Essere Soli Quando si Vive Senza Lavorare

emarginazione
vivere nella solitudine
Se c'è una cosa che ho imparato da quanto mi sono licenziato per vivere libero, è che essere soli è una condizione complicata da affrontare, ma che se va presa nel verso giusto può essere una vera e propria benedizione.

In questo articolo vorrei spiegare come affrontare la solitudine, ovvero come trasformare questo sentimento negativo in qualcosa che ci permette di trarre felicità. Non si possono cancellare gli aspetti negativi dell'essere soli, ma si può convertirne qualcuno a nostro vantaggio, imparando moltissimo.




Perché sono solo


Oggi sono solo perché ho scelto di vivere senza lavorare. Questa condizione a molti può sembrare idilliaca: ogni giorno fai ciò che desideri, non hai nessuno che ti comanda, lo stress, il cattivo umore non esistono ed in effetti ho scelto questa strada proprio per ricercare la libertà e la felicità, ma non sono tutte rose e fori. Tralasciando la precarietà economica che mi obbliga a stare sempre molto attento alle spese, l'altro aspetto da tenere in considerazione è la solitudine. Sì perché tutti, naturalmente, sono al lavoro, per cui le giornate si susseguono prevalentemente nel silenzio e nella compagnia di me stesso. Non disponendo di molti soldi non posso certo andare tutti i giorni al cinema, a teatro, al bar a prendere l'aperitivo o fare altre attività che richiedono l'uso del denaro. E anche se fossi ricco con chi andrei se tutti stanno lavorando? Chi lavora passa il tempo con gli altri, certo, sono persone con cui non abbiamo scelto di stare, ma ogni tanto qualcuno di simpatico c'è e comunque essere impegnati per 8/10 ore al giorno scaccia la solitudine.

Ecco quindi che con il tempo ho capito che essere soli è una situazione che va governata, presa per le redini e girata a nostro vantaggio; prima di capire insieme l'approccio che va adottato per non soffrire di questa condizione è però importante fare un passo indietro e affrontare la paura della solitudine, una brutta condizione psicologica che va subito risolta, per non ritrovarci con le mani legate.

Non avere paura di essere soli


Le scelte che facciamo ogni giorno devo essere scelte libere, purtroppo però per molti di noi non è così. Esiste infatti una forma di condizionamento legata alla paura di rimanere soli, che può anche essere tradotta in venire esclusi o emarginati.  In parole povere evitiamo di comportarci in un certo modo o di fare e dire certe cose perché abbiamo paura delle conseguenze, ed in particolare abbiamo paura di non andare a genio agli altri, quindi ritrovarci soli. Viviamo nel timore dell'isolamento perché pecchiamo di fiducia in noi stessi, abbiamo paura di apparire strani o di ferire gli altri e per questo non ci comportiamo in modo naturale, ma cerchiamo di omologarci al pensiero della massa. Banalmente molti di noi evitano di dire quello che pensano o di prendere posizioni forti per non generare conflitti e rischiare di essere emarginati.

Questa condizione ci rende infelici perché viviamo una vita di finzione e privazione, ci teniamo tutto dentro, non diamo sfogo ai nostri pensieri e questo, a lungo andare, è estremamente deleterio. Quando ho aperto questo blog avevo molto timore di dire quello che pensavo sul lavoro e sulla società dei consumi; questo timore derivava dalla paura di essere giudicato male dagli altri e quindi essere emarginato.

L'altro motivo per cui temiamo la solitudine è legato allo stile di vita che la società moderna di impone. Da un lato, essendo ormai solo dei consumatori, per vivere abbiamo necessità di fare parte della società. La maggior parte delle persone non sarebbe in grado di sopravvivere autonomamente coltivando, allevando e autoproducendo, e questo ci obbliga a far parte di un gruppo. Essere soli, a livello di subconscio, viene visto come un rischio per la nostra vita e per questo temiamo tale condizione.

