Per Essere Felici (non) Fate Come Me

come trovare la serenità
fingersi felici
Ricevo ogni giorno decine di email di lettori che mi pongono domande molto precise su come vivo, quello che faccio nel quotidiano e come possono fare loro stessi per essere felici, messaggi a cui cerco di rispondere spiegando che attraverso questo blog la mia vita, seppur libera, appare molto più affascinante di quello che realmente è.

Prendiamo spunto da questa situazione per fare insieme una riflessione su come essere felici imparando a guardare la realtà in modo lucido, a non credere a tutto ciò che vediamo e a non farci affascinare da ciò che non conosciamo veramente.


La vita degli altri è sempre più bella


Per essere felici è necessario innanzitutto definire quale sia il reale significato, non solo per noi, ma in generale. Ognuno ha il proprio concetto di felicità, c'è chi ritiene che avere soldi sia il traguardo, chi invece vuole diventare famoso, oppure vivere libero, senza lavorare, girando il mondo o ancora chi vorrebbe solo trovare l'amore della sua vita. Il problema, in questo caso, è che la maggior parte di noi definisce il proprio concetto di felicità prendendo come esempio la vita di qualcun'altro e cercando di imitarla. Non ci credete? Allora provate solo per un secondo ad immaginare cosa vi renderebbe veramente felici, davvero felici intendo, provate a visualizzare nella vostra mente quel qualcosa che se si realizzasse rappresenterebbe per voi il traguardo ultimo, oltre al quale non vi interesserebbe andare.

Fatto? Benissimo, l'avete mai sperimentato? Voglio dire, la cosa che avete immaginato, l'avete mai veramente provata sulla vostra pelle? Certo che no, e allora come possiamo dire che ci renderebbe veramente felici? Possiamo solo immaginare che sia così perché ne abbiamo sentito parlare o conosciamo qualcuno che lo ha fatto e pensiamo sia felice.

Il concetto base è questo: come facciamo a dire che ciò che immaginiamo sarà esattamente come lo immaginiamo, oppure che la vita di quella persona è esattamente come crediamo che sia. Un personaggio famoso, un ricco imprenditore, perfino un blogger surfista che vive senza lavorare, raccontano la loro vita attraverso canali che non sono completamente verificabili, e anche se lo fossero, nessuno si prenderebbe la briga di approfondire. Crediamo ciecamente a quello che sentiamo o leggiamo, e basiamo le nostre scelte e i nostri desideri su quello.

Ignoriamo che è molto facile dare agli altri un'idea di successo, pensiamo per esempio alle star, che vediamo sempre felici e sorridenti e poi ritroviamo cadavere in una camera d'albergo; spesso sono totalmente infelici, ma ostentano il loro successo per apparire realizzate. D'altro canto anche noi, ogni giorno, facciamo lo stesso attraverso i social network: mettiamo in vetrina il meglio di noi e nascondiamo gli scheletri, perché vogliamo apparire migliori, felici, ma questo non ci impedisce di fallire con noi stessi. Questo breve video, molto educativo, lo mostra chiaramente:


Le vite degli altri sono così, ne vediamo la faccia illuminata dal sole e non sappiamo nulla di quella in ombra, almeno fino a quando non diventiamo come loro, ma a quel punto, se quello che scopriamo non ci piace, probabilmente sarà troppo tardi.

Non facciamoci affascinare


Attraverso questo semplice ragionamento arriviamo a comprendere che per essere felici è necessario fare una precisa distinzione tra ciò che ci rende felici e ciò che invece crediamo ci renderebbe felici. Oggi sono perfettamente conscio che trascorrere un bel martedì pomeriggio al sole, curando l'orto, mi fa sentire bene. Impastare il pane, aspettare l'alba seduto sulla vetta, correre esplorando antichi sentieri, cuocere le pizze per gli amici più cari, sono pratiche che ricerco perché so che mi danno la felicità, ma lo so solo adesso che l'ho provato.

Su questi "traguardi" ero ragionevolmente certo che mi avrebbero permesso di essere felice, perché lì ho introdotti gradualmente nella mia vita, testandoli in prima persona, invece, per altri, mi sono sbagliato di grosso, e sto scrivendo tutto questo proprio per essere testimone di errori che potenzialmente possono fare tutti.

