Come Essere Veramente Ricchi

come fare soldi
la vera ricchezza
In quest’articolo non ho intenzione di spiegare, come ho già fatto in altri, come guadagnare denaro in maniera concreta, spiegherò invece cos'è la vera ricchezza e come raggiungerla. Ok, direte, guru del web che tutto sai, siamo pronti a sentire ancora una volta la tua solita predica sull'importanza del rapporto con gli altri e l’inutilità del denaro!

No. Questo è un articolo che ho scritto e riscritto numerose volte proprio perché non volevo dire le solite banalità, ma spiegare ciò che ho capito in questi anni trascorsi vivendo in un modo che la maggior parte di noi non credeva nemmeno possibile.

L’estate più bella della mia vita


Ricordo molto bene quel meraviglioso mattino d’estate quando, dopo gli esami di maturità, svegliatomi, sono rimasto sdraiato a letto, immobile, a fissare il soffitto per dieci minuti buoni. Era finita, avevo fatto tutto quello che dovevo fare e avevo davanti a me un’intera estate di libertà e divertimento. Sono rimasto lì a godermi quel momento di massima soddisfazione e totale assenza di doveri, ben consocio che la vita probabilmente non me ne avrebbe regalati molti altri. Quella sensazione fu una ricchezza dal valore inestimabile, avrei voluto non terminasse mai, catturarla e conservarla per sempre, perché probabilmente la vita che mi attendeva sarebbe stata un perpetuo obbligo e una costante fatica.

Se ci riflettiamo noi tutti nasciamo liberi, quasi tutti trascorriamo l’infanzia privi di preoccupazioni, abbiamo il tempo per noi e lo usiamo come vogliamo; poi, lentamente, il sistema ci ruba questa grande ricchezza, ci introduce nella società, ci obbliga a diventare via via sempre più produttivi, fino a quando non ci piega definitivamente la schiena e ci convince che per stare bene dobbiamo faticare tutto il giorno. Che assurdità: per essere felici dobbiamo essere infelici.

libertà


Ad ogni modo, qualche giorno dopo la fine degli esami, ho preso il treno e ho raggiunto gli amici di sempre in Calabria. Abbiamo passato un mese a fare festa, con cinque mila lire prendevamo una bottiglia di Terre Lontane e due pizze da mangiare con le mani. Qualcuno di noi è pure riuscito a rimanere senza soldi, ma era tale la ricchezza che stavamo vivendo, che la mancanza di denaro era solo un dettaglio. Poi sono tornato a casa e una settimana dopo sono partito per una Croazia da poco uscita dalla guerra e per questo povera di servizi, ma ricca di persone vere, pesce fresco e tramonti fatti apposta per baciare la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie.

Quando l’estate terminò e i primi freschi mi obbligarono a togliere le infradito, capii che tutta quella ricchezza, fatta di libertà, sole, amici, amore, emozioni e pace era giunta al termine; avrei iniziato l’università, poi il lavoro e chissà quanti altri doveri da adulto.

Annullamento completo


Quello che si verifica, a mano a mano che entriamo a far parte della società, non è solo la perdita della libertà intesa come possibilità di scegliere come vivere i nostri giorni, ma anche il totale annullamento delle emozioni. La forza travolgente dei sentimenti, la voglia di scoprire, conoscere persone, fare esperienze diverse, vivere avventure, persino piangere e innamorarsi sono tutti aspetti della nostra personalità che, a mano a mano che entriamo in società, appassiscono. Per me la prova sono le emozioni che ho vissuto quell'estate, mai più tornate, nemmeno lontanamente rivissute, almeno fino a quando non ho definitivamente smesso di lavorare.

Più ci omologhiamo al modo “normale” di vivere più si dissolve il lato appassionato, romantico e avventuroso della nostra persona. E’ come se i colori ci scivolassero giù dal corpo trasformandoci in cartonati grigi, privi sentimenti, capaci solo di eseguire ordini e assolvere compiti. E’ il lavoro che lentamente ci trasforma, che ad un certo punto entra così prepotentemente nelle nostre vite da diventare l’unica cosa che facciamo tutto il giorno. All'inizio è quasi emozionante; ambiente nuovo, persone nuove, è quasi come avventurarsi in un sentiero inesplorato che punta al centro della foresta, ma ben presto diventa il peso più grande che dobbiamo sopportare, dal quale non ci libereremo più.

