Motivazione al lavoro: Ecco i Trucchi dei Dirigenti

come veniamo motivati a produrre di più
la motivazione a lavorare come schiavi
Il lavoro è il luogo dove le persone danno il peggio di sé e, allo stesso tempo, buttano al vento le proprie vite. Più siamo importanti nel lavoro più dimostriamo di essere individui deboli, cioè incapaci di affermarsi nella vita e quindi bisognosi di emergere in un contesto più vicino al marcio che abbiamo dentro.

Questa debolezza è terra fertile per i nostri dirigenti, che vengono addestrati a trasmetterci una quotidiana dose di motivazione al lavoro, trucchi per raggiraci psicologicamente, farci digerire bocconi amari, responsabilizzarci senza pagarci e convincerci a produrre. Da questo schifo possiamo difenderci, basta imparare a riconoscere le loro subdole mosse.


Teorie motivazionali


Il semplice fatto che esistano almeno sei famose teorie sulla motivazione al lavoro, la dice lunga su quanto sia considerato di vitale importanza convincere gli individui che produrre per riempire le tasche dei propri dirigenti sia la cosa giusta da fare. D'altronde lo facciamo ogni giorno senza porci troppe domande, talvolta ci lamentiamo, sì, ma poi chiniamo la testa e continuiamo diligentemente a fare i compitini, perché siamo bravi a chiacchiere, ma poi non abbiamo il coraggio di mettere in pratica quello che pensiamo.

Viviamo in un perenne stato di paura, difficilmente alziamo la cresta o ci ribelliamo alle decisioni, raramente prendiamo posizione per difendere il nostro pensiero o quello di un collega, e se lo facciamo basta l'intervento di un dirigente un po' più "potente" per farci abbassare la cresta e tornare al nostro posto con la coda tra le gambe.

Tutto questo non accade per caso, l'intero "sistema lavoro" si fonda su una serie di teorie appositamente elaborate per spingerci a credere che ciò che quotidianamente facciamo sia giusto, per noi, per la nostra vita e la nostra famiglia, quando invece è l'opposto di ciò che dovremmo fare per essere felici.

La motivazione al lavoro consiste in una serie di tecniche per gratificarci, portare il nostro pensiero su un piano il più lontano possibile dai ragionamenti critici e il più vicino possibile ai concetti di realizzazione personale, profitto e benefit. In pratica si tratta di un costante raggiro, un vero e proprio lavaggio del cervello, dove nulla è lasciato al caso, dalle parole che vengono usate quando ci parlano, alla distribuzione dei premi di produzione, fino ad arrivare al subdolo incentivare la rivalità tra colleghi.

manipolati dalla motivazione al lavoro


In pratica un vero schifo, al quale è necessario ribellarsi; per combattere però abbiamo prima bisogno di conoscere a fondo le armi che vengono utilizzate, in seguito farò un riassunto unendo le teorie di Taylor, Maslow, Herzberg, Douglas, Argyris e Vroom, ognuno dei quali ha trattato l'argomento riprendendo quanto ipotizzato dagli altri e contribuendo alla moderna teoria della motivazione al lavoro.

Insinuare bisogni


La prima e più diffusa tecnica motivazionale è basata sulla teoria dei bisogni, che spiega come ognuno di noi si attivi solo se ha dei bisogni da soddisfare. Perché lavoriamo? Di base perché abbiamo bisogno di denaro per vivere, ma quest'aspetto nella società moderna è superato, altrimenti ci accontenteremmo di lavori part time, umili e pagati poco, il giusto che ci servirebbe per vivere, ma non è così! Riteniamo molto più prestigioso ed appagante far parte di una grossa azienda, magari avente sede in un bel palazzo nel cuore di una grande città, con tanto di portineria e scalinata in marmo. Ambiamo a ricoprire ruoli di prestigio, ci vantiamo con gli amici perché abbiamo responsabilità e potere, ci sentiamo realizzati per un posto auto riservato ed un ufficio privato, ma perché riteniamo tutto questo così importante?

Soprattutto nelle grandi multinazionali hanno capito da tempo che l'apparenza è tutto: dare un'immagine gloriosa dell'azienda la fa sembrare molto più seria, competente, solida ed organizzata di quello che realmente sia, e anche le persone che vi lavorano si sentono privilegiate. Così, in quest'aura fatta di finzione e nel costante stato di eccitazione derivante dal credere di far parte di un'élite, si creano le condizioni ideali per far fare ai dipendenti qualunque cosa. Il bisogno indotto di far parte di questa falsa realtà dorata fa si che le persone lavorino in modo naturale oltre l'orario d'ufficio e nei weekend, che si carichino autonomamente di responsabilità non dovute, che obbediscano ad ordini assurdi e (addirittura) arrivino a "sparlare" di chi invece preferisce non fare parte di questo meccanismo.

