Che Lavoro Fare per Essere Felici

quale impiego fare
come scegliere il proprio lavoro
Smettere di lavorare, lo sappiamo bene, non significa non fare nulla dalla mattina alla sera, significa capire che lavoro fare nella vita per essere felici. Non augurerei nemmeno al mio peggior nemico di rimanere senza fare nulla per più di sei mesi, quindi chiamiamolo lavoro, passione o passatempo, ma ciò che conta è che ogni giorno ci siano le condizioni giuste per noi, che ci permettano di vivere serenamente.

In questo articolo capiremo insieme come si creano le basi per fare ogni giorno quello che ci piace, senza essere schiavi di un impiego che ci annulli come persone e ci sottometta alle spietate regole del sistema.




Perché odiamo il nostro lavoro


Il lavoro, così com'è concepito all'interno della nostra società, altro non è che una moderna e raffinata forma di schiavitù: le persone, ogni giorno della loro vita, sono costrette a fare di tutto, tranne ciò che desiderano veramente, stando con colleghi che non si sono scelte e con i quali preferirebbero non rapportarsi. In aggiunta a questa costrizione va sottolineato che nella stragrande maggioranza dei casi il lavoro è solo profitto, non importa dare qualcosa di utile alle persone o fare del bene, l'unica cosa che conta è guadagnare denaro, e per farlo si ricorre a qualsiasi mezzo.

Ciò che facciamo lavorando, è insinuare nelle persone dei bisogni o delle paure che prima non avevano, cercando di convincerle ad acquistare un determinato prodotto o un certo servizio. E' in questo modo che moltissimi di noi "comuni lavoratori" campano, raggirando gli altri. Questo ragionamento vale soprattutto per i grandi gruppi e catene, dove i dipendenti vengono istruiti (loro malgrado) ad agire in questa maniera. Ad esempio chi lavora in un punto vendita, soddisfatta la richiesta di un cliente, ha il preciso compito di spingerlo ad acquistare altro, chi fatica in un fast food viene istruito per proporre i menù completi spacciandoli per convenienti, ma facendo in realtà spendere di più, e ancora, chi lavora nei call center passa la giornata a scassare l'anima alle persone cercando di convincerle a sottoscrivere contratti per servizi totalmente inutili e che prima nemmeno conoscevano.

Questi sono solo esempi, ma ognuno di noi può fare una riflessione sul proprio lavoro per capire se sta dedicando la propria vita a qualcosa di buono o se è servo di un sistema dove tutti cercano di fottersi a vicenda in nome del profitto. Purtroppo molti di noi dovranno ammettere di rientrare in questa categoria, il che è abbastanza comprensibile visto che pur di lavorare per vivere, si accetta qualunque cosa. Il punto però è un altro: lavorare a queste condizioni è proprio il motivo per il quale odiamo il nostro impiego, ogni giorno ci svegliano di cattivo umore e sogniamo di mandare tutti a quel paese e scappare. In questo modo non solo non stiamo usando bene il nostro tempo, ma lo stiamo svendendo per riempire le tasche dei nostri titolari e dirigenti, complici di un continuo raggiro.

Sarebbe diverso se ogni giorno il nostro lavoro consistesse nel fare felici gli altri, se le persone ci ringraziassero e ci sentissimo così utili ed appagati da desiderare di continuare a lavorare anche oltre il normale orario. C'è una frase di Confucio abbastanza famosa che dice: "Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua" ed aveva perfettamente ragione, ma come si fa (dal punto di vista pratico) a trovare un impiego che garantisca queste condizioni?

Le migliori condizioni lavorative possibili


Se il modo di lavorare tradizionale ci sta stretto e ci interroghiamo su come cambiare le cose e su che lavoro vorremmo veramente fare, allora abbiamo bisogno di trovare un modo per guadagnarci da vivere che rispetti alcuni parametri di base.