La società, inoltre, abitua le persone a vivere in modo passivo cioè a trascorrere il tempo facendosi intrattenere da qualcosa di esterno. Pochissimi sono attori protagonisti della loro esistenza, cioè fanno qualcosa che li intrattiene. La maggior parte è solo spettatore di eventi attraverso la televisione, la radio, lo sport, il teatro o internet. Questo è il motivo per cui abbiamo sempre bisogno di qualcuno o qualcosa che catturi la nostra attenzione. Il gruppo di persone che incontriamo al bar, al lavoro, a scuola, la domenica in chiesa o allo stadio, le incontriamo proprio per questo bisogno, perché siamo disabituati ad intrattenerci da soli, a compiere attività autonome che ci diano soddisfazione. In poche parole non bastiamo a noi stessi e per questo abbiamo paura di rimanere soli.

Questi sono i motivi per cui abbiamo paura di essere soli, un timore che lavora a livello inconscio, ma che, se ci pensiamo, è in buona parte ingiustificato. La solitudine è una condizione naturale dell'essere umano, la consideriamo un male solo perché è la società in cui viviamo a farcelo credere. Possiamo essere soli e felici oppure possiamo sentirci soli, il che è molto diverso: dipende solo da noi.

La buona notizia è che si può capovolgere tutto questo a nostro vantaggio semplicemente cambiando punto di vista perché, come spesso accade, le cose assumono significati diverse a seconda di chi le interpreta.

Per approfondire: Come Smettere di Sentirsi Soli



Nella solitudine puoi pensare

solitudine

Essere soli significa avere a disposizione molto tempo per sé stessi; se impariamo a vivere questi momenti, non come un problema, ma come un'opportunità di riflettere sulla nostra vita, allora ci ritroveremo con un grande e inaspettato dono. Può sembrare una sciocchezza, ma chi vive travolto dagli impegni difficilmente ha il privilegio di godere di un po' di pace dove ritrovarsi solo con i propri pensieri. Chi non è mai solo probabilmente non riesce nemmeno a comprendere l'importanza di pensare, ma se non lo fai rischi di andare avanti a testa bassa senza capire dove stai andando, cosa stai facendo e perchè.

Questo non è un privilegio da poco; la nostra vita è fatta di piccole scelte quotidiane e il nostro futuro ne è la conseguenza. Siamo abituati a credere che solo grandi eventi o grossi stravolgimenti cambino la vita delle persone, ma in realtà sono le piccole decisioni quotidiane che, sommate, costruiscono il futuro. Chi ha la fortuna di poter trascorrere del tempo da solo può riflettere sulle piccole scelte e quindi avere un futuro migliore, non dettato dal caso (come per la maggior parte delle persone), ma dalla ragione. I guai e i problemi sono decisamente minori se riusciamo a trasformare il nostro sentirci soli in preziosa pianificazione del futuro.



Meglio soli che con le persone sbagliate

essere soli

Una delle situazioni tipiche di chi soffre di solitudine è la disperata ricerca dell'attenzione altrui: ci sentiamo emarginati dagli altri, che non ci chiamano o ci scrivono e per questo cerchiamo di fare di tutto per farci tenere in considerazione. Accade che scriviamo o telefoniamo a tutti perché abbiamo il timore di essere lasciati soli, di non venir invitati alle feste, ai compleanni o alle uscite del sabato sera. Tuttavia, se un gruppo di persone non ci considera, difficilmente lo farà in futuro, per questo è probabile che ogni nostro tentativo sia vano. Ci possono essere molti motivi per i quali non riusciamo a socializzare o integrarci in un gruppo, motivi che possono dipendere da noi o dagli altri, ma non ha molta importanza: ciò che va compreso è che stare con persone che non ci vogliono ci fa solo sentire più soli!