Ad esempio ero sicuro che la popolarità mi avrebbe reso felice, l'ho sempre ricercata, sia come musicista che come scrittore, ma quando questo blog è diventato popolare le cose si sono rivelate parecchio diverse da come le avevo immaginate. Inizialmente non nego che fosse elettrizzante realizzare che migliaia di persone ogni giorno leggono ciò che scrivi, ma devo ammettere che ci si fa presto l'abitudine (prestissimo) e ciò che rimane sono le responsabilità e i problemi legati al fatto che ciò che dici può influenzare la vita di centinaia di persone, per non parlare delle aspettative, del trovare sempre cose interessanti da dire, dimostrarsi all'altezza, essere coerenti, degli insulti e degli stalker.

Anche vivere in un paradiso tropicale l'avevo sempre immaginato come l'apoteosi del mio successo personale; quando ho acquistato casa alle Canarie ero piuttosto eccitato dal fatto di poter passare tutto il tempo che desiderassi in un vero paradiso, dove fa sempre caldo, si possono fare moltissimi sport e la vita costa poco, ma poi mi sono reso conto che anche il più bello dei tramonti sul mare diventa presto la routine quotidiana e che se non lo puoi condividere con le persone a cui vuoi bene, tali bellezze perdono gran parte del loro fascino.

Con questo non voglio dire che non mi piaccia scrivere o che non apprezzi la libertà di poter trascorrere al mare tutto il tempo che desidero, ma solo mettere in guardia sul fatto che i sogni sono principalmente nella nostra testa, sono un'idea che cresce nutrendosi di ciò che percepiamo e, purtroppo, ciò che percepiamo è spesso lontano dalla realtà.

Per essere felici usiamo la testa


Quanto dell'idea che ci siamo fatti di felicità è reale e quanto è una fantasia creatasi nella nostra testa? Guardiamo la TV e vediamo esempi di felicità apparente, leggiamo libri dove ogni cosa viene enfatizzata per vendere, ascoltiamo racconti che non possiamo verificare e frequentiamo blog di persone che traggono vantaggio dal far credere che la propria vita è fantastica o si mostrano più bravi e competenti di quello che realmente sono. Ciò che accade è che nella nostra testa mitizziamo certi modelli o certi stili di vita, pensiamo solo al bello, vogliamo credere che sia tutto come ce lo raccontano, e impieghiamo tempo ed energie per raggiungere quei traguardi, per diventare come chi veneriamo, dimenticandoci di porci la più importante delle domande:

Quanto c'è di vero in tutto questo? E soprattutto: l'ago della bilancia di quelle vite, pende di più dalla parte della felicità o da quella dell'infelicità?

A queste domande vi è solamente una risposta: No, non lo possiamo sapere! Le vite degli altri, i loro traguardi, i loro stati d'animo, sono sempre molto differenti da come immaginiamo, quindi non ci rimane che diffidare ed agire di conseguenza.

Ecco cosa fare


Ci sono tre passaggi fondamentali da seguire per trovare la felicità, tutti importantissimi e che vanno percorsi in sequenza:

Siccome il rischio di sprecare tempo ed energie nel raggiungimento di traguardi che non portano alla felicità è elevato, partiamo dall'azione meno rischiosa, ovvero lasciare la nostra vita così com'è e tentare di rimuovere quello che non ci permette di essere felici. Se riusciamo a scremare ciò che non va bene, resterà solo ciò che ci da serenità, quindi avremo raggiunto il nostro scopo. Ad esempio, se la mia infelicità deriva dal non avere sufficientemente denaro per vivere in modo agiato, invece di prodigarmi per guadagnare di più, posso agire al contrario e fare in modo di aver bisogno di meno soldi. Il problema sarà comunque risolto. Se facciamo un lavoro stressante non siamo necessariamente obbligati a cambiare lavoro, possiamo adottare alcune tecniche per fare in modo che lo stress sparisca. Quando lavoravo ero parecchio stressato perché avevo sempre mille cose da fare e non riuscivo a stare al passo: invece di impazzire per riuscire a fare tutto, ho semplicemente stilato una lista dei lavori in sospeso, ne ho stimato i tempi e l'ho mostrata al capo, spiegandogli che non ce l'avrei mai potuta fare. Ho scaricato così la responsabilità ai piani alti (come era giusto che fosse) eliminando le mie preoccupazioni.