La prima difficoltà risiede proprio nel capire cosa significa fare un lavoro che ci piace. A me è sempre piaciuto lavorare sul web, eppure le condizioni lavorative nel mio vecchio posto di lavoro erano tali per cui ogni giorno non vedevo l'ora che arrivassero le cinque. Oggi mi guadagno da vivere sempre attraverso la rete, ma ogni giorno mi sento estremamente sereno e motivato perché le condizioni sono molto differenti. Un tempo ero costretto a fare cose senza senso, al solo scopo di aumentare i ricavi della mia azienda, a farle male e in fretta, a correre e lavorare nei weekend per l'incompetenza altrui o per la sete di denaro e arrivismo. Oggi non sono obbligato a timbrare il cartellino, non ho orari, posso scegliere se stare in Italia o alle Canarie, ma soprattutto posso veramente aiutare le persone ad essere felici e migliorare la propria vita.

Dunque il lavoro che tutti dovremmo fare dovrebbe rispecchiare il più possibile questa lista di requisiti:

  1. Permetterci di essere creativi: di dare fondo alle nostre capacità e attitudini per creare qualcosa o ottenere un risultato, in modo che ogni giorno possiamo sentirci indispensabili, e che ciò che sappiamo fare meglio o che ci appassiona venga messo al servizio degli altri. C'è differenza tra passare ogni giorno dieci ore davanti ad un rullo dentro una fabbrica o (chessò) progettare e realizzare giardini; nel primo caso non vi è alcuna valorizzazione delle proprie capacità, nel secondo la creatività e l'ingegno permettono di realizzare qualcosa di utile e che verrà apprezzato da molti.
  2. Permetterci di aiutare gli altri: avere un riscontro diretto, cioè poter vedere di persona che il nostro impegno e la nostra dedizione producono qualcosa che rende felici gli altri o ne migliora la vita, è importantissimo ai fini di scegliere un lavoro che ogni giorno ci permetta di trovare la motivazione per andare avanti. Un medico o un operatore di un centro di accoglienza, aiutano le persone a stare meglio, per questo ciò che fanno ha un riflesso positivo sulla società; un operatore di call center che passa tutta la giornata a cercare di rifilare inutili (e dannosi) contratti ad altre persone si ritroverà presto ad odiare le sue giornate e forse se stesso.
  3. Non avere orari: Timbrare il cartellino può sembrare la cosa più normale che ci sia, ma non lo è. Le persone vengono obbligate a strisciare il badge perché si trovano in una situazione dalla quale (se potessero) fuggirebbero. Nessuno di noi ha bisogno di qualcuno che lo obblighi ad essere in aeroporto alle 5 del mattino quanto sta partendo per le vacanze, perché è lui a volerlo! Un buon lavoro, che da soddisfazione e appaga le persone, lo si vede dall'assenza di costrizioni ed obblighi. Il buon datore di lavoro non teme l'assenteismo se sa che le persone sono felici. Io non timbro il cartellino, eppure in questo momento sono le 5.30 del mattino, sto scrivendo e nessuno mi sta obbligando a farlo; lo faccio perché mi piace.
  4. Non avere luogo: La miglior scelta che possiamo fare quando stiamo decidendo che lavoro fare è scegliere un impiego che ci permetta di lavorare in una qualunque luogo. Se la nostra presenza fisica in un determinato posto non è richiesta, significa che ciò che stiamo facendo dipende in gran parte dal nostro intelletto, e questo è certamente un buon segnale. Poter decidere ogni giorno se recarci in ufficio, piuttosto che lavorare da casa o partire per una qualche meta estera, significa vere un grado di libertà che rende l'attività quotidiana varia e spesso piacevole. Uno scrittore, un designer, ma anche moltissime forme di consulenza e assistenza possono essere esercitate senza presenziare in un determinato posto; se l'impiego che stiamo valutando ha questa caratteristica, va certamente prediletto rispetto ad altri.
  5. Produrre valore: Lavorare facendosi pagare ad ore non è mai una buona idea. Tutto funziona fintanto che qualcuno continua a commissionarci lavori, ma la crisi ha dimostrato che quando il rubinetto si chiude, chi non ha saputo creare valore rimane fregato. Impartire lezioni private ad esempio è certamente un lavoro appagante perché si aiuta gli altri a fare ciò che da soli non riescono, ma se ampliamo la nostra visione e sfruttiamo la nostra capacità per confezionare degli appunti cartacei o delle video-lezioni, allargheremo moltissimo il nostro campo d'azione, potremmo vendere attraverso nuovi canali (editoria, internet) e se domani nessuno richiederà più il nostro servizio, avremo creato tutta una rete di guadagni alternativi. Questa è la differenza tra fare un lavoro fine a se stesso e creare qualcosa di valore che duri e si rinnovi nel tempo.


