Perché Dovrei Fare un Figlio

essere egocentrici
vincere l'egocentrismo

Siamo tutti egocentrici, e questa nostra condizione è tanto più evidente quanto più è profondo il nostro infantilismo. Purtroppo molti non si accorgono di porsi costantemente al centro del mondo, di pensare solo a se stessi e di credere di avere la verità in tasca. Per questo hanno difficoltà relazionali e perdono costantemente l'occasione di crescere come individui, auto-condannandosi ad un'esistenza mediocre e piena di sbagli.

Da dove deriva tutto questo e come può la nascita di un figlio innescare in noi una trasformazione in grado di portarci verso un netto miglioramento?



Perché Dovresti Fare un Figlio


Come sosteneva Jean Piaget psicologo, pedagogista e filosofo svizzero, tutti i bambini sono egocentrici, ovvero incapaci di differenziare il proprio punto di vista da quello altrui. Se avete figli sapete bene che ai bambini importa solo di se stessi, del proprio stato d'animo, della propria condizione e di ciò che pensano. Questo cambia leggermente a mano a mano che ci si avvicina all'adolescenza, più o meno intorno ai 10 anni, ovvero si inizia ad essere in grado di porsi dal punto di vista altrui.

L'egocentrismo però rimane a lungo caratteristica di quasi ogni individuo, per alcuni compagno inseparabile di vita. Non a caso una delle tecniche più efficaci per creare empatia e utilizzate anche nella PNL (programmazione neuro linguistica) è nominare spesso chi abbiamo di fronte. Il suono più incantevole che un individuo possa ascoltare, infatti, è quello di qualcun'altro che ne pronuncia il nome.

L'egocentrismo si rivela soprattutto quando la persona che abbiamo di fronte utilizzata insistentemente il termine "io". Ascoltiamo attentamente i discorsi o leggiamo in quest'ottica i post o i messaggi degli altri e scopriremo quanto sia diffusa questa forma di “comunicazione”. Se siamo soliti iniziare una frase con “io”, probabilmente il nostro egocentrismo ha la meglio su di noi. Lo si nota anche dal fatto che in queste conversazioni i soggetti insistono imperterriti nel loro ragionamento o ritornano spesso su un discorso interrotto in precedenza, incuranti delle parole degli altrui.

Più sei egocentrico più il linguaggio che utilizzi lo renderà evidente, soprattutto in caso di stress o situazioni di grande euforia, ovvero quando dimentichi di controllarti. Sì perché la maggior parte di noi sa di esserlo, ma non lo vuole mostrare, contenendosi il più possibile, anche perché nella vita non sopportiamo chi parla solo di se stesso e continua a vantarsi (anche tra le righe).

Come ci si libera da questo brutto modo di essere? Beh, come spesso accade, per un cambiamento importante serve un evento forte, che solitamente legato all'esperienza diretta. Un po' come quando inizi a viaggiare e conosci persone diverse, luoghi nuovi e fai esperienze inattese, scoprendo che fino a quel momento non avevi capito niente. Pensavi di sapere, di aver visto tutto, ma non sapevi un bel niente. Beata ignoranza.

E così è stata l'esperienza (diretta) della nascita di mia figlia, una cosa nuova che mi ha fatto improvvisamente comprendere di essere un egocentrico come tutti. Fino a quel momento non avevo idea di cosa significasse preoccuparsi veramente degli altri, ed è per questo che per molti la nascita di un figlio equivale ad un vero e proprio trauma. Nell'arco di qualche minuto passi dal centro del mondo all'angolo più remoto della galassia. Ora, prima ti devi preoccupare che tutto sia a posto per lui/lei, poi, dopo, se avanza tempo, arrivi tu. Non a caso chi è particolarmente egocentrico non sopporta i bambini.

Non voglio narrare di quanto sia meraviglioso e allo stesso tempo complicato crescere una piccola creatura, quanti pianti, quanto stupore e quanta fatica comporti, voglio raccontare cosa si può imparare da un evento così importante. Poche cose, al mondo, come le nascita di un figlio ti insegnano chi è veramente “l'altro” e cosa significhi preoccuparsene. Fino a quel momento difficilmente lo comprendi, anzi spesso giudichi i genitori pur non avendone mai incarnato il ruolo, ed è un vero peccato, perché questo ci impedisce di crescere.

