Lasciare il Lavoro e Tornare ad Essere Liberi

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Se è una di quelle giornate nelle quali non ce la facciamo più e vorremmo lasciare il lavoro per sempre, allora questo articolo fa al caso nostro. Partendo dalla mia esperienza vedremo insieme quelle che sono oggi le possibilità di abbandonare per sempre il nostro impiego, abbracciare la "libertà volontaria" e riuscire a vivere senza lavorare.

Dedicheremo un po' di spazio alla comprensione di quegli aspetti negativi che questa scelta porta con sé e di come affrontarli, perché quando si prendono decisioni controcorrente, è necessario essere preparati al peggio.



Non è normale


Non è normale vivere ogni giorno della propria vita come automi, macchine che si svegliano al mattino presto, vanno tutto il giorno a produrre e rientrano quando è buio. Questa non è vita è una condanna, ed è per questo che sentiamo dentro di noi un peso insopportabile. Ci hanno insegnato che questo è ciò che dobbiamo fare per campare, il modo "normale" di vivere, ma tanto normale non deve essere se così facendo siamo costretti a fare cose che non vogliamo. Lo dimostra il fatto che non siamo felici, che al solo pensiero di doverci recare ancora in quell'ufficio, negozio o fabbrica ci sale l'angoscia.

La prima buona notizia è che se non siamo sereni e sentiamo il desiderio di lasciare il lavoro, beh, non c'è nulla di strano, tutti prima o poi vivono questa crisi. I più indottrinati e piegati al volere del sistema non si risvegliano mai definitivamente, sono parte integrante del meccanismo e non realizzano veramente che se non cambiano qualcosa saranno per sempre oppressi e infelici. Il loro cervello è stato così ben riprogrammato che non c'è spazio per "strane idee", tornano presto a quell'insensata produzione dell'inutile che chiamano lavoro, e a fare tutto quello che il sistema gli dice di fare: bere le birrette al bar, fumare, comprare i gratta e vinci, borsette da trecento euro e guardare il calcio in TV. Il sistema li ha addomesticati e loro fanno tutto quello che deve essere fatto, senza porsi domande, anche se sono cose stupide, che impoveriscono o fanno morire di cancro a quarant'anni.

Alcuni però hanno uno spirito diverso, non si danno per vinti, iniziano ad informarsi, a capire cosa possono fare per lasciare il lavoro e ben presto scoprono la seconda buona notizia: esiste un'alternativa, un modo diverso di vivere, migliore, che permette di essere liberi e felici. Sì può fare, si può lasciare il lavoro, vivere senza dover soffrire ogni singolo giorno ed entrare a far parte di un gruppo ristretto, ma allo stesso vastissimo, di migliaia di persone che in tutto il mondo hanno scelto di essere diversi.

Questo articolo serve ad introdurre a quella che definiamo "libertà volontaria", una presa di consapevolezza della condizione di follia collettiva in cui la società ci proietta, seguita da una serie di azioni concrete che permettono di lasciare il lavoro e vivere per sempre liberi.

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1) Imparare ad essere diversi

mollare tutto

L'avventura che stiamo per intraprendere, la lunga strada che ci porterà a lasciare il lavoro e tornare liberi, richiede lo sviluppo di alcune doti particolari. La più importante è certamente la capacità di accettare la condizione di "diversi" come motivo d'orgoglio e non di vergogna. Le persone sono così ben addestrare dal sistema che non riescono ad accettare chi non ne segue le regole. Il sistema le ha istruite per combattere il "diverso", perché questa è l'arma più potente: essere umani che, tra di loro, si emarginano ed etichettano vicendevolmente. I controllati che diventano controllori. I diversi, cioè coloro che scelgono di vivere in maniera alternativa, devono avere qualcosa che non va, probabilmente sono pazzi scriteriati, strani e forse pericolosi. Se la regola è che tutti dobbiamo lavorare, chi lascia il lavoro viene visto come fallito o perdente. Se la regola è che dobbiamo spendere, chi non spende è tirchio (non attento risparmiatore).

Siamo pronti a questo? Siamo pronti ad incrociare gli sguardi di chi pensa che siamo dei fannulloni, dei parassiti della società, a farci parlare alle spalle e a perdere la stima e talvolta l'amicizia di molte delle persone che frequentiamo?

