Quell'Angoscia che Senti si Chiama Lavoro

l'angoscia del lavoro
C’è un senso d'angoscia che tutti ci portiamo dentro, è un peso che accompagna quasi ogni nostro istante, ma che fa sentire la sua ruvida presenza sopratutto in alcuni momenti particolari. La sera o al mattino presto, ad esempio, lo avvertiamo più intensamente, si affievolisce quando la settimana volge al termine o all'appropinquarsi della sera. Sembra quasi sparire completamente con l’inizio delle vacanze.

Questo senso d'angoscia deriva dalla profonda consapevolezza che nella nostra vita c’è qualcosa che ci terrà in trappola per sempre, che continuerà ad opprimerci senza che possiamo farci nulla e di cui non ci potremo mai liberare.


Quell'Angoscia che Senti si Chiama Lavoro


La maggior parte delle persone non si ferma a riflettere su ciò che prova, è semplicemente vittima del proprio umore e agisce di conseguenza. Quando si sveglia con la luna storta non affronta la questione con se stesso e cerca di capirne le cause. Quando torna a casa e non sopporta i figli che fanno chiasso non indaga sul perché si senta in quel modo. Quando le affermazioni di qualcuno gli alterano lo stato d’animo non ne comprende il vero motivo, non scava e non riflette. Se lo facesse scoprirebbe che tutto ciò che non sopporta del mondo, in realtà è qualcosa che non sopporta di se stesso, è un male che ha dentro, di cui vorrebbe liberarsi, ma non ne ha le capacità.

Per questo è normale che quasi nessuno comprenda le origini di quel terribile senso d'angoscia costantemente aggrappato alla giugulare. Eppure basterebbero pochi istanti di riflessione per capire da cosa dipende.

Si tratta del profondo senso di rifiuto che proviamo nei confronti del nostro lavoro, ovvero ciò che siamo obbligati a fare ogni giorno contro la nostra volontà. Lo destiamo non per l’attività che ci costringe a svolgere, che può anche essere piacevole, ma per tutto quello che comporta. Il lavoro comporta obblighi continui ed essere sempre obbligati a fare non è una condizione desiderabile. Siamo obbligati ad alzarci presto, ad affrontare il traffico, ad arrivare puntuali, ad indossare una maschera per sembrare più seri, competenti e affidabili di ciò che siamo realmente. A fare straordinari non pagati, stare con persone di cui non ci importa nulla, con le quali siamo in costante competizione o conflitto, delle quali parliamo male ogni volta che possiamo. Ci obbliga ad obbedire a capi che ci fanno venire il voltastomaco solo a vederli, a stare rinchiusi in luoghi orrendi e malsani, a sorridere anche se abbiamo il mal di testa, a mentire, subire e buttare giù bocconi amari. Tutto questo genera un perenne stato di tensione e angoscia proprio perché siamo consci di non potercene liberare, consapevoli dell’orrenda pena a cui siamo costretti, per sempre.

Ora possiamo raccontarci tutte le balle che vogliamo, ma sono certo che se domani mattina, per un qualsiasi motivo, vi ritrovaste con così tanti soldi da sistemare per sempre voi e la vostra famiglia, girereste i tacchi e addio lavoro. Se capitasse non ci sarebbero né se né ma. Non vi chiedereste (come spesso sento): “Ma se tutti non lavorassero cosa accadrebbe”, o "Se non lavori sei un fallito" non ve ne fregherebbe un bel niente, improvvisamente tutti i moralismi andrebbero a farsi friggere. Così come non ve ne fregherebbe di sentirvi utili, inutili, importanti, parassiti o bravi contribuenti. Tirereste un urlo così forte da crepare in due il cielo e al lavoro non vi vedrebbero più.

Dobbiamo essere onesti, ma non per dare ragione o meno a quanto detto, e quindi al sottoscritto, ma perché l'onestà verso se stessi è l’unico modo per individuare le vere cause del nostro male. Questo è l’unico vero primo passo per liberarsene. Se dentro di noi sentiamo questa angoscia e questo bisogno di liberazione, allora è colpa del lavoro. D'altronde è una diagnosi facile: ogni giorno per tutto il giorno lavoriamo, quindi se siamo angosciati da cosa mai deriverà questo benedetto malessere?

