Quando Cambiare Lavoro

cambiare impiego
quando conviene cambiare lavoro

Quando è il momento giusto di cambiare il proprio lavoro, ovvero di lasciare l'occupazione attuale e scegliere una nuova strada e quali sono i segnali che ci dicono che è arrivato il momento di operare questa scelta.

Smettere di lavorare, per alcuni può anche significare trovare un impiego migliore, alle nostre condizioni e che ci permetta di fare ciò che amiamo, per questo può essere utile parlare del momento migliore per cambiare lavoro e trovare un'alternativa valida. Come si fa e quali sono le migliori strategie da mettere in campo, saranno i temi principali di questo nuovo articolo.


È normale voler cambiare lavoro


Pensiamo alla nostra vita 10 anni fa: quante delle attività che facevamo, degli hobby e degli interessi che avevamo, delle persone e dei luoghi che frequentavamo o anche solo del cibo che ci piaceva sono ancora parte della nostra vita? Probabilmente una parte è rimasta invariata, ma molto è cambiato perché abbiamo cambiato gusti, idee, amicizie o semplicemente ci hanno stancato. Tutto questo è normale, le persone cambiano continuamente e per questo è cosa comune, ogni tanto, aver voglia di cambiare anche occupazione. Non c'è niente di strano, anzi, mi stupirei nel sentire qualcuno che ha mantenuto invariato l'entusiasmo per il suo impiego per una vita intera. È molto più probabile che se lo sia tenuto stretto per convenienza, paura o pigrizia, ma è difficile che ogni giorno affronti il lavoro con rinnovato entusiasmo.

Per questo mettiamoci subito nell'ordine delle idee che cambiare è un bisogno naturale, che fa anche bene al morale e alla produttività, perché se si cambia mansione si dà una bella speziata alla propria vita, si conoscono persone, posti nuovi, si fanno cose diverse e si cresce come individui, ritrovano le energie perdute.

È importante però comprendere quando cambiare lavoro è più conveniente per noi, ovvero come sfruttare al meglio ogni situazione, aspettando le condizioni giuste ed evitando di commettere gli errori più comuni.

I segnali che ci dicono che è ora di cambiare impiego

stress da lavoro

Possiamo riassumere, nella seguente lista, una serie di segnali che sono dei chiari sintomi della nostra scarsa tolleranza all'attuale impiego. Iniziamo con questa breve carrellata per poi approfondire la questione in modo da imparare a non fraintendere ciò che sentiamo o a non interpretare in maniera errate le situazioni. È il caso di cambiare lavoro quando:

  • Ci sentiamo completamente inutili.
  • Non proviamo più interesse in quello che facciamo.
  • Non crediamo nell'azienda in cui lavoriamo o pensiamo che non abbia futuro.
  • Non stimiamo i nostri superiori né come persone né come leader.
  • Non siamo in armonia con i nostri colleghi.
  • Non cresciamo professionalmente.
  • Non vediamo l'ora che sia ora di tornare a casa.
  • Ci sale l'angoscia ogni domenica sera.
  • Il lavoro non ci lascia spazio per la vita privata.
  • Siamo nervosi e stressati e questo si ripercuote sulla nostra vita privata.

Se ci riconosciamo in una o più di queste situazioni, allora può essere il momento di prendere in considerazione la possibilità di ricercare un nuovo lavoro, attraverso quattro passaggi fondamentali che devono tutti essere presi in considerazione.

Passo numero 1 – prendersi una pausa


staccare la spina
Prima di tutto stacchiamo la spina dal nostro lavoro in modo da liberare la mente ed essere più lucidi nell'analisi della situazione. Non è infatti detto che il problema della nostra infelicità sia legato alla mansione, potrebbe dipendere da altri fattori che non abbiamo ancora compreso e che non riusciamo a focalizzare perché non abbiamo il tempo di ragionare in maniera lucida. Ad esempio potremmo essere nervosi o insoddisfatti perché non stiamo riuscendo a vivere come desideriamo o ad avere un rapporto sereno con la nostra compagna e scarichiamo la colpa sul lavoro, anche se forse questo è solo uno dei problemi, ma non la causa. Il rischio di agire senza riflettere è quello di impiegare tante energie per cambiare lavoro e poi comprendere che comunque non siamo felici perché ci sono altre motivazioni che non abbiamo considerato.

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Passo numero 2 – svuotare il sacco


capire cosa non va nel proprio lavoro
Una volta riflettuto sulle reali cause del nostro malessere e compreso che effettivamente il problema è (qualcosa) che concerne la sfera lavorativa, è assolutamente necessario capire perché il nostro lavoro non ci va più a genio. Anche in questo caso una mancata riflessione ci potrebbe portare a ricercare, nel nuovo lavoro, caratteristiche che non migliorano la situazione. Potremmo, per esempio, essere convinti che il problema sia legato al tipo di attività per poi scoprire che in realtà, quello che veramente ci mancava era maggior autonomia. Fare un elenco di ciò che ci sembra non funzionare è essenziale per mettere bene a fuoco la situazione.