Questi concetti sono molto importanti, perché il rischio è quello di ricercare la felicità attraverso nuovi traguardi, portandosi però dietro vecchi problemi. Siamo inconsciamente spinti a credere che se riusciremo a fare una certa cosa, questa annullerà quell'altro problema, ma non è così. Forse inizialmente lo coprirà, ma il vecchio problema resterà lì, pronto a riemergere appena l'entusiasmo e la novità svaniranno. Chi scappa all'estero per cambiare vita, ad esempio, è convinto di ricominciare tutto daccapo lasciandosi alle spalle i problemi, ma alcuni di questi, soprattutto quelli che dipendono da come siamo fatti, ci seguiranno in capo al mondo, e scappare non servirà a nulla.

Il primo passo quindi è comprendere che per essere felici adesso non abbiamo necessariamente bisogno di ottenere qualcosa, cioè raggiungere un nuovo traguardo o diventare persone diverse, ma rimuovere definitivamente ciò che ci rende infelici. Solo allora potremmo incominciare a parlare di progetti. Facciamo una lista di ciò che non funziona nella nostra vita, seguita da una soluzione precisa, e da oggi stesso (non domani, oggi!) focalizziamoci sulla prima voce e concentriamo i nostri sforzi per riuscire a cancellarla.

Ecco un esempio di lista efficace:

trovare il proprio equilibro


Rimosso tutto ciò che non ci permetteva di essere felici possiamo finalmente dedicarci ai nuovi traguardi, ma senza buttarsi a capofitto in un progetto che non dà certezze, puntando solo su ciò che conosciamo bene, che siamo certi ci renda felici, perché abbiamo provato in prima persona. Se proprio vogliamo tentare una strada rischiosa, almeno facciamolo per gradi e pensiamo anche ad un piano B, qualora le cose si mettano male.

Il terzo passo da eseguire per essere felici è comprendere la profonda differenza che esiste tra ciò che ci fa veramente sentire bene e ciò che facciamo per sembrare felici agli occhi degli altri. Non sottovalutiamo questo aspetto perché l'apparire è così profondamente radicato in noi che quando facciamo qualcosa di piacevole, non vediamo l'ora di dirlo a qualcuno. Non ci basta averlo fatto ed essere stati felici, abbiamo bisogno di raccontarlo per metterci in mostra, dimostrare che la nostra vita non è piatta e insipida come quella degli altri. Se la domenica siamo stati a visitare una città, state pur tranquilli che lunedì non perderemo occasione per raccontarlo a tutti i colleghi che incontreremo, senza considerare la condivisione in tempo reale sui social network. L'aspetto inquietante è che più la nostra vita fa schifo più ostentiamo ciò che d'interessante ci accade, e lo facciamo perché abbiamo bisogno di auto-convincerci che va tutto bene, che siamo felici e migliori degli altri.

Nel profondo del nostro cuore però sappiamo come stanno veramente le cose, ma siamo così abituati a mentire a noi stessi, che preferiamo fare ciò che ci fa apparire felici, piuttosto che esserlo realmente. Questo accade perché essere veramente felici richiede un grande impegno, un cambiamento totale che non abbiamo la forza di affrontare, pertanto scegliamo la strada facile: restare infelici e mettere in vetrina solo il bello della nostra vita. 

Riassumendo


E' stato un lungo post, un percorso che abbiamo seguito insieme e che ci ha portati alla consapevolezza che per essere felici è necessario essere autentici, smetterla subito di sognare la vita di qualcun altro e fare quello che è ora (e sottolineo ora) in nostro potere per ritrovare la serenità.

S'incomincia col fare una lista di ciò che non va bene ed eliminare con costanza, pazienza e dedizione, punto per punto. Facendolo si creerà nuovo spazio per ciò che amiamo e per nuove ambizioni, le quali però, ancora una volta, non devono essere l'imitazione di modelli di cui non sappiamo nulla di certo, ma l'ampliamento di quelle attività che già oggi ci rendono felici, ma che prima non riuscivamo a coltivare come desideravamo. Durante questo processo stiamo molto attenti a non cadere nella trappola dell'ostentare ciò che stiamo ottenendo, perché rischiamo di finire per dare più importanza all'apparire felici che all'esserlo veramente.

