Per Essere Ricchi non Bastano 3000 Euro al Mese

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Nella società in cui viviamo essere ricchi è un traguardo a cui tutti ambiscono; avere tanti soldi e potersi concedere ogni sfizio è universalmente considerata una posizione vantaggiosa, ma siamo sicuri che convenga veramente?

In questo articolo vorrei mostrare come non convenga possedere più denaro della media, soprattutto in termini di tasse e costo dei servizi perché, lo sappiamo bene, in Italia si paga in base a ciò che si guadagna e si possiede. Per come è configurata la nostra società è più conveniente avere pochi soldi.


Quanto ricchi possiamo diventare?


Il fulcro dell'intera questione è proprio questo: per quanto possiamo lavorare duramente e guadagnare molto denaro, che possibilità abbiamo di diventare così ricchi da stare economicamente meglio di chi sta sotto di noi nella scala sociale? Il dubbio sorge perché se decidiamo di impiegare tutto il tempo della nostra vita a produrre, sarebbe molto grave scoprire che siamo destinati ad essere ricchi solo sulla carta. I dubbi sono due:

  1. Che probabilità abbiamo di diventare così ricchi da non avere più preoccupazioni?
  2. Non è che le tasse che finiamo per pagare ci portano via tutto?

Sarebbe triste scoprire che non possiamo veramente arricchirci, perché vorrebbe dire che tutto il nostro impegno non ci farebbe stare meglio, e servirebbe solo a riempire le tasche di quei quattro nullafacenti e arroganti dei nostri politici.

Quello che cercherò di fare in questo articolo è proprio scoprire questo, perché in Italia ci sono centinaia di migliaia di piccoli o medi imprenditori che si rompono la schiena dalla mattina alla sera, si caricano di responsabilità e sacrificano la propria vita e la propria famiglia per l'azienda, ma poi vengono letteralmente depredati dallo stato e rimangono con lo stesso quantitativo di denaro di chi invece lavora molto meno, non pensa a diventare ricco, e dedica più tempo alla vita.

Ogni anno l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico studia la distribuzione della ricchezza in ogni Paese, compresa l'Italia: nell'ultimo rapporto ha stabilito che il 20% più ricco della popolazione detiene più del 60% della ricchezza. Questi sono i veri ricchi, ma sono pochi, mentre la stragrande maggioranza della popolazione considerata abbiente (il 60% dei benestanti) possiede solo il 17% della ricchezza. E' quindi evidente che i veri ricchi non sono molti, e che chi lavora e ha aspirazioni di ricchezza, è molto probabile che arrivi al massimo a questo "livello". Abbiamo quindi già risposto alla prima domanda, cioè lavorando duramente possiamo raggiungere una condizione più elevata della media, ma non possedere una enorme ricchezza, diventando tuttalpiù "quasi ricchi".

Ora dobbiamo rispondere alla seconda domanda: di quanti soldi stiamo parlando, cioè questo 60% di quasi ricchi quanto guadagna al mese? 


Quanto guadagnano i ricchi in Italia


In Italia la tassa sui soldi che guadagniamo si chiama IRPEF. Per chi non lo sapesse l'IRPEF funziona a scaglioni, cioè se guadagni poco lo Stato ti trattiene una percentuale relativamente bassa (es. il 23%) se guadagni tanto te ne trattiene una più alta (es. il 43%). Questa è la base di partenza per i nostri calcoli perché deve risultare chiaro che chi vuole diventare ricco deve essere pronto a pagare molte più tasse di chi rimane povero.

Tra i lavoratori la fascia più povera è quella che guadagna fino a 15.000 euro l'anno (cioè massimo 1250 euro lordi al mese). Se guadagnassimo 15.000 euro l'anno pagheremmo il 23% di tasse, cioè di quei quindicimila ce ne resterebbero 11550 cioè 962,5 euro al mese.

