Essere Diversi è Essere Normali

essere diversi
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Una volta non ero un diverso, ero come tutti, facevo quello che facevano tutti e mi sentivo bene, perfettamente integrato, circondato dai miei simili che mi appoggiavano in qualunque scelta, se di scelte si può parlare.

Sì perché non c’è nulla di più appagante che sentirsi circondati da persone che annuiscono alle tue parole, sostengono le tue decisioni e ti ammirano quando mostri loro i tuoi nuovi gingilli. Infondo, che tu stia vivendo o meno un’illusione, cosa importa se poi ti senti bene?



Sentirsi diversi


Una cosa che ho sempre sentito dentro, ma alla quale davo poca importanza, era che in tutta quella normalità non mi sentivo mai veramente a mio agio. Si beveva, si rideva e si discuteva delle solite cose: politica, calcio anche del tempo quando non si avevano argomenti, si stava insieme insomma, e allora perché dopo poco, ad una festa, un aperitivo, una cena sentivo il bisogno di andare via, restare solo?

Il giorno nel quale ho alzato la testa al cielo e ho visto i sottili fili invisibili che, scendendo da sopra le nuvole, governavano la danza del consenso reciproco, fu il giorno nel quale mi accorsi che il confortevole ambiente in cui mi immergevo non era reale. Non era formato da persone vere, con menti sgombre, lucide e senzienti, era tutto artificiale. L'ho capito quando ho compreso che erano tutte uguali… non può essere reale una società dove tutti sono uguali, quando il mondo è un tripudio di infinite e meravigliose diversità. Compresi che quello era il motivo per il quale non mi sentivo mai veramente sereno: se tutti indossano una maschera, non sai mai con chi hai veramente a che fare.

tutti uguali


Ripensandoci i segnali dell’artificiosità del tutto c’erano sempre stati, erano lì, sotto i miei occhi, ma non avevo occhi giusti per coglierli. Un giorno, ad esempio avevo comprato un paio di scarpe eleganti da indossare la sera stessa in previsione di un aperitivo in centro con alcuni clienti. Entrando in azienda con la borsa in plastica di Trussardi avevo attirato l’attenzione di tutti, soprattutto delle ragazze, ragazze che di solito non guardavo nemmeno e loro, naturalmente, ricambiavano. Quella borsa però sembrava magica. Una di loro si era addirittura avvicinata per chiedermi se l’avessi presa nel tal negozio. Come potevano, dei semplici oggetti, avere la forza di cambiare l'atteggiamento delle persone? 

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Quello fu il giorno nel quale capii che in quella società le cose vengono prima delle persone. Capii che vivere in quel sistema, se sei come tutti, è piuttosto facile. Devi solo farti trascinare dal flusso, assorbire come una spugna gli input che arrivano e fare esattamente quello che ti bisbigliano all'orecchio. Non puoi sbagliate, basta che imiti gli altri. Non per niente lo fanno tutti: non richiede molto sforzo, ti senti nel giusto, tutti ti appoggiano e puoi tranquillamente andare avanti per sempre senza farti domande e riempiendoti la bocca di frasi fatte. "I soldi sono fatti per essere spesi", "Se non ti concedi qualche sfizio che vita è?", "Bisogna ricominciare a crescere", "Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità" e, quella che preferisco: "Il lavoro nobilita l'uomo".

Tutte balle ovviamente, ma se segui la massa per imitazione e non provi nemmeno a pensare con la tua testa, allora accetti questi dogmi senza criticare. Ed ecco servita, su un piatto d'argento, la cosiddetta vita "normale". Tra l’altro non si vive mica male eh, ma c’è da augurarsi di non accorgersi mai di cosa c’è dietro alle vetrine luccicanti, le copertine patinate e le belle parole del discorso di fine anno, altrimenti si rischia di dover iniziare uno scomodo viaggio.

Quel viaggio inizia nell'esatto momento in cui si insinua, nella tua mente, il seme del dubbio, un tarlo che quando arriva (ve lo dico con discreta sicurezza) non se ne va più. Se oggi il mio brutto muso è stampato sul retro di qualche libro, se mi vedete blaterare su YouTube o mi leggete su questo blog, è perché quel giorno, per la prima volta, ho sentito sulle mie spalle il peso della normalità. Oggi uso tutti i mezzi che ritengo giusti per fare in modo che quello stesso dubbio contamini più persone possibile, nella speranza che qualcuno arrivi a comprendere una verità fondamentale: se nel sistema non ti senti a tuo agio, non sei diverso, sei uno dei pochi veramente normali.