Detto così sembra semplice, ma avevamo bisogno di questo lungo ragionamento per chiarificare tutto e comprendere in modo definitivo che per essere felici dobbiamo diventare unici e onesti con noi stessi.

smetteredilavorare.it

24 commenti:

  1. Bravo.Concordo in tutto e per tutto. Ottimo articolo!

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  2. Complimenti per l'articolo. Sono daccordo con tutto quello che dici. Dobbiamo pensare a come essere realmente felici. Smettiamo di pensare a come apparire, la vera felicità è dentro di noi. Smettiamo di dare peso a come la gente ci percepisce. Pensiamo a come vogliamo essere, come essere felici, la vita è una. Viviamola per noi stessi amando la nostra stessa persona e, chi ama noi per quello che siamo, nella nostra pura semplicità. Eliminiamo il resto.

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  3. Ho conosciuto Francesco di persona e penso che sia una delle persone con la più grande onestà intellettuale ( e morale) che io abbia mai incontrato.
    In questo post ci accompagna a riflettere con una profondità e una coerenza che non sono da tutti.
    davvero utile, grazie.

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  4. preferisco il termine serenità a quello di felicità,la felicità esiste in pochi momenti(per fortuna),ma dai non facciamo demagogia per favore! l'essere umano(homo sapiens) ha bisogno degli ostacoli e delle difficoltà,e la cosidetta felicità tanto ricercata consiste proprio nel conquistarsi le cose,ergo se sudi e fatichi sarai più soddisfatto! al contrario di oggi che si vuole tutto subito in ogni cosa che facciamo;quindi sarebbe meglio parlarare di serenità e non di felicità,perchè ques'ultima consiste in pochissimi momenti della vita,viva dio aggiungo! ma rimboccamioci le mani come facevano i nostri nonni,e tiriamo fuori le palle,ma per favore!!!

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    1. Non è che inserire intercalari a nastro renda il commento più piacevole anzi, lo rende davvero fastidioso, tenuto conto del fatto che sta imponendo il suo pensiero, facendo capire che si può essere sereni (non felici per lei) semplicemente facendosi il mazzo... Se per lei questo è il percorso verso la serenità benissimo, mi auguro fortemente che la facciano lavorare il doppio di quello che fa tutt'ora (ma dal commento si capisce che forse è in pensione) dandole quindi il doppio della serenità. Vede, posso rispettare anche l'opinione altrui ma l'ultima frase ma mi ha fatto cadere le braccia, visto che solo lei sa cosa centri il "tirare fuori le palle" mi auguro solo metaforicamente, con l'essere sereno o felice, come citato dall'autore. Secondo me e a quanto ho capito anche secondo l'autore la serenità o meglio ancora la felicità è uno stato d'animo più o meno lungo nel tempo che si ottiene conoscendo se stessi, capendo ciò che ci fa star realmente bene che non è il semplice, come dice lei, faticare o tirare fuori le palle. Poi, ripeto, se per lei questo è il segreto, grazie di avercelo rivelato e buona giornata...

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    2. ti rispondo perchè la tua ignoranza è disarmante! farsi il mazzo era più che altro una metafora,allora mettiamola così:un alpinista è felice quando ha dovuto sudare per arrivare in cima,ok?! se ci sarebbe andato su con l'elicottero non sarebbe stato felice,hai compreso il significato????!!!!!! e aggiungo che la felicità si raggiunge quando non ti aspetti proprio niente dalla vita,ergo nulla ci è dovuto,ergo non avere nessuna aspettativa ti rende felici! e io non ho imposto nulla a nessuno,ho solo espresso la mia opinione!! punto!!

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    3. La mia ignoranza è disarmante ? Sicuramente sarà come dice lei ma mi perdona se mi verrebbe da riderle in faccia semplicemente per il fatto che questa frase banale e difensiva viene pronunciata da un soggetto che non è minimamente capace di formulare una frase comprensibile nella propria lingua natale. La felicità si raggiunge quando non ti aspetti proprio niente dalla vita ? Falso, quella si chiama rassegnazione a casa mia... Secondo il suo intelletto superiore, come si può essere felici se non ti aspetti nulla ergo non hai ambizioni ne obiettivi nella vita ? Se una persona ha un obiettivo nella vita significa a rigor di logica che ha delle aspettative verso questo obiettivo altrimenti che lo ha a fare ? Messa così la frase le è di facile comprensione ? In ultima battuta, io non volevo di certo offenderla ma chiudersi a riccio come ha fatto sentendosi offeso senza nemmeno aver riletto non il mio ma il proprio commento è il classico indice di qualunquismo, basta cacciare la classica frase banale ad effetto e ci si sente meglio.... PS: scriva come mangia.... (mi dispiace per il tono che può esser stato recepito come arrogante ma davvero un commento così banale alla "piove governo ladro" non lo leggevo da un po')....