È poi importante comprendere se la nostra infelicità dipende effettivamente dal lavoro o dal nostro modo di porci nel confronto del lavoro stesso. Se, ad esempio, siamo convinti che i nostri colleghi ci odino e poi, nel nuovo posto di lavoro, ci accorgiamo che veniamo nuovamente maltrattati, forse il problema siamo noi, non loro. Se abbiamo sempre pensato che fosse la tipologia di attività a non andarci genio e poi scopriamo che quello di cui avevamo bisogno era invece maggior flessibilità o che non sopportiamo il dove sottostare alle regole, allora avremmo cambiato occupazione invano.

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Passo numero 3 – valutare pro e contro


aspetti positivi e negativi
Spesso, quando si è affranti da un problema si tende a dargli troppa importanza e a dimenticare quelli che invece sono gli aspetti positivi della situazione. Potremmo, per esempio, voler cambiare lavoro per via del rapporto con il nostro capo o perché abbiamo a che fare con clienti insopportabili, ma ci potrebbero anche essere aspetti estremamente positivi, come la vicinanza alla nostra abitazione o uno stipendio di buon livello. Prima ancora di pianificare "quando cambiare lavoro" dovremmo mettere sulla bilancia i pro e i contro e valutare bene se, cambiare lavoro, è davvero conveniente.

Dobbiamo soprattutto riflettere sul fatto che difficilmente troveremo il lavoro perfetto; anche nel nostro nuovo impiego ci saranno problemi (ci sono sempre), pertanto riflettiamo bene sull'importanza dei lati positivi e se siamo o meno disposti a rinunciare a determinati privilegi nella speranza che il nuovo impiego sia migliore.

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Passo numero 4 – scegliere il momento giusto


quando cambiare occupazione
Se, valutate tutte queste condizioni, siamo decisi a cambiare lavoro, allora è arrivato il momento di parlare di tempistiche. La scelta più saggia che possiamo fare è quella di continuare a lavorare, tenere duro e nel frattempo ricercare con molta determinazione un nuovo impiego. Piuttosto che licenziarci e rimanere senza impiego è meglio preservare l'attuale posto perché questo ci dà maggior tranquillità e ci permetterà di non accettare il primo posto che ci viene offerto per il timore di rimanere senza soldi.

Se abbiamo il sospetto che la nostra azienda non stia andando (economicamente) bene o che diversi altri nostri colleghi vogliano cambiare lavoro, è meglio essere trai i primi che si mettono alla ricerca, questo per evitare che la concorrenza ci precluda alcune opportunità. Valutiamo bene l'eventuale stagionalità del nostro impiego: è meglio prendere contatti per una nuova occupazione quando si è lontani dai picchi lavorativi, questo perché le società programmano i colloqui nei momenti di calma e in previsione del bisogno futuro. Banalmente, se lavoriamo nella ristorazione è più facile trovare opportunità prima che inizi la stagione che durante.

Infine è sempre una buona idea cambiare lavoro quando siamo in un buon momento della nostra carriera e non quando questa è già in declino; un'azienda seria indaga sul nostro precedente impiego e preferisce assumere una persona che sta lavorando a progetti interessanti e che ricopre un ruolo importante e di responsabilità, piuttosto che qualcuno che è stato parcheggiato lì in attesa che se ne vada e non ha carte da giocare.

Gli errori da non fare quando si cambia lavoro

nuovo lavoro colloquio

Ci sono alcuni errori che vanno evitati come la peste quando si sta cercando un nuovo impiego, errori che possono renderci la vita difficile o compromettere i nostri piani.


Essere impazienti


Moltissime persone diffondono la notizia del loro imminente licenziamento troppo presto, oppure fanno intendere che se ne vogliano andare con particolari atteggiamenti o dicendolo a coloro di cui si fidano. Sappiamo bene che le voci corrono rapidamente e in modo incontrollato e il nostro datore di lavoro inizierebbe a comportarsi in modo diverso nei nostri confronti, assumendo atteggiamenti che potrebbero rendere insopportabili i nostri ultimi giorni in azienda. Inoltre, fintanto che non abbiamo una proposta scritta (che è essenziale, una proposta verbale non vale niente), meglio non dire nulla a nessuno, perché l'opportunità potrebbe sfumare in un istante.


