Il Lavoro Toglie la Dignità

il lavoro toglie dignità
il lavoro non è dignità
Prendi una persona e mettila all'interno di un gruppetto di perfetti sconosciuti che hanno vissuto, fino a quel momento, in maniera diametralmente opposta, provenienti da fasce sociali diverse e per questo con valori e ideologie potenzialmente differenti.

Cosa potrà mai accadere? O meglio: quante probabilità ci sono che queste persone vadano d'amore e d'accordo? Beh la relativamente recente esperienza di reality show come "Il Grande Fratello" o "L'isola dei Famosi", ci può dare qualche indizio e spiegare come mai, nella vita, non facciamo altro che parlare alle spalle degli altri.



Il Lavoro Toglie la Dignità


Certo nei reality tutto è amplificato dal contesto e dal fatto che i personaggi sono scelti ad hoc, ma c'è un denominatore comune di tutte queste situazioni: le persone non vanno mai d'accordo. Le “sparlate” alle spalle sono all'ordine del giorno e poi, con il passare del tempo, ecco arrivare i primi litigi, via via sempre più secchi e violenti. Alla fine si creano piccole fazioni che arrivano addirittura ad odiarsi vicendevolmente.

Tutto questo è piuttosto ovvio: diversità così marcate tra individui non possono che portare a conflitti che derivano sostanzialmente da incomprensioni e incompatibilità caratteriali. Tutto normale e tutto previsto, talmente scontato che le grandi reti televisive investono capitali enormi, certe del risultato. Il "risultato" infatti è proprio quello di rendere "movimentato" lo show, creando situazioni interessanti. Se così non fosse queste trasmissioni rasenterebbero la noia, invece danno da mangiare a schiere di inutili presentatori e opinionisti.

Verrebbe quindi da chiedersi come si possa essere così sciocchi da arrivare a pensare che, nel mondo del lavoro, tutto questo non possa accadere. Eppure le condizioni sono praticamente identiche: persone diverse, scelte solamente per le loro competenze, che vengono chiuse dentro un ufficio e obbligate ad interagire tutto il giorno. Se questo non è un "Grande Fratello" allora cos'altro è? E infatti negli ambienti di lavoro, quasi sempre, le persone non si sopportano, si creano gruppetti, in pausa pranzo non si fa altro che sparlare degli assenti e anche la sera, rientrati a casa, si continua a logorarsi mentalmente per ciò che è accaduto. Se ci fossero delle telecamere a registrare ogni atto e ogni singola parola detta, ecco che la faida avrebbe inizio, esattamente come in qualsiasi reality televisivo.

Alla luce di questo semplice ragionamento fa sorridere osservare come molte aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni, promuovano iniziative atte a consolidare il rapporto tra colleghi. Come può, un esperto di risorse umane, credere che siano sufficienti un paio di cene e qualche attività di gruppo per colmare l'immenso divario sociale e culturale presente tra colleghi? Sperare in un risultato anche minimo sarebbe come pretendere di azzerare il passato di un individuo, quel passato fatto di infinite esperienze che ne hanno forgiato la mente in ogni aspetto, dall'ideologia al carattere.

E' evidente che si tratta di una battaglia persa in partenza e, infatti, nonostante gli sforzi, gli ambienti lavorativi rimangono i peggiori contesti sociali esistenti. Ovviamente saremmo sciocchi nel credere che un professionista che lavora nel campo delle risorse umane non abbia chiari questi concetti. Si tratta, ovviamente, solo di un grande teatrino: tutte le pratiche promosse vengono solo spacciate come metodi per rendere migliore la condizione socio-lavorativa del dipendente, ma in verità hanno tutt'altro scopo

Servono a rendere il contesto lavorativo quanto più lontano possibile dal un mero contratto tra dipendente e azienda, e a generare un artificiale attaccamento emotivo al posto di lavoro. Ogni attività, ogni benefit, ogni  finta attenzione al benessere dei dipendenti ha l'unico scopo di coinvolgerci emotivamente in modo che il lavoro non sia solo una parte della nostra vita, ma la vita stessa. Dobbiamo identificarci con il nostro impiego, essere il nostro lavoro, valere in base al ruolo che ricopriamo, in modo da rendere impensabile la separazione. Questa strategia permette ai dirigenti di avere orde di schiavi che lavorano per quattro spiccioli, proprio perché gli è stata dato un buon motivo per sacrificarsi, ovvero contribuire al mantenimento della grande famiglia di cui si sentono parte.

Eppure, se ci pensiamo bene, non c'è nessuna grande famiglia. Nel lavoro non ci può essere uguaglianza, né di diritti, né di ruoli, visto che l'obiettivo non è il bene collettivo, ma solo il fiorire degli affari. Ottenere sempre più denaro significa infatti solo una cosa: meno spese e più incassi, obiettivo che si raggiunge pagando poco i lavoratori e, al contempo, costringendoli ad essere più produttivi.