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  5. Ciao Francesco,

    innanzitutto complimenti per il tuo blog, lo sto seguendo da diverso tempo con molto piacere e sapere che un connazionale è riuscito a realizzare la sua personale idea di libertà finanziaria mi rende ottimista (ci sto lavorando anch'io) ed orgoglioso.

    Questo post mi è piaciuto particolarmente perché sottolinea come la felicità non sia qualcosa subordinato alla meta da raggiungere, ma legato al viaggio che decidiamo di compiere per arrivarci. Se seguissimo un po' meno le aspettative della società e ascoltassimo di più la nostra voce interiore saremmo più autentici e la felicità sarebbe una conseguenza automatica.

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  6. "per essere felici è necessario essere autentici"; molto molto vero!
    Grazie!
    Cristina

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  7. Un post autentico, che si distingue dalle varie fabbriche di felicità diffuse per il web. Apprezzabile soprattutto il fatto che tu abbia esplicitato le tue difficoltà.
    Grazie Francesco, stai facendo un ottimo lavoro e offri sempre spunti molto interessanti!
    Un abbraccio

    G

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  8. Io sono felice. :) Ho scoperto che la vita dopo la morte esiste. Leggendo di chi pratica la metafonia. Leggendo Victor Zammit. E attraverso la vita dei santi e mistici, ho trovato la felicità e mi sono convertita. Quando prego sono felice. Sono una minimalista e questo mi fa stare molto meglio. Mi è cambiata la vita in meglio da quando mi sono convertita. Sono tanto felice perché SO che Gesù esiste. Non sono più ricca, ma sono in pace. E' la prima volta in vita mia che posso dire di essere veramente felice, prima ero completamente persa. Auguro a tutti di stare come sto io, perché meglio di così non si può. (Poi io abito insieme anche ad altre persone gentili e non sono da sola). Ciao! Un bacio :) Vale

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    1. beh,in realtà il concetto di vita a tuttora non è definibile su cosa sia veramente,diciamo che è sopratutto autocoscienza(mente),e che il corpo biologico è solo materia organica e reazioni biochimiche,detto questo dopo la nostra morte biologica sicuramente la mente continua ad esistere,concordo pienamente!

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    2. Felice per lei se sa per certo che Gesù esiste. Rimane il fatto che questa è una sua mera opinione che rimarrà tale sia per il semplice motivo che trovo assurdo che esista un dio con nome cognome e connotati ben precisi, sia per il fatto che oltre a non aver prove, lei potrebbe aver visto ciò che in realtà voleva vedere. Per il resto massima stima per chi si accontenta di poco ed è felice così... Ciò che appunto mi lascia l'amaro in bocca è che sia praticamente sempre necessaria l'intermediazione di religioni, sette e compagnia bella per potersi sentire parte di qualcosa, non rendendoci conto che siamo già parte di un qualcosa di bello che è rappresentato dal mondo (o meglio dalla natura) che possiamo ammirare fuori la finestra. Se rispettiamo essa ed i nostri simili allora rispettiamo anche noi stessi... Concordo con l'autore quando afferma di sentirsi felice quando ad esempio osserva l'alba, piuttosto che corre o nuote nel lago e quando chiaramente sta con le persone a lui care perchè è naturale ed umano che questo avvenga, meno naturale è inventarsi un dio, crederci ciecamente e vivere nella propria illusione... Saluti..

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    3. non mi riferivo alla religione,ma ciò che afferma la fisica quantistica,ergo siamo energia,vibrazione,come anche la stessa materia,che altro non è che energia concentrata,studia che è meglio!

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    4. X Anonimo 9 marzo: se lei è l'anonimo del 2 marzo ore 14.49 allora mi spieghi perché adesso sostiene di non riferirsi alla religione se non ha fatto altro che citare sto benedetto Gesù in tutti i concetti che ha espresso. Personalmente non ho voglia di parlare con persone che non sanno nemmeno quello che stanno dicendo. Ha affermato di essersi convertita ? A cosa se non ad una religione ? mi faccia capire... Si è convertita alla fisica quantistica ? Ma per favore, non capisco cosa voglia ottenere, forse un po' di attenzione da parte di qualcuno poichè si sente in realtà veramente sola ? No comment... Saluti e buona vita....