Queste sono a mio avviso i principi cardine che dovremmo tenere in considerazione quando ci chiediamo che lavoro fare per essere felici nella vita; non è detto che troveremo l'impiego perfetto che li rispecchi tutti, però possiamo incominciare con il prediligere quegli impieghi che ne incarnano almeno una parte e poi fare di tutto per migliorare la nostra condizione, sia all'interno dell'ambiente di lavoro stesso, sia cambiando lavoro e ricercando sempre qualcosa di meglio.

La exit strategy


Cos'è una exit strategy? Beh immaginiamo per un momento di aver capito che lavoro fare, averlo trovato, ma aver sbagliato le nostre valutazioni e dopo qualche tempo accorgerci che le cose non sono come ce le aspettavamo, cosa facciamo? Nella vita, in generale, non avere alternative non è una buona idea, le cose cambiano e se ci troviamo incastrati in situazioni che ci stanno scomode, siamo costretti a sopportarle, a meno che non abbiamo (appunto) una exit strategy, cioè un'alternativa che possiamo mettere in campo più o meno nell'immediato.

fuggire dal lavoro


Se abbiamo un piano B possiamo dire no a ciò che non ci sta bene senza la paura di un mancato guadagno o addirittura di perdere l'impiego. E' difficile non venir sottomessi da un dirigente che ci sfrutta, o rifiutarsi di compiere azioni al limite della moralità, a meno che non abbiamo le spalle coperte da un'alternativa, in modo tale che le possibili conseguenze della nostra "opposizione" non ci spaventino. Questa condizione è essenziale per vivere sereni e non farsi mettere i piedi in testa, per cui una volta trovato il lavoro, la mossa da compiere subito dopo è quella di crearsi un'alternativa per guadagnare.

Prima di licenziarmi dal mio vecchio impiego ho aperto il blog e costruito il piccolo studio di registrazione con cui arrotondo: se mi avessero licenziato o se mi avessero costretto a fare qualcosa che non mi andava, non mi sarei fatto spaventare e mi sarei potuto opporre, perché forte di un piano B che mi garantiva il lusso di perdere il lavoro seduta stante.

Da non perdere: Come i Nostri Dirigenti ci Sottomettono



Che lavoro fare quindi?


Quali sono oggi i lavori che in qualche modo rispecchiano queste condizioni? Come dicevamo lavorare per grandi catene o grandi aziende quasi sempre porta lontani anni luce da condizioni lavorative che danno una dignità alle persone. Generalmente, più è grande l'azienda maggiori sono gli obblighi, i limiti e i controlli che vengono imposti, proprio perché le regole di mercato impongono una continua crescita e la crescita si ottiene spremendo fino al midollo le persone.

Far parte di una piccola realtà imprenditoriale di poche persone oppure lavorare per se stessi è la strada maestra, perché possiamo dettare noi le condizioni, scegliere quando lavorare e quanto impegno dedicare alle attività.

In base alle nostre capacità possiamo suddividere i lavori legati alle nuove tecnologie rispetto a quelli tradizionali, e dare alcune idee su lavori che possono darci la serenità che stiamo cercando. La buona notizia è che molti di questi sono impieghi che possiamo letteralmente inventarci!