Se ti senti diverso


Chi si sente diverso tende a nascondersi, camuffare quello che prova per paura di essere emarginato e perdere anche quella piccola fetta di confortevole sensazione d'approvazione che si è conquistato andando contro i propri sentimenti. E’ un comportamento assolutamente comprensibile, il problema è che se si è irrimediabilmente diversi, vivendo in quel modo si rischia di essere costantemente infelici. E molti lo sono senza capirne il perché, si danno un gran da fare per fare come tutti e sentirsi integrati, ma non sanno che è tutto inutile, perché la loro vera normalità sarebbe dare seguito alla diversità che hanno dentro. Se vai contro la tua natura non potrai mai sentirti veramente bene.

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Ecco perché ho scelto di abbracciare la diversità, ascoltarla e comportarmi di conseguenza, ed ecco perché ritengo che tutti coloro che si sentono differenti non dovrebbero reprimere ciò che sentono dentro. Quando ho capito che non mi sarei mai più accontentato di vivere come un automa della produzione e del consumo, la vita è finalmente iniziata. Prima era solo un grande fingere, adattarmi alle situazioni e farmi star bene le persone, ma vivere così vuol dire buttare al vento la propria esistenza.

diversità


Non importa quale sia la tua diversità, se riguarda ciò che pensi della società, degli altri, o della famiglia. Se è inerente la sessualità o la visione che hai della vita; devi smettere di pensare di essere sbagliato e di remare contro te stesso. Segui semplicemente la tua linea di minor resistenza, ovvero il percorso che naturalmente seguiresti se fossi libero di fare o essere ciò che senti dentro. E’ quando imbocchi quella via che la vita inizia a prendere sapore, che il tutto si manifesta nella sua immensa bellezza. E' lì che arrivi a comprendere che sono gli altri ad essere sbagliati, non tu. E’ sbagliato essere tutti uguali e perfettamente omologati in un mondo di infinite varietà e possibilità. Se sei un’anomalia, allora sarai anche in disaccordo con il sistema artificiale che abbiamo costruito, ma sarai sempre in perfetta armonia con la Terra che ti ospita, perché la diversità è una cosa naturale, mentre l'omologazione è solo una terribile malattia.

22 commenti:

  1. Ma come!?

    Non vuoi il nuovo SUV, c'è un'offerta eccezionale con la maxi-rata finale, paghi poco e ti indebiti tanto!

    Niente Rolex e come fa a vedere che ore sono!?

    E la palestra di moda? Quella con gli attrezzi connessi a internet? Non se ne può fare certo a meno!

    E la sigaretta elettronica, fantastica!

    Mi raccomando, l'ultimo modello di iPhone o di Samsung!

    Sai che ti dico? Ci vediamo domenica mattina al Centro Commerciale!!! Non ti dimenticare la Carta di credito Revolving!

    Buone Feste!

    F.

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  2. Bella testimonianza di Francesco, la mia storia è completamente diversa.
    Sono nata bastian contrario e con una forza di carattere che non sospettavo di avere fin quando non ho cominciato a "pagare il prezzo" (allora lo consideravo tale, oggi dico che mi hanno fatto un gran favore) del mio non essere mai omologata col pensiero dominante in tema di...nulla.
    Me ne sono sempre strafregata di mode, oggetti e roba firmata che acquisto solo se è sinonimo di qualità e durata, non certo di ostentazione che non mi appartiene, i miei migliori amici sono persone di categorie cosiddette deboli e mi vanto di frequentare gli ultimi e di salvare animali.
    Sfanculo felicemente chi mi critica se aiuto ragazzi e ragazze stranieri con pochi mezzi perché decido sempre solo io cosa fare coi miei soldi e non ho alcuna reputazione sociale da difendere, essendo asociale con gli ipocriti e gli stronzi.
    Sono diventata impermeabile praticamente a ogni espressione di falsità, omologazione selvaggia e sto benissimo da sola e con persone, poche, che mi amano come io amo loro.
    Ma ripeto, questa roba è per pochissimi con le palle di ferro a cui né famiglia né amici né tantomeno convenzioni sociali possono scalfire il carattere, la volontà e l'anima.

