Perché Vivere?

motivi per vivere
che senso ha vivere
In particolari momenti della nostra vita, soprattutto quelli difficili, può capitare di chiedersi perché vivere, cioè qual è il motivo per il quale dovremmo continuare ad andare avanti se la vita non ci sembra altro che un susseguirsi di doveri o problemi o senza un traguardo o un significato preciso.

Probabilmente, prima o poi, tutti arrivano ad un punto in cui si chiedono che senso abbia andare avanti e per la maggior parte la "crisi" è temporanea, di poco conto, dura qualche giorno e poi tutto continua come se nulla fosse. Il problema però non è risolto, più che altro non abbiamo alternative e quindi ci rassegniamo, ma ignorare segnali di questo tipo può rappresentare un grande errore.


Le anomalie


Anche se per noi la casa, la famiglia, il lavoro, la scuola, l'università, gli amici, la fidanzata, il baretto di quartiere sono il centro del mondo e rappresentano tutto ciò che abbiamo e che siamo, basta uscire di qualche metro dal seminato per realizzare che altro non siamo che un granello di polvere nel grande sistema-mondo. La nostra esistenza è insignificante per definizione, tutto va avanti anche senza di noi, anche senza la nostra cerchia di amici o parenti, senza l'apporto lavorativo che diamo o i soldi che spendiamo. Nessuno è indispensabile, nemmeno le menti più illustri, gli artisti più grandi o gli inventori più straordinari sono stati essenziali: se non fossero esistiti qualcun altro avrebbe fatto qualcos'altro, forse migliore, forse peggiore o che avrebbe portato il mondo in una direzione diversa, ma di certo non ci mancherebbe ciò che non è mai stato. Le persone non pensano a questo aspetto, sono così concentrate su sé stesse che fanno quello che devono fare come se fosse di vitale importanza, ma basta riflettere un istante per comprendere che il mondo è andato avanti per migliaia di anni senza di noi, e così farà quando saremo nella tomba.

A livello globale non valiamo nulla, siamo come quella formica che non esitiamo a schiacciare quando scopriamo avventurarsi sul piano della cucina o il ragno che imprudente risale la parete del bagno.

Alcune persone arrivano a questa consapevolezza in modo autonomo, altre hanno bisogno di quegli eventi che, nell'arco della vita, ci ricordano cosa siamo veramente, risvegliandoci dal torpore e dall'illusione in cui viviamo. Accadimenti che ci fanno riflettere sul senso della vita e sul perché andiamo facciamo ciò che facciamo. Quando ritorniamo da un lungo viaggio, ad esempio, e ci sediamo nuovamente dietro la scrivania del nostro ufficio, ci rendiamo perfettamente conto dell'insensatezza di ciò che stiamo facendo. Ci chiediamo: "ma perché devo stare qui a fare tutte queste cose inutili e che detesto? Non stavo meglio prima? Chi mi obbliga a sopportare la realtà?" E dentro di noi sentiamo quel bisogno di libertà che ci sussurra all'orecchio: "Alzati e vai via prima che il sistema ti ingoi nuovamente!". Quando muore qualcuno, più questo ci è caro più dentro di noi si manifesta un sentimento di ribellione al quotidiano, alimentato dall'improvvisa evidenza che la vita è un qualcosa di finito, che può terminare da un momento all'altro, senza preavviso, senza motivo e spesso in modo ingiusto. L'uomo non realizza veramente che dovrà morire fino a quando la morte non lo sfiora, e allora è lì che ci si domanda: "Ma che senso ha tutto questo?", "Perché perdo tempo in cose che non mi interessano quando invece dovrei vivere al massimo prima che sia tardi?". Posso solo immaginare cosa si provi nel perdere la casa a causa di un evento naturale disastroso, nel dover vivere il dramma di una famiglia che si sgretola per gli innumerevoli casi della vita o vedere qualcosa a cui si è lavorato duramente fallire senza poter far nulla, ma sono certo che anche in queste situazioni le persone si pongano domande profonde sul senso della propria vita e sul perché vivere in quel modo.

cambiamento di vita



Tutti questi eventi rappresentano le "anomalie" del sistema, situazioni straordinarie, a volte drammatiche o scioccanti, che tuttavia hanno il pregio di essere in grado di aprirci la mente e, per un breve lasso di tempo, farci vedere le cose per ciò che sono realmente: insensate.

