Come Andare a Vivere in Campagna e Aprire un'Attività

andare a vivere fuoriporta
fuggire dalla città
Ho sempre ritenuto essenziale fuggire dalla città e andare a vivere in campagna per riuscire a concretizzare il progetto di smettere di lavorare e vivere liberi, questo perché la città è sostanzialmente una trappola dove tutto complotta contro i valori che ha veramente importanza perseguire, come il rapporto con gli altri, il risparmio, l'auto-produzione e la vita a contatto con la terra.

In molti mi scrivete sottolineando che in città è difficile cambiare vita, e non posso che essere d'accordo, quindi ecco qui una guida completa per trasferirsi in campagna senza rischiare di fare il passo più lungo della gamba. 


O scappi o se finito


Chi vive in città o ci è nato oppure ci si è trasferito per studio o lavoro, difficilmente infatti ci si avvicina ai grandi centri urbani per altri motivi, soprattutto perché chiunque abbia sperimentato la vita di campagna è consapevole della qualità che questa si porta appresso. Non a caso la maggior parte delle persone, raggiunta una certa età, se ne ha l'opportunità preferisce ritornare in campagna. Naturalmente non son io a dirlo, ma gli ultimi dati diffusi da Coldiretti che spiega come il 16% dei lavoratori del nord stia tornando alle campagne, mentre al sud la percentuale sale addirittura al 44%! Il fenomeno è particolarmente accentuato tra gli over quaranta, ma anche i giovani, soprattutto quelli in possesso del diploma, stanno tornando in massa alle campagne.

Tutto questo accade perché il sistema ha fallito: la crescita infinita che l'attuale economia promuove è una bufala, un trucco per tenerci inchiodati a lavorare dentro enormi e malsane prigioni fatte di asfalto e cemento. Ci dicono di spendere di più perché l'economia fiorisca, ma sanno bene che non serve a nulla, infatti arriva sempre una nuova crisi che ci impoverisce tutti, ci riporta indietro di trent'anni, e ci obbliga a ricominciare tutto daccapo.

Ecco perché è importante capire come andare a vivere in campagna, perché nelle città non ci può essere un futuro felice; nel tempio dello stress e del consumismo c'è spazio solo per l'inutile e triste corsa al successo lavorativo, il vuoto dei rapporti umani e le maschere che acquistiamo a caro prezzo, per coprire i nostri volti infelici.

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Qual è il percorso da seguire


rilassarsi nel latifondo

La vita di campagna è molto dura, praticamente tutte le mansioni sono faticose, si opera quasi esclusivamente all'aperto e dal mattino presto, per cui si è spesso in balia delle intemperie, del freddo o del sole cocente. E' una vita faticosa, soprattutto all'inizio perché non siamo abituati alle alzatacce e a fare fatica fisica, poi, col passare del tempo, la fatica viene meno perché il fisico si rafforza e il corpo si tempra, lasciando spazio agli aspetti positivi di questo mestiere. Questo volevo chiarirlo subito perché spesso nella mente delle persone si crea un'idea romantica di libertà e contatto con la natura, ma coltivare la terra, raccogliere i frutti o allevare gli animali dando loro da mangiare e spalando letame, non è esattamente come fare una tranquilla passeggiata nel bosco d'autunno.

Molto diverso invece è l'approccio di chi ha un lavoro o una rendita che gli permette di vivere in campagna senza trasformarsi in agricoltore o allevatore; questo articolo non è per queste poche e fortunate persone, perché in questo caso l'unica preoccupazione è scegliere il luogo più piacevole dove risiedere.

Dunque, come è logico che sia, prima di trasferirsi in campagna o (peggio ancora) investire anima e corpo nella realizzazione di un'azienda agricola, è opportuno provare sulla propria pelle un cambio di vita così radicale. Ci sono molti modi per farlo, uno potrebbe essere quello di fare qualche lavoro stagionale nelle campagne, ad esempio per la raccolta delle mele o dell'uva, oppure cercare lavoro presso una fattoria, come ad esempio possono essere le WWOOF. Probabilmente l'esperienza più formativa però è quella di riuscire a trascorrere un po' di tempo lavorando in un'azienda agricola o in un agriturismo, dove possiamo osservare la quotidianità dell'imprenditore agricolo e imparare cosa serve per gestire queste tipologie d'impresa.

