Come la Decrescita Felice può Fermare Odio e Guerre

smettere di consumare il superfluo
imparare la decrescita
Oggi vorrei condividere alcuni pensieri che questa mattina presto, correndo in riva al mare, ho riordinato e trasformato in una teoria che evidenzia come lo stile di vita che oggi tutti adottiamo, ci renda complici dell'odio, della povertà e delle numerose guerre esistenti nel mondo.

Ho sempre trattato la decrescita felice come una rivoluzione personale, per vivere meglio e aiutare le persone a liberarsi della schiavitù del lavoro, ma c'è molto di più dietro questa filosofia, c'è la concreta possibilità di rendere il mondo un posto migliore ed evitare di alimentare tutto quello che c'è di orrendo nel mondo.


30 anni di cambiamenti


Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale persero la vita circa 60 milioni di persone, l'Europa era ormai ridotta ad un cumulo di macerie. C'era tanto da ricostruire, moltissime persone versavano in condizioni di povertà assoluta, per questo motivo venne adottato il modello della crescita come metodo per garantire a tutti stabilità economica e pace.

Per trent'anni tutto funzionò perfettamente, d'altronde partendo da zero non si può fare altro che crescere e prosperare, dando vita ad una vera e propria rivoluzione sociale. All'inizio degli anni settanta però tutto iniziò a cambiare; venne raggiunto un livello di benessere tale per cui il surplus di denaro poteva essere usato per acquistare svariate cose non indispensabili. Una delle conseguenze dirette fu il cambiamento della programmazione televisiva: venne dato sempre più spazio a spettacoli contemporanei, socialmente giovanili, alla moda e urbani, in modo da dare alle persone dei modelli a cui ispirarsi. Questo servì per incanalare il denaro della gente verso l'acquisto di quei prodotti che davano l'illusione di essere come quei modelli.

Nasce così il consumismo, inteso come l'insieme di tutte quelle false necessità indotte che spingono le persone a sperperare e accumulare. Questa tendenza, o sarebbe meglio dire “stile di vita”, generò due grossi cambiamenti:

  1. Il “valore” di un individuo non è più determinato da quello che una persona fa, ma da quello che possiede.
  2. Il denaro non è più uno strumento, ma un mezzo per affermarsi nella società.

Fin qui niente di nuovo direi, ma oggi andremo oltre: questi mutamenti sono le basi sulle quali i conflitti tra esseri umani iniziano a fermentare, che derivano da una constatazione tanto semplice quanto disarmante, ovvero: “Quello che hai, o che ottieni, poi lo devi difendere”.



Il consumismo provoca la povertà


Guardiamoci attorno, le nostre città sono un fiorire di esercizi commerciali che vendono qualunque tipologia di bene materiale, di qualsiasi forma e dimensione e per qualsiasi gusto. Osserviamo l'interno delle le nostre case o dei nostri miniappartamenti, sono scatole che contengono una quantità impressionante di vestiti, elettrodomestici e soprammobili da spolverare. La maggior parte di tutta questa roba è destinata a rimanere lì, ferma, per sempre, non la usiamo perché non ha un vero motivo d'essere, un'utilità, però abbiamo una paura tremenda che qualcuno ce la porti via.

Allora chiudiamo saldamente le porte e le finestre delle nostre case per proteggere quello che vi accumuliamo, acquistiamo portoni blindati da migliaia di euro, installiamo anti-furti sempre più sofisticati, mettiamo le sbarre alle finestre e diffidiamo di chiunque venga a bussare alla nostra porta. Impieghiamo soldi, tempo e denaro per difendere quello che possediamo, ma non perdiamo un secondo a riflettere sui motivi per cui dobbiamo farlo. Perché siamo obbligati a proteggere i nostri beni? Ovviamente perché esistono persone che vivono in condizioni tali da essere obbligate a rubare; nessuno ruba se sta bene, quindi la domanda giusta è: "Chi o cosa crea le condizioni per cui ci sono classi sociali abbienti e altre poverissime?".

Se riflettessimo su questo quesito, scopriremmo una verità sconcertante, ovvero che siamo noi la causa di tutto questo!