Non dobbiamo preoccuparci nel formulare pensieri di questo tipo, molto spesso non sono i sintomi di una malattia come la depressione o della nostra inadeguatezza alla società, semplicemente stiamo cercando di rispondere a qualcosa su cui l'uomo si interroga da sempre, domande a cui non ha ancora dato risposta, e probabilmente non darà mai.

Cosa accade


Quando si arriva a formulare pensieri di questo tipo si scava così profondamente in sé stessi e nei meccanismi che governano il nostro mondo, che si sente il bisogno di fare qualcosa per dare una scossa alla propria vita. Si vorrebbe comprendere, ma più di ogni altra cosa si vorrebbe trovare un motivo per cui vivere, qualcosa che dia senso alla nostra esistenza. La sensazione più comune è quella di accorgersi di star buttando al vento il proprio tempo, ci si domanda perché vivere in quel modo e si vorrebbe mollare tutto e tutti e fare solo ciò che desideriamo, onorando al massimo il tempo che ci è stato concesso.

Nonostante la crisi d'identità, quasi per tutti accade che gli impegni quotidiani e il senso del dovere obblighino a continuare a vivere come si è sempre fatto, e questo ci riporta presto con i piedi per terra. Ci sono le consegne, le scadenze, i concorsi, gli esami, la spesa, le bollette e mille problemi e impegni; nell'arco di qualche giorno tutto torna come prima, nell'attesa che una nuova anomalia ci dia un bello scossone e ci apra nuovamente gli occhi.

Anch'io ho vissuto qualcosa di simile, la mia anomalia è stata lo stress: costretto a lavorare fuori città per mesi e mesi un giorno mi sono fermato e mi sono chiesto che senso avesse vivere, se ogni giorno sarei stato costretto a fare cose che detestavo, con persone con cui non mi interessava stare, in posti che avrei evitato ben volentieri. Ciò su cui tutti dovremmo riflettere è esattamente questo: qualunque cosa stiamo facendo, cioè come stiamo trascorrendo la nostra unica e preziosissima vita, sarà ciò che faremo da qui alla fine dei nostri giorni se non facciamo qualcosa per cambiare. Se l'idea di una vita sempre uguale a come stiamo vivendo ora non ci alletta, allora dovrebbe essere normale domandarsi: "È veramente così che vogliamo che vadano le cose?".

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Allora perché vivere?


Le anomalie che spezzano il ritmo quotidiano e ci aprono gli occhi ci mettono di fronte all'evidenza del fatto che vivere una vita priva di significato non è veramente vivere. Chiediamocelo sinceramente: "Che senso ha vivere così?". Se non facciamo altro che fare ogni giorno cose che siamo obbligati a fare, fermi per ore in tangenziale a sudare e sbraitare uno contro l'altro sopportando il peso di giornate fatte di continui obblighi, problemi e insoddisfazione. Se non abbiamo mai un secondo per noi, se lo stress ci rende nervosi, ci fa litigare con chi amiamo e sopportare a malapena i figli anche se li vediamo per due ore al giorno. Se non possiamo fare ciò che desideriamo, essere sereni, dare affetto a chi amiamo, sentirci utili, importanti, realizzati, allora che senso ha andare avanti in questo modo?

perché campare?