Quando ho scelto di lasciare il lavoro non ero pronto a tutto questo, immaginavo sarebbe successo, ma non credevo che tutti avrebbero iniziato a parlarne e le persone si sarebbero letteralmente dileguate. Di buono c'è che sono rimasti gli amici veri e le persone care: meglio poche amicizie vere, che tante maschere.

Per approfondire: Imparare ad Essere Unici!



2)  Rinunciare alle cose

abbandonare il posto fisso

Quando si sceglie di lasciare il lavoro il primo problema è quello del denaro. Diffidate di chi dice che il denaro non è un problema, perché probabilmente è ricco di famiglia o comunque ha un bel conto in banca o delle proprietà messe a rendita. Chiunque abbia fatto la mia stessa scelta, cioè smettere di lavorare, sa che il denaro è una questione che va affrontata, ma niente paura, c'è una soluzione anche per questo.

La prima cosa da fare è realizzare che il 90% di ciò che acquistiamo non ci serve realmente e possiamo farne a meno. Pensiamo a tutte le scarpe che possediamo, alle decine di soprammobili che intasano la nostra casa, a tutto il cibo precotto, preconfezionato, surgelato, alle bevande o ai dolci che acquistiamo al supermercato. Da questo momento in poi facciamo un esperimento: ogni volta che stiamo per acquistare qualcosa chiediamoci se ci serve realmente, cioè se senza di essa non potremmo vivere. Scopriremo ben presto che possiamo tranquillamente non comprare mai niente, ma anche non andare mai a fare l'aperitivo, al cinema, al ristorante, che possiamo evitare di comprare riviste, giornali, sigarette, di prendere il caffè e la brioches al bar, di pagare la Pay-tv, di spendere uno stipendio per un nuovo telefonino e molto altro.

La questione quindi non è "come vivo senza soldi" perché se non compri niente ti basta un terzo del tuo stipendio per campare. Ciò che va compreso è se siamo pronti a vivere in questo modo.

Rinunciare a tutto come prerogativa per lasciare l'impiego deve essere motivo d'orgoglio. Bisogna comprendere che, queste, non sono rinunce, ma azioni intelligenti. Bisogna realizzare che, se crediamo che tutto ci serva, è solo perché è il sistema a dircelo attraverso le pubblicità, che sono ovunque. Quella costosa borsetta firmata o quel nuovo capo d'abbigliamento non siamo noi a desiderarlo, è il sistema che prima ci ha targettizzato usando le informazioni sensibili che lasciamo ovunque, e poi ha insinuato in noi quel bisogno.

In questo meccanismo siamo vittime, manichini senza cervello che si fanno condizionare sotto ogni aspetto, anche quello dei gusti e dei desideri, perché quel bisogno prima non lo avevamo, non è "naturale" è artificiale, infilato chirurgicamente nel nostro cervello attraverso i messaggi subliminali che passano in TV, radio, internet, riviste ecc.

La trappola da evitare è credere che senza quelle cose saremmo infelici. Non è così!  La felicità effimera che deriva dall'acquistare oggetti dura poco e per tornare ad essere felici dobbiamo acquistare ancora e ancora, sperperando inutilmente il nostro denaro. La vera felicità invece è (da sempre) lì che ci aspetta: lasciando il lavoro avremo la pace e la serenità, che non si comprano con il denaro. Potremo inoltre godere del tempo libero, della possibilità di riposare, di stare al sole a non far nulla e di dedicarci a ciò che desideriamo veramente, alle persone che amiamo e a noi stessi. Tutto questo porta ad una felicità molto più intensa. La felicità consolatoria e artificiale che ricercavamo acquistando verrà presto eclissata da un perenne stato di serenità derivante dall'assenza del lavoro, dall'assenza di inutili problemi, capi stressati, clienti pretenziosi e obiettivi impossibili.

Leggi anche: Come Vivere Ogni Giorno Senza Soldi



3) Guadagnare il giusto

lasciare il lavoro

Spogliati di tutti i finti bisogni artificiali, ora che non lavoriamo ci serve poco denaro per vivere, l'essenziale per mangiare, vestirsi e pagare le bollette. L'ultimo passo da compiere è quello di trovare una strada per guadagnare un po' di denaro, poco, il giusto che serve.