Tutta la ricchezza di emozioni e sentimenti che abbiamo costruito durante l’infanzia viene gradualmente schiacciata dalla ripetitività del quotidiano. Smettiamo di sognare, di aspirare a fare qualcosa di grande e soddisfacente per noi, e diventiamo tutti uguali. Smettiamo addirittura di pensare: quando è stata l’ultima volta che ho pensato a ciò che sto facendo e perché lo sto facendo?

Sono così rari i momenti in cui veniamo baciati da un piccolo raggio di ricchezza emozionale, che non siamo nemmeno più capaci di viverle, quelle emozioni. Non siamo più capaci di sentire dentro il petto momenti meravigliosi come un tramonto mozzafiato sull'oceano, lo dimostra il fatto che non ci interessa godere di quella ricchezza, ci interessa solo immortalarla con lo smartphone e mostrarla a tutti su Instagram. Se la sentissimo, se ci facesse battere il cuore, la vivremmo senza pensare ad altro, ma purtroppo il cuore,  e la sua immensa ricchezza, ci è stato rubato dal sistema.

Smettere di lavorare


Smettere di lavorare è la cura, è il modo di riappropriarsi della grande ricchezza; quando l’ho fatto ho iniziato a sentire nuovamente i brividi e le emozioni, le stesse sensazioni che in quell'estate mi avevano cullato e reso così felice. C’è voluto tempo, è stato come riprendersi da una lunga malattia, ma un po’ per volta la ricchezza di quei sentimenti ed emozioni che non ero più in grado di provare, ha abbattuto il muro di serietà e tristezza che la società mi aveva costruito attorno, ed è tornata e riempirmi il cuore.

E' stato come ritornare adolescenti, me ne sono accorto quando, dopo tanto tempo, ho nuovamente sentito un nodo alla gola per una canzone d’amore passata in radio. L’ho capito quando ho iniziato a ricercare in modo insistente i paesaggi selvaggi e silenziosi delle mie Dolomiti. L’ho compreso quando la vista sconfinata dell’oceano, dal terrazzo della mia casa a Fuerteventura, ha riempito quell'assenza di emozioni che non ero stato capace di provare per tutti gli anni che sono stato schiavo del sistema. 

Quindi cos'è la vera ricchezza?


La ricchezza più grande, quindi, sono le nostre emozioni. Ritrovarle ci proietta in un tale stato di beatitudine da non sentire nemmeno più il bisogno di comunicarlo agli altri. Questo stato di completa serenità si crea solo ritornando liberi, ovvero smettendo di lavorare.

essere ricchi


Se ci pensiamo bene questo è il contrario esatto di ciò che facciamo nel quotidiano; le nostre vite sono talmente povere di emozioni (e quindi di vera ricchezza) che appena facciamo qualcosa di diverso dalla solita grigia routine, abbiamo bisogno di fotografarla e postarla sui social: “Guardate dove sono stato e quanto mi sono divertito, guardatemi, invidiatemi!”. Perché abbiamo questo bisogno? Beh, perché, non provando più emozioni, l’unica cosa che riusciamo a fare è sentirci importanti per la finta reazione stupita e ammirata degli altri. Questo però è solo l’urlo strozzato di chi cerca in tutti i modi di provare qualcosa, sostituendo le emozioni che non sente, con il mostrarsi, e si sente bene solo se qualcuno dice: “Bello!!”, “Ma dov’è questo posto???”, “La prossima volta chiamami!!!” cioè sentendosi al centro, ammirati.

E’ inquietante constatare che nel modo “normale” di vivere è la reazione degli altri è l’unica cosa che ancora ci fa provare qualcosa. Siamo così vuoti che è solo l'opinione degli altri a determinare quanto valiamo e quanto siamo felici. Così vuoti che abbiamo un continuo bisogno di ricercare la loro approvazione.

Se fossimo veramente ricchi, ricchi di emozioni intendo, basteremmo a noi stessi.

Il profondo senso di libertà e serenità e la ritrovata capacità di provare emozioni, che derivano da una vita libera, è talmente appagante e concreta che non c’è bisogno di qualcuno di “esterno” che confermi la nostra felicità con un “Mi piace”. Il comportamento degli altri nei nostri confronti perde d’importanza perché le emozioni che ora proviamo ci bastano. Gli altri parlano un’altra lingua, pensano in modo diverso e letteralmente vivono in un mondo diverso, fatto di ricchezze e valori e ormai opposti ai nostri.

