Come Comportarsi con un Capo Aggressivo

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Ogni giorno centinaia di migliaia di persone si recano su posto di lavoro e ogni giorno hanno a che fare con capi che non sopportano, spesso incompetenti e non di rado nervosi, intrattabili e aggressivi.

Se abbiamo paura del nostro datore di lavoro e non sappiamo come comportarci, allora questo articolo fa per noi, perché qui analizzeremo il comportamento del tipico capo insopportabile, capiremo perché si comporta in questo modo e come possiamo affrontare la nostra situazione lavorativa per cercare di sistemare le cose e vivere serenamente.


Perché i capi si comportano così


La maggior parte delle persone non sa cosa vuole dalla vita, non pianifica il proprio futuro e opera scelte in maniera quasi inconsapevole, talvolta anche perchè non sa imposri, dire "no" o più semplicemente rinunciare. E' il caso della maggior parte dei datori di lavoro, che hanno ottenuto il loro ruolo non "puntando ad un preciso obiettivo", ma per una serie di coincidenze, situazioni "della vita" o casualità legate all'evoluzione di un'azienda. Questo lo vediamo tutti i giorni, persone inadeguate che vengono promosse o ultimi arrivati che ci scavalcano. Poi ci sono i piccoli imprenditori, che spesso non hanno la stoffa per esserlo, ma lo scoprono solo dopo, e si palesano incapaci di gestire le persone, le priorità, lo stress, l'incertezza, di avere rapporti onesti, chiari e che spesso non sanno come far crescere o mentenere prospera una realtà imprenditoriale.

Il problema è che dichiararsi inadatti ad un ruolo non è facile, quasi nessuno vuole fare marcia indietro, nessun datore di lavoro ammetterà di essersi messo in proprio con troppa leggerezza, perché questo significherebbe ammettere davanti a tutti il proprio fallimento. Accade quindi che, invece di fare un passo indietro, persistono nel loro ruolo, dando vita ad un ambiente di lavoro terrificante dove, non solo tutto funziona male, ma c'è continua tensione e talvolta aggressività.

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Anche se lo negheranno fino alla morte, la maggior parte delle persone con compiti di responsabilità rimpiange la serenità che aveva quando non doveva continuamente dimostrare di valere qualcosa per preservarsi il ruolo. Questa condizione porta i capi ad invidiare i suoi sottoposti, ad infastidirsi nel vedere che alle cinque escono dall'ufficio e vanno a "vivere", a considerarli dei fannulloni che fanno solo il minimo indispensabile e non hanno a cuore le sorti dell'azienda, come se vivere per lavorare dovesse essere lo scopo di tutti.

aggrssive boss


E' da questa condizione che nasce l'atteggiamento antipatico, indispettivo e talvolta offensivo dei datori di lavoro nei confronti dei dipendenti. Alle volte, soprattutto nelle grandi aziende, si aggiunge l'idea di essere persone migliori solo perché si ricopre un ruolo di potere, come se la vita fosse il lavoro, e per questo i capi si autoeleggono maestri di vita, si arrogano il diritto di offendere e trattare male i sottoposti, di riversare su di loro la propria rabbia, i propri problemi (anche privati), le proprie colpe e la profonda incapacità di gestire un'azienda o ricoprire un ruolo di responsabilità.

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Da dove iniziare per gestire un capo aggressivo


Il punto di partenza per affrontare un capo aggressivo è avere chiari alcuni concetti e ragionare su alcuni dati di fatto molto importanti.