Si perde così di vista la realtà dei fatti, ovvero che all'interno dell'azienda siamo solo un numeretto, perfettamente sostituibile e assolutamente non indispensabile, tanto che non hanno timore di perderci quando ci negano un aumento di stipendio, vero? Insomma, far parte di un'azienda considerata importate ci costa caro, ma il sistema che ci motiva a lavorare è così ben architettato che non ce ne accorgiamo nemmeno.

Premiare ma non troppo


Il bisogno di soldi è una motivazione al lavoro piuttosto forte, ma come abbiamo visto non si tratta di una necessità realmente percepita, perché, dal momento che si lavora, i soldi vengono dati per scontati. Abbiamo anche visto che sono i bisogni indotti, come quello di far parte di una fascia sociale privilegiata, ad avere la più forte influenza psicologica sulla nostra produttività, allora perché non sfruttare questo principio anche nell'erogazione del denaro?

Se ci fate caso praticamente tutte le grandi aziende prediligono il sistema dei premi produzione rispetto al concedere aumenti di stipendio ed il motivo è abbastanza scontato: un aumento di stipendio viene dato come riconoscimento al valore e alle competenze di un individuo, ma lo spinge solo inizialmente a fare meglio, poi c'è un elevato rischio che questo si adagi sugli allori e produca come sempre. Al contrario un premio produzione è fine ad una particolare prestazione, stuzzica il dipendente, ma non ne migliora lo status in maniera perenne: per ottenere un incremento costante di denaro infatti egli è spinto a continuare ad impegnarsi per ricevere altri riconoscimenti in denaro.

Il sistema dei premi produzione è quindi una tecnica molto usata nel contesto della motivazione al lavoro, ad è anche il motivo per il quale ci vengono spesso negati gli aumenti di stipendio. Inoltre vi è un'ulteriore faccia della medaglia: le persone non parlano mai di quanto ricevono di stipendio, difficilmente sappiamo quanto guadagna un nostro collega, questo perché tutti hanno paura di rivelare che percepiscono meno del compagno di scrivania e quindi ammettere di valere meno! I premi invece vengono sventolati ai quattro venti perché ci fanno onore e ci mettono in risalto rispetto alla massa anonima dei colleghi. Questo comportamento è ampiamente desiderato dai dirigenti, perché aumenta la competitività tra dipendenti e quindi la loro produttività.

Ricordo che quando inizia a lavorare per una grossa azienda di informatica, notai subito che i nomi delle persone che ricevevano riconoscimenti in denaro venivano appesi in bacheca. Capii subito che lo scopo era quello di far sentire importanti le persone e motivarle a dare sempre più del dovuto, facendo perdere di vista l'aspetto forse più importante, e cioè che questi premi non erano mai adeguati allo sforzo richiesto. Quando facevo notare questo concetto leggevo negli occhi dei miei interlocutori un'aria di grande stupore, come se avessi detto loro chissà quale incredibile rivelazione. Il risultato del mio "sbugiardare" questa tecnica di "motivazione al lavoro", è stato che dopo qualche settimana i premi non venivano più mostrati in bacheca.

Tuttavia difficilmente ho sentito qualcuno lamentarsi di avere il proprio nome in bella vista, a riprova del fatto che alimentare l'ego delle persone, facendole sentire più importanti dei colleghi, funziona molto meglio che ricoprirle di denaro.

Responsabilizzare facendo leva sui punti deboli


Le due subdole tecniche appena descritte funzionano bene, ma non sono altro che degli apripista per la più forte forma di controllo ed incentivazione al lavoro che esista, ovvero fare in modo che le persone si assumano doveri e responsabilità senza che vi sia un vero motivo o un'adeguata ricompensa in denaro.

spronare


Un dirigente, quotidianamente, ha esattamente questo obiettivo: delegare il più possibile ciò che va fatto, dilazionando responsabilità e doveri tra i suoi sottoposti, in modo che lui si occupi solamente di controllare che tutto venga eseguito nei tempi stabiliti. Più è bravo a far credere ai dipendenti che le sue responsabilità sono loro responsabilità, più otterrà risultati con il minor sforzo possibile.