Beh, non c'è retorica che tenga, di fatto non ha veramente senso vivere in questo modo. Non perché nella vita bisogna essere per forza qualcuno di importante e famoso o realizzare cose grandiose, ma semplicemente perché non siamo felici. Chiunque siamo e qualunque cosa facciamo l'unica cosa che conta è la felicità: anche fossimo il presidente degli Stati Uniti d'America, con tutto il potere, il denaro e la fama che ne conseguono, non avrebbe comunque senso vivere se questa condizione non ci rendesse felici.

Alla domanda "perché vivere", quindi, la risposta è "per inseguire qualcosa che dia la felicità"; può sembrare banale, ma il segreto è tutto qui e lo dimostra il fatto che quando ci troviamo in uno stato d'animo di contentezza smettiamo immediatamente di domandarci "perché vivere", e tutto assume una luce diversa. Questo lo constatiamo ogni giorno: anche nelle giornate più tristi, dove tutto va storto e nulla sembra avere senso, quando finalmente possiamo fare quella cosa che amiamo (leggere, suonare, stare con le persone che amiamo, ascoltare musica, curare l'orto, vedere gli amici, fare lo sport che ci piace ecc.) smettiamo immediatamente di tormentarci sul senso della nostra esistenza. Per non parlare di quando accade qualcosa di piacevole o ci innamoriamo di qualcuno: la felicità è tale che anche le situazioni più nere vengono eclissate. Questo è un chiaro segnale del fatto che la felicità è sufficiente per smettere di domandarsi perché vivere e uscire dalla crisi.

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Cosa fare


Prima di tutto chiediamoci quale significato vogliamo dare alla nostra vita, cioè cosa ci renderebbe veramente felici. Io, ad esempio, ho scelto di dedicare la mia vita ad aiutare gli altri, a spiegare alle persone che un modo di vivere diverso esiste e che tutti possiamo essere felici se abbracciamo i valori della semplicità volontaria. Lo faccio a mio modo, scrivendo per questo blog, pubblicando libri e mostrando la bellezza della natura. Alcuni potrebbero voler dedicare la propria vita ad una causa importante, come l'auto dei più deboli, la difese di determinati diritti, la ricerca di una cura a certe malattie, il contribuire a diffondere idee e pensieri che rendano il mondo un posto migliore. Non è però necessario avere a cuore cause importanti, si può anche, semplicemente, dedicarsi a ciò che si ama fare, nel tentativo di dare un significato ai proprio giorni.

Stabilito quello che ci rende felici, cambiamo le nostre abitudini per riuscire a dedicare più tempo possibile a quelle cose che vogliamo fare. Saremmo dei pazzi nel credere che le cose possano cambiare o che i sogni si possano realizzare continuando ad agire sempre nello stesso modo, voglio dire, non sono cambiate fino ad ora, perché dovrebbero farlo se continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto. Rivoluzioniamo il nostro quotidiano, trascuriamo altre attività o altre persone se necessario, ma cerchiamo di prediligere ciò che ci porta felicità.

senso della vita


Come ultimo passaggio smettiamo di perdere tempo ed energie per lamentarci di ciò che non va o cercando di cambiare dinamiche troppo grandi, che dipendono dagli altri e non possiamo modificare. Io, ad esempio, invece di lamentarmi della disorganizzazione del mio capo, della sua impulsività e della scarsa capacità di interpretare la realtà per quella che fosse realmente, mi sono semplicemente licenziato. Provare a cambiare le cose, a volte, è un'inutile perdita di tempo, ci sono cose che non si possono cambiare e allora tanto vale cambiare noi stessi. Passiamo al setaccio una per una le situazioni in cui ci troviamo e abbandoniamo attività, luoghi e persone che sono un ostacolo al raggiungimento della nostra felicità.

Così facendo trasformeremo completamente la nostra vita e faremo l'unica cosa che è in nostro potere: essere felici. Non daremo mai una risposta al perché della vita, al senso che ha essere qui e lottare ogni giorno per sopravvivere, ma avremo dato un senso alla nostra piccola esistenza, il che è il massimo che, nel nostro piccolo, possiamo ottenere. Quello di cui abbiamo bisogno è solo questo, le persone acquistano, viaggiano, stanno insieme, credono, aiutano gli altri, lavorano sodo, rischiano e si espongono per trovare la felicità e questo solo per dare un senso alla propria vita.