Ritrattare


Accettare una contro-offerta da parte del nostro attuale datore di lavoro a fronte della volontà di cambiare professione non è una buona idea. È vero che in questo modo possiamo aumentare lo stipendio, ma il rischio è quello di essere per sempre etichettati come persona a rischio di dipartita. Un datore di lavoro ha bisogno di figure professionali di cui fidarsi e punta su coloro che gli ispirano maggiore fiducia e che si votano alla causa aziendale, quindi potremmo compromettere definitivamente la nostra carriera. Facendo marca indietro potremmo peggiorare ulteriormente la situazione e aggiungere problemi nuovi a quelli che già abbiamo.


Parlare male del nostro lavoro


Soprattutto in fase di colloquio presso altre realtà non è mai una buona idea parlare male del nostro vecchio lavoro, dei colleghi o dei datori, perché, chi ci sta per assumere, sarà portato a pensare che potremmo fare altrettanto con lui. Anche se abbiamo una gran voglia di sfogarci, facciamolo con chi amiamo o con gli amici, ma mai con altri datori di lavoro. Il mondo è piccolo e spesso realtà che operano nello stesso campo si conoscono, collaborano e si rischia anche di fare figuracce. Mantenere un atteggiamento professionale e distaccato è sempre la scelta migliore, ci fa apparire affidabili e maturi.


Non dare il preavviso


Evitiamo di andarcene da un giorno all'altro e diamo al nostro vecchio datore di lavoro il tempo di rimpiazzarci ed organizzarsi, rispettando il preavviso previsto dal contratto nazionale. I veri professionisti eseguono un “passaggio di consegne” per evitare che i colleghi si trovino nei guai, e questo atteggiamento sarà certamente apprezzato anche da chi ci sta per assumere, visto che è segno di sensibilità e maturità.

Conclusioni


Spero, con questo articolo, di aiutare chi sta valutando di cambiare lavoro e sta cercando il momento migliore per farlo. Su come cambiare occupazione, cioè su come conviene operare questa scelta ho solo fatto qualche accenno, ma nel corso dell'articolo (lo avrete notato) ho lascito diversi link ad articoli precedenti dove ho trattato in maniera molto approfondita questo aspetto.

Capire quando cambiare lavoro è essenziale in un progetto di miglioramento della propria vita e anche in quello di smettere di lavorare, ricordando sempre che non conviene mai dire addio, ma sempre arrivederci, visto che la vita è piuttosto imprevedibile e non possiamo sapere di chi, domani, potremmo avere bisogno.

3 commenti:

  1. Ciao Francesco, io vorrei dare regolare preavviso ma il lavoro cui intendo passare non me lo consente. Si tratta di insegnamento: quando ricevi convocazione supplenza, se accetti devi prendere servizio anche il giorno dopo. Sono quindi combattuto, se ventilo la mia dipartita devo fare i conti con le conseguenze. Se non la ventilo, non posso garantire il preavviso. :(

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  2. Ciao! Ti leggo sempre e ho pensato che potresti fare un post sulle minicase, sono bellissime e si vedono continuamente in tv come soluzione di vita che ti fa perdere meno tempo e denaro, ma non capisco se in Italia esistono, se si possono comprare, dove posizionarle, questione imu, ecc.. Solo uno spunto :)

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  3. Quando cambiare lavoro?
    Posso portare il mio esempio?
    A fine giugno mi è scaduto il contratto a Tempo Determinato (che, dagli accordi che avevo preso all'inizio doveva essere a tempo indeterminato già da più di un anno).
    Ho scoperto che me lo hanno rinnovato fino a giugno 2019 SOLO chiedendo una copia del C2 STORICO al Centro dell'impiego della mia città. Per chi non lo sapesse il datore di lavoro è tenuto a comunicare gli estremi di ogni nuovo contratto o proroga al centro dell'impiego.
    PECCATO che ad oggi (31/08) io non ho ricevuto ne firmato una copia del rinnovo.
    In compenso ad agosto la ditta è stata chiusa per le ferie estive per più di 3 settimane e ... ancora non ci hanno pagato lo stipendio di luglio.
    Dopotutto ci hanno abituato a prendere lo stipendio sempre con circa 15 giorni di ritardo cronico (dovrebbero pagarlo il 10, ma lo pagano verso il 25).
    Quindi è giusto che se ti mandano in ferie OBBLIGATE per 3 settimane lo stipendio debba slittare ulteriormente ...
    Se aggiungete che ogni mese bisogna incazz.... perchè le buste paga sono regolarmente sbagliate (a loro favore) ...
    Credo che questo possa essere un valido esempio di quando bisogna iniziare a pensare di cambiare lavoro.
    In attesa di SMETTERE DI LAVORARE per sempre (e, aggiungo, SMETTERE DI FARSI PRENDERE PER I FONDELLI)

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