Quando ho scelto di vivere lontano dalla società ho anche scelto di non interagire più con alcune categorie di persone, questo perché sarebbe stato un rapporto falso e non avrei mai potuto (e voluto) far parte di quel gruppo; mi avrebbero sempre emarginato per via dei miei valori. La cosa più conveniente da fare, per non essere più soli, è quella di tagliare i ponti e crearsi delle nuove relazioni con altri. Questo passaggio ci permetterà anche di comprendere se la motivazione della nostra emarginazione è il nostro modo di porci o l'incompatibilità con alcune categorie di persone, e lo scopriremo osservando come si sviluppano le nuove relazioni che stiamo costruendo. La cosa importante da fare, nelle nuove relazioni, è non diventare paranoici, non interpretare ogni assenza o messaggio tardivo come un segno di nuova emarginazione. Restiamo rilassati e viviamo serenamente il rapporto con le poche persone che vogliono veramente stare con noi: meglio un unico vero amico che tanti rapporti superficiali.



Nella solitudine puoi essere te stesso

emarginati

Essere sé stessi è un privilegio per pochi. Ognuno di noi, per come la società è strutturata, recita ogni giorno la sua parte. È inutile che ce la raccontiamo, al lavoro, a scuola, in chiesa e in moltissimi altri contesti ci comportiamo seguendo le regole imposte alla società, ma noi non siamo realmente così. Le persone pensano cose che se dicessero ad alta voce comprometterebbero la propria figura, hanno tremendi scheletri nell'armadio, progetti e speranze future che (per convenienza) non condividono con nessuno. Se pensate di non essere così, allora perché al bar vi comportate in un certo modo e con il vostro capo in un altro?

Quando ho iniziato il mio percorsi di cambiamento non potevo dire quello che pensavo altrimenti sarei stato subito licenziato e per questo mi sono emarginato sempre di più. Inizialmente soffrivo questa condizione, ma in seguito ho scoperto che stando solo potevo essere me stesso e condividere i miei pensieri solo con chi mi capiva veramente.

Quando siamo soli con noi stessi ci comportiamo nel modo più naturale possibile, siamo persone vere, facciamo solo ciò che vogliamo, questo perché siamo lontani dagli occhi di chi ci giudica. Portare una maschera è stancante e non è psicologicamente sano, alla lunga diventa deleterio perché significa dare agli altri il potere di giudicarci, di influenzare non solo il nostro comportamento, ma anche il nostro stato d'animo. Essere soli, in questo senso, è il modo migliore di vivere secondo la nostra natura, e va apprezzato.

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Il tempo è un nostro alleato

il tempo di chi è solo

Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, l'unico che non può essere comprato attraverso il denaro e la gente lo butta al vento. Quando lavoravo non avevo tempo per me stesso, oggi invece, nella solitudine ho trovato tutto il tempo di cui ho bisogno per dedicarmi ai miei progetti! C'è una caratteristica comune tra tutte le persone che nella vita hanno realizzato grandi cose, ovvero l'aver dedicato moltissimo tempo ai propri sogni. Una persona può anche essere geniale, ma la genialità non vale niente se non c'è un impegno costante e una grande forza di volontà. Per realizzare i propri sogni non è necessario essere capaci o perfetti, bisogna solo essere costanti!

Essere soli significa avere la rara opportunità di poter utilizzare bene il proprio tempo, impiegarlo per portare avanti con impegno un progetto e fare cose straordinarie. La maggior parte delle persone non realizzerà mai nulla di cui andare fiera perché non sanno stare sole con i proprio sogni; cercano di occupare tutto il tempo libero perché da sole non sanno cosa fare, vanno al bar, guardano la televisione o scorrono ossessivamente la timeline di Facebook. Impariamo ad utilizzare la solitudine come risorsa, un prezioso contenitore di tempo libero che diventa nostro alleato nella realizzazione di progetti che molti ritengono impossibili. I traguardi che raggiungeremo colmeranno il vuoto ora occupato dal senso di solitudine.

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Conclusioni


Amo molto la solitudine, nell'essere soli si comprende che non abbiamo realmente bisogno di stare con gli altri per essere felici, anzi, ci sono esperienze che è preferibile vivere in solitaria. Una di queste (quella che preferisco) è andare in montagna al mattino preso, camminando con il mio ritmo, ascoltando i suoni della natura, fermandomi quando voglio e lasciando che il tempo passi senza preoccuparmene. Non devo per forza parlare, dire cose interessanti o essere simpatico, devo solo essere me stesso.