Per approfondire: Capire Cosa Fare Nella Vita



Conclusioni


Se ci dicessero che dobbiamo vivere in un certo modo o fare certe cose perché poi oltre la vita ci attende qualcosa che otterremo solo comportandoci così, allora avremmo subito la risposta al "perché vivere" ed è proprio su questo che per migliaia di anni le religioni hanno puntato: il bisogno di avere risposte. Peccato che nessuno possa dire con certezza se sia o meno vero quello che professano e poi chi ha ragione? Nel mondo ci sono più di 30.000 tra religioni, dottrine, scuole filosofiche, credenze, sette e culti tribali, ognuno con i suoi credo e i suoi dettami. Perché il nostro credo dovrebbe essere quello giusto? Capisco perfettamente il bisogno di trovare un senso al tutto e avere un motivo per vivere, ma in fondo è solo la felicità ciò che andiamo cercando e non importa attraverso quale canale proviamo ad ottenerla, ciò che conta è fare di tutto per trovarla.

Questa è la miglior risposta che sono riuscito a trovare, almeno per me, alla domanda "perché vivere".

11 commenti:

  1. Un criceto corre sulla ruota e non arriva mai alla fine della strada. Sino ad un anno fa’ ero come lui: correvo come una matta e non vedevo mai la fine.
    A me è bastato un F24 …. Uno di quei moduli che ti arrivano per pagare le tasse, nello specifico quella dei rifiuti.
    Abito di fianco a mia sorella, da quando non c’è più nostra madre, ho iniziato ad occuparmi di tutta la gestione economica e burocratica della mia famiglia e quella di mia sorella. Non so bene perché … credo che sia nato tutto dal fatto che io lavoro in ufficio ed invece mia sorella fa’ la commessa in un grande magazzino, mentre i nostri figli studiano. Il che vuol dire che io ho più facilmente accesso al computer, ed implicitamente significa per tutti che io non faccio una mazza dalle 8 alle 17 perché sto seduta in una sedia.
    E’ difficile raccontare come un F24 mi ha portato nel giro di un anno a delegare i doveri anche agli altri, riscoprire che non esistono solo i centri commerciali, le passeggiate con i cani, essere soddisfatti anche senza l’ennesimo paio di scarpe, vivere con poco, cucinare con i pomodori dell’orto, diventare vegana, imparare a fare il pane, i detersivi, il sapone in casa.
    No, non ho convinto mia sorella né la sua famiglia. Loro continuano a fare i criceti. Io, mio figlio ed il mio compagno siamo scesi dalla ruota: mio figlio sta studiando in accademia e a breve comincerà ad insegnare teatro ai bambini piccoli, per ora abita insieme ad altri studenti in centro.
    Io ed il mio compagno stiamo comprando una piccola casetta in montagna. Andiamo via, finalmente. A me manca poco alla pensione, per qualche anno farò la pendolare ma non ha senso licenziarsi adesso, il mio compagno lavora sul computer e non ha problemi.
    Grazie ad un F24 sono rinata, anzi sono nata un anno fa’ ed ora sto vivendo. Che dire? Benedetta burocrazia!

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    1. bravissima... io ho lasciato Italia figli una marea di amici a circa 65 anni pochissimi soldi in tasca e sono andata a vivere alle Canarie in Italia avevo un B&b una stanza in realtà ma lavorava a ritmo di Rock,..mia sorella può seguire mia madre ultra novantenne . io poi dalle Canarie puoi vedere i miei articoli su Gozo in cui vivo ora...dono andata a Malta e da Malta a Gozo la mia isola felice via dalla moda inutile dal consumismo. quello è per quelli che stanno sulla ruota dei criceti...e girano e girano e girano. qui pochissimi soldi sempre ma gioia . sì chiama così nella loro lingua l'isola della gioia. mare. forte violento vero .. scogli. energia..semplicità
      vita . Ti auguro una vita di emozioni!