La stragrande maggioranza della gente che lavora duramente e si ritiene economicamente tranquilla fa parte del terzo scaglione IRPEF, ovvero chi guadagna dai 28.000 ai 55.000 euro l'anno. A questi guadagni si applica una tassazione del 38%. I quasi ricchi di cui parlavamo prima, cioè il 60% di chi viene considerato benestante, guadagna cifre vicine ai 55.000 euro, per cui lo Stato trattiene 17.220, lasciandogli 37780 euro, cioè 3148 euro al mese.

Chi fa parte dei quasi ricchi guadagna quindi più di 3000 euro al mese, che sono una bella cifra, circa 2185 euro in più della media, ma con queste cifre si è veramente ricchi?

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I ricchi pagano tutto di più e diventano poveri


Sommiamo allo stipendio del nostro “povero” tutte le agevolazioni di cui può godere e anche tutto il denaro che il ricco si trova a spendere, perché a tutti gli effetti quelli sono soldi che il povero non dovrà sborsare, e che quindi appianano la differenza (in termini economici) tre le due categorie di persone.

Nel nostro confronto, se consideriamo una famiglia media italiana (4 componenti) e un solo genitore lavoratore, il povero che guadagni 960 euro al mese ha diritto a 250,75 euro di assegni famigliari, per questo motivo la quantità di denaro reale a cui può attingere mensilmente sale a 1210,75 euro.

Chi guadagna meno di 25.000 euro ha diritto (per tre anni) a 80 euro al mese per ogni figlio, per cui dobbiamo aggiungere altri 160 euro, e siamo a 1370,75.

Una famiglia che guadagna meno di 1000 euro al mese deve sostenere una retta per il nido che si aggira intono ai 50 euro per figlio, mentre i ricchi pagano cifre più elevate, cioè vicine ai 450 euro. Se facciamo la differenza e moltiplichiamo per due figli dobbiamo aggiungere la bellezza di 800 euro, quindi un povero, non dovendo sborsare questa cifra è come se disponesse di 2170,75 euro al mese.

Aggiungiamo 25 euro al mese che può essere detratto dall'affitto se guadagniamo meno di 15.000 euro e i famosi 80 euro di Renzi per via dello stipendio inferiore ai 1500 euro al mese, che porta la cifra a 2275,75.
Arrivati a questo punto la differenza tra un ricco che guadagna più di tremila euro al mese e uno che ne guadagna meno di mille, si è già ridotta in una differenza reale di soli 872,25 euro mensili

ottenere denaro arricchendosi

Ovviamente si potrebbe obiettare che non tutti questi vantaggi si hanno per sempre, ad esempio i figli non andranno al nido tutta la vita, ma bisogna considerare che chi guadagna poco avrà agevolazioni sul costo del singolo pasto alla mensa della scuola, sull'acquisto dei libri scolastici, accesso agevolato alle borse di studio e alla retta universitaria. In questo calcolo poi non abbiamo considerato gli sconti sulle bollette, sulle tasse sui rifiuti, e il costo inferiore delle prestazioni legate alla sanità pubblica (banalmente anche il dentista) una percentuale della quale dipende proprio dal reddito.


Il sistema ha lo scopo di mantenerci tutti poveri


Insomma pare che in Italia diventare ricchi non rappresenti una grande convenienza, e questo è il motivo per il quale anche chi guadagna bene poi si ritrova a non avere mai a disposizione grosse cifre di denaro. La maggior parte degli imprenditori, se facesse due conti, si accorgerebbe subito che alla fine dell'anno si ritrova in banca cifre molto simili a quelle che guadagnano i propri dipendenti, anche se il loro stipendio è nettamente più basso, senza contare la mole di responsabilità, rischi e stress di cui si fanno carico.

Questa evidenza trova difficoltà ad emergere per due motivi: il primo è ché esiste una sorta di tabù sulle cifre che le persone guadagnano, cioè non parliamo mai con gli altri del nostro stipendio, il secondo è che guadagnare cifre elevate ci illude di essere benestanti, ma sulle uscite abbiamo molto meno controllo, per cui non ci accorgiamo di quanto questo "finto benessere" ci costa realmente. Il sistema è appositamente studiato per livellare le differenze e fare in modo che chi guadagna tanto finisca per pagare tutto di più e quindi essere ricco solo sulla carta, ma non nella realtà dei fatti.