Qualunque cosa essi dicano o pensino non ha importanza; anche per questo non sentiamo più il bisogno di condividere con loro la nostra vita. Per loro invece, additarci ed etichettarci come pazzi sconsiderati è solo un altro disperato modo di provare un sentimento che sia uno, l’odio, che è sempre meglio che non provare nulla.

Questa è la vera ricchezza: una vita che cammina con le proprie gambe, una felicità che esiste perché reale, quasi palpabile, fatta di emozioni che ora sentiamo veramente, assolutamente indipendente dalla massa. La vera ricchezza la sentiamo dopo aver chiuso gli occhi e preso un profondo respiro: mentre rilasciamo lentamente l’aria e riapriamo gli occhi, ci accorgiamo di essere esattamente dove vogliamo, facendo esattamente ciò che amiamo e provando quella serenità che ormai avevamo dimenticato.

Ogni tanto mi lascio andare in qualche articolo/racconto che non è la solita guida su come inventarsi un lavoro, investire, fare soldi ed essere felici, e spero che questi testi, meno impegnati e più riflessivi, abbiano comunque un valore, anche se poi non danno soluzioni pratiche.

L’intento è quello di usare le parole per trasmettere cosa si prova a vivere fuori da ogni schema, lontano dalle logiche malate del mondo che ci ha cresciuti. Non è facile, tanto che cerco di pesare ogni sillaba per trasmettere meglio che posso quello che sento… e spero di esserci riuscito.

Spesso il turbinio della vita moderna ci fa scordare l’importanza di essere capaci di provare ancora emozioni, emozioni che per molti anni il sistema mi aveva fatto dimenticare, perché se non provi nulla non c’è pericolo di ribellione ed esegui gli ordini così come te li impartiscono, senza discutere.

Si può tornare a sognare e provare quelle emozioni che forse credevamo fossero una prerogativa dell’adolescenza, ma che in realtà ci sono state strappate silenziosamente, lasciando dentro di noi un vuoto che è la causa della tristezza e dell’insoddisfazione che ogni giorno non possiamo fare a meno di provare.

smetteredilavorare.it

38 commenti:

  1. È un meraviglioso articolo che ti dà molto su cui riflettere. Per me che da qualche mese ho abbracciato (o almeno ci provo) un vita più "semplice" e sono sempre in costante (ri)evoluzione, le tue parole sono una fonte inesauribile di spunti e mi sento meno sola in questo mondo superficiale!

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    1. Ciao Cinzia, mi fa piacere che ciò che scrivo sia d'ispirazione, è il motivo per cui scrivo, per cui bene e buona fortuna per tutto!

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  2. Non ho letto tutti i tuoi articoli ma mi sbilancio dicendo che questo è il migliore.

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  3. Un articolo STUPENDO Francesco, davvero!

    Nella mia esperienza di vita, e ho oltre 40 anni, i momenti e i giorni più felici sono stati, e sono ancora quelli in cui non lavoro e non ho alcun bisogno di spendere soldi per divertirmi. Anch'io sono per lo più circondata da persone che non sanno assolutamente cosa fare della propria vita, che non hanno mai intrapreso, né mai lo faranno, un cammino spirituale importante e non sono connessi con se stessi, per cui a loro avviso il mio modo di vivere è assurdo e "reazionario". Loro vivono per lavorare e passare i sabati e le domeniche dentro centri commerciali a comprare montagne di abiti inutili che gli serviranno nei prossimi sabati e domeniche per andare a comprare altre montagne di roba inutile! Li osservo con un misto di compassione e stupore per il vuoto pneumatico che li caratterizza, e per la piattezza e la tristezza totale delle loro vite, che devono puntualmente dissimulare con aperitivi, cene, feste, incontri dove non ne vedi uno che sia uno che sorride, che parla con un altro, che ha voglia di conoscere, stupirsi, innamorarsi...NIENTE. Una zombitudine che la metà basta.

    Per fortuna nella vita ho sempre scelto se e quando lavorare, e non perché avevo chi mi manteneva, ma perché ho vissuto io dell'essenziale e quindi me la sono sempre cavata bene. Purtroppo dovrò ricominciare a lavorare per qualche tempo, perché mi servono soldi per portare avanti un progetto insieme ad altre persone per vivere senza lavorare, o meglio vivendo dei nostri veri interessi e passioni. Intanto non lavoro e me la godo comunque :)

    Questi articoli non sono chiaramente per tutti, come non lo è questo tipo di vita.
    E' sempre e solo questione di consapevolezza, e alla fin fine se uno vuole restare schiavo del sistema lo faccia, aiuta me e quelli come me a vivere la vita come vogliamo.