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  2. Complimenti per l' articolo, mi è piaciuto molto soprattutto nelle conclusioni, hai espresso con la massima semplicità il concetto che anche sewcondo me andrebbe applicato alla vita: per cercare un senso occorre lavorare su se stessi alla ricerca di felicità, e la felicità la si ritrova solo nel moneto in cui la si cerca. Anch' io come te sono un licenziato, e un po' mi sento anche un "piccolo vendicatore" del sistema in cui viviamo, perché ad esempio ho sfruttato disoccupazione con licenziamento per giusta causa, invece di dare dimissioni in bianco,soffrendo alla grande e facendo io stesso soffrire i colleghi per un breve periodo, insomma ho messo in pratica tutto quel che potevo "prima", quando ancora ero nel sistema, per poter essere libero dopo, ed essere felice nel ricercare la tanto agognata felicità.

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  3. Secondo me la felicità sta nelle piccole cose, in un buon bicchiere di vino, in un piatto di pasta fatta in casa, in un buon sigaro, nel piacere di fare le cose con lentezza, insomma in tutto l'opposto di quello che vogliono farci credere!

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  4. La domanda delle domande, quella per cui l'umanità si è inventata le religioni, il matrimonio, la filosofia, la metafisica...senza arrivare ad alcuna risposta certa.
    Non a caso esiste la fede in qualcosa di esterno a noi :))

    La verità è molto più semplice, e l'ha ben illustrata Francesco nel suo articolo.
    Siamo solo una delle tantissime forme di vita nell'universo, e abbiamo forma umana, ma intrinsecamente la nostra vita non conta assolutamente nulla e non più di quella di un lombrico.
    Siamo noi umani a dover attribuire un senso alla nostra esistenza per poterci alzare la mattina facendo cose per lo più assurde e senza senso, il che è assai ironico.
    Fare delle cose senza alcun senso nel disperato tentativo di dare un senso alla vita.
    Raccapricciante.

    La mia filosofia di vita è sempre stata che dal momento che sono qui me la devo godere a più non posso, è un mio diritto sacrosanto e nessuno me lo toglie o mi convince del contrario, ma devo anche vivere in modo responsabile e senza fare del male a nessuno, almeno non consciamente e volontariamente; da quando vivo in campagna, sono vegana e ho abbracciato uno stile di vita minimalista ho capito che il mio senso era questo, vivere di pochissimo e salvare animali da morte certa.

    Ognuno dà alla vita il senso che preferisce, peccato che nella maggior parte dei casi non coincida affatto con l'essere felici. E nella mia esperienza personale di viaggiatrice nel mondo, avendo conosciuto tantissime persone, ho riscontrato una costante assai particolare: nessuno, tranne un paio di eccezioni, mi ha mai risposto che il diritto alla felicità è un diritto insito nella vita stessa, non solo umana ma anche animale. Tutti mi hanno sempre risposto che nella vita devi lottare, soffrire per dimostrare che vali e che meriti, ma soprattutto che vuoi davvero qualcosa.
    Tutte cazzate!! Schemi mentali e comportamentali da schiavi e da masochisti programmati per credere che ti devi guadagnare tutto con sacrificio, quando invece tutto pioverebbe dal cielo come deve se solo l'umanità sapesse andare oltre il proprio naso e avesse fiducia in se stessa avendo compreso chi è realmente.

    Il senso della vita è liberazione totale dall'inganno della vita stessa.