Lavori tradizionali


  • Scrittore: Permette di lavorare da qualunque luogo del mondo, senza capi né orari, ma occorre tenere presente che vivere di editoria è molto difficile. Uno scrittore guadagna circa il 7% sul prezzo di copertina (e poi ci deve pagare anche una parte di Irpef), quindi se facciamo due conti sul numero di copie che occorre vendere per vivere tranquillamente ci accorgiamo che non è per niente semplice.
  • Giornalista: Il giornalista è un lavoro che permette di essere creativi, viaggiare ed essere continuamente a contatto con la gente. E' vero che spesso si hanno tempi molto stretti, ma ci sono forme di collaborazione giornalistica (freelance) che permettono il grado di libertà che stiamo cercando.
  • Organizzatore di eventi: Curare l'aspetto sociale e logistico degli eventi è sicuramente entusiasmante, si conoscono persone diverse e spesso ci si sposta in luoghi sempre nuovi. A volte può risultare difficile mettere d'accordo tutti e incastrare le esigenze e le tempistiche di ognuno, ma è certamente più appagante che restare otto ore chiusi in una fabbrica.
  • Pet care: Prendersi cura degli animali è spesso molto più gratificante che avere a che fare con le persone ;). Chi ama gli animali ha bisogno costante di un esperto che ne curi l'aspetto, la salute e che magari badi loro durante il periodo estivo o mentre lavora. L'affetto di un animale può essere molto gratificante e si tratta di un mestiere che possiamo esercitare anche esclusivamente nel tempo libero.

Nuove forme di lavoro


  • Youtuber: Il futuro è nei video, youtube ed internet stanno soppiantando la televisione e per questo c'è sempre più fame di contenuti video e sempre più richiesta di spazi pubblicitari all'interno di questi. I video tutorial e le video-recensioni sono le forme di comunicazione più efficaci. Si tratta di un mestiere che non richiede grossi investimenti iniziali e che può essere affinato con la pratica, garantisce la libertà che stiamo cercando ed è considerato uno dei canali futuri più fruttuosi.
  • Consulente finanziario: Il consulente finanziario, a differenza del promotore finanziario, non cerca di rifilare prodotti scadenti ai clienti di una banca, ma guadagna una percentuale sugli introiti che le persone generano attraverso i propri consigli di investimento. Questo è un lavoro che può essere gestito a distanza e che passa attraverso l'intelletto e lo studio, e ha lo scopo di far fruttare bene il denaro della gente, dando un servizio utile a tutti.
  • Blogger: Scrivere e mantenere un blog è davvero entusiasmante. Sapere che ciò che scrivi viene letto e apprezzato da migliaia di persone da la motivazione al lavoro che stiamo cercando, senza considerare che può essere svolto da casa e senza un orario prestabilito. Ci vuole tempo e pazienza prima di vedere i primi risultati, ma è un'opportunità che non deve sfuggirci.
  • CopyWriter: Nell'era della comunicazione c'è sempre più richiesta di persone che sono in grado di creare contenuti e di diffonderli attraverso la rete. Il presente e il futuro del marketing è questo, produrre scritti di qualità e sfruttare i social network per diffondere messaggi e brand in tutto il mondo. Un ottimo punto di partenza per farsi notare è collaborare con i blogger e le riviste online più conosciute, che sono sempre alla ricerca di persone affidabili e capaci.

Conclusioni


Soprattutto in un momento di crisi così profondo da causare (nei primi sei mesi di quest'anno) una diminuzione del numero di residenti in Italia, chiedersi che lavoro fare è la domanda giusta! Il lavoro tradizionale, cioè il posto fisso con tanto di cartellino da timbrare sono miti ormai sfatati: hanno riscontrato un certo successo perché, nel secondo dopoguerra, davano alle persone quella sicurezza di cui avevano bisogno, ma oggi è tutto cambiato e queste certezze sono solo un'illusione, ma non garantisco una vita libera e felice.

Dimentichiamoci tutto quello che sappiamo sul lavoro, ignoriamo chi dice che siamo pazzi a lasciare un posto "sicuro" per qualcosa di più avventuroso, perché se passiamo la vita seduti dietro una scrivania a fare ciò che odiamo, non potremo chiamarla veramente vita.

