Avere Ora ti Danneggia Domani

avere ora ti danneggia domani
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“Un contadino possedeva una meravigliosa gallina che, ogni mattina, invece del solito uovo, deponeva nel pollaio nientemeno che un uovo d’oro.

Non accontentandosi di quest’uovo quotidiano, il contadino immaginò che la gallina avesse un mucchio d’oro nelle viscere ma, quando la uccise, trovò che dentro era fatta come tutte le altre galline. Così, per l'avidità di avere tutto e subito, restò privo anche del suo modesto provento.”


Avere ora ti danneggia domani


Nella società in cui viviamo tutti vorremmo vedere realizzato subito ogni nostro desiderio, cioè ricerchiamo la soddisfazione immediata. Lo facciamo quasi esclusivamente attraverso il possesso di oggetti, cioè agiamo come il contadino delle fiaba di Esopo, appena riassunta. Siamo felici solo quando abbiamo ciò che desideriamo, solo che desideriamo spesso ciò che non possiamo permetterci, quindi, per acquistare l’auto dei nostri sogni paghiamo a rate e la stessa cosa vale per l’abitazione dove viviamo. Se la macchina e la casa però possono essere considerate ormai quasi indispensabili (per lavorare e vivere), questo modo di fare non è altrettanto comprensibile quando paghiamo a rate le vacanze, spendiamo un’extra per avere subito l’oggetto che abbiamo visto su Amazon, per saltare la fila all'aeroporto o al casello autostradale. Nel quotidiano esauriamo anzitempo lo stipendio per restare al passo con i nostri desideri, che solitamente coincidono con le mode o comunque con ciò che il sistema ci spinge a desiderare.

E’ quindi interessante chiedersi perché sentiamo questo irrefrenabile bisogno di soddisfare subito i nostri desideri. La causa è insita nelle regole non scritte della società stessa, che ci impongono l’integrazione con il tessuto sociale. Per riuscire ad integrarci e non essere esclusi cerchiamo di impressionare i nostri simili, ed ecco spiegata la continua gara al possedere. Solo che in un mondo dove tutto viaggia alla velocità della luce restare al passo con le nuove tendenze richiede un continuo sforzo economico, che si traduce nel dispendio quotidiano e incontrollato di denaro. Dobbiamo affrettarci ad avere, altrimenti gli altri saranno un passo avanti e noi ci sentiremo diversi, cioè infelici.

A differenza del contadino di Esopo, che paga il suo bisogno di avere tutto e subito con la perdita di ogni bene, noi paghiamo questo modo di vivere con il risultato opposto al traguardo che stiamo cercando di raggiungere: viviamo in un perenne stato di infelicità. Sembra paradossale, ma è esattamente così. Questo accade sostanzialmente per due motivi: il primo è che è materialmente impossibile restare al passo con l’evoluzione delle mode, della tecnologia e di tutto quello che il sistema sforna e per questo, nonostante il grande dispendio di denaro, è più il tempo nel quale ci ritroviamo insoddisfatti che la breve felicità che riusciamo a raggiungere. Il secondo è che nella vita le cose che ci danno una soddisfazione immediata, a lungo andare ci danneggiano. Se questo aspetto è facilmente comprensibile, ad esempio, se pensiamo al fumo, all'alcool o all'alimentazione sregolata, lo è meno quando si parla di felicità. Eppure è facile comprendere che per poterci concedere tutto subito, non solo la nostra stabilità economica futura è compromessa, ma siamo obbligati al continuo e insopportabile lavorare. Col tempo ci ritroviamo costantemente poveri e ci lamentiamo perennemente della vita stressante e insoddisfacente che facciamo.

E allora cosa possiamo fare? Beh, bisogna lavorare su di noi, partendo dalla comprensione che sentirsi ben integrati in un sistema malato non è certo segno di sanità mentale. Ci prodighiamo tanto per raggiungere questo folle traguardo che ci proietta in un continuo stato di inquietudine. E’ l’ansia di apparire, di dimostrare, di riuscire, di essere sempre migliori dell’altro. Ma gli altri vivono la nostra stessa condizione e allora finisce che ci facciamo del male vicendevolmente. Per questo, in questa continua corsa all'avere tutto e subito, chi perde, alla lunga, siamo noi. Spogliamoci di ogni bisogno, impariamo che è la relazione con l’altro ciò che tutti cerchiamo, non l’ammirazione, e tutto cambierà in meglio. Uno, dieci, cento uomini e donne così e il sistema avrà i giorni contati. 

6 commenti:

  1. Il modello imposto dal sistema attuale ci spinge a fare lavori che non ci piacciono per comprare cose che non ci servono per fare colpo su persone che non ci interessano.

    Fino a che non si inverte completamente il paradigma, come possiamo essere felici?

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    1. In effetti sembra così, ma magari dovremmo cercare di trovare la giusta personalità...

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  2. Da leggere e pubblicare ogni giorno! Iniziamo con sfoltire il superfluo, se verranno le buone relazioni, tanto meglio... :)

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  3. Io affermo e lo faccio a fin di bene, che finché ne farete una questione di capienza finanziaria, di rivalsa proletaria, e così via senza cambiare internamente voi stessi elevando la vostra coscienza al di sopra della materialità, non cambierete né la società né voi stessi, se non in modo effimero e transitorio.

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  4. Lello furnacella18 giugno 2019 00:24

    Si resta vulnerabili alla tentazione di possedere tutto e subito quando per ragioni di appagamento mentale si cerca ossessivamente di stabilire un certo equilibrio col nostro concetto di felicita.
    Solo possedendo un patrimonio affettivo di spessore umano si ci può ritenere predisposti a rinunciare alla tentazione di appagare quei vuoti esistenziali creatosi .

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  5. Ho avuto la fortuna di essere fin da piccola educata a non volete tutto subito, a saper aspettare e valorizzare il tempo dell'attesa mettendo da parte i soldini, a fregarmene delle marche degli abiti che indossavo e degli zaini che portavo a scuola.
    Il mio carattere ha fatto il resto.

    Ne ho pagate le conseguenze, anche duramente, ma MAI per un attimo mi sono detta che dovevo cambiare e adeguarmi alle regole sociali e all'ipocrisia del mondo in cui viviamo.
    Piuttosto sarei andata a vivere sull'Himalaya.

    Per questo non ho mai avuto debiti, non spendo mai ne più né uguale a ciò che guadagno dai miei lavori temporanei ma di meno, perché possedere tremila cose non mi interessa minimamente.
    Non possiedo più nemmeno un computer mio personale da tempo, e quando si romperà lo smartphone non so neanche se ne ricompro un altro, ma se lo farò sarà di seconda mano di sicuro e a basso costo. O baratterò qualcosa che ho prodotto io od ore del mio tempo con un telefonino.

    Vivere in modo frugale e quasi senza soldi mi piace troppo, mi ha fatto scoprire modi incredibili di vivere, fare vacanza, pensare, dare valore all'esistenza.
    E ho trovato la VERA abbondanza.

    Ma come dico sempre tutto questo non è per tutti; la consapevolezza è un duro lavoro su se stessi che non ammette scuse, ripensamenti, il restare nella propria "comfort zone".
    Ma quando quella consapevolezza ce l'hai diventa la cosa più preziosa che hai e che nessuno può portarti via.
    E ti porta la felicità incondizionata.

    Anna

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