Lavora con Noi Fino a Quando non Cambiamo Idea

lavora con noi
cosa si nasconde dietro un'offerta di lavoro
Ogni tanto mi diverto a leggere la sezione lavora con noi dei siti dei grandi eventi o delle multinazionali, le trovo sintomatiche di questa società, frasi perlopiù senza senso, così astratte e generiche che potrebbero essere utilizzate per farci l'oroscopo, eppure ogni singola parola viene scelta e posizionata per uno scopo ben preciso, ingannare.

In questo articolo vorrei mostrare alcuni esempi e raccogliere testimonianze per rendere evidente come gli esperti di comunicazione, ingaggiati dalle multinazionali, montino messaggi surreali per attirare chi cerca lavoro, preparandolo nel miglior modo possibile al disumano trattamento che lo attende.



L'arte di lucidare l'immondizia


Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dalla Cesop sembra che circa il 60% dei laureati cerchi lavoro soltanto presso grandi aziende o multinazionali. Chi, come me, ha lavorato per anni presso grandi aziende con pianoforti a coda nella hall di ingresso, campi da tennis, palestre aziendali e dirigenti con l'elicottero privato, ha ben chiaro quanto viene curata l'immagine di questi colossi, al fine di spingere i giovani a richiedere in massa di entrare a farne parte.

Quando leggo la sezione lavora con noi, pubblicata sui siti web di grandi realtà imprenditoriali, mi accorgo come tutto sia assolutamente finto e lontanissimo dalla realtà. Un'immagine costruita a tavolino per far apparire il loro mondo come qualcosa di magico, dove i ragazzi possono finalmente diventare uomini, crescere affiancati da manager di successo, sviluppare i talenti e dare un senso alla propria vita. Traspare chiaramente la volontà di far sembrare la multinazionale come un élite dove solo i migliori possono accedere, la corsia preferenziale verso il successo e la realizzazione personale, il massimo a cui aspirare.

Iniziamo allora questo viaggio leggendo quanto riportato nello spazio lavora con noi di un grande evento come l'Expo 2015 e poi raffrontandolo con quello che accade realmente nel quotidiano di chi ha preso questa strada; scopriremo che dietro la patina di cera luccicante, si nascondono carcasse in putrefazione.


L'esempio di Expo Milano 2015

lavora nei grandi eventi
bella gente, brutte vite



Una carrellata di volti sorridenti, tutti molto belli, ben vestiti, felici di essere parte di una squadra di vincenti, che lavorano per un grande progetto Italiano, utile addirittura per l'intero Pianeta(?). Si sottintende che siano anche di grande talento, perché solo chi vale veramente può fare parte di questa selezione, che lavorerà a stretto contatto con manager che hanno esperienza in tutto il mondo e potrà crescere fino a diventare importante, ricca e potente!

Tutto molto appetitoso, almeno fino a quando non si prova ad informarsi veramente, e allora si scopre come questo noto evento si sia rivolto a diverse università italiane richiedendo volontari, ovvero giovani talenti da sfruttare gratis, perché se sei il migliore di tutti, con grandi capacità innovative e in grado di adattarti facilmente, il tuo lavoro non vale comunque niente, lo devi fare gratis! E poi si leggono le Testimonianze di Molti Giovani, attirati dalle magiche parole riportate nel "lavora con noi", che spiegano di aver seguito corsi di formazione a loro spese per poi non essere più richiamati, di aver affrontato 4 o 5 colloqui in giro per l'Italia, in balia di organizzatori incapaci, in preda allo sconforto per la mancanza di comunicazioni precise su orari di lavoro e retribuzioni. Laureti che per lavorare all'Expo percepiscono 900 euro al mese e Professionisti con 25 anni d'esperienza a cui vengono offerti 500 euro al mese per un full time (a Milano, dove tutto è carissimo).

Insomma, una realtà molto differente dalla luccicante presentazione "su carta" letta nella sezione di ricerca lavoro, dove, nella mente del lettore, si concretizza un'immagine di grande serietà e competenza, attraverso una serie di opportunità assolutamente uniche.

Alcune testimonianze raccolte


Ho scritto ad alcuni conoscenti, persone che so aver lavorato per grandi gruppi, facendomi raccontare la loro esperienza presso le multinazionali. Le storie sono tutte abbastanza simili, sulla carta splendide parole riportare nelle sezioni "lavora con noi", nella realtà quotidiana un ambiente dove diventi un lavoratore "usa e getta".

Alcune storie, tutte assolutamente vere, hanno dell'incredibile.