Il lavoro giusto da fare e da ricercare è quello che ci permette di essere noi stessi ogni giorno, di fare ciò che ci appaga e ci fa svegliare di buon umore, consci che stiamo andando a fare qualcosa di utile e non a prendere in giro altre persone che come noi, che hanno bisogno solo di un po' di serenità.

Ci lasciamo con qualche consiglio di Eckhart Tolle su come trovare un lavoro che porti alla felicità, è un punto di vista diverso e un po' particolare, tipico del suo modo di pensare, ma che vale la pena ascoltare perché può aiutarci a sopportare meglio il nostro attuale impiego, nell'attesa di cambiarlo.


16 commenti:

  1. Buongiorno Francesco, la penso come te quando scrivi "nella stragrande maggioranza dei casi il lavoro è solo profitto".

    Volevo però porti questa domanda..nel caso di un dipendente statale la cosa cambia in quanto non c'è la "pressione" che viene dall'alto (perché il datore di lavoro effettua un controllo, diciamo, più morbido, altre volte non lo fa proprio!..), e, anche se si fa l'interesse di un altro che non siamo noi (in questo caso appunto lo Stato), la condizione è paradossalmente più "libera" a livello mentale, anche se fisicamente non lo è.

    Tu, spero non sbagliarmi, ma non hai mai fatto riferimento o una distinzione tra lavoro statale/pubblico e privato..secondo te sono la stessa cosa? secondo me è diverso quando vieni controllato dai Capi e ti viene da sudare freddo se non compi un lavoro, rispetto a quando non lo sei affatto; nel caso di un posto in un'azienda privata me ne sarei andato dopo 3 mesi massimo...invece sono qui, in un posto pubblico, da 5 anni, anche se spesso penso di andarmene, ma rimango perché, a sentire altrui esperienze, qui sono in una sorta di paradiso!!..e pensa che io sono sempre stato contrario al lavoro impiegatizio, e sono un anarchico, e nn ho paura di restare senza il posto fisso, anzi...solo che, ripeto, se devo confrontarmi con il lavoratore impiegato "medio", rifletto e dico: perché me ne devo andare? in fondo non mi controllano e posso produrre senza ansia da prestazione...

    Te lo chiedo perché io sarei nella condizione di licenziarmi volendo, non ho paura di rischiare (ho iniziato a lavorare per questo ente a 38 anni, e fino a quell'età guadagnavo da solo e legalmente, poi ho provato "per caso" a fare un concorso pubblico, così per provare a fare l'esperienza, e l'ho vinto)

    Grazie attendo una tua risposta se vorrai! alla prossima! :)

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    1. Non concordo, almeno non completamente: io sono 29 anni che lavoro nel pubblico, ma per anni (per meglio dire, per lustri) ho subito eccome le vessazioni di superiori, colleghi e anche utenza, visto che lavoravo agli sportelli! Ho anche dovuto lavorare al posto di chi veramente non faceva niente, per poi passare io da sfaticata se il mio lavoro restava indietro! Perciò non facciamo di tutta l'erba umn unico fascio! Adesso la situazione è letteralmente cambiata, non sto più allo sportello ormai da tanti anni, e pur essendo legata, come qualsiasi dipendente pubblico o privato, ad orari e mansioni e dovendo timbrare regolarmente il cartellino, rispetto a prima godo di un po' più di libertà, ma ti assicuro che ne ho passate di cotte e di crude pur lavorando nel pubblico! E non avendoci né coniuge né figli, sono dovuta spesso sottostare alla mercè di colleghe che erano sì mogli e madri, ma si potevano ben permettere un esercito di colf, badanti e babysitter, mentre io mi sono dovuta sempre fare tutto da sola! Perciò è molto relativa la questione pubblico-privato, ogni situazione è un caso a sè... ti saluto cordialmente