Cosa conviene fare?


A questo punto è evidente che lo scopo del sistema non è quello di permetterci di vivere felici, ma di tenerci tutti in una condizione per la quale siamo costretti a produrre continuamente. Il meccanismo schiavizzante infatti funziona solo finché tutti produciamo, altrimenti collasserebbe su se stesso in pochissimo tempo. Più guadagniamo più denaro ci viene sottratto sia attraverso le tasse sia attraverso un costo più elevato per i servizi. Tutto ci spinge a perseguire la ricchezza, ci fanno credere che i ricchi siano felici e possano condurre una vita agiata, ma come abbiamo visto chi possiede più denaro non è migliore degli altri, è solo il maiale più grasso dal quale spremere più denaro.

Chi guadagna tanto vive in totale simbiosi con il proprio lavoro, trascura la famiglia, gli amici e anche se stesso, e la cosa triste è che lo fa per niente, perché finisce per pagare così tanto che poi rimane con in tasca lo stesso denaro che avrebbe guadagnato lavorando la metà del tempo e vivendo veramente la vita. 

tornare poveri, fermare l'inutile crescita


Certo esistono persone estremamente ricche, ma quelle rappresentano solo un'anomalia nel grande disegno generale, eccezioni che non sono un problema, perché l'unica cosa che conta è che la stragrande maggioranza degli individui continui a produrre e ad aspirare ad un ruolo di prestigio, a quell'aumento di stipendio o di grado sociale che gli permetta di guadagnare 100 in più, ignorando che 90 gli verrà sottratto, lasciandolo povero, esattamente come prima. Anzi, più povero di prima, perché dedicando tutta la vita al lavoro si sarà privato anche del proprio tempo. Il meccanismo sociale, con il pretesto di garantire un equilibrio nella ricchezza, non fa altro che mantenerci tutti in catene, spingendoci a sacrificare ogni cosa. 

Sullo stesso argomento: Cosa Serve Fare per Essere Famosi Oggi



Conclusioni


In questo quadro, quello che fa venire il voltastomaco è che chi comanda non è soggetto a questo ricatto; i nostri politici, infatti, hanno ben pensato di assicurarsi l'esistenza con il sistema dei vitalizi, così rimangono gli unici che possono vivere tutta la vita senza fare nulla.

Il vitalizio però siamo noi a garantirglielo, e più lavoriamo credendo di poter diventare ricchi, più loro intascheranno denaro senza muovere un dito, mangiando, bevendo ed ingrassando, mentre ridono e ci guardano faticare tutto il giorno, tutti i giorni della nostra vita.

A tutto questo è necessario ribellarsi e la ribellione si attua smettendo di produrre. Sono finiti i tempi delle manifestazioni di piazza e dei gazebi, la guerra oggi si combatte individualmente, smettendo di farsi prendere in giro e di sottostare a tutte quelle regole che sono state appositamente pensate per tenerci in gabbia. Lavoriamo poco, produciamo poco e usiamo il tempo per vivere; smettiamo di aspirare a diventare ricchi, le statistiche parlano chiaro, abbiamo poche possibilità di liberarci seguendo la strada del denaro, ma possiamo essere liberi oggi stesso, scegliendo di incamminarci nella direzione opposta. 

42 commenti:

  1. Grandissimo Francesco! Un post bellissimo da stampare in A0 e da appendere come il miglior quadro al mondo! Ciao. Giuliano

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    1. Grazie Giuliano, troppo gentile, spero sempre di scrivere cose utili :)

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  2. Ciao Francesco,
    come sempre ottimo articolo.

    I calcoli precisi che hai fatto parlano chiaro: ormai non c'è più tanta differenza tra "ricchi e poveri". Io credo che il sistema stia cercando di livellare il più possibile tutti verso verso una fascia media, perché più facile da controllare e manipolare.

    Ovviamente questo spostamento verso la fascia media è architettato attraverso la crisi.