Un aspetto positivo di questa scelta è che solitamente il vitto e l'alloggio sono compresi nel contratto e ci spettano per tutta la nostra permanenza in campagna, per cui non avremo bisogno di ricercare un luogo dove stare e conterremmo al massimo le spese.

Fatta questa esperienza avremo sicuramente capito se il trasferimento in campagna fa al caso nostro e se siamo ancora intenzionati a vivere stabilmente lontani dalle città. In questo caso la scelta di molti è quella di aprire una propria attività nel settore dell'agricoltura o del turismo, come ad esempio una fattoria, un bed & breakfast o un'azienda agricola. Procediamo allora con ordine: vediamo prima dove si trova un lavoro nel campo dell'agricoltura, da quale contratto siamo tutelati e infine quali sono le regole base per mettersi in proprio in campagna.

Come trovare un impiego in campagna


lavori stagionali

Solitamente queste possibilità si manifestano sotto forma d'impieghi stagionali la cui richiesta varia a seconda del tipo di mestiere che intendiamo svolgere: per la vendemmia o la raccolta delle mele il periodo giusto è l'autunno, per le fragole o altri piccoli frutti si opera in aprile e maggio, mentre per i pomodori bisogna attendere il periodo estivo. Per essere assunti in questa tipologia di impieghi non aspettiamo l'ultimo momento, solitamente vi è molta richiesta, quindi inviamo le nostre candidature con tre o quattro mesi d'anticipo, anche se naturalmente vi sono le immancabili richieste “last-minute” per gli imprevisti dell'ultim'ora.
I portali da seguire costantemente per trovare un lavoro che ci permetta di andare a vivere in campagna sono i seguenti:

  • Portale unico della rete nazionale dei Servizi per le Politiche del Lavoro, un sito istituzionale molto utile che racchiude bandi, offerte di lavoro e anche tutte le normative e i contratti di cui dobbiamo prendere visione.
  • I Centri per l'Impiego sono servizi accreditati presso l'INPS, distribuiti in moltissime città italiane, che fungono da punto d'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Speso le aziende agricole fanno richiesta di nominativi proprio sfruttando questi canali, per cui è importante recarsi nel centro più vicino e dare la propria disponibilità. Attraverso il Servizio di Ricerca dei Centri per l'Impiego messo a disposizione dal sito Cliclavoro, possiamo trovare lo sportello più vicino a noi.
  • Anche le Agenzie per il Lavoro sono un punto di riferimento imprescindibile da contattare per verificare quali siano le richieste di personale che le aziende diffondono. Attraverso il servizio linkato sopra (sito Cliclavoro) è possibile anche filtrare per le sole agenzie del lavoro e verificare se il nostro trasferimento in campagna può coincidere con un impiego almeno stagionale.
  • AgriJob è un servizio attivato da Confagricoltura che ci permette di segnalare la nostra candidatura nel campo dell'agricoltura e venir contattati qualora la nostra figura professionale corrisponda con la domanda. I candidati poi verranno convocati per un colloquio presso le sedi territoriali di Confagricoltura.

Il contratto di lavoro agricolo


Dedico un brevissimo capitolo sulle informazioni di base da conoscere relativamente al contratto di lavoro stagionale nel campo dell'agricoltura. Solitamente la forma contrattuale utilizzata è quella del lavoro subordinato a tempo determinato, tuttavia in alcune occasioni viene proposto un contratto di lavoro occasionale accessorio.

In quest'ultimo caso occorre ricordare che ci sono dei limiti ben precisi, ovvero che le aziende che fatturano più di 7000 euro l'anno possono assumere con questo contratto solo chi ha meno di 25 anni e frequenta una scuola o l'università. Le piccole aziende invece (fatturato minore della cifra indicata) possono offrire questo contratto a tutti. Questo tipo di contratto è vantaggioso perché il compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato, oltre che cumulabile ai fini pensionistici. Attenzione perché il compenso per l'anno solare non deve superare i 5000 euro.