Ci sono molte opportunità di guadagno dopo che si lascia il lavoro, alcuni scelgono di trovare un impiego part-time verticale con alcune giornate di lavoro pieno e altre completamente libere. Altri si costruiscono una piccola rendita basata su ciò che amano fare. Questa è stata la scelta che anch'io ho intrapreso: ho lasciato il lavoro e ho iniziato a vivere facendo il blogger, lo scrittore, lo youtuber e producendo qualche band locale nel mio piccolo studio di registrazione. Guadagno poco e vivo con 500 euro al mese, il giusto per andare avanti e avere tutto il tempo libero che desidero. I più temerari scelgono strade coraggiose; vivono girando il mondo, facendo lavoretti saltuari, spesso in cambio di vitto e alloggio, oppure in camper o in un furgone riadattato. Tutti spendono pochissimo, ancora meno di quello che spendo io e sono felici.

Ma come si fa se c'è un imprevisto o se i soldi non bastano per arrivare a fine mese? Beh, se c'è una cosa che ho imparato in tutti questi anni senza lavoro è che quando sei in ballo balli, ti ingegni, fai ricerche, chiedi consigli e un modo lo trovi sempre. Siamo abituati ad avere la pappa pronta: lo stipendio ci solleva dal bisogno di pensare come andare avanti ogni giorno. Lasciare il lavoro però ci trasforma in persone più responsabili, consapevoli delle spese e capaci di ingegnarsi quando c'è bisogno. Non abbiate paura, siamo tutti più forti, furbi, ingegnosi e intelligenti di quello che crediamo, solo non siamo più abituati a farlo.

Un altro aspetto a cui siamo disabituati è vivere il presente. Quando si lavora si ha sempre la testa piena di preoccupazioni future o passate, dentro di noi c'è la convinzione che ad un certo punto questo supplizio finirà e arriverà il momento in cui torneremo sereni, ma non è così. Se lavoriamo la nostra vita sarà sempre un casino, una continua corsa senza respiro, un faticoso trascinarsi avanti schiacciati dal peso delle consegne e delle scadenze. Una volta abbandonato l'impiego si entra in una nuova dimensione dove quello che conta è solo ciò che stiamo facendo adesso, si realizza che vivere liberi adesso è più importante di avere la pensione a 70 anni. A quell'età potremmo anche morire felici perché abbiamo vissuto 10, 20, 30 anni al massimo, facendo tutto quando ancora avevamo l'entusiasmo, le forze e senza il rimpianto di non aver tentato.

Per approfondire:



Come si sta dopo aver lasciato il lavoro?

abbandonare l'impiego

In due parole direi che lasciare il lavoro è come partire in viaggio per terre inesplorate. Inizialmente ci si ritrova disorientati, non si sa bene come organizzare le giornate, ma lentamente si trova il proprio ritmo, un ritmo inevitabilmente lento, perché senza lavoro non c'è più motivo di correre. La mente si libera da tutto lo stress accumulato, si rasserena e sparisce la stanchezza, il perenne cerchio alla testa e l'ansia che ci accompagna quotidianamente.

Ad un certo punto, quasi d'improvviso, si realizza di essere entrati in una dimensione nuova, un po' come quando si sta in vacanza per lunghi periodi, che ci si dimentica tutto. I problemi diventano un ricordo lontano, ciò che prima ci sembrava essere di vitale importanza, ora risulta ridicolo. Si ripensa al proprio lavoro, a quanto stavamo male lì dentro e si realizza che ci preoccupavamo per cose stupide, scadenze, consegne, traguardi totalmente inutili, che sembravano importantissimi, ma erano sciocchezze. La vita è altro, ha un significato più grande ed è troppo preziosa per essere spesa rincorrendo gli inutili compiti che ci assegnavano ogni giorno.