La nostra tendenza ad accumulare senza un freno infatti favorisce soprattutto le grandi catene e le multinazionali, che hanno armi molto potenti per attirarci e riescono a tenere i prezzi bassi, sbaragliando la piccola concorrenza. Se acquistassimo poco, solo quello che ci serve, ricercheremmo la qualità del piccolo artigiano o commerciante invece che il prezzo basso della grande catena. Accade quindi che i piccoli esercizi commerciali non sopportano più la concorrenza e chiudono, creando sempre nuovi poveri, che col tempo andranno a lavorare (sottopagati) alle dipendenze delle multinazionali stesse. Lo vediamo ogni giorni, decine di esercizi chiudono, mentre nelle periferie nascono nuovi centri commerciali dove alloggiano le grandi catene. Lo chiamano libero mercato, ma di fatto è come liberare una faina in un pollaio: le galline non hanno nessuna possibilità di sopravvivere.

downshifting


La povertà nasce da questo, imprenditori che guadagnavano bene, costretti a chiudere, i cui figli non saranno più imprenditori, ma dipendenti delle multinazionali, sfruttati e sottopagati. Ecco perché i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi.

C'è tuttavia una conseguenza ancora più drammatica: se noi, accumulatori seriali, pensiamo soprattutto a difendere i nostri averi, i Governi mondiali hanno uno scopo più alto, ovvero difendere l'intero status quo, cioè fare in modo che il sistema rimanga così com'è, attraverso le guerre.

La guerra siamo noi


Grazie all'ultimo Global Peace Index è emerso che su 162 nazioni analizzate, solo 11 non sono coinvolte in un conflitto armato. Questo significa che oggi, nel mondo, c'è più guerra che pace. Secondo l'Onu il 40% dei conflitti scoppiati in (guarda caso) gli ultimi 60 anni, sono stati in qualche modo legati all'accesso alle risorse minerarie, non solo oro e diamanti ma anche il coltan. Da quest'ultimo si ricava una sottile polvere nera che serve per fabbricare moltissimi oggetti tecnologici, tra cui gli schermi dei nostri cellulari, le console per videogames e le macchine fotografiche. In Congo la corsa alle miniere ha causato una guerra che è costata la vita a quattro milioni di persone.

Dopo il declino della produzione di petrolio americana (intorno agli anni settata) il mondo si è trasformato drasticamente ed è diventato ciò che è oggi, cioè dominato dal petrolio medio-orientale. La guerra del golfo (1991) è scoppiata proprio da una disputa dove l'Iraq accusava il Kuwait di pompare petrolio dai pozzi della regione Rumaila. La successiva invasine dell'Iraq da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna, giustificata dalla fantomatica presenza di armi di distruzione di massa, era invece mossa da ovvi interessi nei pozzi petroliferi lì presenti. La guerra costò 500 miliardi di dollari, durò 5 anni e causò cica 650.000 morti.

mappa guerre
Mappa dei paesi in guerra

Ogni volta che compriamo un gioiello, una cornice d'argento, un diamante per la nostra fidanzata, ogni volta che cambiamo il cellulare, acquistiamo un oggetto elettronico, ma anche ogni volta che sprechiamo denaro per un qualunque oggetto derivato dal petrolio (anche la banale plastica) o corriamo in macchina consumando carburante, stiamo mantenendo in vita un mercato che causa milioni di morti.

Dunque non c'è niente di buono nel consumismo, e nemmeno nel modello della "crescita infinita": a livello locale distrugge il mercato e ci impoverisce, a livello globale invece la nostra insensata sete di avere, accumulare e ostentare, spinge i governi ad intervenire in guerre o finanziare gruppi armati che gli garantiscano l'afflusso di materie prime.

Come si ferma tutto questo?


La decrescita felice è la soluzione allo scenario che abbiamo appena descritto, l'inquietante realtà che permette ad una piccola fetta della popolazione mondiale di sprecare, condannandone una molto larga ad atroci sofferenze. E' dura da ammettere, ma siamo noi la principale causa di guerre ed ingiustizie, attraverso i piccoli e sconsiderati gesti quotidiani.

