Vivere tra il Deserto e il Mare per Essere Felici

deserto e mare
vivere dove non c'è nulla
Oggi do volentieri spazio a Sonia Serravalli, autrice, che ha vissuto per molti anni nel deserto con pochissimo denaro, per poi trasferirsi a Londra e scoprire che quando non aveva nulla aveva tutto.

Un insieme di interessanti riflessioni sulla situazione dell’uomo oggi, sui condizionamenti che subiamo quando scegliamo di far parte della società, una pressione continua che ci spinge lungo una strada che porta nella direzione opposta alla felicità, che ci obbliga a correre, spendendoci tutti dritti contro un muro.



La vita semplice


E' stato un piacere trovare Francesco e il suo libro Smettere Di Lavorare. Perché, all'inizio della crisi economica, avevo scritto un testo simile, "C'è chi dice no - Una lettura positiva della crisi e un nuovo lavoro attraverso la libertà creativa" (con prefazione di Simone Perotti), di cui ancora mi sforzo di seguire le orme e noto puntualmente che quando esco dal suo tracciato la mia vita si impoverisce.

Ossia: il poco ma di qualità mi ha riempito l'anima e mi ha dato l'auto-realizzazione anche per lunghi periodi. Un privilegio di cui mi rendo conto poche persone hanno potuto godere. Ogni qualvolta invece ho provato ad entrare nell'ottica più materialistica della crisi e sono stata guidata dalla "paura di non farcela", di non essere vista né riconosciuta nella nostra società se non avessi ricoperto un ruolo lavorativo preciso o autorevole, anche in posti di classe, mi sono sentita vuota e triste.

Ho vissuto una vita semplice per nove anni tra il deserto e il mare e allora scrivevo "più di così non posso avere", quando in una bella casa a Londra in cerca di un ruolo nel cuore della società occidentale mi è parso che l’esistenza perdesse valore e la gioia di vivere mi si rifiutava nonostante tutti i lustrini di tale mondo.

Ecco, questo solo un esempio per farvi capire la filosofia che troverete nel mio libro. Ci hanno rifilato una valanga di assunti sbagliati, che negli ultimi decenni sono andati mangiandosi la nostra fiducia in noi stessi. Ci hanno portato a crederci. Chi? I padroni del mercato, le banche e il pilotato lavaggio del cervello dei mass media. L'intento è far sì che le nostre vere priorità di esseri umani vengano ristabilite e che chiunque possa avere accesso alla felicità più autentica, che, sul serio e senza nessun intento moralistico, ha ben poco a che fare con lavori forzati, carriere estenuanti e belle macchine.

Persone come Francesco e come me hanno vissuto queste cose sulla loro pelle. Io ho scelto fin da giovane, dopo la laurea, di vivere in luoghi "semplici", ossia in cui il costo della vita fosse sostenibile, una persona fosse vista nella sua unicità e la gente avrebbe ricordato il suo nome (Sud America, mondo arabo…) e la felicità più a portata di mano che in paesi in cui si è già arrivati a un livello di alienazione a mio avviso preoccupante e in cui possiamo davvero sentirci solo numeri di una serie, quando non invisibili.

Il costo della mia felicità, per esempio, è stato il coraggio di accettare di vivere con un paio di centinaia di euro al mese di stipendio e nessun’aspettativa di risparmio in paesi lontani, pur di essere lasciata in pace dalla "macchina tritatutto", oltretutto in un paio di luoghi tra i più belli del mondo. Non sto suggerendo che per stare bene bisogna spostarsi (l’Italia resta un paese magnifico in cui condividiamo un background di piaceri semplici alla portata di tutti, cosa non frequente in luoghi più "benestanti"): col mio testo e il mio esempio invito semplicemente a scremare i condizionamenti, a resistere, a ricordare che abbiamo aderito al progresso tecnologico perché ci facilitasse la vita, non perché ci privasse della vitalità; a ricordare quali sono le componenti di un essere umano e che non siamo riducibili a un numero, un curriculum o una categoria.