    Per chi non lo conosce ancora (MALE!) si guardi su youtube Silvano Agosti e il suo "il discorso dello schiavo".

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    1. zombitudine mi piace assai come termine :D Penso che la maggior parte delle persone siano semplicemente vittime del sistema: per alcuni è normale porsi delle domande e cercare di cambiare, per altri (sopratutto per educazione) è difficilissimo avvicinarsi a questi temi. Io spero sempre di aiutarne almeno uno a capire che un modo diverso di vivere esiste, certo non è facile e ci vuole molto lavoro, però chi vuole trova sempre un modo. Poi sta ad ognuno scegliere se provare o continuare come ha sempre fatto :)

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    2. Si, zombitudine, termine che non ho coniato io, piace assai anche a me :) Secondo me al giorno d'oggi si sceglie di restare schiavi e vittime del sistema, perché di siti di vera informazione ce ne sono a migliaia in giro per la rete, e nella vita reale ci sono sempre più persone che si stanno svegliando e sentono che ci sono parecchi conti che non tornano, che le notizie che vengono date dai media non suonano vere neanche un pò. Personalmente ho smesso di giustificarle e se vedo che quando faccio certi discorsi cercano subito di sviare o addirittura giocano la carta della derisione non avendo alcun argomento per controbattere, li mollo al loro destino. Ognuno di noi può salvare solo se stesso, e al massimo fare informazione come fai tu e molti di noi, chi vuol capire capisce altrimenti resta uno zombie, contenti loro...buon lavoro e buon ferragosto!

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  4. Bel racconto Francesco. Condividere un'emozione non è mai facile.

    Sto giusto organizzando un viaggio per la Croazia a settembre... Contempleró i tramonti emozionanti ;)

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    1. Allora, se vuoi un posto super, vai all'isola di Brac, di fronte a Spalato, e poi al ritorno fai l'interno e vai ai laghi di Plitvice! Buon viaggio cara!

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  5. E' chiaro...il lavoro dipendente (o chiunque lavori sotto gli ordini di qualcuno) non è emozionante.

    E' naturale che la libertà (cioè non essere "forzati" da nessuno nè fisicamente nè sentirsi forzati psicologicamente, ma questo vale anche in altri campi) sia la cosa più bella di tutte...

    Ad esempio qualcuno può pensare che oggi io sia libero e fortunato perché magari non ho nulla da fare in ufficio ed ho un posto statale, ma in realtà sono "forzato" a stare in gabbia....ehmmm in ufficio, altro che libero...uscirò da questa trappola?

    Dipende...se voglio emozionarmi sì, altrimenti boh...... ;)

    Comunque grande Articolo :)

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    1. Ciao Numerologo, hai proprio ragione, è difficile emozionarsi in un ufficio, grazie per le tue considerazioni!

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  6. Uno degli articoli più belli che holetto da quando ho iniziato a seguirti! Complimenti Francesco, non serve aggiungere altro,l'articolo basta da sè!

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    1. Ciao Simone! Sono sempre molto combattuto sullo scrivere articoli come questo, perchè sono sicuramente motivanti ma poi dal punto di vista pratico non è che aiutano molto... però se piacciono ne scriverò ancora! Grazie!

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  7. Ciao, non commento mai ma ti seguo assiduamente e condivido spesso i tuoi articoli con le persone a me più care perchè apprezzo sul serio le tue considerazioni ed il tuo modo di porti. Leggere ciò che scrivi per me è come leggere finalmente nero su bianco i miei stessi pensieri, che però io non sono in grado di esprimere così bene. Grazie!!