Alla luce di queste considerazioni l'importanza di condurre una vita più semplice a sobria assume un nuovo valore: non si tratta più solamente di vivere senza lavorare o di non essere schiavi del sistema, stiamo parlando di non generare la nostra stessa povertà e di non essere complici della morte di milioni di persone in tutto il mondo. Dobbiamo rivedere completamente il nostro modo di vivere, sprecare pochissimo e acquistare solamente lo stretto necessario, rinunciando a tutto quello che fino ad oggi ritenevamo importante.

La decrescita può veramente cambiare tutto, non è una rivoluzione che si attua scendendo nelle piazze, è la prima vera rivoluzione individuale, il cambiamento del singolo che trasforma le sue abitudini per smettere di essere sia vittima sia carnefice. Vittima perché il sistema lo tiene sotto scacco facendolo lavorare per poi spendersi tutto in sfizi, carnefice perché spendendo in modo sconsiderato genera un bisogno continuo che alimenta le guerre. In tutto questo noi diventiamo sempre più poveri, mentre i potenti diventano sempre più ricchi.

Conclusioni


Spero, con questo articolo, di aver spiegato un concetto importante e cioè che per rendere il mondo un posto migliore non serve chissà quale intervento o movimentazione, non servono atti eclatanti o estremismi, è sufficiente cambiare di poco le nostre abitudini. Un cellulare in meno, una guida moderata e qualche acquisto di seconda mano, possono bastare, perché piccole azioni spalmate su centinaia di migliaia di persone possono modificare un'intera economia.

Uomini e donne così, che danno per primi l'esempio, sono la nuova resistenza, quell'esercito che attraverso il Movimento per la Decrescita Felice darà al mondo un volto nuovo. Io credo in questo e voglio sostenere il cambiamento con tutte le mie forze. Aiutatemi a spiegarlo, io posso raggiungere mille o diecimila persone, ma ho bisogno di tutti voi, di una condivisione su Facebook o Twitter, in modo che tutti sappiano di essere complici del sistema e conoscenti che basta veramente pochissimo per rovesciare le carte in tavola e rendere il mondo un posto migliore. Anche un click è troppo difficile da fare?

19 commenti:

  1. Ciao Francesco,è un po' che ti seguo....concordo su tutto quello che hai scritto.Mi piacerebbe tanto...ma proprio tanto....incontrare nella vita reale persone come tè.....ma ovunque mi giri,almeno dalle mie parti,non vedo che ignoranza,individualismo e menefreghismo....un abbraccio a tè che sei riuscito ad aprire gli occhi e che tenti di farli aprire anche agli altri....ma la vedo dura...molto dura.Per quanto mi riguarda,la mia generazione ha perso alla grande ma la cosa brutta è che non se ne è neanche accorta!

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    1. Ciao Daniela! E' pieno il mondo di persone come me, solo che stanno nascoste perchè essere "così" fa a cazzotti con la società :) Io ricevo decine di mail ogni giorno di persone che la pensano come noi, non sei sola!

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  2. ciao Francesco, bell'articolo complimenti! Da quando ti seguo sto piano piano cambiando il mio stile di vita, non è facile cambiare verso i 60 anni mi dispice solo di non aver iniziato prima, sto sensibilizzando mio figlio a seguire i tuoi preziosi consigli, che ha 24 anni che è un surfista e anche lui ha una piccola sala prove (è un pianista/tastierista) buon lavoro

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    1. Tuo figlio può veramente condurre una vita libera, beato lui che può iniziare così presto! Tuo figlio fa surf da onda o anche windsurf?