Ho visto accadere tutto questo innumerevoli volte, direttori praticamente sempre assenti che sceglievano di promuovere come loro "vice" non le persone più competenti o brillanti, ma semplicemente quelle più facilmente responsabilizzabili, e più propense ad assumersi i loro enormi carichi di lavoro solo per sentirsi imporranti. Se un dirigente è in grado di individuare il più "bisognoso" tra i dipendenti, ovvero quello che ha "bisogno" di sentirsi importante nel lavoro, allora avrà trovato una vera e propria miniera d'oro, un pollo a cui far fare qualunque cosa in cambio di nulla.

Conclusioni


Non c'è niente di positivo nell'essere persone importanti all'interno dell'ambiente lavorativo, anzi, il posto di lavoro è il luogo meno indicato dove ricercare poteri e responsabilità, perché questi traguardi non sono reali e non ci migliorano la vita, sono solo l'espressione del nostro disagio come individui. Più cerchiamo di realizzarci nel lavoro più dimostriamo di avere bisogno di un piedistallo su cui salire per metterci in mostra, per gridare al mondo con prepotenza: "Guardatemi, non sono un mediocre come voi, io sono importante!".
Il sistema che sta alla base della motivazione al lavoro sfrutta quindi gli individui psicologicamente ed emotivamente più deboli, quelli che nella vita non sono in grado di trovare la loro dimensione, che vedono nel lavoro l'unica forma di riscatto, cibo per il proprio ego e la voglia di apparire migliori di quello che realmente sono.

Smettiamola di farci prendere in giro, di sentirci importanti solo perché è qualcun altro a dirlo, la vita vera è lontana anni luce da tutto questo. E' ora di aprire gli occhi, veniamo quotidianamente incentivati a dare più del dovuto, con sotterfugi e tecniche che fanno leva sulle nostre debolezze. Se ci danno una promozione non vuol dire che siamo migliori, vuol solo dire che siamo più schiavi degli altri, gli anelli deboli nella catena dei veri valori, contenitori vuoti che assumono peso riempiendosi di atti d'arrivismo e lecchinaggi privi di ogni dignità.

Detto questo direi che non è mai troppo tardi per riascoltare uno dei discorsi più profondi ed interessanti in merito a ciò che è realmente il lavoro!


Impariamo a riconoscere ed eludere le tecniche di motivazione al lavoro, a dire "no" quando ci accorgiamo che facciamo qualcosa solo per alimentare il nostro ego, altrimenti il lavoro diventerà presto la flebile copertura al nostro fallimento come individui.

22 commenti:

  1. Caro Francesco, questo e' un tema davvero importante e molto profondo. Personalmente vivo in Asia da qualche anno, dove visito regolarmente fabbriche e simili in paesi come India, Cina e sud est asiatico. E' letteralmente terrorizzante vedere la situazione umana in questa parte del mondo. Qua ci sono 5 (esatto cinque) miliardi di persone, e' questo il mondo, e' questa la realta'. In Europa si parla di crisi, dove il 99% delle persone vive in 100mq di mattoni (gia' mattoni, non paglia, fango e legna), e dove gli agricoltori sono costretti a distruggere i raccolti perche non si "esportano", e addirittura lo stato concede sussidi all'agricoltura per sopperire alla distruzione di quanto produciamo, che infamia. Ti prego se puoi di toccare il tema dei mass media e dell'annullamento sociale e culturale dell uomo in Occidente, perche' insieme al tema del lavoro inutile riassume il decadimento dell'uomo occidentale moderno. L'attuale stato di umano come essere pensante, soprattuto considerando il tremendo potenziale informativo esistente, e' peggio di quello degli schiavi della gleba dell'alto medioevo, perche' loro poveracci non avevano altra scelta che servire o morire, non potevano informarsi. Ma io non mi dispero, l'istinto di sopravvivenza portera' a termine questa follia, spero solo il prima possibile.