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  5. Buongiorno a tutti, io mi trovo in una fase 0 nella vita cioe non ho nulla, ho dovuto lasciare moglie e una bambina di quasi 3 anni per cercare lavoro.
    Adesso mi trovo al estero aiutato da un amico per vedere se possiamo mettere in piedi qualcosa.
    Tante volte mi passa per la mente il suicidio, ma non lo faccio per il desiderio di rivedere la mia bimba.
    Io ho constatato che arrivato a questo punto 0, sei costretto per forza a fare qualcosa se vuoi uscirne altrimenti cosa fare??? Anna dice tutte cazzate, puo essere, ma fino ad ora niente mi e piovuto dal cielo! Se dovessi veramente fare quello che voglio dovrei prendere e camminare per strada senza meta, e vedere quello che succede.

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  6. Io penso che la felicità la si raggiunge solo quando si smette di seguire la vocina del proprio ego che è quello che vuole che ascoltiamo anche il sistema,perché l’ego vuole sempre di più non si accontenta mai.quando impareremo a vivere in armonia con il mondo che ci circonda allora avremo finito di soffrire.Anna secondo me parlava di opportunità da cogliere non di stare seduti su una sedia ad aspettare la soluzione dei problemi.se siamo predisposti a ricevere le opportunità si creeranno sempre e per tutti

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    1. Meno male che ogni tanto c'è chi sa leggere in profondità quello che scrivo e lo comprende...ma va bene così, questa roba non è per tutti.
      Hai detto bene Valerio, l'ego va sempre controllato e addomesticato più di un animale perché altrimenti diventa un mostro insaziabile che distrugge la vita delle persone.
      Più anima e cuore, purezza di intenti e ogni porta si schiude per "magia"...:))

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  7. Felicità, per me, è vivere delle proprie passione. Anche un lavoro, seppur in casi abbastanza rari, può essere una passione (scrittore, regista, cantante, ricercatore...). L'importamte, oltre alla salute, è non alzarsi la mattina incazzati neri per via della consapevolezza di dover fare qualcosa che odiamo.

    Pietro

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  8. caro Francesco seguo da qualche mese il tuo blog e trovo spesso spunti interessanti. io e il mio compagno siamo la classica coppia con figli in cui il lavoro di entrambi pare essenziale, e per il momento rimarremo così, però mi rendo anche conto di quante cose potremmo cambiare se solo fossimo meno consumisti...di quante cose inutili abbiamo bisogno forse solo per riempire dei vuoti e sentirci "amati" dagli altri...io ho un po' rallentato "grazie" alla maternita ma lui lavora dalla mattina alla sera, ci vediamo poco e spesso è stanco...butta i soldi e la salute in sigarette perché è stressato...spesso gli dico se spendessimo meno...potremmo anche lavorare meno...

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  9. Ciao, io sono un ingegnere elettronico, anzi non sono, ho studiato da... ho sempre pensato quasi tutto quello che scrivi, sono consapevole che, comunque, é una scielta in qualcbe modo egoistica, nel senso che vivere così per tutti é praticamente impossibile: si perderebbero molte delle cose buone che il progresso capitalista ha portato, penso ad esempio alľ accelerazione data al progresso scientifico; ammesso poi che si riuscisse a livello nazionale nel creare una società davvero libera, ci si esporrebbe ad attacchi da parte di nazioni coloniali che non permetterebbero mai la sola esistenza di un esempio di civiltà aliena alla loro. Dicevo, con le mie conoscienze e non di meno la voglia di sporcarsi le mani, sono riuscito da solo a sistemarmi casa, ho arredato economicamente, creato un bel giardino e ľ ho dotata di un impianto fotovoltaico ad accumulo da 3.5 kW, ho staccato le utenze non fondamentali come tel. fisdo usando cellulari a tariffa a consumo, e ponti radio per la connessione internet. Volevo chiederti e suggerirti di indicare altri utili consigli per arrivare il piú vicino possibile alľ autosufficienza energetica. Pensavo ad esempio nello sfruttare ľ acque di un pozzo per i servizi di casa e magari renderla potabile. Kit di analisi fai da te si trovano a prezzi ragionevoli... non so, hai qualcosa da suggerire? Anche per il riscaldamento, non vorrei utilizzare legna...

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