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  3. Ciao Francesco,
    è da Gennaio che seguo il tuo blog, l'ho scoperto mentre ero a casa dal lavoro con l'influenza ;-)
    mi sono riconosciuta sono in quello che hai scritto, anch'io ormai da anni sto adottando uno stile di vita il più sobrio possibile. Per questo devo ringraziare i miei genitori, che arrivano dalla guerra e conoscono bene il valore del lavoro e delle cose.
    vorrei liberarmi anch'io dal lavoro dipendente, soprattutto ora che è nata mia figlia, ma proprio per questo ora ne ho ancora più bisogno di prima.
    Non so se riuscirò a raggiungere questo obiettivo, ora non ho il tempo per poterlo realizzare, ma lo insegnerò a mia figlia appena riuscirà a capirmi.nel frattempo ci provo con mia nipote ;-)
    ho letto tutto il tuo blog,ma non mi sembra di aver letto il suggerimento di vendere gli oggetti che abbiamo in casa e che non ci servono più.
    Io lo faccio ormai da anni ed ho venduto un sacco di cose che giacevano inutilizzate negli armadi e nei cassetti. Rivendere i propri oggett usati nonè un modo per guadagnare soldi, ma per monetizzare oggetti che non servono ed utilizzare quei soldi per qualcosa di più utile. Inoltre si evita di creare rifiuti e quindi di salvaguarda l'ambiente.
    Sono riuscita a coinvolgere anche mio marito ed i miei genitori e nella cameretta di mia figlia c'è già una borsa di indumenti che gia non le vanno più bene e che porteremo al mercatino dell'usato dei bambini. I soldi che ricaveremo dalla vendita li useremo per comprarle altri vestitini ed i soldi che risparmieremo per non aver acquistato indumenti nuovi li trrremo da partt per il suo futuro.
    Qui da noi, in provincia di monza e della brianza, i mercatini dell'usato ormai spopolano.

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    1. Ciao! Ottima idea quella di vendere le cose che abbiamo in casa, ci scrivo sicuramente un articolo, mi sembra molto utile, grazie! Buon cambiamento e buona vita allora!

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    2. Per quanto riguarda i vestiti dei figli, noi da sempre li facciamo girare tra amici e conoscenti, amici di amici ecc. I più grandi i danno ai più piccoli che li danni a chi è ancora più piccolo...fino ad arrivare a donarli a case famiglia o.associazioni di volontariato.

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  4. Per quanto riguarda la decrescita felice, vorrei sapere se conosci il movimento della crescita felice. VVolevo acquistare un libro su questo argomento che è uscito poco fa, ma nel frattempo è nata mia figlia e non ho più avuto tempo.
    Mi piacerebbe leggere un tuo parere a riguardo.
    Complimenti per la tua scelta di vita!

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    1. Non lo conosco a dire il vero, però mi hai incuriosito quindi lo leggo e magari ci scrivo qualcosa :) Grazie!

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  5. Condiviso. Ma è tutto già detto ;). è la Prescrizione al Consumo del Mondo Nuovo di Huxley con i bambini che in culla vengono indottrinati sentendo all'infinito registrazioni di frasi come "Io adoro avere vestiti nuovi, i vestiti vecchi sono orrendi", "Buttare via è meglio che aggiustare" o "Più rammendi, meno ricchezza". (dal 1932 e non aver imparato niente!)

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  6. Ciao Francesco,
    è la prima volta che scrivo su questo blog, quindi non voglio sprecare questa occasione, anch'io condivido molte delle cose dette, ma io al termine ''decrescita felice'' che è un pò abusato e forse anche un pò di moda, preferirei il termine EQUILIBRIO, cerco di spiegarmi anche se non è semplice:
    Se da domani tutti quanti mettessimo in pratica questi sani e legittimi principi, rischieremmo di sfraccellarci a mio avviso, è come se un automobilista che si accorge che stà correndo troppo veloce a 200km/h volesse fermarsi in 10 metri, non c'è la farebbe mai!! Quindi a mio avviso si deve arrivare a una regolamentazione mondiale un poco per volta, secondo mè favorendo e creando i pressupposti che il mondo cerchi un EQULIBRIO tra domanda e offerta per non bloccare lo sviluppo e il progresso ma essere funzionale ad esso. Quindi bisogna fare attenzione che la decrecita felice non diventi la nuova ideologia o dottrina, perchè rischiamo che come tutte le ideologie prima o poi falliscono generando più infelicità e arretratezza rispetto il principo per cui sono nate, e a volte la cura può essere peggiore della malattia.
    Quindi in conclusione promuoviamo comportamenti virtuosi che vadino in direzione della autosufficenza ed indipendenza dal sistema in quanto tale, questo si certamente, ma senza dimenticare che nel sitema c'è anche una parte sana che siamo noi dalla quale noi non possiamo prescindere, altrimenti passeremmo da un popolo di consumatori ad un popolo di consumati da quello che non c'è, ne formiche ne cicale una via di mezzo, EQUILIBRIO!
    Spero di essermi spiegato a presto, Ti apprezzo comunque molto x quello che scrivi e fai. ciao Giorgio

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    1. Pienamente d'accordo.
      Saluti... equilibrati.