Sara F. : Assunta a tempo indeterminato per una multinazionale, dopo 6 mesi iniziano le riunioni dove viene detto che la crisi incalza e occorre lavorare di più. I dipendenti devono accettare la rotazione vari ruoli, tra cui anche fare le pulizie! Dopo 9 mesi altra riunione dove viene annunciato che la situazione è tragica, licenziano tutte le centraliniste e mettono noi laureati a farlo. Riunione d'urgenza dove vengono richiesti sforzi ulteriori e solidarietà tra colleghi. Finita la riunione l'amministratore  delegato prende l'aereo e va a Berlino per una festa, lo dice senza vergogna. Intanto l'altra socia parte per un weekend a New York.

Lavora con noi, si legge sul sito della mia azienda, ma dovrebbero cambiarlo in "Lavora per noi, mentre noi facciamo la bella vita". Alla fine, dopo 3 settimane arrivano i licenziamenti, il mio compreso. Ci abbiamo provato dicono, ma non ci sono soldi.

Giovanni L. : Prima sono stato "licenziato", nel senso che per ristrutturazione interna mi hanno obbligato a firmare le dimissioni per poi essere assunto in un'altra società controllata dalla vecchia azienda, ma a tutti gli effetti ho continuato a fare lo stesso lavoro, perfino nello stesso ufficio. Dopo poco hanno messo questa nuova società in liquidazione, mentre il datore di lavoro ha continuato a farmi lavorare in nero dandomi 200 euro al mese, perché tanto l'INPS mi dava 600 euro per la disoccupazione.

Leone G. : Grande azienda americana, apre in Sicilia per ottenere finanziamenti dall'Unione Europea, per anni specula e sperpera denaro senza fare investimenti e riempiendo le tasche dei dirigenti. Dopo qualche anno annuncia la crisi e finisce per licenziare me, assieme ad altri 50 padri di famiglia.

Lucia R. : Dopo 17 anni passati a lavorare duramente per una multinazionale, facendo mediamente 10 ore al giorno, sabati compresi, mi hanno chiamata dicendomi che dovevano sfoltire l'organico. Mi hanno proposto due strade: o me ne andavo in silenzio accettando 8 mesi di stipendio, oppure potevo fargli causa e (questo me lo hanno detto loro) avrei ottenuto più o meno la stessa cifra, pagando avvocati e trascinandomi nei tribunali per anni. Comunque fosse andata già il giorno dopo non sarei potuta andare in ufficio, anche perché me lo avevano già "lucchettato", dicendomi che c'era il rischio di spionaggio industriale. Mi hanno fatto trovare, in corridoio, una scatola con la mi roba. Puoi fare vertenza, hanno detto, ma per noi è irrilevante.

La trappola del lavora con noi


Le multinazionali non hanno bisogno di creare valore o di far crescere i loro dipendenti, anzi, il sistema funziona esattamente al contrario. All'interno di aziende di grandi dimensioni tutti devono essere perfettamente sostituibili, nessuno indispensabile, questo perché l'azienda non si può permettere di dipendere da un sistema che invece ha necessità di controllare. La formazione continua serve a questo, ad appiattire e distribuire le conoscenze in modo da creare un esercito di lavoratori tutti uguali, che tendano ad avere le stesse conoscenze e quindi possano essere inter-cambiati e licenziati senza che vadano perse conoscenze che sono in loro possesso.

Ecco perché le sezioni lavora con noi vengono curate nei minimi dettagli e promettono luna e stelle, perché è necessario un continuo ricambio di personale, così da poter riorganizzare e spostare risorse, "stressare" il sistema produttivo. Questa è una ben nota strategia manageriale, che viene giustificata come conseguenza delle crisi, ma che invece è la normale gestione di una multinazionale. La crisi conviene, perché mantiene strutture snelle e basate su costi progressivi decrescenti.

I dipendenti, in questo scenario, entrano pieni di aspettative, credendo di far parte di una realtà forte e vincente. Leggono gli annunci di lavoro esaltanti e si candidano per l'assunzione. Quando vengono chiamati a colloquio si sentono privilegiati, se poi vengono assunti credono di aver vinto alla lotteria. Tutto funziona fintanto che l'azienda non decide di riorganizzare, delocalizzare o tagliare i costi; nel giro di un giorno passano dal sentirsi indispensabili, all'essere zavorra da smaltire.

Interessante questo estratto dal documentario "We Feed The World", dove si comprende chiaramente quale sia il punto di vista del direttore di una multinazionale come la Nestlé, in particolare la parte dove spiega che per creare lavoro bisogna lavorare di più.



