I modelli di perfezione, massima efficienza, produttività, felicità, ricchezza esistono solo nella fantasia, negli slogan, nelle immagini e nei video. La realtà, nella sua più naturale concezione, è invece assolutamente imperfetta; in natura domina l'imperfezione, la varietà e la diversità.

Questo è un bene, perché solo dove c'è imperfezione ci sono cambiamento, creatività e innovazione. L'evoluzione, motore della vita, non premia chi è perfetto, premia chi presenta quelle diversità che sono in armonia con i cambiamenti ambientali. Solo lì ci può essere evoluzione, cioè miglioramento. Solo così la vita può continuare. Questo è ciò che ci ha lentamente trasformati in esseri estremamente complessi e capaci. Ma, ancora una volta, siamo tutt'altro che perfetti, basti pensare che secondo l'OMS nel mondo ci sono oltre un miliardo di persone con disabilità.

La nostra evoluzione sociale, invece, viaggia nella direzione opposta. Ci ha portati a non accettare le diversità e le imperfezioni. Il nostro concetto di perfezione ovviamente si fonde con l'omologazione: sei perfetto quando sei come tutti, normale, ovvero perfettamente adattato al sistema. Il nostro cervello è così vincolato dall'idea di “gruppo di persone normali” che il razzismo è molto radicato nella nostra mente e l'aver recentemente votato determinati leader politici (a livello globale) ne è la chiara dimostrazione.

La conseguenza di questa forte contrapposizione tra la naturale e incontrastabile imperfezione della realtà e il modello societario della perfetta uguaglianza tra individui, rappresenta oggi il più grosso limite al miglioramento dell'uomo come specie. Se allontaniamo tutto ciò che è imperfetto in favore della “normalità”, cioè dell'omologazione sociale, ecco che perderemo l'occasione di migliorare, evolverci e quindi crescere. Ma anche ragionando nel nostro piccolo, se ci crediamo perfetti non metteremo in discussione nel nostre inevitabili imperfezioni e quindi non cresceremo e miglioreremo come individui.

Dunque cosa fare? Beh, bisogna semplicemente far pace con se stessi, cioè comprendere che se siamo diversi dai modelli che ci propinano non significa che siamo meno. Anzi, spesso chi è diverso possiede capacità speciali che lo possono portare ad eccellere laddove altri falliscono. I più grandi geni della storia sono stati dei “diversi”. Smettiamo di sprecare energie al solo scopo di imitare gli irraggiungibili modelli di perfezione sociale e cominciamo ad essere orgogliosi della nostra diversità, sia fisica, sia mentale.

I diversi sono in maggiore accordo con le leggi naturali che governano il tutto, in due parole “più veri” e di questo bisogna essere felici.

7 commenti:

  1. Da adolescente sono stata in parte vittima di questo modo

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  2. Scusa Francesco cancella pure le due righe di commento che ho scritto perché mi è partito il dito, lo riposto ora completo. Dicevo, durante l'adolescenza sono stata in parte vittima e carnefice (di me stessa) di questo modo superficiale di pensare, e ricordo che volevo imitare il modo di vestire di alcune mie amiche, che non mi piaceva affatto in verità ma che credevo mi avrebbe portato più felicità e amici nuovi...inutile dire che quando ho iniziato l'università sono rinsavita e ho ricominciato a vestirmi come sentivo che era giusto per me, fregandomene se non era alla moda o se non mi avrebbe portato ammiratori. Sto parlando di oltre 25 anni fa, oggi le cose vanno più selvaggiamente che mai. Adesso se solo hai uno Smartphone da pochi soldi o addirittura non ne hai già uno in prima media o prima sei un povero sfigato reietto della società, e socialmente sei uno zero. Devo dire che la mia generazione è stata quella che ha fatto e fa tuttora più danni coi figli, ai quali inculca finti valori e dà un pessimo esempio, non a caso veniamo definiti la Generazione X. E per fare delle scelte del tutto controcorrente ci vuole un enorme coraggio unito ad una grande forza d'animo e una personalità ben solida, unita ad una certa saggezza data dalle esperienze, oltre a ben chiari obiettivi di chi si vuole essere o diventare. Epitteto o chi per lui diceva "prima abbi ben chiaro chi vuoi essere, poi agisci di conseguenza". Il punto è che il 99% della gente non ha la minima idea di chi è e di chi vuole essere. Sono dei contenitori vuoti da riempire con qualunque cosa sia di moda e faccia essere socialmente accettati, perché a chi non coltiva la vera spiritualità, quella che NIENTE ha a che fare con chiese e religioni dogmatiche e gerarchiche, non riesce a vivere con dei vuoti che sono illusori, e sente di doverli riempire in ogni modo possibile.
    Un giorno forse l'essere umano capirà cosa ci sta a fare qui e da dove arriva, solo allora si darà seriamente da fare per tornare da dove è venuto INTEGRO ed EVOLUTO. Fino a quel momento, temo sarà tutta una discesa verso l'estinzione, come accaduto alle migliori civiltà prima di noi. Non c'è tecnologia o sviluppo che tenga senza buon senso, etica e spirito.

    Anna

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    1. Complimenti Anna. Le tue considerazioni mi sono piaciute tantissimo sono d'accordo con te.

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  3. Ciao Francesco, ti seguo da un pò di tempo e la tua concezione di vita é una scelta ben fatta. Riflettendo bene proprio io potrei avere un paio di milioni di Euro se avessi vissuto con più "sobrietà" Diciamo che é difficile essere diverso. La tua diversità è molto rispettosa ed equilibrata.Ti ho scritto una mail ieri non so con quale dei miei due indirizzi .Spero tanto che mi risponderai presto perché ho una domanda per me molto importatante. Ti auguro molta fortuna e serinitá nel continuare a vivere a modo tuo.

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  4. Ho passato gli ultimi anni della mia vita facendo una scelta in parte consapevole in parte istintiva,in solitudine solitudine è silenzio, solitudine apre porte alla riflessione, al vedere, al cercare nuove forme di confronto.
    Vuol dire dimenticare bisogni che non siano essenziali, non sentirsi mai giudicati per l'aspetto, la cura della persona, l'acutezza del pensiero e tanto altro ancora.
    Non solo ma solitudine vuol dire imparare a non sentirsi o essere soli. Così tornata in città mi sono ritrovata ricca di nuovi termini di paragone, guardando il cielo quante volte mi sono detta IO SONO CIELO, sotto la pioggia SONO ACQUA, SONO VENTO, SONO ALBERO. Questo immedesimarmi nella natura,questo ritrovarmi in caratteristiche animali mi ha fatto accettare me stessa per la mia essenza e ha fatto sì che perdessi il desiderio di cose che ritenevo assolutamente indispensabili. Incontro, scambio, opinioni con quanti incontro ma con una spontaneità e una semplicità che non mi conoscevo. Ho imparato soprattutto a condividere ed incentivare sorriso e positività, convinta, come sono che possano aiutarci ad avere una vita piena e serena.
    ....meno hai e più sei! Niente è più vero.

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  5. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda, grazie Francesco per aver reso noto e divulgato il tuo progetto di vita, presto anche io e i miei fratelli ci proveremo partendo da un vecchio casolare e poco più di un ettaro di terreno boschivo, nell'entroterra Savonese ereditato dai nostri defunti genitori. Lo spazio a disposizione e la nostra propensione consentirebbe eventualmente, l'ingresso di più persone desiderose di avvicinarsi alla tua/nostra semplicità volontaria. Al momento stiamo cercando di capire come affrontare i lavori di ripristino, messa in sicurezza e efficientamento energetico, ogni suggerimento e consiglio sarebbe preziosissimo. Grazie

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