Nell'Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi di Lavoro, sul portale del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL), si possono consultare i contratti del settore Agricoltura.



Aprire una propria attività


Questo capitolo meriterebbe un articolo a parte, e penso che a breve ne scriverò uno proprio per aiutare chi ha intenzione di aprire un'impresa che possa svilupparsi nelle zone di campagna. In questa sede mi limito a dare suggerimenti di carattere generale.

  1. Stabilire quello che si vuole veramente fare: c'è una grande differenza tra gestire un bed & breakfast, dedicarsi alle coltivazioni o allevare animali. Queste tre opportunità richiedono capacità e impegno molto differenti, quindi occorre orientarsi bene e decidere in via definitiva qual è più adatta a noi.
  2. Ogni idea va trasformata in un progetto imprenditoriale che valuti almeno i requisiti minimi per iniziare, l'investimento necessario, gli obiettivi generali e i risultati (anche economici) che ci si aspetta. 
  3. Le pratiche burocratiche a cui occorre adempiere: apertura di una Partita Iva presso l'Agenzia delle Entrate; l'iscrizione al Registro delle imprese nella sezione speciale “Agricoltura”, la registrazione alla Camera di Commercio (solo se si prevede un fatturato superiore ai 7000 euro annui), e la dichiarazione presso l'Inps.
  4. La ricerca di un finanziamento pubblico o privato: va capito se esistono leggi nazionali o regionali che agevolano le persone che vogliono andare a vivere in campagna e l'apertura di attività che valorizzino il territorio. Un ottimo punto di partenza è il sito di ISMEA.

Conclusioni


L'argomento è molto vasto, soprattutto la parte che concerne l'apertura di una propria impresa, tuttavia quello che qui volevo fornire era una panoramica generale sul percorso meno drammatico e rischioso da seguire quando s‘intende andare a vivere in campagna. Ho voluto parlarne perché i dati oggettivi sottolineano chiaramente come ci sia una forte tendenza ad allontanarsi dalle città, soprattutto tra i giovani, pertanto credo sia importante fornire informazioni utili, che possano in qualche modo evitare gli errori più grossolani.

L'aspetto forse più sottovalutato da chi vorrebbe trasferirsi in campagna è l'impegno che questo processo richiede e il fatto che la tipologia di impieghi che queste zone offrono sono tipicamente molto impegnativi, legate al territorio e alle stagioni, alcune delle quali (come ad esempio l'allevamento di animali) non permettono praticamente mai di allontanarsi per più di due o tre giorni dalla propria attività.

Sarebbe interessante conoscere l'opinione di chi ha già compiuto questo passo, magari con qualche consiglio a chi volesse seguire le sue orme, in modo da rendere questo scritto ancora più utile e pratico. Chi volesse utilizzi pure liberamente il form per i commenti qui sotto.

14 commenti:

  1. Se non fosse per il fatto che in campagna (almeno in Italia) la linea internet
    alta velocità, oramai essenziale, sia praticamente inesistente e se c'è funziona male, prenderei la considerazione di trasferirmi.

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    1. Io abiuto dove non esiste nemmeno l'adsl... ma ho risolto con la parabola che è velocissima!

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    2. Vivo da anni senza smartphone, senza televisione e senza adsl. Quando mi serve metto la "chiavetta" nel pc... Si può fare anche i campagna!

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    3. Non è vero. O almeno non ovunque. Certo in mezzo all'appennino potrebbe esser più drammatico. Ma per esempio nella zona dove stiamo noi, terre del Giarlo - tortonese (in particolare io sto in una cascina piuttosto isolata), ci sono 2 compagnie locali (Eolo e Mavian) che procurano un caldo segnale dell'ordine dei 20 MegaBit attraverso antenne sparse sul territorio che lo ripetono in giro per i colli e le vallate. Sempre connessi e assistiti. Sono aziende piccole (in confronto a Vodafone o Telecom), ma stanno nascendo ovunque. La tecnologia non è più solo in città.