Leggi anche: Vivere a Pieno il Presente per Essere Felici



Dare l'esempio


E no, il nostro, di testimoni come me, Simone Perotti o Francesco Narmenni, non è un modo elegante per aggirare l’ostacolo, né una volontà di aderire all'ennesima etichetta trita e ritrita dell’anticonformista. Il nostro è un appello, un avviso, un grido d’allarme per la gente a rischio, affinché realizzi che si sta correndo solo per schiantarsi in un vicolo cieco.

Quando è arrivata la crisi, nel mio innato tentativo di scorgere in tutto il lato positivo, pensai perfino paradossalmente che forse i tempi mi stessero infine dando ragione. Ho sempre parteggiato in modo spontaneo per il lavoro non fisso, ma per più attività che insieme potessero garantire alla persona libertà, aggiornamento e varietà. Ho sempre visto dei potenziali nemici dello spirito umano la routine e il tempo buttato in coda su una tangenziale, premendo per il lavoro a dimensione locale, o via internet.

E ho sempre cercato di restare vigile sul pericolo di identificare il proprio essere col proprio mestiere o la propria carriera, ricordando ogni giorno, quasi come fosse un compito a casa, la fragilità delle cose umane. Bene, all'improvviso è arrivato inaspettato questo tsunami della crisi economica mondiale e, cercando di non perdere di vista la luce del sole in quella catastrofe, ho raccolto i concetti che mi son resa conto aver preparato e messo in pratica da una vita.

Qui la lista dei temi trattati in "C'è chi dice no - Una lettura positiva della crisi e un nuovo lavoro attraverso la libertà creativa".

  • Introduzione (di Simone Perotti)
  • Premetto
  • Il significato della crisi
  • Paure e inganni mentali
  • Il cambiamento: perdite e guadagni
  • Reale costo della vita e beni accessori
  • Molti beni molte spese, molta zavorra poca felicita’
  • Meglio liberi e poveri che ricchi e schiavi
  • Intanto, possibili alternative
  • Consigli pratici per economizzare
  • Una pausa di riflessione
  • Le promozioni sul lavoro
  • Mestieri possibili nati dalla libertà creativa
  • Etichette e libertà da esse
  • Se ragionassimo con la nostra testa
  • Ipotesi future
  • La coscienza
  • Cos'è vera crisi per me
  • Visualizzazione: cosa potremmo fare nel tempo guadagnato
  • La natura
  • Possibili curricula vitae del futuro
  • Un punto di vista spirituale/esoterico
  • Fuggire
  • Il mio percorso
  • Il vero lavoro
  • Pillole buone e citazioni utili

E' come potare un albero


"Credo che questa vita abbia un valore che supera qualsiasi constatazione morale o religiosa e che dovremmo dare maggior importanza ai nostri sogni di quanto non siamo stati abituati a fare.

Culturalmente, in genere nel mondo adulto i sogni tendono a venire screditati, sommersi da una coltre di rassegnata indulgenza e dal sorriso bonario di chi si sente smaliziato, realista, privo di illusioni. Eppure, ci sono persone fisicamente handicappate che sono riuscite a diventare riconosciuti atleti nel loro settore, perfino a livelli olimpionici. Sono sempre "gli altri"?

E’ possibile che se qualcuno è riuscito a compiere un’impresa così eroica noi non siamo in grado di cambiare semplicemente mestiere, o di trovare un modo più economico e razionale di gestire il nostro tempo, per ampliare il raggio d’azione della nostra libertà e mirare a realizzare qualcosa che ci sta a cuore?


Il passo successivo è l’essere (o diventare) pienamente consapevoli del fatto che per raggiungere qualcosa di nuovo, sarà necessario perdere qualcosa di vecchio. A questo servono le potature degli alberi, allo scopo di farli sopravvivere e renderli più forti, è una legge di natura, e ci sono leggi contro cui non possiamo andare.