    Quelli che guadagnano meno non si lamenteranno perché comunque non si trovano in mezzo a una strada e quelli che guadagnano tanto ma sono tassati di più, si riterranno comunque fortunati rispetto al resto della popolazione che guadagna meno e che riesce a malapena ad arrivare a fine mese.

    Fatto sta che tutte e due le categorie continueranno a lavorare per tirare avanti, in quanto convinti che sia l'unica via percorribile.

    Mi trovo assolutamente d'accordo con te soprattutto nella parte delle conclusioni, dove accenni al fatto che tutti dovremmo ribellarci singolarmente, ma purtroppo vedo che la stragrande maggioranza delle persone è rassegnata al proprio destino e non vede via d'uscita.
    Io, nel mio piccolo, mi sono svegliato e sto cercando di distaccarmi da questo modello.
    Spero che sempre più persone inizieranno a pensarla come noi.

    Ciao
    Pietro

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    1. E speriamo Pietro! E' una battaglia difficile...

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  3. Complimenti Francesco,
    si tratta di uno dei tuoi articoli che ho gradito di più!
    Da quando non desidero più "fare i soldi" ho molto tempo libero e vivo meglio e più serenamente!
    Speriamo che non tassino pure il tempo libero!
    Grazie
    Fred

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    1. Hey Fred, vedrai che troveranno un modo per tassare anche quello prima o poi, ma ci devono arrivare per gradi, perché è così che ci fanno deglutire le pillole amare, un po' per volta, così non ce ne accorgiamo :(

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  4. Concordo in pieno con l'articolo a livello teorico e sulle conclusioni che indichi, ma dal punto di vista numerico quacosa non mi torna, probabilmente perchè tu prendi in considerazione il funzionamento della tua regione che notoriamente ha un livello di welfare superiore alle altre. Ad esempio la sanità, come gli asili nido, in altre regioni questa differenza di costo tra "ricchi" e "poveri" non esiste oppure è minima. Detto questo, concordo comunque che ostinarsi a produrre e dedicare la vita al lavoro ormai non conviene piu, non tanto da un punto di vista prettamente economico ma proprio da un punto di vista della qualità della vita. Io personamente preferisco avere qualche soldo in meno ma piu tempo libero per me, e se per far tornare i conti devo rinunciare a qualcosa di materiale e quindi costoso.. no problem!

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    1. Sì è vero, le differenza nella mia regione d'origine sono più accentuate che nel resto d'Italia, almeno per quello che so, ma probabilmente ci saranno altri aspetti che ignoro.

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  5. Lavoro con un contratto di collaborazione da ben 13 anni per la stessa azienda. Mi hanno fatto credere che era un buon contratto che mi garantiva almeno la pensione. In realtà non ho diritto a nulla: no ferie, no malattia ecc.. Se poi dovessi andare in pensione oggi riceverei qualcosa come 20 euro al mese, a fronte di versamenti che vanno dai 5000 agli 8-9 mila euro all'anno. I sindacati mi hanno apertamente detto che in realtà sto lavorando in nero e lo stato è il caporale. Faccio notare che si tratta di una grande società. E' pur vero che lavoro presso il mio domicilio, ma so di persone che pur lavorando a cottimo hanno dei contratti più vantaggiosi. In realtà questi lavorano per piccole imprese, mentre le grandi hanno suon di fiscalisti e avvocati da potersi permettere di applicare i contratti che più sono convenienti per loro. Be' per farla in breve mi trovo costretta ad aprire la partita IVA perché sono veramente stufa di questo sfruttamento. E' vero che se lavori di più rinunciando alle feste, serate, nottate di sonno, ecc.., paghi molto, ma molto di più. I funzionari sanno di questa situazione ma non fanno niente. Quindi Francesco, è vero, la rivoluzione inizia dal singolo e non può essere altro che così. Bisogna mettere in discussione l'autorità e farsi delle proprie regole, per il buon vivere. Bell'articolo, come al solito. Complimenti.

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    1. Dice il Dalai Lama: impara bene le regole per infrangerle nel modo giusto :) Il problema della nostra società è che ci vendono ali che non ci fanno volare, ma ci piegano solo la schiena, il nostro compito è accorgercene e liberarcene!