Realizzando che è il lavoro a generare dall'orrenda prigione in cui ci sentiamo soffocare, siamo già diventati più consapevoli della maggior parte delle persone. Ecco allora che liberarsi del lavoro diventa l’obiettivo, l’unico progetto che veramente ha importanza, perché si inizia a vivere veramente solo quando quell'angoscia svanisce... e vi posso assicurare che da quel momento in poi vivere diventa qualcosa di fantastico.

22 commenti:

  1. Discorso perfetto che aggiungere......

    RispondiElimina
  2. Anch'io mi porto dentro un senso di angoscia quando devo dare un esame, o anche solo quando devo andare all'università e ho poca voglia di farlo; ma non per questo giro i tacchi e addio università. Il punto casomai è non limitare la vita ai doveri, scuola, università o lavoro. "Fare straordinari non pagati"... "Stare rinchiusi in luoghi orrendi e malsani", qui il problema non è lavoro sì, lavoro no, ma piuttosto riguarda la questione fondamentale, quella dei diritti sociali, i diritti dei lavoratori, per cui bisogna sempre lottare (lo so, comporta sacrifici, non dà piacere, ma è giusto). In questo articolo, inoltre, hai descritto solo una faccia del mondo del lavoro; perché tante persone hanno trovato amici sul posto di lavoro, moglie, marito. Un po' come a scuola, che infatti hai criticato in un tuo precedente articolo. Perché dunque, anche se dici cose tutte giuste, banalizzi?
    Buon inizio di settimana a te a tutti i lettori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Luciano quando smetterai di andare a scuola e vedere il mondo da un oblò, magari avrai casa, mutuo, bollette, figli, e tutto ciò che guadagni lo spenderai in quelle cose, quindi zero tempo libero per dedicarti a te stesso, alle persone che ami e a ciò che ami, rileggerai questo articolo con occhi diversi. E il triste limbo del mondo oltre la scuola. Io ho 26 anni lavoro da 1mese dopo il conseguimento del diploma, vivo con la mia compagna e sento il peso del lavoro come se lavorassi da 50 anni.

      Elimina
    2. Il lavoro?...UNA MALEDIZIONE BIBLICA

      Elimina
  3. È vero è proprio così che mi sento ogni giorno, sempre più frustrata e senza via di uscita. Non nego che se avessi i soldi per comprare un piccolo appartamento per me e le mie figlie, potrei finalmente rallentare, non dico smettere di lavorare, ma almeno non massacrarmi nel tentativo di rimanere a galla. Purtroppo temo dovrò lavorare fino al giorno della mia morte. Spero solo che questo non mi porti ad essere una persona acida, piena di risentimento, e ad odiare il mondo, perché di base sono sempre stata una persona solare, aperta agli altri e molto affettuosa. Grazie di tutto. 👋

    RispondiElimina
  4. Come sempre Francesco hai centrato il segno!
    Vorrei avere il coraggio di fare quello che sei riuscito a fare tu,liberarti del superfluo per occuparti dell essenziale!!

    RispondiElimina
  5. Si è vero, ogni mattina è una tortura alzarsi dal letto, mal di pancia, morsa alla gola, senso di soffocamento... Ma non posso fare altrimenti, devo lavorare se voglio sopravvivere, io e le mie figlie. Spero solo che tutto questo non mi renda una persona acida e sempre arrabbiata, perché di base sono una persona solare e affettuosa. Vero avessi più soldi potrei cambiare vita, sicuramente vivrei meglio, ma temo dovrò lavorare fino al giorno della mia morte. Grazie di esserci e grazie per i tuoi articoli, che anche se non mi risolvono al momento la vita un po' mi fanno sperare. 👋

    RispondiElimina
  6. Francesco, per quanto mi riguarda non è tanto il lavoro in sé, ma il TRAGITTO CASA LAVORO che per tempo mi ha fatto scendere il cielo; 3 ore di viaggio ogni fottuto giorno, l'ho fatto per 9 mesi e poi mi sono venute insonnia e inappetenza; ora che ho un lavoro in remoto non lo lascio per nulla al mondo e lo amo (oltre ad avere un "superiore" molto bravo ed elastico)
    Per me il problema non è solo il lavoro, ma le condizioni schifose cui si gira attorno.