Dunque, vediamo di giocare secondo le regole


Il "vecchio" potrebbe consistere in schemi mentali, soprattutto, abitudini, piccoli lussi cui si andranno a sostituire soddisfazioni nuove, momenti di autentica felicità. Non è possibile cambiare binario se non si salta. La buona notizia è che siamo tutti dotati, geneticamente, delle risorse necessarie per far fronte a situazioni anche molto più pesanti di quelle in cui ci troviamo e ci ritroveremo. E che, in caso di necessità, per natura siamo provvisti della forza richiesta per estenderci a trecentosessanta gradi, spiritualmente, geograficamente, culturalmente ed emotivamente." (Pag. 17-18 di "C’è chi dice no" di Sonia Serravalli, ebook in Amazon)

"Dovremmo iniziare a stendere un disegno su ciò che sia essenziale e ciò che non lo sia, e non soltanto alla mera sopravvivenza, naturalmente, ma alla felicità. Acqua, cibo e calore saranno essenziali alla mera sopravvivenza fisica, ma non possono garantire ciò che noi chiamiamo decoro o dignità, ossia ciò che ci distingue dalle bestie. In questa fascia ulteriore, che porremo nel nostro disegno appena sopra i beni materiali essenziali, gli affetti e gli scambi interpersonali necessari per il nostro equilibrio psicofisico, si nascondono le trappole più insidiose. Sì, perché ciò che definisce la felicità e la "dignità" umana si è trasformato nelle epoche ed è stato spesso pilotato dalle maggiori holding e multinazionali del pianeta."(Pag. 20-21)

Conclusioni


Ringrazio Francesco per lo spazio concessomi, gli auguro buona fortuna per il suo "Smettere di lavorare" e per una vita soddisfacente, come la auguro a tutti voi.

I racconti di persone come Sonia, che hanno concretamente sperimentato un modo di vivere alternativo, sono preziose testimonianze che ci confermano quello che talvolta riusciamo ad intravedere, ma che poi, per paura o difficoltà di comprensione, non riusciamo a mettere bene a fuoco: una vita libera, lontana dai dettami della produttività e della corsa al successo è il regalo più grande che possiamo fare a noi stessi, la corsia preferenziale verso la felicità e la libertà che tutti meritiamo. Se troviamo il coraggio di rifiutare le regole che la società ci impone e seguire i nostri sogni, si aprirà un mondo nuovo, interessante, talvolta avventuroso ma sempre straordinariamente felice.

2 commenti:

  1. Ciao Francesco e Sonia, ho molto apprezzato questo articolo e volevo dirvi che sono pienamente d'accordo con Sonia avendo io vissuto per un anno e mezzo in Turchia anni fa, mi è rimasta nel cuore e ricordo quel periodo come uno dei più felici della mia vita nonostante uno stipendio che pur essendo alto per gli standard turchi, non lo era per quelli italiani. Poi, avendo una laurea in lingue e volendo continuare a girare e conoscere il mondo ho vissuto a Londra, Dublino, e altre città...lavori ben pagati che mi hanno fatto un buon Curriculum...ma la sensazione anch'io di una vita senza un senso pieno e profondo e la voglia dopo 10 anni di tornare in Italia nonostante la crisi e zero lavoro ad attendermi. Poi la svolta...da 4 anni vivo in campagna col mio compagno e i nostri animali, lavoro poco e saltuario, ma finalmente la libertà dalle schiavitù del cartellino da timbrare, beni materiali inutili da avere, e una vita all'insegna dell'amore per la natura, l'orto fatto da noi, la legna anche, riciclo e scambio di beni e cibo con amici e parenti e finalmente la consapevolezza di aver trovato un senso alle cose, anche grazie al fatto che siamo diventati vegani dopo anni di vegetarianismo. Adesso nonostante le inevitabili difficoltà del vivere quotidiano in Italia non cambierei la mia vita per nulla al mondo, e mi sento finalmente a casa. Sono convinta che ognuno di noi con voglia determinazione possa superare tante difficoltà e liberarsi da tanti bisogni fasulli che imprigionano l'anima. Salutoni !!

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  2. Mi piace molto il vostro pensiero e il vostro stile di vita e vorrei poter fare la vostra stessa scelta.
    Credo però che non sia così semplice. Come fate ad esempio ad avere una casa visto che, senza uno
    stipendio è difficile prenderla in affitto e ancor peggio comprarla ?
    Se poi ci sono dei figli le cose si complicano ancora di più: che fare se si ammala ed ha bisogno di una specialista ? Se deve mettere l'apparecchio? Se per la scuola deve comprare libri e materiale vario ? Per alcune cose, nonostante le vostre belle idee, ci vuole comunque uno stipendio su cui contare.
    Almeno una persona della famiglia deve lavorare ...

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