  1. Il lavoro è un contratto, non una gentile concessione di un datore benevolo. Noi abbiamo bisogno dello stipendio come il datore di lavoro (o il nostro superiore) ha bisogno delle nostre competenze per mandare avanti la baracca. Nessuno può avere un'impresa senza dipendenti, altrimenti fa il libero professionista e si arrangia, ma dal momento che ha dei dipendenti (o dei collaboratori) significa che ne ha bisogno.
  2. L'educazione e il rispetto per il prossimo sono un valore imprescindibile. Se il nostro datore di lavoro è cattivo con noi, non ha giustificazioni. Potremmo anche combinare guai o non essere dei bravi lavoratori, ma trattare male o umiliare le persone è un comportamento sbagliato a prescindere. Chi non sa contenere la propria rabbia e comportarsi in maniera educata e pacata non dovrebbe ricoprire un ruolo di potere, perché tale incarico richiede doti di mediazione, comunicazione non violenta e dialogo.
  3. Il nostro datore di lavoro non è un maestro di vita e quindi non può permettersi di giudicarci per le persone che siamo. Anzi, è probabile che della vita ci capiscano di più le persone che hanno scelto di non sacrificarla nel nome di un'inutile carriera, ma questo è solo il mio pensiero. Ad ogni modo, se un datore di lavoro si atteggia a "il migliore di tutti" non significa che lo sia davvero.
  4. Anche se crediamo che un dirigente o un capo abbia chiara la direzione in cui andare o le scelte da fare, possiamo star certi che spesso, invece, brancola nel buio e prende decisioni sbagliate o prive di buon senso. Il fatto che non ci sia nessuno a "punirli" per gli errori che commettono e che quindi non ve ne sia evidenza, non vuol dire che siano perfetti.
  5. Tutti hanno dei punti deboli e anche se il nostro datore di lavoro (che ci tratta male e ci umilia) sembra essere su un trono inespugnabile, non significa che questa persona non abbia delle fragilità sulle quali si può far leva per capovolgere la situazione.

Penso fosse importante chiare questi concetti per far scendere il nostro datore di lavoro dal piedistallo su cui staziona e incominciare a comprendere che siamo suoi pari e che, per questo motivo, nonostante ci tratti male o ci incuta terrore, abbiamo voce in capitolo e possiamo far valere le nostre ragioni e i nostri diritti.

Come dobbiamo comportarci


La prima mossa da fare è essere a posto con la propria coscienza. Ok che trattare male le persone è deplorevole, ma dobbiamo essere noi i primi a comportarci in modo onesto e dare il massimo sul posto di lavoro: il lavoro deve essere conveniente per entrambi, altrimenti possiamo sempre licenziarci.

Se, quindi, siamo nella situazione per la quale veniamo trattati male anche se ci diamo discretamente da fare, dobbiamo mettere in atto alcune contromisure per cambiare la situazione.

datore di lavoro nervoso


Le persone aggressive si sentono a loro agio quando c'è aggressività e astio tra le persone, ma sono completamente incapaci di gestire le reazioni delle persone assertive e proattive. Cosa significa? Che se ad un atteggiamento aggressivo rispondiamo come se "l'attacco" non fosse mai avvenuto, chi ci sta di fronte si sente impotente perché la sua arma (l'unica che conosce) non ha effetto. Le regole da seguire per sortire questo effetto sono:

  • Quando veniamo aggrediti dal datore di lavoro, aspettiamo qualche istante prima di dare una risposta e immaginiamo che le parole del nostro capo ci passino attraverso come se fossimo invisibili. Evitiamo di prendere le cose sul personale e ricordiamoci dell'obiettivo che abbiamo (parlare di un progetto, prendere una decisione, fissare un appuntamento) e ritorniamo diritti sull'argomento. Parliamo tranquillamente sforzandoci di scandire bene le parole, non agitiamoci e restiamo (almeno apparentemente) tranquilli. Una persona aggressiva è spesso in cerca di un modo di sfogare la sua rabbia, rabbia che si porta dentro e che non ha nulla a che vedere con noi. Quello che gli aggressivi non sanno, però, è che la calma è contagiosa e rapportarsi con qualcuno di sereno fa diventare sereni anche loro.
  • Rispondere sempre con una domanda: quando si è in difficoltà bisogna ripassare subito la palla all'altro in modo da prendere tempo e/o sviare il discorso. Ad esempio, se il nostro capo ci dicesse: "Hai fatto un disastro con quel documento", anche se non fosse vero e volessimo controbattere, evitiamo, e rispondiamo: "In quali paragrafi in particolare ho commesso degli errori?". Teniamo presente che la conversazione può andare avanti con continue domande, obbligando il capo ad essere preciso, cosa che di solito, le persone aggressive, non sono, perché si inalberano subito e si fanno un'idea (sbagliata) prima di analizzare bene le cose. La cattiveria e l'aggressività si alimentano di altra aggressività, al contrario si placano quando non trovano qualcuno che le accolga.
  • Usare il linguaggio non verbale: Assumendo alcune posture e facendo alcuni movimenti possiamo intimidire l'altro a livello di subconscio. Questa tecnica è molto potente perché permette di attaccare in modo silenzioso e fare sentire a disagio una persona senza che ne comprenda il motivo. Fissiamo il capo negli occhi mentre parla, rispondiamo con una breve domanda seguita da un lungo silenzio (l'uso del silenzio è molto sottovalutato nelle conversazioni) in modo che si senta in dovere di rispondere e continuiamo a fissarlo. Appena inizia a parlare spingiamo il corpo in avanti, per esempio appoggiandoci al tavolo, e facciamo degli impercettibili movimenti laterali con il capo, come se dicessimo "no". Comportandoci così si accende un riflettore sul nostro datore di lavoro, lo si fa sentire sotto esame e (spingendo il corpo in avanti) si simula sicurezza e attenzione. Se il datore di lavoro inizia a fuggire lo sguardo o a fare qualche movimento ripetuto (muovere i piedi, le dita, le gambe a ripetizione) sarà il segnale che lo stiamo mettendo a disagio: l'aggressività cala quando le persone non si sentono a loro agio.