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  2. Articolo molto interessante. Dieci anni fa mi sono trasferita nelle campagne friulane per aprire un centro cinofilo. All'epoca vivevo a Milano, città dove sono nata e cresciuta, ma che ho sempre detestato per via dello smog, della mancanza di verde, del sovraffollamento e del traffico. Io e il mio compagno abbiamo acquistato una casa nei boschi delle colline moreniche pordenonesi, in mezzo ai caprioli. L'attività è andata molto bene, ai tempi non esisteva la concorrenza che caratterizza oggi questo settore. Certo: nel mio lavoro devo stare tante ore all'aria aperta e gestire una casa di campagna è impegnativo, ma ne è valsa veramente la pena. Sono tornata ieri dopo un blitz milanese di un paio di giorni: assolutamente invivibile. Non vedevo l'ora di tornare nelle nostre praterie in cui far correre i nostri cani.

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  3. Ciao Francesco, ho 30 anni e io e mio marito siamo di Rimini. Io ero un'insegnante (precaria) di italiano e mio marito faceva il cameriere. Ci siamo messi in proprio come commercianti itineranti ed abbiamo comprato nel basso ferrarese una casa in campagna con 10.000 € (sì, dieci!!!!). Qua i prezzi sono così bassi perché è una zona depressa. A noi però non è importato, perché abbiamo risolto un sacco di problemi, a cominciare dal mutuo e finire con la libertà che solo in una casa isolata in campagna puoi sperimentare. Certo, ogni tanto soffro un po' di malinconia per le amicizie che ho lasciato a Rimini, ma la mia bimba di due anni non mi lascia il tempo per pensarci troppo su! E poi potevo scegliere di tenere le nostre amicizie a Rimini, pagando un affitto folle senza abbastanza garanzie per un mutuo e dovendo lavorare come un criceto per cosa? La libertà dai debiti e dai vicini è impagabile. Ah, e risparmiamo tantissimo: la vita è molto meno cara sotto tutti i punti di vista e per il riscaldamento abbiamo due bellissime stufe a legna. Inoltre, non dovendo pagare l'affitto (e quindi lavorare per pagarlo!) possiamo permetterci che sia solo mio marito a lavorare e così posso crescere la nostra bimba e non affidarla ad altri! Non penso di poter essere più felice.

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  4. Il vero problema è la cementificazione selvaggia che sta sottraendo suolo a un ritmo preoccupante,dove invece di ristrutturare il vecchio e valorizzare i centri dei paesi e città,si costruiscono case in periferia eliminando suolo,con conseguenze disastrose.

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  5. Ciao di nuovo Francesco, ormai ho già illustrato in altri commenti la mia vita, a maggio saranno 5 anni che vivo in campagna in una grande casa alla quale pian piano e con pochi soldi stiamo aggiungendo alcune stanze poiché viviamo con i miei suoceri e quindi abbiamo bisogno di un po' di spazio in più per vivere e lavorare. All'inizio per me, abituata alla vita di città e avendo vissuto in metropoli estere, è stato traumatico, ma poi ho scoperto tutta la bellezza dello svegliarsi al mattino con il cinguettio degli uccellini! Ho imparato un sacco di lavori manuali, autoproduciamo quasi tutto dal pane al seitan al latte di riso (come già detto più volte siamo vegani) ed entro qualche anno contiamo di diventare totalmente autosufficienti con olio di oliva e frutta. Abbiamo l'impianto fotovoltaico e il pozzo, e questo ci permette di contenere di molto le spese. Poi noi pratichiamo la decrescita: niente consumismo ma solo spese necessarie e scambi e baratti, anche per costruire le stanze in più. Tornerei a vivere in città? Manco morta!! Chiaramente da turista ci vado se ne ho l'occasione e i soldi, ma viverci di nuovo proprio no! Abbiamo un progetto importante che speriamo ci porti lontano in senso professionale..per poter restare qui a vita!! Dita incrociate quindi �� ciao a presto!