Ogni tanto, nel bel mezzo del sogno che s'inizia a vivere dopo aver lasciato il lavoro, nella nostra testa si riaccende qualche vecchio automatismo inculcato dalla società dei consumi e non ancora totalmente debellato. Sentiamo l'eco del bisogno compulsivo di acquistare, soprattutto in inverno, poi, può accadere di sentirsi soli (sono tutti al lavoro durante il giorno) e ogni tanto ci agitiamo pensando "ma cosa sto facendo, devo essere impazzito, non ce la farò mai a vivere senza lavorare". Niente panico, la mente ha bisogno di un po' per adattarsi alla nuova vita senza lavoro, ai nuovi ritmi, priorità e valori. È solo una questione di tempo fino a quando non avremo trovato il perfetto equilibrio e la giusta condizione mentale.

Rimane il fatto che la vita di chi non lavora assume un sapore diverso, fin da piccoli c'è sempre stato qualcuno che ci ha impartito ordini: a scuola, all'università, al lavoro, ma adesso nessuno può più obbligarci a fare ciò che destiamo e questo è il più bel regalo che possiamo fare alla nostra esistenza.

Potrebbe interessarti: Quando ho Lasciato per Sempre il mio Impiego



Laciare il lavoro: come fare


Nell'articolo Come Licenziarsi Ottenendo più Soldi Possibile ho cercato di spiegare cosa conviene fare dal punto di vista pratico per lasciare il proprio lavoro nel modo migliore possibile. Consiglio di leggerlo attentamente e quindi di seguire la procedura per dare le dimissioni online, spiegata in questo video



Per  approfondire: Il Manuale per Vivere Senza Lavorare

Alcune risorse in inglese

 

 

Conclusioni


Ogni giorno ricevo sempre nuove richieste da persone che vogliono lasciare il lavoro e vivere liberi, la maggior parte è spaventata, ha bisogno di capire come fare, comprendere a cosa andrà in contro e nutre dubbi sulla reale possibilità di licenziarsi e viere senza lavorare. Più che altro vogliono capire come mettere in pratica la "libertà volontaria".

Questo articolo vuole essere un orientamento di base per tutti coloro che intendono lasciare il lavoro, non è certamente esaustivo perché la strada è lunga e serve tempo e pianificazione. Consiglio di seguire i link che ho indicato per approfondire ogni aspetto, capire come mettere in pratica tutte le chiacchiere che abbiamo fatto fin qui, perché oltre alla motivazione sono necessari consigli pratici da applicare alla nostra reale situazione di vita.

17 commenti:

  1. Caro Francesco, è tanto che ti seguo, sempre con rinnovato interesse. Mi dai sempre nuovi spunti, perché il tuo pensiero è di una originalità incredibile, proprio trattando temi noti, oltre che improntato ad un'etica ed una profondità di pensiero superlative, che così spesso oggi mancano. La mia situazione personale è tuttavia un po'diversa da quella che descrivi. Faccio lo psicologo per i bambini ed amo molto il mio lavoro, però la concorrenza è fortissima e le famiglie sempre più in difficoltà economiche. Ma andare a vivere in campagna per me vorrebbe dire un costo aggiuntivo per gli spostamenti, perché il lavoro è qui in città, e quello che risparmierei lo perderei negli spostamenti. Così non ho ancora deciso bene che fare..

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    1. Ciao Leopoldo. Mi mette un po' di ansia sapere che uno psicologo mi "segue" ;) Scherzi a parte penso che la chiave di lettura di tutto sia sempre come ci sentiamo. Non penso che sia sbagliato amare il proprio lavoro, anch'io amavo alcune cose del mio lavoro e mi è dispiaciuto lasciarle, penso si tratti solo di mettere tutto sulla bilancia e vedere da che parte pende. Non penso esista una situazione perfetta, di felicità perpetua intendo, e non credo riusciremo mai a crearla, ma penso sia giusto tendere a quella condizione, cioè quella dove ci sono più momenti di felicità che problemi (anche problemi pratici, come nel tuo caso)

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  2. Già ho scritto la mia una volta e non ho avuto risposta. Ci riprovo...
    io ci credo pure che acquistiamo tante cose inutili e che possiamo pure vivere con 500 euro al mese.
    Ma chi me li dà 500 euro al mese pur volendo lavorare? Dalle mie parti alle cassiere danno meno di 300 euro al mese per 10 ore di lavoro al giorno, se sei fortunato che ti prendono. L'alternativa sono i Call center. E i guadagni e le ore sono pressapoco uguali.
    Non mi parlare di hobby e internet... c'è una concorrenza spaventosa. Oramai ci sono più blog che zanzare d'estate.
    Tu ci sei riuscito come pure qualcun altro. Ma dovresti riconoscere che sono un po' casi rari... Perché nonostante l'impegno e il lavoro è molto difficile sfondare con un blog con questa concorrenza. Sei stato pure bravo a trovare una certa nicchia ma 7 anni fa forse era pure un po più facile...