Non abbiamo necessariamente bisogno degli altri, anzi, quando si è soli si comprende quali sono le persone che realmente contano per noi, quelle che ci mancano e per le quali vale la pena spendere il proprio tempo. Anche se la società etichetta la solitudine come un male, in verità essere soli è una vera e propria cura dai folli ritmi a cui siamo sottoposti, permette di avere tempo per sé, di pensare a ciò che stiamo facendo e perché lo stiamo facendo, di raddrizzare la nostra vita e farla andare nella direzione che desideriamo. Infine, solo quando siamo soli possiamo essere noi stessi e seguire la nostra natura: fare ciò che sentiamo di voler fare è sempre la cosa giusta, perché significa essere liberi, e la libertà porta alla felicità.

15 commenti:

  1. Francesco,
    il sistema in cui viviamo tende ad isolare automaticamente tutti coloro che non si adeguano alle scelte della massa. Chi, come me, non ha la tv, facebook, whatsapp, non segue il calcio e specialmente non vive il lavoro come una missione, anzi vive per mezzo dei suoi interessi, viene immediatamente isolato.
    Anche la moglie ti preferiva quando eri un giovane manager rampante con l'automobile costosa ed anche se non te lo dice in qualche modo te lo fa pesare.
    Tuttavia, credimi, soli si sta benissimo basta guardare la situazione con un certo distacco.
    Fred

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    1. Beata solitudine,isola benedetta,canta Battiato.Verità poetica

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    2. Ho commesso sbagli peggiori, ad esempio aver sciupato gli anni migliori della mia vita come schiavo di questo Stato, creando un'azienda, dando lavoro a circa 15 persone e via dicendo. Meno male che sono rinsavito, meglio tardi che mai... ma quegli anni non me li ridara' nessuno.

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  2. I latini dicevano " solitudo sola beatitudo", la solitudine è l'unico vero stato d'animo che ti rende te stesso,per tutti i motivi che hai elencato. Da non confondere con l'isolamento, che è l'esclusione da rapporti o contatti con l'ambiente circostante che purtroppo è proiettato al consumismo. La bravura di ogni individuo sta proprio nell'essere integrato, amare ed essere amato dal maggior numero di esseri umani senza essere schiavo del sistema. Un abbraccio Max

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  3. Sempre articoli interessanti e provocatori che scuotono il pensar comune

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  4. Vero. solo che i progetti nei quali ci possiamo voler impegnare, in molti casi, hanno senso per la presenza di altri, di un "pubblico" al quale li proponiamo. Oppure i nostri progetti sono quelli che potrebbe avere un eremita, e dei quali ogni effetto si perderà con la nostra fine? Non credo fosse questo che voleva dire Francesco - ma forse è meglio chiarire il punto

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  5. Articolo molto lucido e realista che condivido.

    Nella mia esperienza, ci sono cose che a 40 anni e passa non puoi e non vuoi barattare con la pace interiore che il non far parte del sistema ti procura (oltre a mille altri lati positivi), e l'essere fedele a me stessa restando autentica è per me fondamentale.
    Non ho esitato a dividere la mia strada da quella di persone che si dicevano mie amiche ma poi non si sforzavano nemmeno di comprendere il mio punto di vista, e con cui ormai non viaggiavo sulla stessa lunghezza d'onda.
    L'età insegna quanto il tempo sia la risorsa in assoluto più preziosa che ci sia stata donata, e dobbiamo utilizzarlo bene avendo intorno le persone e le energie giuste!
    Per questo dopo due mesi di una nuova esperienza all'estero ho deciso di tornare a casa mia, a vivere di nuovo con pochissimi soldi. Una parte di me voleva sperimentare di nuovo la vita lavorativa, l'altra parte riteneva quest'idea una totale follia e un insulto ai valori che ho coltivato in tutti questi anni.
    Il non lavorare come la massa e sganciarsi dal paradigma corrente è un processo irreversibile che nessun desiderio (che peraltro non ho, e ne vado fiera) per alcun bene materiale o piacere effimero può fermare.
    Stare bene con me stessa viene per me prima di qualunque altra cosa, e ho anche capito che un paio di progetti che volevo finanziarmi non devono necessariamente uscire da casa mia perché non ho alcun interesse a che altre persone giudichino la mia creatività in bene o in male, non do al mondo questa importanza, e continuerò a creare per mio puro diletto, poiché non cerco nulla di duraturo o che resti dopo di me, tranne appunto l'anima che so di essere.