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  6. Complimenti, è un'analisi molto sensata ed acuta tutti ci dovrebbero riflettere.

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    1. E sai cosa, ho l'impressione di aver dimenticato qualcosa, qualcosa che rende ancora meno accentuata la differenza tra ricchi e poveri... però non riesco a capire cosa -_-;

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    2. Forse tutte le spese di "apparenza" cui sei obbligato quando occupi posizioni di rilievo (abiti, vetture, accessori e gadget vari, ristorante...).
      Provato sulla mia pelle: anni fa mi avevano offerto un lavoro apparentemente ben remunerato, che però mi aveva obbligata a trasferirmi in una città più costosa della mia e a investire una cospicua somma nelle cose inutili elencate sopra. A conti fatti, ci avevo perso su tutti i fronti e ho rapidamente fatto marcia indietro.

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  7. Ciao Francesco, d'accordissimo su tutto, bellissimo e ahimè verissimo articolo. Oggi ho visto il tuo nuovo libro in libreria! Domani vado a prenderlo per il mio futuro all'estero! :)

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  8. Francesco, puoi controllare questo link che ho trovato sul tuo articolo? Lo hai autorizzato tu? Sarà cosa seria? Mah. Starei più tranquilla se tu verificassi di persona.
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    Spero in una tua risposta. Grazie.

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    1. Mah, non ho controllo sulle pubblicità che appaiono, per cui non posso garantirti che si tratta di cose serie o meno... purtroppo su questo aspetto posso fare poco, però nel dubbio meglio sempre non fidarsi :)

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    2. lascia perdere questi link che si aprono ormai pressochè dappertutto, sono uno specchio per le allodole e descrivono il trading in borsa come una lotteria in cui vinci sicuro (ed entrambe le cose sono false). per guadagnare costanti in quel campo ci vuole molta esperienza, studio, attitudine psicologica (e questa è fondamentale)

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  9. vedo che il mio commento non è stato pubblicato :(

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    1. Ma quale? Forse l'ho eliminato per sbaglio, riscrivilo che lo pubblico!

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    2. Ho sentito in un commento che lei guadagna cc €3000 al mese, ma volevo sapere se lei ha aperto la partita IVA (ho sentito che è molto complicato e nel primo anno si deve pagare €4800) e poi se non guadagna più di €5000 comunque si deve dichiarare tutto quelo che si guadagna. Ho solo una domanda: Come sa la finanza quanto guadagna ognuno di noi?

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    3. Aprire partita iva non è complicato e sì, in Italia è necessario dichiarare tutto quello che si guadagna, e su quei guadagni vengono trattenute le tasse, in modo proporzionale al reddito. Ma non è sempre necessario aprire partita iva per dichiarare ciò che si guadagna, ad esempio se si lavora e si percepiscono redditi extra, saltuari, che non costituiscono attività d'impresa e minori di 5000 euro l'anno, allora possono essere dichiarati come altri redditi nel 730 o nell'unico.

      La finanza, ma più che altro l'Agenzia delle Entrate, ha facoltà di fare qualunque controllo sul nostro conto corrente, per cui potenzialmente possiamo essere chiamati a dover giustificare ogni entrata (o uscita) in denaro che abbiamo percepito e non abbiamo dichiarato. In questi casi è bene ricordare che vige una regola che per farti capire chiamerò "presunzione di reato", cioè che se non siamo capaci di giustificare una somma in denaro che ci è stata versata e dare un valido motivo (a norma di legge) per cui non l'abbiamo dichiarata, allora siamo automaticamente nel torto e veniamo multati. Le multe sono salatissime.

      Questo è il motivo per cui il "nero", in Italia, viaggia attraverso il contante, perchè se non c'è una transazione telematica a dare evidenza dei soldi che qualcuno ha ricevuto, allora anche la stessa Agenzia delle Entrate, può fare ben poco per scoprire questi furbetti.

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    4. ora è molto più chiaro, grazie!