    RispondiElimina
  7. Il lavoro ideale anche se rimarrà un utopia è quello che saremmo disposti a pagare per poterlo fare.Ma a questo punto lo chiameremo passione e non più lavoro.

    RispondiElimina
  8. "Si inizia a vivere veramente quando quell'angoscia svanisce...da quel momento in poi vivere diventa qualcosa di fantastico".
    Eh già...talmente fantastico che è un peccato morire.
    Perché arriva per tutti il momento prima o poi...e se la morte è il prezzo da pagare per aver vissuto, almeno facciamo si di aver "comprato" qualcosa di straordinario, da usare al massimo delle nostre possibilità. O dobbiamo accontentarci di aver pagato un carissimo prezzo come la morte, per una vita vuota e banale e fare la marionetta agli ordini di qualcun altro? In quest'ultimo caso avremmo fatto un pessimo affare, il peggiore che potessimo fare, una fregatura!
    Allora cos'è che ci blocca, cosa ci ferma? ...la paura. La nostra mente crea un sottofondo di paure in continuazione. Noi cerchiamo di distrarci con mille cose, mille impegni, con mille scuse. Addirittura tanti arrivano a giustificare loro stessi con la scusa che non riescono a viver veramente perché sono costretti a lavorare e creano così un alibi che li mette al riparo dalla verità. E cioè che hanno paura di vivere veramente perché comporterebbe rischi e segretamente ci tengono alle loro catene perché li tengono al sicuro, al sicuro dal rischio del fallimento e dall'ignoto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spenderei tutti i miei risparmi di una vita per riappropriarmi della mia vita stessa,se ne avessi..Tornerei indietro fino a vent'anni fa quando terminai gli studi e mi buttai nel mondo del lavoro.. purtroppo l'assenza di maturità e l'offuscamento della mia ragione nel corso degli anni,perchè sono diventato un soldatino come la maggior parte dei miei simili, mi hanno impedito di ragionare come faccio ora, sognando una vita diversa, come dice Francesco. Da uomo libero.

      Elimina
  9. Articolo ineccepibile.
    Nella mia esperienza i migliori lavori sono stati quelli in cui ho guadagnato di meno in termini di soldi ma sono stata felice di farli proprio perché mi svegliavo al mattino felice di sentirmi utile e dare un senso alla vita. Poi sono comunque rinsavita e ho capito che il senso alla vita glielo do io e solo io, nessun lavoro o attività per quanto gioiosa possa essere.
    Lavorare per arricchire altri è sempre solo schiavitù, ma anche lavorare 15 ore al giorno per arricchire se stessi è schiavitù, il segreto è sempre quello: trovare un equilibrio. Fare una qualunque attività per 3-4 ore al giorno è più che sufficiente, il resto della giornata dovrebbe essere dedicato alla crescita personale, che è il vero motivo per cui siamo su questo pianeta (Silvano Agosti docet).
    Peccato lo comprendano in pochissimi.

    Anna

    RispondiElimina
  10. Caro Francesco, comprendo il messaggio di quest'articolo. Ma nel tuo libro "Ricco solo risparmiando" nelle ultime pagine scrivi che non dobbiamo illuderci che una volta liberati dal lavoro saremo felici, perchè i problemi ci saranno sempre e non ci sentiremo mai appagati. Hai anche scritto che tu stesso sei a volte in ansia per il futuro perchè ad esempio non avrai la pensione, e perchè il tuo stile di vita obbliga a delle scelte radicali, che spesso portano a solitudine e sofferenza. Quindi direi che quelle pagine sono un po in contraddizione con quest'articolo. Non trovi? Personalmente credo che la vita sia sofferenza. Anche quando non si hanno problemi, la mente umana li crea dal nulla. Forse si ha qualche speranza cercando di controllare la mente, ma questa è un'altra storia. Un caro saluto.