Conclusioni


Le sezioni "lavora con noi" dei siti delle grandi multinazionali sono lo specchio di questa società, un luogo perlopiù ostile dove tutti aspiriamo ad uscire dall'anonimato e diventare qualcuno. Le frasi motivazionali che vengono utilizzate fanno leva proprio su questo sentimento, chi lavora nella comunicazione sa che far apparire la propria azienda come un élite di privilegiati, non solo attira le persone come mosche, ma crea anche un contesto dove la carriera, la formazione continua e gli incarichi pressanti possano essere fatti passare come opportunità, quando invece sono strumenti di sfruttamento e controllo.

Molti farebbero carte false per fare carriera e uscire dalla mediocrità, peccato che sia tutto inutile, perché si arriva solo fino ad un certo punto, poi tocca lasciare il passo ai raccomandati, ai figli del tal dirigente o politico, e ci si scontra con la dura realtà, realizzando quanto tempo si è sprecato a sgomitare e farsi odiare dai colleghi.

Ora che siamo consapevoli di tutto questo, proviamo a guardare con occhi diversi due esempio di "lavora con noi" di grandi realtà internazionali: noteremo come tutto è ben studiato per enfatizzare gli aspetti che abbiamo appena analizzato.


Non abbocchiamo alla trappola del lavoro per le grandi aziende, le piccole realtà sono migliori per chi vale veramente, certo non sono adatte a chi punta a parcheggiarsi dietro una scrivania e fare il meno possibile, diventando intoccabile perché impiegato nella pubblica amministrazione, ma chi ha voglia di costruire valore, fornire servizi veramente utili e realizzarsi attraverso quello che gli piace veramente fare, dovrebbe ignorare le pompose e false auto-proclamazioni dei grandi gruppi e delle loro ridicole sezioni: lavora con noi.

smetteredilavorare.it

9 commenti:

  1. Caro Francesco di seguo da molto e questo articolo l'ho trovato agghiacciantemente realistico. Dietro sorrisi e immagini ripetute questa e' la amara verita'.
    Che fare dunque? Come uscire da questo circolo vizioso?

    PS: se ti posso consigliare un articolo in futuro: la grande truffa dei raduni motivazionali della aziende in cui esempi di persone che "ce l'hanno fatta" anche in ambiti diversi vengono propinati alle persone al solo scopo di vendere.

    Un abbraccio a te

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  2. Ciao Muryan! Grazie mille per il suggerimento, sicuramente scriverò un articolo a riguardo! Per uscire da questo circolo prediligiamo le piccole realtà oppure costruiamo una nostra fonte di guadagno basata su un modello diverso, dove si da seguito alle proprie capacità e attitudini, dove lo scopo non è il profitto ma soddisfare i reali bisogni delle persone, abbandonando il superfluo. L'ho fatto con il mio piccolo studio di registrazione, dove le band imparano a registrare senza venir spennate, ho la fila alla porta, perchè costa pochissimo e il risultato è la giusta via di mezzo tra il prodotto e i rapporti umani. Tutti possiamo farlo, basta volerlo :)

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  3. Ciao Francesco, la tua osservazione è interessante e realistica. Quello che esponi è chiaro ed evidente (basta fare un giro in grandi aziende e verificare che le tue osservazioni si ripetono continuamente).
    Una banale osservazione potrebbe essere: se queste aziende fanno un lavoro del genere, partiamo dal presupposto che le persone che (vogliamo dire "abboccano"?) lo fanno perché hanno un bisogno (forse) inesistente nella realtà.
    Quindi (credo) le grandi aziende fanno questi giochi perché le persone vogliono proprio quello che viene offerto, a prescindere che chi fa queste scelte sia economicamente benestante oppure no.
    Vorrei prolungare il discorso perché è veramente interessante, ma non mi sembra il giusto posto/contesto... quello che posso affermare è che se uno lavora e si impegna su quello che desidera VERAMENTE, neanche ti passa per la mente "aggrapparsi" ad aziende che fanno questo gioco....e forse fanno questo gioco perché per noi donne/uomini, a volte deboli nei propri giudizi personali, capire cosa vogliamo realmente dalla vita non è così facile. Credo ci voglia molta esperienza "sul campo" e, soprattutto, avere una mentalità aperta alle novità (e non intendo solo novità tecnologiche).
    Per capire come ci evolviamo non credo basti studiare, comunque credo che lo studio ci migliora tanto come persone ma se non abbiamo la pratica di quello che studiamo e non utilizziamo metodi scientifici per verificare quanto detto, allora non è "aprire la mente" ma solo fare polemiche che (a mio parere) a volte sono inutili... è meglio "fare" e sbagliare per poi correggere, piuttosto che polemizzare senza fare niente.
    Poi credo che un altro fattore importante è la crescita e da come veniamo educati... ma anche queste quattro parole sono superficiali, avrebbero bisogno di approfondimenti; detta così sembra come: a ma piace la cioccolata piuttosto che la crema.