Quante occasioni perdute per l'ostinazione nell'ascoltare solo noi stessi, quante relazioni seppellite sotto le macerie di muri eretti per sostenere la nostra saccenza, quante opportunità di imparare dall'altro che non abbiamo colto e quanto amore non donato. Quanta pazienza, compresone, tolleranza e calma interiore non sviluppate. Capacità, queste, importantissime nella vita, ma che non sviluppiamo se non ce ne il bisogno. Quando pensi di essere al centro e ritieni che tutti gli altri valgano meno, non cresci come individuo semplicemente perché non impari. Eppure anche l'ultimo degli ultimi ha qualcosa da insegnare. E questo lo possiamo constatare in modo diretto e inappellabile: più sei egocentrico meno autocritica fai, rimanendo sempre uguale a te stesso. Forse, non cambiare mai, come individuo intendo, è la cosa peggiore che ci possa capitare.

Ecco perché più ci riconosciamo egocentrici più avremmo bisogno di avere un figli, per obbligare noi stessi a cambiare e quindi diventare persone migliori. Per non perdere l'opportunità di crescere e imparare, invece di stazionare al centro del nostro universo credendo di essere importanti, quando invece a nessuno importa nulla di noi. E, paradossalmente, l'unico a cui potremmo stare veramente a cuore, potrebbe essere proprio un figlio.

18 commenti:

  1. Certamente avere un figlio è una occasione di grande crescita personale, e una ottima opportunità per essere meno centrati su sé stessi e più aperti all’altro. Ma proprio per questo trovo curiosa l’affermazione ‘’più ci riconosciamo egocentrici più avremmo bisogno di avere un figlio, per obbligare noi stessi a cambiare e quindi diventare persone migliori”, perché paradossalmente questa è proprio una motivazione egoistica, sempre centrata su noi stessi e sui nostri bisogni. Al contrario, aprirsi alla Vita e al suo flusso, in un continuo scambio di dare e avere, compreso il mettere al mondo dei figli, e il crescerli amorevolmente, dovrebbe essere un processo naturale che esula da ragionamenti di convenienza personale, seppure a un livello più evoluto e consapevole. Direi invece che rendersi disponibili ad una esperienza del genere, ci dona l’opportunità di evolverci in persone più altruiste, che cominciano ad avere a cuore anche i figli degli altri, e non solo i propri, che non sono più visti come nostre estensioni, bensì come esseri umani indipendenti da noi, di cui ci è stato dato il privilegio di accompagnare la crescita.

    Con simpatia da un papà realizzato 😊

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  2. Ciao Francesco, quello che dici è vero; io ho poco più di 40 anni e sono single senza figli ma mi accorgo che la mia vita è povera e che sarebbe più giusto e naturale alla mia età dedicarsi a dei figli per crescere anche emotivamente. Purtroppo però non ho un compagno e vivo di lavoretti occasionali condizioni che non ti permettono di assicurare una serenità a un figlio.Vedo i miei amici coetanei che lavorano e spendono e viaggiano e sembrano godersi appieno la vita a sparare foto sui social, ma io li trovo egocentrici e vagamente patetici.Dall'altra parte vedo anche altri miei coetanei con figli ma è come se non riuscissero ad accettare che la vita da single sia finita si lagnano dei figli che cercano di scaricare a destra e manca come pacchi sono nervosi e non si accorgono del miracolo che hanno davanti...

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    1. Seguo questo blog da poco e scusa se mi sento di doverti dare qualche suggerimento. Se fai meditazione regolarmente imparerai che non hai 40 anni, non sei single e non hai una vita povera ma se queste tre affermazioni ti sembrano strane, la cosa puo anche essere accettabile. Piu importante è smettere di seguire la vita degli altri sui social che come vedi ti genera solo giudizi. E lo stesso per i genitori con figli... che il problema è il loro. Tu cerca di prendere il meglio dal TUO momento presente e piano piano riuscirai a trovare la tua via per la felicità

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    2. I figli si fanno solo quando si ha realmente la voglia di metterli al mondo. Tanta gente, invece, si crea una famiglia solo perché, per motivi culturali, la vede con un atto dovuto. Poi ci sono i soldi: senza di quelli vivi male, litighi dalla mattina alla sera e questo si ritorce pure nei confronti dei pargoli, che crescono in un ambiente negativo. Io sono single e sto bene. Il bello della vita è poter scegliere e questo, purtroppo, non è sempre possibile.