    Anna

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    1. Complimenti Anna, mi ritrovo nelle tue parole perché anche io ho fatto queste scelte

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  3. Dimenticavo: Buone feste a tutti, io giro per le strade con le mani gloriosamente libere, ovvero niente regali come da anni e anni. Solo cose mangerecce preparate da me a costo bassissimo, con materie prime dell'orto e del mercato rionale.
    Per me i centri commerciali devono solo fallire tutti 😊

    Anna

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  4. Scusate, io non so voi, ma io non ho mai avuto niente di tutto ciò,a già pagate l'affitto l'acqua il riscaldamento la scuola per i figli, vestirmi e sfamarli...beh del mio stpestipe non restava molto... ciao buone cose...

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  5. Per le strade c'è poca gente a fare compere. Consapevolezza o segni della prossima crisi?

    Buene feste Francesco!

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    1. Forse la crisi ha dei risvolti positivi...

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  6. complimenti Anna!!...hai tutta la mia stima e ammirazione

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  7. Ciao Francesco e ciao a tutti! ci tengo a raccontare anche la mia esperienza. Ho sempre provato quel disagio che descrivi quando si sta con gli altri, e anni fa decisi di smettere di frequentare una comitiva, all'inizio fui contenta della decisione soprattutto perché quelle persone, che consideravo amiche, smisero di farsi sentire appena non organizzai più uscite ( evidentemente non erano neanche amiche), e anche perche mi resi conto che tutte le chiacchiere, i comportamenti erano solo una gara a chi sembrava più intelligente, affascinante, bello; così mi limtai a fare solo passeggiate in montagna con mia madre e per il primo anno andò bene, fino a quando iniziai a sentire il bisogno di uscire.

    Mi ritrovai a uscire una volta ogni 2-3 mesi insieme a coppie sposate ( io sono single) con le quali si parlava solo di cose superflue ma, nonostante tutto, aspettavo quell'uscita perché mi sentivo così sola che preferivo stare con gente che non mi piaceva piuttosto che restare a casa. Quello che voglio dire è che a volte stare con gente con cui non hai niente in comune è meglio che stare a casa a leggere un libro, specie se è quello che hai fatto tutte le altre sere negli ultimi mesi.

    Forse molti non saranno d'accordo con quello che dico, ma è facile dire che è meglio soli che omologati, quando si ha un coniuge figli o una piccola cerchia di amici fidati, è diverso quando sei single da più tempo e hai tagliato i ponti con chi sembrava amico...oggi ho un gruppetto con cui esco e dove si fanno i soliti discorsi ma anche qualche discussione interessante, non mi sento omologata, neanche sono iscritta ai social ,cerco di trovare un equilibrio e di guardare oltre trovando qualcosa in comune anche con gente diversa da me, perché ho capito che la solitudine non è sempre meglio di una compagnia piatta.

    Giulia

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    1. L'uomo è un animale sociale e non può starsene sempre da solo. L'importante è potersi circondare da persone in linea con le proprie idee: cosa difficile ma non impossibile, se uno è aperto e a carattere.

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    2. verissimo, purtroppo chi la pensa come te è comunque la minoranza; io stesso non sono tipo da locali/serate o roba varia, ma un solo amico è come me (e abita a 150 km), mentre quelle poche volte che esco coi miei amici coetanei sono feste o locali; a mio malgrado mi tocca spendere per parcheggio e consumazione (ne farei a meno!!), ma altrimenti non ti fila più nessuno; a meno che non ti trovi il partner come te e 1-2 amici VERI che la pensano come te, cosa quasi impossibile

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  8. Forza Giulia!
    Percepisco il "disagio" perchè è frutto della società "piatta" che sforna repliche.
    Anna chiudeva alla fine di un pensiero con "anima".
    Ritengo che proprio partendo dalla nostra anima, da dove si può onestamente ricercare la verità (Verità con la maiuscola, per chi è credente) si può arrivare ad un discernimento che porta a preferire (non ad evitare che è tendente al reprimere) ciò che fa bene a noi.
    Naturalmente preferire è anche togliere ciò che non si è scelto come buono per noi.
    All'inizio può pesare, ma alla fine ci si sente leggeri...e felici.
    Auguri a tutti.