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    1. Apprezzo molto il tuo discorso ma x vivere senza lavorare bisogna kmq avere una rendita o kmq una piccola base economica,tu come ti auto sostieni?

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    2. Ciao Dario, faccio lezioni private, lavori di breve durata che non richiedono le 8 ore canoniche o che se anche le richiedono, sono appunto brevi o stagionali, poi mi occupo di sbrigare commissioni per conto di familiari che per ragioni di età o salute non possono sbrigarsele da sole. Sono una che risparmia molto non avendo appunto desideri di oggetti materiali, acquisto solo ciò che mi serve davvero e quindi diciamo che ho sempre le spalle coperte per i tempi di magra. Faccio questo da anni e mi va bene così, non intendo cambiare il mio modo di vivere, ciao

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  6. Bellissimo articolo, complimenti!Io ho sempre vissuto la mia vita in compagnia ma negli ultimi anni ho avuto l'esigenza di avere sempre piu tempo per me, ho dato sempre maggior peso alla qualità del tempo più che alla quantità!Ora andando avanti ho voglia di frequentare sempre meno persone, vorrei mantenere alcune amicizie che stimo ed eliminarne altre, ma questo purtroppo non sempre è possibile in grandi comitive!So che isolandomi mi mancherebbe il non poter andare ad un concerto con un amico, il non potermi fare una birra con qualcuno, tu come hai risolto questa cosa? la solitudine la apprezzo per tante cose ma poi ogni tanto sentirei il bisogno di sfogarmi in qualche mia passione, e questa necessiterebbe di qualcuno con cui stare! La tua scelta poi è molto difficile anche dal punto di vista affettivo, in quanto il 99% delle ragazze non appoggerebbe mai una scelta come la tua e lascerebbe il partner all'istante, perchè purtroppo pensano solo ai loro interessi, quindi immagino che la tua donna sia la tua fotocopia in tutto, sennò sarebbe stato tutto più difficile!Io approvo la tua scelta di vita e condivido molte cose che dici, ma credo che la piu grande fortuna sia trovare un complice in tutto questo, cosa che purtroppo io non sono riuscito a trovare in quanto mi sembrano tutti diversi da me!

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  7. Forse siamo com quel matto che guardando fuori dalla finestra del manicomio esclamò: "accidenti quanti siete li dentro!".

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  8. Questo è il miglior post sulla solitudine che abbia mai letto ( e ne ho letti tanti in passato, credimi ) .. Tanto di cappello ad una persona che nei momenti bui -già anni fa, da quando lo scoprii, nei momenti in cui cercavo delle risposte per una vita alternativa ( 2012/2013 in primis ) - è spesso ( se non sempre ) riuscito a rincuorarmi, spronandomi ad aver fiducia che "si, si può fare" 😊

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  9. Apprezzo questa tua apertura. E' vero i primi tempi un'esperienza di vita come la tua può spaventare ed è bene che si sappia a cosa si va incontro. Complimenti un ottimo articolo su cui ragionare prima di intraprendere un cammino simile.

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  10. Non si è mai soli fino in fondo...Come diceva Aristotele “l’uomo è un animale sociale “...non possiamo vivere completamente al di fuori della società. Condivido però quello che dice Francesco, il tempo è la grande risorsa “perduta” dei nostri tempi. La valorizziamo soltanto quando ci viene sottratta dal lavoro. Meglio rinsavire e usare il tempo per porsi delle domande ristabilendo quell’equilibrio triturato dalla routine giornaliera “lavorativa”. Un caro saluto Simone

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