    RispondiElimina
  11. Bisogna provare sulla propria pelle le ore infinite passate in ambienti orrendi o malsani. Nuove strategie come quelle proposte da Francesco, per liberarsi da questa schiavitù o che opprimono l'essere umano nel modo più becero, ben vengano.
    Ci troviamo di fronte ad una società malata basata sul profitto e sfruttamento delle persone. Impariamo a consumare meno e utilizzare poco denaro, tutto questo a vantaggio del'ambiente e di ogni essere umano.

    RispondiElimina
  12. Sono un informatico. Per 7 anni ho fatto il libero professionista. Nulla a che vedere coi liberi professionisti che si arricchiscono, sbarcavo il lunario, lavoravo il tanto che mi serviva per vivere. Mi piaceva il mio lavoro e non provavo nessuno dei sintomi di cui parla Francesco ma anzi, mi piacevano le mie giornate, e mi sentivo realizzato.
    Poi un giorno, per paura, ho accettato un impiego a tempo indeterminato.
    Ora conosco bene quello di cui parla Francesco.
    Cambiare e` difficile, pero` a volte non serve stravolgere la vita, forse basta aprire la partita iva ed accendere la creativita`.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Dan,quando dici che lavoravi il tanto che basta intendi non tutti i giorni? E immagino che con la partita iva ti versavi i contributi? Perciò l'idea di un lavoro stabile e assicurato ti avrà spinto ad accettare il lavoro fisso,io non riesco a capire questa situazione...questa settimana ho partecipato alla preselettiva della Regione Campania dove decine di migliaia di persone sono affluite nell'utopia di un posto fisso,tanti dei quali liberi professionisti con studi avviati, e poi chi il posto ce l'ha dice che si sente angosciato e che forse è meglio avere il lavoro libero???
      Mi piacerebbe che qualcuno mi rispondesse a questo paradosso
      Grazie,
      Sandra

      Elimina
    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
  13. Molto realistico, il lavoro è una vera propria schiavitù moderna.
    Purtroppo la liberazione totale da questa schiavitù è riservata a poche persone, lo stesso Francesco appartiene ad una sparuta minoranza.
    C'è di buono che ognuno di noi può percorrere dei passi concreti in direzione di quella libertà, ad esempio :
    - scegliendo persone affini che preferiscono la natura alla "movida";
    -rinunciando a lavori lontano da casa meglio remunerati e preferendo quelli vicini;
    -approfittando del part time qualora se ne presentasse l'opportunità ecc.
    I capisaldi sono sempre gli stessi: autoproduzione, zero sprechi, uscire dalle logiche del consumismo, vivere lontano dalle grandi città ecc.
    Purtroppo ho visto diverse persone ammalarsi di esaurimento nervoso a causa del lavoro e famiglie andare a scatafascio perchè il lavoro assorbiva totalmente tempo ed energie.
    Prendere consapevolezza che il lavoro è una merda è un primo importante passo per la propria salute e per vivere più sereni.

    RispondiElimina
  14. Molto realistico ma mi permetto un obiezione se domani mi ritrovassi ricco non smetterei di lavorare anzi andare al lavoro sarebbe a quel punto la cosa più divertente...immaginate il gusto di ridere in faccia al vostro capo quando vi da un ordine...di metterlo in ridicolo come ha fatto con voi... certo poi vi licenzieranno ma finché dura che spasso

    RispondiElimina

Sono molto felice che tu abbia deciso di lasciare un commento, la tua opinione è molto interessante per me, tuttavia prima di commentare tieni presente le seguenti informazioni:

1. Prima di fare una domanda usa il form di ricerca in alto a destra e leggi la sezione Contatti, dove ci sono le risposte alle domande più frequenti.
2. Vengono accettati solo commenti utili, interessanti e ricchi di contenuto.
3. Non linkare il tuo sito o servizio per farti pubblicità, non servirebbe, i link sono tutti no_follow e comunque il commento non verrebbe pubblicato.
3. Se il commento è offensivo (anche in modo sottile e indiretto) non verrà pubblicato.