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  2. A me la condizione di lavoratrice statale dona molta libertà nel senso in cui la intendi tu. E il mio lavoro è utile alle persone, questo mi gratifica di più ancora. Ma qui è difficile essere creativi e le ore da rendere all'amministrazione sono comunque quelle. Questo non mi piace. Allora, se poco alla volta puoi crearti un'alternativa legale, una vita frugale, indipendenza energetica, meno spese insomma, e un piccolo ingresso lecito per l'amministrazione magari con un libro o un blog, e usando tanto il baratto, allora forse non sarà difficile chiedere una qualche misura di part time, che tradotto significa: meno lavoro e quindi fatto più volentieri, con più presenza e gratitudine e con più felicità. Un sorriso e un abbraccio e un grazie ancora a Francesco

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  3. Ciao ;) il tuo articolo mi è piaciuto tantissimo! Anche io come suggerito da te un anno e mezzo fa ho lasciato il lavoro presso un'azienda di marketing farmaceutico per fare la copywriter, lavoro che già facevo esclusivamente per piacere e che man mano ho trasformato nella mia professione ufficiale. Purtroppo nonostante io viva il mio personale traguardo nel lavoro con gioia, vorrei arrivare a una maggiore indipendenza economica per riuscire a trascinare mio marito in giro per il mondo con me. Al momento lui è fornaio, un lavori che ama, ma che lo tiene a lavoro per 13 ore al giorno e che gli permette di avere solo 10 giorni di ferie all'anno. Tu hai ragione scegliere un lavoro che piace e fa felici gli altri ti permette di vivere felice. Spero di trovare una soluzione al più presto e di liberare anche mio marito da orari estenuanti e obbligatori..Grazie per i tuoi consigli e le tue riflessioni!

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  4. Parole sante Francesco! :) Infatti è proprio in seguito a riflessioni identiche alle tue che ho iniziato a scrivere seguendo le mie passioni più autentiche e da troppo tempo ritirate in un cassetto! Appena laureata pensavo davvero che l'obiettivo principale fosse trovare "un buon lavoro" impiegatizio e che raggiunto questo traguardo sarei stata soddisfatta, ma dopo quasi 7 anni chiusa in ufficio ho capito che questo stile di vita non fa per me e, anche grazie ad un viaggio fatto recentemente che mi ha letteralmente aperto la mente e gli occhi, sto iniziando a progettare un percorso di vita alternativo che mi consenta di avere più libertà per dedicarmi alla mia famiglia e a ciò che davvero mi interessa, ossia le lingue straniere e i viaggi. Un grazie va anche al tuo blog che seguo da tanto tempo e che ha contribuito ad "ispirarmi" e a farmi capire che si può vivere in modo diverso anche nella società di oggi!

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    1. Ciao....che buffa la vita a volte!!! Mi sono laureata sette anni fa in lingue con la speranza di trovare un impiego che mi riscattasse da lavori occasionali di pulizie e babysitter e dopo 7 anni e mille domande fatte in Italia e all'estero faccio ancora gli stessi lavori occasionali pertanto quando mi capita di ripensare alla mia situazione la mia autostima non ha un'impennata, ma quando ho letto il commento di Chiara, che in apparenza sembra avere quello che ritenevo fosse anche il mio principale obiettivo -un impiego- e non si sente ancora veramente realizzata mi viene di ripensare che forse non è affatto vero che chi ha un buon lavoro oggi sia poi così felice...
      Anna