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  3. Ciao Francesco, ho apprezzato molto questo articolo che mi sono ritrovato qui davanti all'improvviso proprio dopo aver finito di giocare con il mio piccolo di 13 mesi!
    E' vero, l'esperienza di essere padri può farci cambiare moltissimo e spesso in meglio. Chi volava già basso prima di avere un figlio o, come nel tuo caso, una figlia, e non aveva grandi problemi di egocentrismo è sicuramente avvantaggiato.
    Finchè non vivi appieno la paternità e sei fermo nel tuo mondo senza aver vissuto tale esperienza, non puoi capire molto. E sì, lo ammetto, anch'io un po' ero così...

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  4. Stavolta non mi trovi completamente d'accordo...

    Mara

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  5. Fare un figlio oppure no è soltanto un accadimento contingente, di per sé assolutamente "neutro", perlomeno per ciò che concerne la questione sollevata qui. Semmai le ragioni autentiche per cui sarebbe opportuno avere figli sono di tutt'altro genere, ma non è questa la sede per trattarne.
    Come fa giustamente notare il primo commentatore, le motiviazioni qui addotte sono a loro volta frutto di un orientamento egocentrico, e lo stesso figlio può non costituire altro che un prolungamento del proprio ego, come dimostrano quotidianamente i comportamenti patologici di tanti genitori ambosessi.
    Le regolette ricavate in questo articolo sono semplicistiche e non colgono affatto l'essenza di ciò che è avere un figlio da un punto di vista superiore a quello dell'uomo comune incapace di comprendere davvero l'essenza delle cose, e ciò non ha nulla a che fare con il trasporto che si può provare per la propria prole, che di per sé, appunto, non garantisce affatto la rinuncia al proprio ego, ma anzi, a volte è anche in grado di incrementarne le nefaste valenze. A discapito, prima di tutto, degli stessi figli che saranno proprio i primi a subirne le conseguenze.

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  6. la scelta di non aver un figlio è quasi sempre giudicata dalla massa come un qualcosa di incomprensibile se sei nelle condizioni di poterlo fare.Per tanti sembra una cosa strana, come se debba essere per forza un traguardo obbligato da raggiungere.
    La tua chiave di riflessione è giusta, ma non è detto che senza figli si debba essere mediocri o necessariamente egocentrici...anzi forse chi si astiene o attende sta riflettendo più di quanto abbiano fatto tanti altri che si ritrovano con due tre figli, lamentandosene .

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  7. Diventare genitori credo possa essere uno dei doni più belli che la vita ci possa regalare, una vera opportunità di crescita personale e di coppia, ma al contempo credo possa diventare una condizione fortemente limitante e di chiusura verso il mondo
    esterno. Il centro diventa il bambino, la famiglia stretta, ritrovandosi così a vivere in un piccolo mondo, dentro una edulcorata bolla di felicità artificiale che esclude ogni apertura o interesse verso l'altro.
    Caro Francesco, avere un figlio, nonostante sia una cosa naturale e faccia parte del normale corso della vita, lo trovo in una certa misura in contrasto con la tua filosofia, che declinata nel tuo blog, in numerose occasioni ci ha insegnato a riflettere e a porci dei dubbi anche sulle cose più scontate, aiutandoci nella ricerca di un percorso di vita più originale, più aperto, più indipendente, più incline a valorizzare i rapporti umani, a coltivare l'armonia con sè stessi e con il mondo. Un progetto di vita più antisistema, vivendo con pochi beni materiali, ponendosi al di fuori (o ai confini) della società dei consumi. Detto ciò, come alternativa di avere un figlio, una persona egocentrica potrebbe valutare di proporsi per un'attività di volontariato nei confronti di persone in stato di disagio, come persone senza fissa dimora, persone con disabilità psichiche o motorie, persone anziane, persone private della propria libertà.
    Un abbraccio fraterno,
    Damiano