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    1. Perchè prima di me nessuno aveva pensato di parlare di questi argomenti? Al tempo c'erano altri blog che parlavano di tante altre cose, e le persone s'interrogavano su che cosa trattare per avere un blog di successo, esattamente come tu ti interroghi ora. L'idea nuova c'è anche adesso, qualcuno la troverà, e quando l'avrà trovata ci chiederemo perchè non ci abbiamo pensato noi! E poi tra qualche anno diremo che al tempo forse era più facile, c'era meno concorrenza ecc.. Dico questo per dirti che una soluzione c'è sempre, un'alternativa esiste, ma questo non significa che sia facile crearla, anzi, è difficile e ci vuole impegno. Se fosse facile l'avrebbe già trovata qualcun'altro. Nessuno può dirti come fare, nemmeno io. Quello che posso fare è solo dare spunti, idee, motivare e aiutare a comprendere, ma poi ognugno ha in mano le chiavi del proprio destino. Mi spiace, mi piacerebbe avere la bacchetta magica e aiutarti, ma non funziona così :(

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    2. stai parlando di una cosa completamente diversa a quello che tu continuamente consigli...
      di idee nuove lo so che c'è anche adesso... ma per trovarle stiamo ai livelli di probabilità di una vincita al lotto!
      quello che tu consigli continuamente è diverso, tipo creare un blog delle proprie passioni... e quali sono? calcio, moda, film, viaggi... per ogni passione e anche per quella meno comuni esistono migliaia di blog, forum e anche siti importanti....

      se prendo ad esempio una qualsiasi passione meno comune, tipo collezionare trenini, 15 anni fa con un blog del genere e un po' di impegno avrei avuto probabilmente almeno un minimo di successo. valla a trovare ora l'idea nuova, ti ripeto hai le stesse proababilità di vincere alla lotteria.
      l'oramai tanto comune metodo: tua passione -> apri blog -> guadagna con adsense che ci illustri, oggi non funziona più ne con le passioni e neanche con le nicchie... puoi metterci tutto l'impegno che vuoi!

      ci vuole solo l'idea nuova e brillante.... e ripeto per l'ultima volta, quella non la trovi con l'impegno, ma principalmente con fortuna... e probabilmente ti arricchisce. per questo la paragono alla lotteria...

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    3. La fortuna non è qualcosa di totalmente alieno che precipita sul mondo piovendo a casaccio sulla gente. La fortuna è un Potere che va meritato, e assumere un atteggiamento così negativo e lamentoso è il modo migliore per allontanarla. Non era certo a caso che i Latini dicevano che "la Fortuna aiuta gli Audaci" ma corrispondeva a un sapere reale che oggi è andato totalmente perduto e relegato sotto l'ingannevole e comoda voce "superstizione". Oggi questa cognizione è rimasta solo nelle società sciamaniche nelle quali si sa bene che la Fortuna va propiziata con precisi accorgiementi, a cominciare dall'atteggiamento adatto.

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  3. Bellissimo articolo, e se inizierei ad essere risparmiatore accanito eliminando tutto dai fornelli del gas alla lavatrice, dico proprio tutto? Vivo da solo, tengo il lavoro di 8 ore che ho come ultimo ostacolo da eliminare? Che ne pensi francesco?

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    1. Cerca su questo blog l'articolo "Come Risparmiare 500.000 euro" lì puoi vedere fino a dove puoi arrivare se rispaarmi in modo estremo (come il sottoscritto) :D

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    2. *Se iniziassi.