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  10. Lo dico da tempo ... ho scritto anche su questo blog un paio di osservazioni a riguardo qualche mese fa. Ip concordo in pieno ed è quello che faccio ... lavoro meno, abbasso il modello ISEE ... pago meno i servizi. Anche senza nido conviene, mio figlio frequenta la scuola elementare, se andasse alle medie avrebbe anche il rimborso dei libri scolastici. Paghiamo il suo apparecchio ai denti meno di 1500 euro invece che 5000. Credo che quello che ti sfugge Francesco possa essere quantum, credo che convenga sicuramente ridurre fino a 15000 euro, poi dipende dal modello ISEE e dallo stile di vita che abbiamo.

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    1. Probabilmente hai ragione, sotto i 15.000 c'è la maggior convenienza perchè l'altro scaglione credo sia i 7000 (poi vedremo con la prossima riforma Renzi) per molti inizia ad essere complicato vivere.

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  11. È un post molto bello e interessante sono cose che molti non sanno grazie, di tutto

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  12. URCA... mi avete convinto tutti....
    vado subito dal mio datore di lavoro e chiedo di ridurmi lo stipendio...
    che sciocco che sono stato ...e lui che mi proponeva aumenti e io che accettavo...
    Ma adesso glielo dico...tu mi vuoi dare di più per fregarmi..no no non ci sto...chiedo di guadagnare al massimo 15.000 euro lordi...e che cavolo farsi fregare perché te ne vogliono dare 45.000 netti...
    Tenere gli occhi aperti altrimenti ti fregano da tutte le parti...
    a proposito del tempo libero sono impegnato dal lavoro dalle 9 del mattino fino alle 18,00 quando ho necessità sto a casa senza problemi, sono direttore commerciale della mia azienda ma non perché sono fortunato ma perché mi sono guadagnato negli anni la fiducia dei proprietari e dei miei collaboratori creando un clima sereno in ufficio (sarebbe da approfondire ma...off topic) e ho numerosi interessi sono istruttore di krav maga e 2 volte la settimana insegno, gioco a tennis, corro nuoto e pedalo, mi piace cucinare e fare la spesa con cognizione, ho un campo di 1600 mq dove coltivo un piccolo orto, scrivo testi di canzoni, poesie, racconti, ho fatto cabaret, e tanto altro ancora.
    Anticipo la banalissima osservazione "e quando stai con la tua famiglia"?
    Mia figlia va a scuola ed esce alle 16,00 fortunatamente (dal mio punto di vista) le piace lo sport e arriva a casa verso le 18,30 a volte passo io a prenderla e comunque a quell'ora sono a casa, ma non voglio raccontare le mie giornate tipo che immagino interessino poco, io e le persone che amo ci frequentiamo e completiamo lasciando a tutti quanti gli spazi per i propri interessi.
    La conclusione è che in ogni campo la differenza la fanno le PERSONE e Francesco ne è un esempio ha scelto il suo stile di vita, guadagna facendo quello che gli piace fare, ma se domani guadagnasse 50.000 euro l'anno con la vendita dei suoi libri non credo che si dispererebbe dicendo "nooooooooooo sono diventato più povero...mi hanno fregato".
    Buon lavoro a tutti, che tutti possiate trovare il vostro "mestiere" e voglio farvi un dispetto, vi auguro di guadagnare molto di più di quello che attualmente guadagnate.
    ciao

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    1. Anche perchè i soldi dei libri sono tassati alla fonte, per cui sarebbero "quasi" 50.000 euro netti, ma il discorso di questo post è un altro :)