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  7. Condivido la decrescita felice (o equilibrio felice, perché no? :)), ma non il fatto che "chi sta bene non ruba". Purtroppo la tendenza al furto è anche questione di educazione e di cultura: chi ha fame ruba da mangiare, non trucchi e cosmetici.
    Io sono cresciuta in una famiglia fin troppo semplice, ma mio padre (operaio, l'unico a mantenerci) ha sempre pagato l'affitto togliendo magari qualcosa al resto, non come certi nostri vicini che stavano meglio di noi. E nessuno di noi tre figli ha mai rubato la caramella, l'ombretto, il giocattolo, il vestito, l'anellino. Cosa che invece facevano certi miei coetanei/e più abbienti di noi.
    A volte dietro i furti nelle case (svuotate da televisori, pc, stereo, gioielli e macchine) non c'è la gente che fatica ad andare avanti, ma semplicemente gente che vuole soldi facili, o che vuole di più, che non si accontenta del proprio stile di vita.
    E questo sì, in parte si riallaccia al concetto che tu hai espresso sul surplus agognato dall'uomo.

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    1. Verissimo, stavo per scrivere la stessa cosa... ALTRIMENTI: tutti i nostri politici sono onesti, chi gestisce il traffico internazionale di droga lo fa per passione, tutti i dittatori hanno veramente a cuore l'umanità e se sono autoritari lo fanno da buoni padre di famiglia... eccetera. Chiaramente, ciò non toglie la qualità dell'intervento, e la necessità di un "regresso sostenibile" (prima ancora di leggere un po' cosa pensano gli altri, già mi balenava in mente con questo nome). Semplicemente, questa osservazione credo implichi che ovviamente il modello non è così semplice, in quanto l'umanità migliorerebbe sì di tantissimo, ma certamente ancora non avremmo il paradiso in terra (si potrà mai avere?). Resta il fatto che mi accontenterei molto di vedere i miglioramenti che si avrebbero, e resta sacrosanto che la prima rivoluzione deve avvenire dentro di noi, per poter migliorare il pianeta.

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    2. Esatto, e qui si scende in ambito psicologico ed educativo (e anche genetico, sembra che in certi casi vi sia perfino una predisposizione a truffe e furti). Molti rubano semplicemente perché non è stato loro dato un limite in ambito familiare, e non riescono ad accontentarsi di quello che hanno...

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  8. Ciao Francesco sono Enzo. Ti seguo da un bel po. ho visto il video trailer. Complimenti è bellissimo.
    Una curiosità sbaglio o dicesti che stavi lavorando anche ad altri 2 libri?
    Visto che sul primo dici praticamente tutto non è che potresti dirmi anche solo un po di cosa si trattano gli altri? Ti prego accogli la mia curiosità :-)

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    1. CIao Enzo! A dire il vero ho 3 libri in cantiere :) Di uno non dico niente perchè temo che mi venga rubata l'idea, che secondo me è molto interessante e di cui attualmente non è ancora stato scritto nulla. Poi c'è in cantiere una collaborazione con un altro scrittore abbastanza conosciuto con cui scriveremo un testo a più mani, ma il tema è ancora da decidere, anche se ho diverse idea. Il terzo è un libro sulla felicità. Mi rendo conto che sul tema è stato scritto molto, però volevo elborarlo su alcuni concetti che credo siano diversi da quelli già sviluppati, però ci vorrà tempo. Ora sto lavorando al libro segreto ;)

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    2. uffa peggio... ora sono ancora più curioso!!!!!
      vabbè in bocca al lupo e ancora complimenti!!!

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  9. Ciao Francesco e complimenti per il tuo progetto, ti seguo da anni e condivido quasi tutti i tuoi articoli!
    Di recente sto facendo un passo in più facendomi la doccia fredda, pratica che ho scoperto essere chiamata "idroterapia"...mi piacerebbe leggere un articolo su quanto si risparmia con questa pratica.

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