Con queste tecniche si riesce a contrastare l'aggressività altrui. Lo so che è comunque molto difficile lavorare in un ambiente dove si sta male e bisogna continuamente lottare per il rispetto, ma la chiave della sopravvivenza sta nell'osservare le reazioni del proprio capo e compiacersi nell'accorgersi di averlo spiazzato e di essere superiori ai suoi modi primitivi e impulsivi di comportarsi. E' lui che non sa gestire la rabbia, è lui ora che sta sul gradino più basso della scala, oggetto della nostra manipolazione, perché ha perso il potere di farci stare male.

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Cosa fare se le cose non migliorano


Questa è esattamente la condizione in cui mi sono trovato quando ho scelto di smettere di lavorare e iniziare ad essere padrone della mia vita. Lavoravo per una grande azienda di informatica dove ogni giorno le condizioni di lavoro peggioravano. Tutto questo (e ne ero ben conscio) era frutto del normale processo di crescita di un'azienda, dove le persone diventano numeri e quindi i diritti finiscono lentamente nel cestino.

In questo caso, quando la situazione è irrimediabile, o perché il nostro datore di lavoro continua ad essere arrogante e prepotente, o perché è una precisa direttiva aziendale quella di far sentire le persone come delle pedine facilmente sostituibili, occorre attuare il piano di riserva.

Quello che ho fatto è stato costruirmi lentamente un'alternativa, che nel mio caso ha consistito nel diventare un blogger e poi uno scrittore, uno Youtuber ecc. ma può anche essere la ricerca di un nuovo impiego, magari part-time, la possibilità di andare all'estero o di cambiare completamente vita e mettersi in proprio.

Questa strada è lunga, ma la forza di proseguire la si trae dal piacere che si ha nel coltivare di nascosto la propria strategia d'uscita (exit strategy) e quindi nel notare che il concretizzarsi di questa opportunità toglie gradualmente potere al datore di lavoro. Se possiamo andarcene allora ciò che il capo dice ci passa attraverso e si infrange sul muro alle nostre spalle, perché sono solo parole impotenti di chi, qualunque decisione prenda (anche licenziarci), non ci tangerebbe minimamente. Più cresce il nostro progetto, più piccolo e impotente diventa il nostro capo cattivo, come un cane che abbaia rabbiosamente, ma non può farci nulla perché è un chihuahua. E così la sua aggressività diventa quasi ridicola e il nostro piacere nel conoscere segretamente ciò che presto accadrà, ci rende forti e sicuri di noi stessi.

fuggire la violenza aziendale


Sono sempre stato convinto che questo sia il vero significato del concetto "Smettere di lavorare": puoi smettere di lavorare anche continuando a farlo, ma diventando così forte (economicamente e psicologicamente) da poter fare, dire e decidere quello che vuoi, perché la cosa più grave che ti può accadere è essere licenziato, ma visto che non hai bisogno di lavorare, la "forza" del tuo datore di lavoro è zero.