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  9. bel post! per sdrammatizzare ecco un video (per sdrammatizzare suvvia!) dove il concetto dell'assurdità dei social viene evidenziata (minuto 0:48)
    https://www.youtube.com/watch?v=7j5XTSzRBUU

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  10. Molto molto bello, e come sempre realistico. Meriti di essere seguito.

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  11. Bravo, ottime riflessioni! Seguo alcuni blog di crescita personale e in nessuno di questi ho trovato espresso cosí chiaramente uno spunto che ritengo fondamentale: essere felici non vuol dire stravolgere la propria esistenza. Vedo molte persone che, insoddisfatte della propria vita, iniziano a desiderare un cambiamento totale: chi vuole mollare il lavoro per girare il mondo, chi vuole aprirsi un blog per fare il nomade digitale e cosí via. Ma quanti hanno il coraggio di farlo veramente e quanti invece finiscono solo per accumulare altre frustrazioni per l'incapacità di riuscirci? Dici bene invece tu in questo post: non pensare di stravolgere tutto per seguire la strada che ha portato altri alla felicità; parti semplificando e depurando la tua attuale condizione e lavora su quello che hai già. Condivido in pieno!

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  12. Bravo Francesco, bel post!!!
    Alessio

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  13. Articolo bellissimo. Rispecchia cio' che sto pensando in questi giorni. Come ha detto Lorenzo, la felicità non è qualcosa subordinato alla meta da raggiungere, ma legato al viaggio che decidiamo di compiere per arrivarci. Ed è straordinario come le cose più semplici, come guardare un tramonto o impastare il pane, sono le cose che più ci rendono felici. Purtroppo spesso non ce ne rendiamo conto perché siamo sempre alla ricerca di quel qualcosa in più e tendiamo sempre al risultato.
    Mi ha fatto riflettere quello che ha detto Andrea ""Vedo molte persone che, insoddisfatte della propria vita, iniziano a desiderare un cambiamento totale: chi vuole mollare il lavoro per girare il mondo, chi vuole aprirsi un blog per fare il nomade digitale e cosí via. Ma quanti hanno il coraggio di farlo veramente e quanti invece finiscono solo per accumulare altre frustrazioni per l'incapacità di riuscirci?": da bambini, quando ci piace fare una cosa (giocare a calcio, cantare, disegnare..) la facciamo e basta e godiamo del momento ma crescendo nasce dentro di noi il "dovere di diventare qualcuno" (calciatore, cantante, avvocato...), e la nostra passione diventa frustazione.
    Grazie della riflessione....

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  14. Hai esposto in modo semplice alcune problematiche di carattere pratico seza giranci in tondo,quello che vorrei chiarire come anche tu accennavi trovare persone che condividino gi stessi ideali di vita, e qui casca l'asino ! cioè trovare lei (lui) che vogliono cambiare vita ma farlo è diverso di come immaginarlo,la mia attuale compagna non lo dice in modo esplicito ma mi dà del matto (io ho 55 anni) ....stò pensando di mollare ma proprio tutto......ciao Francesco..complimento per il sito

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  15. Ciao Francesco. Ho letto con molto interesse il tuo articolo e mi ritrovo praticamente in tutto quello che hai scritto. Ci sono però delle situazioni in cui è ragionevole pensare che un cambiamento porterà benefici alla propria vita anche se non sperimentati di persona. Ti faccio il mio esempio: vivo in un paesino lontano circa 100 km dal luogo in cui lavoro. Ogni giorno impiego circa 2 ore e mezza di tragitto per arrivare sul luogo di lavoro, e altrettanto per tornare (salvo ritardi dei treni, metropolitane, etcc). Di fatto tutta la mia giornata si svolge intorno al posto di lavoro e non mi rimane tempo per altro. Pertanto, non sarebbe ragionevole pensare che un lavoro più vicino casa mi porterebbe dei vantaggi dal punto di vista economico (non dovrei spendere più in abbonamenti) e anche psicologico (avrei più tempo per me)? Certo, potrei finire a fare qualcosa che non mi piace, ma è qui che bisogna usare la testa e informarsi bene prima di fare un cambiamento di questo tipo...ma capisco che non si è mai sicuri al 100%

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