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  9. Anche chi si sposa e mette al mondo dei figli, spesso e volentieri, lo fa per omologazione. La famiglia dovrebbe essere una scelta consapevole e non un fatto dovuto solo perché (quasi) tutti fanno così.

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    1. Omologazione, paura della solitudine, paura di sembrare diversi (specie per le donne, che alla faccia del ventunesimo secolo hanno ancora bisogno di giustificare a se stesse e alla società la voglia di sesso nascondendosi dietro un fidanzato poi marito anziché divertirsi come e quando vogliono con chi vogliono per poi farsi l'amante), mille altre paure, e anche istinto riproduttivo animale puro e semplice.
      Insomma tutti i motivi sbagliati, che hanno portato questo pianeta alla sovrappopolazione e al collasso sociale, ambientale e culturale.
      Per me fare figli oggi è follia pura.

      Anna

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    2. Quanto hai ragione!! Non so se hai un partner, ma questo ragionamento non puoi farlo se sei single, altrimenti qualcuno penserebbe che lo dici per invidia...

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    3. Non sono single ma il mio ragionamento non è mai cambiato di una virgola da quando sono adolescente.
      Sono stata single o con una persona sempre solo per scelta, e i figli non sono mai stati un'opzione contemplata.
      Ho un partner che come me è diversissimo dalla massa, l'unico con cui potrei mai condividere la vita, altrimenti starei benissimo da sola.
      Chi ha voglia di credere che sia invidiosa delle altrui scelte familiari dovrebbe fare a cambio con me per un solo giorno, temo che non tornerebbero alle loro vite manco sotto tortura....😄😉

      Anna

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  10. Buonasera.
    Personalmente, adoro leggere i tuoi articoli quando parli di cose del genere; riesci a toccare punti critici con la forza di un uragano. L'accettazione però, per essere realmente sereni, va rivolta in ogni direzione, più che mai verso ciò che in apparenza si ritiene sbagliato (vedi Omologazione), poiché ti permette di giungere alla comprensione attraverso la teoria degli opposti. E quasi sempre, dall'altro lato, si può trovare quella che tu stesso hai definito "la linea di minor resistenza", la via che conduce alla vera essenza, alla normo-diversità.
    Grazie
    Alessandsro

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  11. Condivido tutto tranne il passaggio "E' lì che arrivi a comprendere che sono gli altri ad essere sbagliati, non tu"; penso che se, come dici, vuoi aiutare le persone a stare meglio, bisogna dire che se una persona si rende conto che non segue la via giusta per essere felice, non deve pensare che gli altri sono "sbagliati" ma il loro modo di vivere è sbagliato per se stessa, altrimenti si creano tensioni sbagliate che non favoriscono la giusta armonia tra persone.

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  12. Questo è il genere di post che preferisco, si vede che non sono parole vuote le tue, ma dettate dalla esperienza... Qui condivido pienamente tutto ciò che scrivi, forse perché anche io mi sono sempre sentita fuori dagli schemi preferisco essere circondata da poche persone care con cui però ho legami solidi che vanno oltre le apparenze, come si dice, pochi ma buoni!

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  13. Caro Francesco, ti seguo da tantissimo. Ti sono grata per essere la persona che sei e per cercare di divulgare uno stile di vita sostenibile , etico e fuori dallo schema. Spero verrai anche in Lucca a presentare il tuo nuovo libro, io e mio marito ci saremo, sarebbe un piacere invitare te e la tua famiglia a cena a casa nostrane sorge in mezzo ad un boschetto in un bel borgo medievale.
    Buona vita

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  14. Condivido volentieri le tue idee. Le sento assolutamente valide, perché espressione di una sana battaglia contro il delirio collettivo della nostra società. Tuttavia ho un dubbio (se devo essere sincero): non è che il "modello" di vita che proponi funziona proprio perché tutti gli altri continuano a vivere nel loro delirio? La mia non vuol essere, ti assicuro, una sterile critica, ma una richiesta di complice confronto. É come per dire di chi è contrario ai vaccini. Grazie, tanto tutti gli altri si vaccinano e tu non becchi ugualmente qualche brutta bestia. Vorrei tanto avere il coraggio di mollare tutto ed essere più sereno. Ma il "sistema" funziona veramente? Ti ringrazio.

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