Ecco la grande farsa del lavoro come mezzo di emancipazione, di nobilitazione e di dignità, ecco l'inganno di cui milioni di persone non si accorge. Ci fanno credere di essere attenti ai nostri bisogni, di avere politiche utili a rendere armoniosi i rapporti, quando sanno bene che si tratta di un traguardo impossibile. Ogni pratica ha in verità il fine opposto: farci amare la prigionia in cui siamo costretti, così da non ricercare ne desiderare il risveglio e, con esso, la libertà.

13 commenti:

  1. nell'Ottocento avevamo Karl Marx ora molte persone e pensatori dicono ciò che dici tu e dico la verità penso che abbiate ragione

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  2. Certo, toglie la dignità quando toglie la libertà, come ogni forma di schiavitù.

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  3. Parole sante! Francesco per favore continua ad aiutarci ad aprire gli occhi con i tuoi articoli e le tue acute riflessioni! Grazie

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  4. Ciao Francesco, grazie dell'articolo (vero, purtroppo!), a cui aggiugerei due piccole note. Le cene aziendali servono anche per "tastare il polso" della situazione, sopratutto nelle grandi aziende, cioè per capire se ci sono malumori verso i capi, gente che se ne vuole andare ecc.
    Per quanto riguarda l'espressione, ormai logora, "Siamo una grande famiglia", oltre ad essere falsa come poche altre cose, a me ha sempre suscitato una domanda che, una volta, ho espresso a un mio ex datore di lavoro: "Benissimo, siamo una grande famiglia: allora a fine anno dividiamo in parti uguali gli utili, no?" Ti assicuro che la faccia che mi fece è stata qualcosa di impagabile. Un abbraccio!

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  5. "Prendi una persona e mettila all'interno di un gruppetto di perfetti sconosciuti che hanno vissuto, fino a quel momento, in maniera diametralmente opposta, provenienti da fasce sociali diverse e per questo con valori e ideologie potenzialmente differenti." Scusami, ma di per sé che male c'è se hai a che fare con persone diverse da te? A me non sembra un male, tutto l'opposto casomai.
    "Nel lavoro non ci può essere uguaglianza, né di diritti, né di ruoli, visto che l'obiettivo non è il bene collettivo, ma solo il fiorire degli affari." Questo è il punto, ma che c'azzecca il lavoro in generale? Nel lavoro ci può essere uguaglianza, idem diritti. Il problema insomma non è il lavoro né tanto meno il fatto che siamo messi nella condizione di interagire con persone di diversa estrazione sociale e culturale (questo, ripeto, di per sé è bello). Ma d'altronde mi pare di aver capito che nemmeno le scuole, il fatto cioè di "abbandonare" i figli in mezzo a degli sconosciuti per gran parte della giornata, ti convincano molto... Penso che la tua analisi sia sempre o quasi corretta, ma le soluzioni che proponi a mio parere sono sbagliate. E questo tuo articolo in particolare me lo ha fatto capire. Buona continuazione!

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  6. Francesco come mai non si riesce a vedere su youtube estate povera giorno #18?
    Dice che non è più disponibile
    Grazie

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  7. Dopo una attenta lettura posso dire... hai fatto centro!!! Complimenti e grazie.

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  8. Perfettamente d'accordo....la farsa continua...imperterrita!

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  9. Fino a qualche anno fa avevo un'azienda e diversi dipendenti. Quindi stavo "dall'altra parte" e posso confermare ogni parola di quanto dice Francesco.

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  10. Ma come sempre tutto gira in torno al denaro

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    1. Non sempre il denaro ma più spesso il "potere".
      Alcuni miei dipendenti erano molto più gratificati dal "ruolo" piuttosto che dal denaro. Gli dicevo: "Bravo! Da questo momento devi gestire tre nuovi colleghi!"
      ed era felicissimo, mi faceva anche gli straordinari senza che li pagassi!!!

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  11. Ma infatti anche costringere i figli, specie se piccoli o timidi, a socializzare con altri a me non pare tanto carino... Mai sentito parlare di bullismo? La cosa migliore sarebbe istruirli a casa.
    Per il resto io ho sempre detestato di dovermi relazionare con gente antipatica e stressata soprattutto al lavoro. Con alcuni ci sto bene e li stimo, ma perché mi devi costringere a sorbire le paturnie di molti altri con cui non vorrei avere niente a che fare? O anche solo condividere il gabinetto con tanti sporcaccioni?

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  12. Il lavoro toglie dignità se mal remunerato

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