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Conclusioni


Le persone aggressive hanno problemi. Non conta il ruolo che ricoprono nella società: chi è aggressivo con noi ha un problema di vita, perché nessuno che sta bene è perennemente arrabbiato con gli altri. Questo è il punto di partenza per "affrontare" questa categoria di persone. Quando qualcuno mi attacca, verbalmente o anche qui, in rete, la prima cosa che penso è che dall'altra parte c'è una persona con problemi. Più che offendermi per ciò che dice o per come mi tratta, provo tenerezza e dispiacere nell'appurare che quell'individuo non è abbastanza forte da sapersi controllare e risolvere i propri problemi.

E' così che si adotta il giusto comportamento nei confronti di un capo aggressivo, ricordandosi in ogni momento che ciò che dicono gli altri è sempre un problema degli altri, e che la vera forza interiore, il superpotere che possiamo sviluppare, è quello di diventare trasparenti alle parole di chi vorrebbe farci del male, scaricando su di noi la propria rabbia. 


smetteredilavorare.it

15 commenti:

  1. Molto bello. Grazie

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  2. "Sono sempre stato convinto che questo sia il vero significato del concetto "Smettere di lavorare": puoi smettere di lavorare anche continuando a farlo, ma diventando così forte (economicamente e psicologicamente) da poter fare, dire e decidere quello che vuoi, perché la cosa più grave che ti può accadere è essere licenziato, ma visto che non hai bisogno di lavorare, la "forza" del tuo datore di lavoro è zero." - Centrato in pieno Francesco!

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  3. Mi piace quest'articolo perché le strategie a cui accenni sono applicabili a un po' tutti i rapporti interpersonali.Io ho smesso di lavorare perché sono in pensione ma devo dire che nelle tante scuole in cui ho insegnato ho incontrato diversi personaggi aggressivi (capi d'istituto) ma quelli da cui ho imparato qualcosa erano persone gentili e comprensive oltre che valide. Complimenti ragazzo ti seguo sempre con piacere! Margherita

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  4. Ho avuto la stessa esperienza e adottato gli stessi sistemi, e soprattutto non mi sono lasciata coinvolgere dalle incomprensibili strategie del capo. Con sicurezza, autocontrollo e un po di menefreghismo ho reagito ed ad un tratto tutto è cambiato, anche il suo comportamento nei miei confronti è diventato più rispettoso e calmo. In una parola : conviene reagire !!

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  5. Grande Francesco,mai come in questo articolo mi trovi d’accordo.ho vissuto la tua stessa situazione da tecnico informatico in un’azienda nata quando mi hanno assunto e con sacrifici e tanta passione portata in alto e poi arrivano manager da fuori di qualche multinazionale che trattano le persone come numeri e decidono che anche se va tutto bene le persone non allineate aziendalmemte devono essere costrette a licenziarsi.dopo 8 anni di lavoro e 2 anni di mobbing sto provando con tutte le mie forze a vivere delle mie passioni per non regalare più ad un’azienda non mia Natali capodanni Pasque e notti di sonno a qualcuno che appena gli gira decide della tua vita (economica soprattutto).apriamo gli occhi e cerchiamo di essere più solidali se no questo paese finisce peggio dell’africa

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  6. Molto bello interessante, è vero

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  7. Io lavoro con un capo-reparto aggressivo, che impedisce a tutti di avere contatti tra colleghi, purtroppo dobbiamo seguire delle macchine per 5-8 ore a turni, con lavorazioni ripetitive e per questo anche noiose, senza mai poter vedere o parlare con qualcuno, passo momenti molto frustranti. Ho provato a parlarne con il medico competente ma non è servito a nulla. Secondo te esiste qualche norma di legge che puo aiutarmi ?
    Grazie

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  8. Ciao Francesco,
    che brutti ricordi mi ha riportato alla mente il tuo articolo. Abbiamo un passato simile seppur con mansioni diverse. Se non lo avessi specificato, avrei pensato di aver lavorato nella stessa azienda... di esauriti. ;)

    Comunque un ambiente malsano in cui devi sempre difenderti, dove l'umanità si è persa alla fine ti condiziona, almeno nel mio caso. Quando ho chiuso quel capitolo della mia vita, tutto è migliorato. Sarà che l'energia negativa porta male e uscendo da certi ambienti ti sembra di respirare di nuovo.

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