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    1. Ciao Nena, grazie perché condividi i miei pensieri, scrivi ogni tanto che è sempre piacevole ricevere un commento e rispondere (quando riesco) :)

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  8. Se passa quì un normale non può che prenderti per un pazzo, in alcuni casi come un terrorista marxista che vuole far crollare l'economia per un suo delirio di ognipotenza ahah un giorno sarò anch'io libero, mi sono veramente rotto u'cazz, tento di farlo capire agli altri ma niente oh, dicono " e poi come fai per mangiare? " tutti, la stessa stereotipata frase

    TNR

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    1. Eppure questo cosa del terrorista non è poi così lontana dalla realtà sai? Google considera alcuni dei miei articoli troppo rivoluzionari e non me li rende molto visibili... c'è censura anche su internet purtroppo :(

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  9. Interessante, ma ciò che scrivi non vale per tutti semplicemente perché non siamo tutti uguali. Io lavoro in proprio e ciò che faccio mi piace. Francamente, non passo i fine settimana nei centri commerciali a fare lo zombie, come ha detto qualcuno, e non è assolutamente vero che non ho più la voglia di innamorarmi o vivere avventure. Non tutti hanno la sfortuna di lavorare in fabbrica o in un ufficio, col capetto che rompe i maroni. Non generalizzare, plaese.

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    1. Smettere di lavorare significa vivere facendo quello che amiamo, se tu ami quello che fai allora non lavorerai un solo giorno della tua vita! ;)

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    2. Pensaci bene,è vero non hai un capetto da fabbrica che ti rompe da mattina a sera,soffermati un attimo e cerca di percepirne uno che ti comanda da una vita intera.Il re del mondo ti ruba la libertà dandoti in cambio un falso bisogno di stabilità e sicurezza.La nostra indole è quella dello schiavo,seppure con la costituzione del ribelle;espressione in cui si compendia l'oscillazione tra essere e il non essere.Arriveremo a capire che seppure siamo ribelli,siamo però ribelli con il fiato corto,incapaci di sostenere la nostra stessa ribellione.Ha ragione Francesco la libertà è il distaccarsi dal lavoro il quale ci viene presentato come un viatico di tranquillità.La Libertà è un cuore vivo ed in subbuglio perpetuo.

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  10. E se improvvisamente tutti smettessimo di lavorare? Torneremmo in brevissimo tempo a 50 anni fa quindi rinunceremmo ai cibi industriali ma anche alle materie prime che non potremmo produrre in autonomia (zucchero, cacao, caffe', banane, ....)e visto che ci siamo torniamo al baratto!!! e poi la questione di chi va a lavorare negli ospedali? negli ospizi nelle scuole? o torniamo alla sanità di 50 anni fa....non tutto il progresso è un male
    Secondo me dire non lavoro più x essere libero è troppo riduttivo, bisogna reimpostare e dare la giusta importanza al lavoro....
    FAI QUELLO CHE TI PIACE E NON LAVORERAI TUTTA LA VITA!
    Carlo

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    1. Guarda qui, un giorno ci ho pensato e ho scritto queste considerazioni, prova a vedere se ti sembrano sensate :)

      http://www.smetteredilavorare.it/2013/11/cosa-succede-se-non-si-lavora.html

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  11. Dai dire che non lavori non è esatto, già stare dietro un blog è impegnativo più hai la casa discografica da gestire e la casa vacanze che penso da sola non va avanti...
    Non è corretto nemmeno illudere le persone con false possibilità di risparmio se non hai soldi risparmi già perché non ne hai proprio di soldi... in sintesi quello che fai è davvero proporre illusione per le visualizzazioni

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    1. Devi aggiungere anche l'attività da Youtuber e poi da qualche tempo ho scelto anche di collaborare con dei ragazzi di una piccola cooperativa su alcuni progetti, per cui cose ne faccio tante! Sai però qual'è la differenza? In qualunque momento posso prendere e partire, andare alle Canarie, partire con il furgone e andare a fare windsurf sul lago, scegliere di stare 3 giorni sulle vette (mercoledì esce il nuovi video, non perderlo!) o semplicemente stare seduto senza fare nulla. In qualunque istante, se le cose non mi vanno, mollo tutto e faccio altro, perché nessuno mi può più dire cosa fare, e ricattare con uno stipendio o altri mezzi. Questo è ciò che si costruisce smettendo di lavorare, la libertà di scegliere, cosa che oggi quasi nessuno può permettersi.

      Chi segue questo blog sa che si tratta di questo, non augurerei nemmeno al mio peggior nemico di non fare nulla dalla mattina alla sera, cadrebbe in depressione in breve tempo.

      Sulla questione del risparmio, nei primi 10 anni di lavoro, vivendo come propongo, io e mia moglie abbiamo messo da parte più di 200.000 euro, e guadagnavo uno stipendio normale, da 1400 euro (la media iIstat è 1450). Con quei soldi ho costruito la piccola casa dove vivo, per cui il risparmio è una realtà che si costruisce giorno dopo giorno con l'impegno e la determinazione, ed è alla portata di tutti.