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  5. Sono l'altra Anna, quella vegana che vive in campagna, e come la mia omonima sono laureata in lingue da 17 anni; onestamente però non ho mai pensato di trovare un lavoro fisso, che io vedo da sempre come la morte dell'essere umano, spirituale e mentale oltre che fisica (nel senso che ci si ammala proprio per la noia e la frustrazione di un lavoro ripetitivo e nel 99% dei casi odiato ma tenuto per paura di finire sotto un ponte). La felicità, per riagganciarmi al commento dell'altra Anna, è trovare un proprio equilibrio interiore che non dipenda dalle circostanze esterne, insomma per dirla alla Battiato "un centro di gravità permanente" che qualunque cosa accada ci permetta di farcela, sempre e comunque. Personalmente preferisco di gran lunga avere pochissimi soldi in tasca ma fare quello che amo di più, ovvero stare con gli animali nella natura e coltivare le mie passioni, le quali non richiedono quasi mai grosse spese e anzi sono per lo più gratis, tipo il riciclare vecchi vestiti e tessuti per farne cuscini, borsette, pochette e oggettini che poi uso io stessa, o leggere (e se non si hanno i soldi per i libri ci sono le biblioteche). Quando vivevo all'estero nessuna delle persone che conoscevo, inclusa me stessa, pensava di restare nello stesso posto di lavoro per più di 5 anni, tanto è vero che nei colloqui di lavoro in Nord Europa ti chiedono appositamente dove vedi te stesso nei prossimi 5 anni, e se la risposta è "col posto fisso, sempre inchiodato alla stessa scrivania pur di raffazzonare uno stipendio" non ci pensano nemmeno un secondo a scartarti. La pecca italiana, vuoi per "cultura" mentale, vuoi per come vanno da sempre le cose sul lavoro e al governo, è quella di credere che il posto fisso risolverà tutti i problemi. Beh, io di gente che lavora al supermercato da 20 anni sempre alla cassa ne conosco, o all'ufficio entrate da 30 anni all'accoglienza, e non mi cambierei con questa gente manco tra un miliardo di anni. Ragazzi la vita è una sola, OSATE!! Siate felici di cambiare spesso attività e luogo di lavoro, allargate gli orizzonti, guardatevi dentro e chiedetevi se tutte le paure che avete dentro di voi sono diventate realtà. Quante possibilità ci sono che finiate realmente sotto un ponte? Si può e si deve vivere senza farsi troppi problemi sul futuro, è il qui e ora che conta, e identificarsi col lavoro che si fa è assurdo e grottesco, così come credere che fare carriera ci renderà persone migliori. Io di mestieri ne ho cambiati cento e ne sono felice perché ho scoperto cento talenti e cento sfumature di me stessa che altrimenti non avrei colto, adesso faccio musica (a livello professionale, con un cd uscito da poco) e mi autoproduco quasi tutto, e se domani le circostanze richiederanno che io torni a timbrare il cartellino per qualche tempo lo farò perché sono ben consapevole che è solo un'esperienza temporanea che mollerò come ho fatto le altre volte per poi ricominciare con una nuova vita. Lo so, magari quello che dico non è per tutti, c'è chi ha bisogno di stabilità e certezze, beh per me sono solo illusioni e amo i cambiamenti, li accolgo in ogni caso e ne faccio sempre tesoro.

    Insomma, impariamo a essere felici al di là del mondo ragazzi, perché il mondo non è fatto per renderci felici! :D

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  6. Ogni considerazione e' troppo personale.

    Chi non ha garanzie economiche, chi si sbatte a destra e a sinistra con contratti di tre mesi in tre, con buchi di altri tre di inoccupazione, con il proprietario di casa che gli sta sul collo perche' in ritardo di due mesi con l'affitto, vede la sua unica salvezza il posto fisso, pubblico o privato che sia.

    Chi ha garanzie economiche, chi non deve pagare fitto o mutuo, magari perche' vive nella casa ereditata da mamma, papa', nonno o nonna, magari ha un bel gruzzoletto in banca per eventuali imprevisti, magari ha anche un posto fisso, vede la sua unica salvezza dalla routine e nonotonia quotidiana, quella di abbandonare il posto fisso e dare un po' di scossa alla propria vita.

    A volte, per capire come gli altri ragionano, bisognerebbe mettersi nei loro panni.

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    1. Condivido in pieno il commento di anonimo delle 18:35....La vera sfida non è tanto vivere con 500€ quando se ne guadagnano 1500 e magari si ha pure il posto fisso quanto vivere con 500€ e guadagnarne 700 precariamente...perciò sarebbe bello se si potesse fare uno scambio lavorativo per un po' e permettere di capire cosa significa davvero vivere con poco guadagnando poco...rispetto chi ha voglia di lasciare il lavoro sicuro per fare nuove esperienze, ma a volte mi chiedo se non sia l'ennesima variante di chi non riesce ad essere felice della propria situazione...