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    2. Già Elvezio ... davvero ottimo ... cioè se è ottimo per te allora va bene! Per me invece non andrebbe bene ... io lavoro dalle 8 alle 15 cinque giorni a sett in diminuzione ... e per 68 giorni lavorativi l'anno sto a casa. Ancheio figlio esce alle 16.30 da scuola ed io sono sempre presente per andarlo a prendere e... guarda! Anche lui fa sport e teatro e io sono sempre con lui, faccio il tifo, incoraggio, vivo gioie e dolori ... e non mi perdi neanche un secondo della sua vita ... prima di andarlo a prendere sbrigo due faccende a casa, per non doverlo fare con la famiglia. Poi il resto del tempo scrivo, canto, autoproduco anche per barattare ... e mi occupo anche dei poveri. Mio marito dalle 17 è sempre con noi e tra una pausa di lavoro e l'altra di cinque ore la mattina si sbriga altre faccende per noi e per altre persone che hanno bisogno. Abbiamo un reddito medio basso, ma non tornerei allo stile di vita di prima ... per mille euro un più al mese ... ovviamente al lordo delle tasse

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    3. Senza offese occhio a troppe certezze,clima in ufficio buono magari moglie arrotondato mancanze sentimentali fuori figlia ok in sport magari vuole solo untimo cellulare e uscire i veri valori non li dai con più soldi ma 1 dedicando inegando passioni 2 dando tempo i soldi per assurdo può lasciarli anche un nonno o zio d'America ma senza sapere che fare ,esempio noia Baretti discoteche donne piacentino eppoi?si sperpero e tutto riparte i soldi servono se uni li sa usare e ha interessi guadagnare 100 mila 0 50 mila non cambia nulla ora se mi dici tra essere medio o Bill Gates allora ha senso ma quando sei medio con una 2 casette anche ne avessi 4 (oltre a tasse a sfittiecc ecc cosa cambia oggi)vestiti no salute forse be ha più chi ha meno anche di pensieri poi la libertà

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  13. In Italia purtroppo sei costretto ad evadere.
    Perche mai se mi faccio il c..lo così e guadagno 100.000 euro all'anno ne devo dare tra IRPEF, IRAP, INPS quasi 60.000 euro ad uno stato che non sa gestire i soldi delle tasse. Che abbassino tutto ad un 30% e non ci sarà più evasione.
    Rino

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    1. Eh Rino, il fatto è che sono ben consci del fatto che la gente lavora comunque, per cui le tasse le tengono alte e poi ci danno i bonus per farci credere che siamo più ricchi e farci spendere di più...

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    2. Curva di Laffer, interessante:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_Laffer
      Fred

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  14. Mi è piaciuto molto questo articolo, hai evidenziato concetti che condivido.
    Credo anche che la maggioranza delle persone aspiri a fare carriera, più che per l'aumento di stipendio, per il potere che si ottiene. Per esperienza ti dico che queste persone in genere non hanno hobby, passioni o altro al di fuori del lavoro. Complimenti! Anna

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  15. Ciao Francesco, anch'io avevo scritto un commento un paio di giorni fa ma deve essere stato inghiottito dal profondo web :D No problem, lo riscrivo:

    Ottimo articolo, lo condivido in linea di principio perché anch'io ho deciso di vivere una vita negli ultimi anni in cui i soldi devono avere un'importanza del tutto marginale, non starò a ripetere qui come vivo avendolo già fatto altre volte, dico solo che sul lavoro la penso da sempre come Silvano Agosti, ovvero che dovremmo tutti, o per lo meno chi vuole, lavorare solo tre ore al giorno e poi dedicarci alla nostra crescita come individui e in senso spirituale.
    Ho vissuto e lavorato all'estero per oltre 10 anni e non ero felice di avere la vita fagocitata dalle ore di lavoro, e in aggiunta il tempo perso per raggiungere il posto di lavoro, e poi la spesa, le pulizie, weekend rovinati stando a letto malata per lo stress, e tutto per avere soldi da buttare in affitto e spese fisse!! adesso ho meno soldi ma vivaddio ho la cosa più preziosa del mondo, il tempo di coltivare i miei affetti, umani e animali, e dedicarmi ai miei hobby. Personalmente poi non ho mai creduto nella pensione; per me voler lavorare e ambire alla pensione significa non vedere l'ora di diventare vecchi, e io considero la vecchiaia e la pensione la morte della creatività e dell'essere umano come essere che si evolve, e sono pertanto felice di non aver mai pensato a costruirne una lasciando lavori che mi rendevano infelice e avendo imparato a godermi veramente la vita e lavorando negli ultimi anni solo il minimo indispensabile per avere i soldi che (purtroppo) mi servono per vivere. La vita almeno per me non è sicuramente nel lavoro e nell'omologazione, ma decisamente altrove.