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  4. Come dico sempre, i miei articoli preferiti :)

    Ovviamente d'accordo con tutto, ma personalmente dopo 8 anni di vita più o meno come quella di Francesco, ho deciso di ritrasferirmi all'estero e tornare a lavorare per un pò, mi devo finanziare vari progetti e viaggi, e poi andrò a fare delle cose che mi piacciono, per cui non credo che mi peserà, perché io prendo sempre tutto con molta filosofia, specie da quando ho raggiunto una certa età e determinate consapevolezze. A me ad esempio non dispiace affatto lavorare, perché non resto mai nello stesso lavoro per molti anni, mi prendo delle lunghe pause vivendo dei risparmi accumulati e poi ricomincio. Certo potrei fare come Francesco ma per ora non mi va, perché non vorrei fare la blogger e amo il contatto con altre persone, ho bisogno di uscire di casa anche per fare cose che so fare bene e non necessariamente 8 ore al giorno. Credo che il problema non sia il lavoro in sé, ma le ore e le condizioni di lavoro, oltre a doversi accontentare di lavori che non piacciono, in Italia intendo. In altri paesi c'è ancora molto margine di scelta, specie se si hanno dei titoli di studio e un percorso lavorativo eclettico e vario, cosa che in Italia viene invece vista come un voler oltrepassare dei limiti. Io ho una laurea in lingue e varie specializzazioni, e in Italia molti mi dicono che dovevo restare a fare l'insegnante, e che non posso pretendere di trovare un lavoro che so e amo fare a oltre 40 anni suonati...ah, come li compatisco! :)))

    Un giorno per forza di cose smetterò comunque di lavorare e vivrò di ciò che ho messo da parte e di ciò che coltivo e produco (come faccio gi quando vivo in campagna), per ora voglio girare un altro pò e chissà, forse riesco pure a vivere dentro un camper, voglio fare quest'esperienza prima possibile, e fare poi le mie scelte finali.

    La cosa più importante è sempre la libertà di scelta, che in Italia non ho mai avuto più di tanto, e che per me è vitale come respirare.

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    1. Ciao, per curiosità: in che paese ti trasferisci, che lavoro vai a svolgere e con quali modalità (tempi, contratto, stipendio)?
      P.S.= Apprezzo molto quello che hai scritto...

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    2. Ciao a tutti...ho apprezzato il commento di Anna e, se è possibile, vorrei chiederti delle informazioni. Anche io ho una laurea di primo livello in lingue da 9 anni, ma non ho mai potuto usare il titolo per lavorare perché pare non fosse mai sufficiente ( ovviamente ci voleva l'esperienza che nessuno vuole farti fare,competenze commerciali ecc) perciò sarei curiosa di sapere in quali ambiti lavorativi hai sfruttato il tuo titolo? E che tipo di lavori svolgi quando sei all'estero?
      Grazie,
      Giorgia

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    3. Rispondo ad entrambi, perdonate il post un po' lungo:

      Torno in Irlanda, dove ho vissuto per svariati anni fino a 7 anni e mezzo fa. Lì ho fatto lavori molto diversi tra loro : insegnante di Italiano per pochi mesi, poi Supervisor in un grande magazzino e poi ancora ho lavorato nel settore finanziario.

      Relativamente al vostro titolo di studio e alle vostre esperienze, in Irlanda avete molte scelte lavorative, di certo avere una buona conoscenza dell'Inglese è corsia preferenziale e titolo necessario per poter lavorare in aziende dove la paga di entrata attualmente mi dicono essere 1900 Euro, per loro neanche un granché, ma in una delle aziende finanziarie dove ho lavorato io tanti anni fa era di 1750 Euro, per cui anche se loro lamentano ancora una certa crisi, per noi è un sogno che si avvera.

      Vado con una lista che faccio prima:

      1) Tempi: full time di 8 ore (molte aziende offrono entrata in ufficio elastica in una fascia che va dalla 8 alle 10 del mattino. Chiaramente si esce dopo 8 ore dall'entrata). Part-time verticale e orizzontale possibili, spesso già richiesti nell'offerta di lavoro, altrimenti è bene specificarlo in sede di colloquio e vedere se ve lo concedono e quando (spesso dopo pochi mesi, dipende dal datore di lavoro)

      2) Contratto: sempre permanent (a tempo indeterminato) o temporary con possibilità di diventare permanent. C'è sempre un periodo di prova che varia dai 3 ai 6 mesi, poi se non ci sono problemi o la persona non lascia, il contratto diventa appunto permanent
      Alcune aziende ai miei tempi (credo anche ora) offrivano un periodo sabbatico non pagato con garanzia di rientro al proprio posto di lavoro, io ho fatto 4 mesi mi pare, poi sono rientrata senza problemi.