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    1. Avere un figlio non è neanche lontanamente paragonabile al volontariato (sono da poco diventata mamma e ho fatto tanti anni di volontariato in precedenza). L'impegno di un figlio è totale, onnipresente, giorno e notte per almeno 18 anni, senza mai la possibilità di dire "oggi non posso" neanche per un secondo. Prima viene lui e poi vieni tu, sempre e comunque.
      In questo senso un genitore deve per forza uscire dal suo egocentrismo.
      Poi, si può uscire dalla società dei consumi anche con un figlio (Francesco lo ha fatto), anzi in un certo senso il fatto di essere genitore ti dà una spinta in più (ovviamente se già eri dell'idea).
      Serena

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  8. Stavolta non mi trovi molto d'accordo...

    Mara

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  9. Su questo argomento non mi trovi d'accordo. Il mondo è attualmente sovrappopolato, per due persone che muoiono ne nascono quattro, dove si andrà a finire di questo passo? Se si vuole essere veramente altruisti e non egocentrici e dimostrarsi responsabili verso il resto del mondo, sarebbe meglio piantarla di riprodursi senza criterio. Inoltre, se si vuole diventare migliori e combattere le tendenze egocentriche, basta guardarsi intorno, cominciare ad apprezzare la natura e rispettarla. Questo sarebbe un vero risultato. Per la mia esperienza, chi mette al mondo dei figli lo fa principalmente per colmare dei vuoti che non ha il coraggio di affrontare o ammettere, altrimenti farebbe cose più sensate. Come ad esempio adottare un animale abbandonato se proprio ha dei vuoti affettivi. Più opportuno certamente che aggravare ulteriormente il problema della sovrappopolazione mondiale.E non ha alcuna importanza che al tg proclamino che in Italia non si fanno figli, è ora di ragionare in modo un po' più globale.

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    1. "Come ad esempio adottare un animale abbandonato"...
      Pensavo adottare un bambino abbandonato... e invece...
      Pensare che apprezzare la natura e rispettarla possa anche essere lontanamente equivalente a crescere un essere umano, vuol dire che proprio non si ha idea di che cosa vuol dire essere genitori (che è una cosa comprensibile: anche io prima di diventarlo non mi rendevo assolutamente conto).
      Serena

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  10. Se a nessuno importasse di noi non saremmo nemmeno in vita.
    Certo Non importa agli altri esseri umani, Ma L'universo ci dà la vita ad ogni istante e perciò all'esistenza stessa importa.

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  11. Magari fosse come dici, che i figli rendono meno egocentrici! Basta guardarsi intorno, l'elevato numero di genitori egoisti, maltrattanti, arroganti, che si sfogano sui figli, ecc... Anzi, a molti non importa nulla degli altri che non siano la propria prole, l'importante è che vadano alla grande i figli anche a discapito degli altri.
    Il vero passo contro l'egocentrismo sarebbe adottarne uno, ma puoi farla solo se non riesci ad avere figli tuoi, altrimenti ti spediscono dallo psichiatra. Non è raro che i figli si facciano per egocentrismo e non per amore, per avere un esserino a nostra immagine e somiglianza e poterlo esibire al mondo, oppure per problemi psicologici che si pensa di poter risolvere utilizzando una povera creatura venuta al mondo per quello scopo... Secondo me esistono modi migliori per imparare l'altruismo: il volontariato per esempio.

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    1. Francesco ha scritto proprio bene!
      "Fino a quel momento difficilmente lo comprendi, anzi spesso giudichi i genitori pur non avendone mai incarnato il ruolo, ed è un vero peccato, perché questo ci impedisce di crescere."

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  12. Io ci penso a un futuro figlio ma poi, quando leggo dell'indottrinamento gender fin dalla più tenera età, che altro non è che una sesualizzazione precoce
    e uno sradicamento dell'identità umana per fini tutt'altro che anti-omotrasfobici come vorrebbero farci credere,io comincio ad avere paura per un ipotetico figlio. Voi come gestite queste realtà nelle scuole dei vostri figli?

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