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  6. Ciao seguo questo Blog da vari anni e lo trovo interessante sotto tanti aspetti, colgo l'occasione per fare i complimenti al suo creatore col quale condivido parecchi aspetti delle decisioni che ha saputo prendere. Premetto che ho vissuto in campagna con annessa attività agricola per circa trent'anni, quindi l'articolo lo riconduco anche alla mia situazione personale. Vivere in campagna e tutta un altra cosa rispetto a ciò che mostrano le varie trasmissioni domenicali e chi crede che in campagna sia tutto rose e viole si sbaglia ed è molto più difficile di quello che possa sembrare. Per svariati motivi il raccolto o i raccolti possono andare persi colpa di eventi atmosferici, malattie o altro.è giusto avvicinarsi e rispettare la terra ma improvvisarsi agricoltori è una scelta sbagliata a meno che una persona non abbia veramente le spalle coperte in caso che il suo progetto vada in fumo.

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  7. Ciao a tutti,
    articolo molto interessante. Ma credo che la vita in campagna sia da approfondire molto di più sotto diversi altri aspetti...tipo la socialità, il mutuo soccorso, la cultura, le esperienze e le emozioni che può offrire questa scelta. Per il resto credo che le difficoltà di "vivere" ci siano ovunque, in città come in campagna...la questione è quanto ne valga la pena qui o là!
    Ad ogni modo ci tenevo solo a segnalarvi un'associazione nata sui colli tortonesi, o anche Terre del Giarolo, che si propone di favorire l'insediamento ad ispiranti nuovi campagnoli. Si chiama ForestIeri, potete approfondirne sul sito www.forestieri.org

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  8. Anche io dopo tanti anni di lavoro, ho finito di sistemare un vecchio rudere che avevo acquistato tempo fa e da qualche anno vivo con la mia famiglia in questa realtà, non molto distante dal paese e senza noiosi vicini o improbabili posti auto sotto casa.
    Orticello, qualche albero da frutta, gallinelle che sfornano uova a randa, riscaldamento con termocucina a legna, pannelli solari per acqua calda, giardino grande con vista panoramica sui colli romagnoli,praticamente tutto quello che serve per vivere in relax, senza traffico e stressanti code di auto e gente "impazzita". L'unica pecca è il fatto che fra scuola e altre attività, mia figlia è da accompagnare in paese, ma in ogni caso la spesa la devi fare e cogli l'occasione anche per curare le p.r.. Sicuramente in altri tempi avrei preferito una realtà più completa, ovvero una fattoria con tutte le attività agricole e animali. ma bisogna accontentarsi e io lo fatto. un saluto a tutti i sognatori, perseverate che il vostro desiderio si avvererà.

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  9. Ciao, sono nuova del giro e leggo il blog con molto interesse da qualche giorno. Vorrei suggerire un passaggio in più,intermedio, da poter fare prima di cercare lavoro in agricoltura. Io lo suggerisco per due motivi 1- ci si tempra un po' prima di buttarsi nei campi 2-trovare il modo o il tempo non sempre è facile e fare un passo in mezzo potrebbe essere d'aiuto. Io ho trovato un terreno che la famiglia mi ha lasciato in comodato d'uso gratuito. Ci sono persone che lo fanno,per non lasciare incolto o non dover andare a falciare il prato. C'è un bell'orto di un centanaio di metri quadri che sto recuperando un passo alla volta. Ho un bambino che ha quasi un anno per cui vado al campo quando posso (quasi tutti i giorni,naturalmente) ma sto facendo tutto da sola per cui rinforzo il corpo e non c'è scuola migliore della pratica per imparare i fondamenti. Se poi la terrà sarà generosa magari venderò un po' di verdura o la scambierò. spero di aver dato un suggerimento che possa essere utile a qualcuno e ... buon lavoro sia quindi!

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  10. Un'associazione di Messina, gestisce il Parco ecologico San Jachiddu.
    Il parco si estende per 15 ettari con annesso un forte Umbertino del 1890 che domina con panorami suggestivi lo stretto di Messina.
    Il parco è alla ricerca di volontari disposti a dare una mano nelle mansioni giornaliere in cambio di alloggio; una bella maniera per vivere la cultura siciliana, e vivere in questo bellissimo posto.
    Date un'occhiata alla loro pagina:

    https://m.facebook.com/parcoecologicosanjachiddu/

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