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  7. Io ci ho provato a fare lo youtuber, portavo contenuti abbastanza buoni e lo facevo per passione, ma in questo momento è molto difficile crescere perchè ormai youtube è pieno di persone che sicuramente anche loro portano contenuti validi, l' unico modo per distinguersi dagli altri è portare qualche cosa di innovativo e fatto bene.

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  8. beh io curo, infermiera part time in Svizzera che se vivi in italia e emigri giornalmente due soldi li metti via, cura orto e giardino, ospitalità a turisti tedeschi insomma cose che mi piacciono. ne va male una vai con le altre di fisso fisso e immobile non esiste nulla

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  9. Ciao Francesco scusa l'O.T. ma come mai hai deciso di acquistare casa a Caleta de Fuste invece che a Corralejo o in costa Calma? Hai trovato un'occasione o ritenuto Caleta de Fuste una zona migliore per affitti o altro o semplicemente ti è piaciuta di più?
    Ti chiedo questo perchè adoro Fuerteventura e uno dei miei sogni sarebbe proprio quello di acquistare un appartamentino lì e mi piacerebbe saperne di più su questo argomento.
    Grazie, un saluto

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  10. Scusate le domande provocatorie ma....che ne pensate? spero abbiate la pazienza di leggere ;)

    Ok, siete/siamo/sono pronto a lasciare il lavoro, ma la pensione (anche se sarà bassissima sarà comunque una rendita, senza muovere un dito) che può garantirti il classico posto da impiegato, chi te la dà se vivi alla giornata?

    Se lasciassi il lavoro da dipendente per un lavoro autonomo o che mi piace con tutti i rischi del caso, sarei tentato a pagarmi meno contributi, o a non pagarli, perché soffrirei troppo a decurtarmi una parte del guadagno sudato, e quindi rischierei di stare senza nulla in mano da anziano! ;)

    Come diceva "Anonimo21 luglio 2016 18:35: Ogni considerazione e' troppo personale"

    Ebbene, se non ho figli, parenti, o meglio, se voglio essere autosufficiente anche da anziano, come faccio senza la pensione da impiegato?

    Se investo sugli immobili, da anziano, gli affittuari mi pagheranno anche quando sarò rinco?

    Gli immobili sono una rendita ma devi starci comunque dietro.

    La pensione ti arriva così...e non hai a che fare con nessuno, i soldi ti arrivano matematicamente!

    E la pensione integrativa è sicura?

    Ma non è che il classico lavoro che ti fa arrivare la pensione SICURA ancora regge nel 2016?

    E' possibile che non si andrà in pensione.. Ma chi lo dice con certezza?

    E la pensione sociale se ho una casa di proprietà te la danno? credo di no...

    Ok si può, facendo le corna, lasciare prima questo mondo..scusate, ma perché devo essere pessimista?

    Lo sapevate che una persona che ha raggiunto 40 anni ha più del 50% di superare gli 87 anni?

    ciao ;)

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    1. Non so quanti anni hai, se ti mancano da 0 a 10-20 anni alla pensione probabilmente qualcosina vedrai di pensione, se invece come me hai 30 anni o anche 40 (dipende dagli anni versati fin'ora), la pensione te la puoi anche dimenticare. Mettetevi l'anima in pace sul fatto che tra 10, proprio max.15-20 anni l'Italia tornerà a quella che era fino ad un paio di secoli fa, senza nessun diritto ne tantomeno la pensione. D'altronde la strada che stiamo percorrendo è piu chiara che mai. Percio personalmente preferisco fare affidamento su qualsiasi altra soluzione Fai-da-te ma di certo non sulla pensione. Pronto ad essere smentito, chi vivrà vedrà..

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  11. Concordo su tutta la linea, gran bel post :)

    Mi piace molto la tua definizione di lavoro ideale, la sento mia.

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