    Grazie per le tue osservazioni

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  4. Caro, Francesco.. Hai purtroppo ragione... Anche io sono una "vittima" di questo brutto sistema di "lavoro", o meglio, schiavitù presso una multinazionale. Dopo 4 anni e mezzo, con contratto a tempo indeterminato, anche a me è stato dato il ben servito... Oggi, dopo un anno e mezzo che spulcio annunci tutti uguali, ho detto basta... Mi inventerò un lavoro, seguendo le mie attitudini o, come dici tu, puntando ad una realtà più piccola in cui il valore è sicuramente più apprezzato. Grazie per il lavoro che fai! :)

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  5. Prima di ravvedermi e cambiare vita ho fatto il manager.
    Accidenti quante stupidaggini raccontavo!
    Li selezionavo solo erano della serie: "credere, obbedire, combattere"!
    Fortunatamente sono rinsavito e non faccio più quella vita.

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  6. Francesco leggo ora il tuo articolo direi piuttosto duro. Per certe parole resto basito "messaggi surreali per attirare chi cerca lavoro, preparandolo nel miglior modo possibile al disumano trattamento che lo attende." I trattamenti disumani li ricevono coloro che abbassano la testa. Io dopo 10 anni di lavoro alla terza azienda cambiata vedendo che nonostante davo di più non ricevevo ho deciso di fare l'indispensabile. Non dico di non lavorare come professi tu altrimenti se nessuno lo facesse si fermerebbe il mondo. Anche nel mio sito http://infoutili.blogspot.it parlo di lavoro e di come non farsi sfruttare sia on line che nella vita e metodi di risparmio e guadagno con l'occhio all'ambiente. Secondo me molte "pecore" dovrebbero alzare il tiro nel lavoro e conseguente stipendio così i manager guadagnerebbero di meno . Ma poi certi equilibri superiori si romperebbero. Io ho cambiato modo di fare quando ho sentito un mio titolare una volta dire: quanto dobbiamo pagare il tizio che vale........il socio risponde 2000€ minimo al mese per quello che fa .......ma in giro non ci sono sto prezzi. A voi la riflessione.

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  7. Il punto è che in molti contesti lavorativi le piccole realtà non esistono più.
    Giusto per fare alcuni esempi, in Italia metti assieme Intesa Sanpaolo, Unicredit e fai più di 200000 dipendenti. Se ci aggiungi altri gruppi bancari e aziende di consulenza multinazionali (Accenture, Deloitte etc) hai racchiuso tutta la forza lavoro in ambito finanziario in Italia. Negli altri settori probabilmente non siamo molto distanti. Se cerchi su internet nei vari portali non trovi mai gli annunci dello studio "pincopallino", ci sono decine di posizioni sempre delle stesse multinazionali...

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  8. Bell'articolo Francesco.
    Ciò di cui parli non mi sorprende. Le aziende e i dipartimenti delle risorse umane fanno questo con l'unico scopo di procacciarsi giovani leva al minimo prezzo.
    Potremmo definirlo come becero marketing. Chi ha coraggio o forti motivazioni valide, prima o poi comprende tutto questo ed esce da questa "corsa del topo".
    Ti faccio i miei complimenti, la tua storia Francesco, quando l'ho letta in passato mi è servita molto come fonte d'ispirazione e sto intraprendendo il mio personale cammino per "smettere di lavorare" e crearmi una mia realtà lavorativa.
    Trovo il tuo sito e ciò che fai veramente molto lodevole e ti ringrazio per l'aiuto (anche se involontario ma che apprezzo molto) che mi hai dato! :-)

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  9. posso dire che è tutto vero. sicuramente da quando lavoro in questa azienda.
    mentre la mia esperienza ventennale presso un'altra azienda, molto (molto) più grande è diametralmente opposta: venivano richiesti spirito di sacrificio sia in termini di impegno che di tempo, ti scontravi certo con persone e situazioni difficili. ma se poi portavi a casa quanto richiesto, ecco che non mancavano mai passaggi di livello, aumenti, premi (a seconda di come andava l'anno). a un periodo di forte stress lavorativo, una volta giunti al traguardo, seguiva un periodo di decompressione in cui potevi riprendere in mano le redini della vita privata a pieno regime. Ho avuto la fortuna di lavorare presso un'azienda meritocratica, io senza laurea (la necessità mi ha spinto a trovare presto un lavoro, ma quanto mi sarebbe piaciuto poter studiare) e senza contatti importanti, ho potuto dimostrare il mio valore e venirne ripagato.
    nell'attuale azienda non è più così, succede esattamente quanto racconti nel tuo blog, e per me "il re è nudo" da tanto tempo ormai. peccato essersi fatti ingolosire da troppi bla bla.

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