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    2. Allora non è corretto dire genericamente di smettere di lavorare, come fai sempre. Il messaggio ottimale, considerando anche che ci sono un sacco di giovani intenti ad intraprendere una carriera universitaria e lavorativa, è che l'importante è trovare, o costruire, un lavoro che ci piace.

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    3. è quello che c'è scritto nelle faq del blog.

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    4. Nelle FAQ ma negli articoli no, that's the problem! ;)

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  12. Grazie davvero Francesco.
    Arrivi puntuale in soccorso con le tue parole. Articolo molto bello! Mi trovo proprio in quel nodo che precede l'inizio del sentire di nuovo la libertà. Ci si sente proprio bloccati da una forza invisbile che però devi amare perché sai che ti costringerá al cambiamento. Ecco mi hai fatto comprendere che potrebbe essere una reazione normale di disintossicazione dalle droghe del sistema e a questo proposito ti chiedo se c'è stata una lettura particolare che ti ha sostenuto in questo periodo. E se ti va di condividerla insomma :)
    Ti ringrazio davvero tanto per la tua testimonianza!

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    1. Un libro che mi ha aperto la mente è "Il potere di adesso" di Edgar Tolle, non tanto per il discorso lavoro/libertà, che non vengono trattati, ma per l'approccio alla vita e a come si deve reagire a ciò che accade. Mi ha cambiato veramente il modo di ragionare e di pormi di fronte agli eventi, mi ha insegnato ad essere trasparente a ciò che prima mi infastidiva, a farmi passare tutto sopra e a comprendere che ciò che dicono e pensano gli altri è un problema degli altri :) Questo penso sia indispensabile per andare controcorrente in modo spedito e senza ripensamenti, quindi se non lo hai letto, te lo consiglio, lo trovi anche in biblioteca.

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    2. Perfetto, era proprio tra i libri che mi stanno richiamando in questo momento.. grazie per il tuo sostegno e per il tempo di vita che dedichi a far conoscere la tua visione, mai banale.
      Buona Giornata :)

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  13. Ciao Francesco, grazie alle tue parole, e a quelli di altri come te, che hanno scelto la missione di dare una svegliata a un po' di gente la mia vita ha preso una piega che non mi sarei mai aspettato... quando riuscirò nel mio progetto mi farebbe piacere condividere con te la mia storia... per adesso "Grazie"

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    1. Molto volentieri! Buona fortuna allora! :)

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    2. Una cosa che adoro degli utenti di questo Blog è che in moltissimi non parlano di "se riuscirò" ma di "quando riuscirò". Significa che la consapevolezza è nell'aria. E ti dirò di più... un catalizzatore come Francesco è un dono. Grazie.

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  14. Grazie Francesco. Ti seguo ormai da anni, condivido in pieno quanto hai scritto in questo articolo e sto cercando di realizzare il sogno di smettere di lavorare. Il mio percorso va verso una riduzione delle ore di lavoro. Ho in programma di trasferirmi al più presto in campagna e di dedicare tempo alle mie bambine e alla mia famiglia.
    Sto incontrando parecchie difficoltà, le tentazioni sono molte, ammetto che mi piace vestire con abiti firmati, a volte acquisto oggetti inutili. Ci hanno fatto il lavaggio del cervello ed è difficile uscire da certi meccanismi. L'importante però è conoscere la via.

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  15. Ciao Francesco, mi ha commosso leggere questo articolo. Sì perché mi ha acceso una lampadina interiore. Sono sempre stata uno spirito libero, è grazie a Dio non ho mai smesso di provare emozioni, mai! La mia persona si è sempre rifiutata con tutta se stessa di adeguarsi alla logica del lavoro/consumismo/sfruttamento. Per questo non sono mai riuscita a trovare un lavoro, nemmeno quando ne avevo proprio bisogno. Per me fino ad ora era una cosa non proprio bella, mi sentivo responsabile, invece no. Infatti ho trovato lavoro solo poi più avanti prima nella chiesa e poi nello stato dove il lavoro viene visto come un aspetto della vita e non la vita intera. Fino ad ora me ne facevo velatamente una colpa, ora sono più consapevole che in verità non ho mai voluto rinunciare alla vita... Bello!

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