    Ciao a presto!

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    1. Raffaele

      Sì Anna d'accordissimo con te ! La pensione sembra funzionare come de-attivante, come inibitore di desiderio di apprendere altro e quindi di fatto anticipa la morte, intellettuale per lo meno..
      Francesco: ottimo articolo come al solito, sì questa società sembra spingerci forzatamente ad un autosabotaggio del nostro stesso potere d'acquisto, nel senso che appena siamo leggermente più ricchi tendiamo a spendere di più e stupidamente in cose tutto sommato superficiali, vanificando quindi il surplus appena guadagnato... Ci diamo la zappa sui piedi ! Ma tutto questo grazie a condizionamenti più o meno evidenti. Dobbiamo smetterla di desiderare cose materiali, finirla con questa FAME insaziabile, non c'è altra via.

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  16. Ma guarda che non funziona cosi...
    In italia basta non pagare le tasse e tutto quello che guadagni è pulito
    Soprattutto per le fascie 28-55 è un gioco da ragazzi!
    Il sistema conosce benissimo queste pratiche e se non le punisce con pene severissime è complice dell' evasione.

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  17. Tutto si riduce a un approcci mentale. Dobbiamo "pulire la nostra mente", "liberarci dai condizionamenti", "guardare con distacco" e "semplificare la vita". Per molti anni sono stato titolare di un'azienda con oltre 10 dipendenti e che andava bene. Guadagnavo bene e spendevo molto. Vivevo da schiavo del lavoro, impegnato ogni giorno in problemi, scadenze, imprevisti... Non avevo tempo libero ma avevo la possibilità di sfoggliare il mio "status": un'automobile costosissima, ristotanti alla moda, ... Da quando ho cambiato stile di vita, venduto l'azienda, e ridimensionato decisamente il mio tenore di vito sono, finalmente, ritornato a essere un uomo libero! Ho la possibilità di gestire il mio tempo, dedicarmi ai miei interessi e stare di più con la mia famiglia. Vivere con il giusto e in modo responsabile è l'unico modo per vivere liberi, ma è pur sempre una battaglia da combattere tutti i giorni! Il sistema agisce affincè le uscire raggiungano sempre le entrate e le superino! Ogni volta che spendiamo un euro sosteniamo qualcuno e potenziamo questo sistema.
    Fred

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  18. Perfettamente d'accordo. Non produrre e soprattutto non consumare sono le più potenti armi che abbiamo per sovvertire questo sistema.

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  19. Scusate ma non vi sembra contraddizione voler vivere di rendita a chiedere aiuto a stato io preferirei invece non chiedere nulla non divenire ricco ma nemmeno star male la famosa via di mezzo chissenefrega se ti paghi il dentista di più o le serate.. vuoi mettere con non chieder niente a nessuno poi dentisti sono i primi perfetti a 10 signorine signorini che dicono no non si può e lo sconto lo fanno senza tanti moduli.
    Io credo che si voglia demolire il concetto di paghetta e risparmio sempre nuovi lusso e bisogni non per tasse o progresso elettronici ma per farci schiavi e lavorare di più stando morigerati mangiando giusto si vive meglio e si rovinano anche denti meno,
    Poi qui liberi o estero non cambia nulla io vorrei fermarmi a scuole ma si è cresciuti non é il posto a fare tempo e modi avete mai provato torneremo in 2 o soli in posto e non c'è più compagnia atmosfera quella deve tornare il resto viene tutto dopo soldi idee lavoro...

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  20. Michel a chiacchiere è facile a fatti esci prendi un succo fai benzina o usi internet e sei già parte del gioco di multinazionali e governi pensate sia un caso lo menino col digitale ecc
    Velocità ecc ecc e per far sedere e sapere i xxxx di tutti altroché per risparmiare carta ..

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