      3) Stipendio: già detto, ma dipende dal tipo di lavoro. In un negozio o ristorante si guadagna di meno ma le mance in alcuni ristoranti fanno un secondo stipendio, lo so perché avevo un paio di amici che non volevano mollare il lavoro da camerieri per le mance che prendevano. In hotel un receptionist di hotel 3-4 stelle parte dai 1800 Euro mensili. In azienda oltre 2000 Euro. Loro comunque ragionano sempre per stipendio annuo, nelle offerte vedete sempre ad esempio 22K, 25K, 30K (k=mila) e voi capite facendo diviso 12 quanto prendete al mese.

      E aggiungo:

      Disoccupazione garantita se venite licenziati (ahimé il contratto permanent non garantisce lavoro fino alla pensione lassù, basta che l'azienda decida una ristrutturazione dell'organico e siete fuori, ma gli ammortizzatori sociali funzionano alla grande) già da pochi giorni che ne fate richiesta, per cui di fame non morite.

      Giorgia, non so quali lingue tu conosca, ma a seconda del paese che dovessi scegliere di eleggere a tua nuova casa, studia benissimo la lingua del luogo e avrai un ventaglio di possibilità che in Italia ti sogni, e che spaziano dal turismo, al finanziario, alle scuole private ai negozi, e in Irlanda ad esempio se uno studia l'Irlandese può fare domanda per posti pubblici come biblioteche, polizia, insomma lavori del settore pubblico, ma bisogna prima superare l'esame scritto e orale di Irlandese appunto.
      Io sto valutando offerte nel settore turistico ma farò anche cose nel settore artistico, quando torno su prendo una decisione, l'importante ripeto è poter scegliere.

      Spero di avervi risposto, se avete altre domande chiedete, ciao!

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  5. Riuscire a risparmiare 500000 ti permette di vivere di rendita decisamente bene. Ad esempio: investiti per metà in Btp al 2% e l'altra metà in azioni ad alto dividendo scelte tra le migliori blue chip in momenti di calo(disinteressandosi poi delle oscillazioni dei titoli)con un rendimento medio del 4.5% Si avrebbe almeno una rendita passiva di 16000 euro all'anno.

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  6. Non capisco come si possa mettere sullo stesso piano l'abito firmato con una cena al ristorante, magari tra amici. Del primo me ne sbatto, ma la cena è un momento di piacere e di benessere e non può essere considerato inutile. Mah!

    Carlo

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  7. Molto interessante, ma la visione della vita di chi lavora mi sembra esagerata.
    Non tutti sono automi. Molte persone amano il proprio lavoro e non sempre un lavoro produce cose "inutili".
    Per esempio io mi occupo di libri e, amando i libri, adoro il mio lavoro.
    Vedo certi insegnanti (certi, non tutti!) che sono appassionati al loro lavoro. Così come certi grafici, medici, ricercatori, giardinieri, traduttori, psicologi...
    Insomma, non tutti i lavori fanno schifo solo per il fatto che sono lavoro.
    E poi non è che nel tempo libero tutti buttino via i soldi in sigarette, gratta e vinci o vestiti firmati. Anzi, sinceramente non conosco nessuno che faccia così.
    Io, la mia famiglia e i miei amici spendiamo i nostri soldi e il nostro tempo libero ad andare al cinema e a teatro, a fare sport in montagna (non in palestra!), a stare in mezzo alla natura, a fare viaggi a breve e lungo raggio, a leggere e studiare.

    Solo per dire che lavorare non vuol dire per forza essere automi senza cervello assogettati al sistema.

    Detto ciò, se davvero un lavoro ti fa schifo e ti rovina la vita, è certamente giusto lasciarlo.

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