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    1. Di recente Clint Morrini, del blog "Ottieni la tua vita" ha scritto per questo blog un interessante articolo sulla "fobia sociale" derivante dall'essere schaivi di questo sistema, dai medie e anche dai social network. E' un tema abbastanza vicino a quello che mi suggerisci di trattere. Lo pubblico tra qualche settimana, spero lo troverai interessante, nel frattempo vedo di collezionare un po di info sull'annullamento sociale e scriverci qualcosa che possa aiutare tutti a comprendere la situazione in cui il modo oggi versa. Grazie del suggerimento! :)

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  2. GRAZIE !!!
    Michele

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  3. beh,che dire! direi che rispecchia esattamente la situazione del lavoro dipendente,infatti l'articolo ha descritto perfettamente tutte le dinamiche e le situazione di un ufficio,una fabbrica,con il capo turno che ti rompe le balle se non gli sei simpatico o sosti troppo davanti alla macchinetta del caffè.ect...ect..Poi c'è il discorso del lavoro per portare a casa lo stipendio,che ovviamente ti servirà per vivere(si fa per dire),ti comprerai cose che non ti renderanno mai contento veramente,perchè poi alla fine la persona cerca sempre qualcosa che la soddisfi a livello spirituale,come l'arte,un progetto di vita,ect..ect..insomma direi un bell'articolo che darà molto fastidio ai dirigenti di qualche azienda che per caso finissce nel sito!

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  4. Caro Francesco, la risposta illuminata di chi non vuole essere "schiavo" quale sarebbe allora?
    Alla fine mi sembra che anche tu ti stia organizzando la vita per viverla appieno (condivido) ma senza lavorare puntando a vivere di rendita, mica di aria fritta. Prima hai ridotto le ore lavorative "imposte" e di conseguenza i bisogni eliminando il superfluo, benissimo, poi quel minimo te lo vuoi garantire con degli affitti se tutto va bene. Non cambierai il cellulare ogni 6 mesi ma in scala ridotta fai quello che fanno tutti gli imprenditori, con la differenza che sei più furbo, a mio avviso, nel lasciare che i soldi lavorino da soli senza toglierti tempo. Anch'io mi sto organizzando per fare questo, ma non me la sento di sputare nel piatto, visto che alla fine chi affitterà le mie camere saranno gli schiavi che voglino farsi un weekend per svagarsi dalla settimana lavorativa.

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    1. Non mi sento illuminato ne superiore, io non vivo di rendita e nemmeno voglio, vivo delle mie passioni e credo che sia questo quello che vada fatto per essere felici. Da quando lo faccio sono felice, perchè decido i tempi del mio "lavoro", oggi per esempio ho scelto di andare a camminare nella neve invece di scrivere un articolo per questo blog, domani chissà.

      Non condanno il lavoro, né la produzione, né i soldi, non sono nessuno per dire cosa devono o non devono fare gli altri, ma ci sono delle dinamiche che sono la realtà di ogni giorno, e vanno spiegate per mostrare a tutti cosa succede e come ci raggirano senza che ce ne accorgiamo.

      Solo così, capendo quello che realmente accade, si può scegliere cosa fare. Ognugno sceglierà quello che ritiene giusto, ma almeno potra scegliere in modo consapevole, mentre prima non aveva questa opportunità che, per quanto impegnativa e remota possa essere, c'è.

      Chi affitterà le tue camere potrei essere io, chi può dirlo, non è detto che se ho del denaro da impiegare, lo abbia guadagnato da schiavo.

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    2. Ok, "illuminato" era ironico :-)
      E' che sono allergico ai "pistolotti" e sebbene apprezzi il tuo blog che ritengo frutto di onestà intellettuale, l'esordio di questo articolo mi ha un po' infastidito. "Il lavoro è il luogo dove le persone danno il peggio di sé e, allo stesso tempo, buttano al vento le proprie vite" mi sembra un'affermazione un po' azzardata e una generalizzazione che non si adatta a tutte le realtà.
      "Più siamo importanti nel lavoro più dimostriamo di essere individui deboli, cioè incapaci di affermarsi nella vita e quindi bisognosi di emergere in un contesto più vicino al marcio che abbiamo dentro". Anche questa mi sembra adattarsi solo a certe immagini stereotipate di dirigenti frustrati e arrivisti. Non sono tutti così. Ho un amico che fa il grafico, ama il suo lavoro e lo fa bene. lo fa così bene che ha dovuto assumere qualcuno per stare dietro alle richieste. I dipendenti li paga adeguatamente e sono contenti di lavorare in un ambiente creativo dove a loro volta possono concretizzare le loro passioni. Passioni, come le tue. Sono tutti schiavi dello stipendio? Non mi sembra. Possono decidere di andare domani mattina sulla neve invece che al lavoro? Probabilmente no perchè hanno preso degli impegni con i clienti. Questo li rende schiavi? Dipende da loro. Io personalmente ho fatto solo qualche anno da dipendente perchè preferisco la libertà di movimento di un libero professionista, ma non è per tutti così. Le esigenze personali sono le più disparate e qualcuno preferisce la sicurezza di uno stipendio a fronte di un impegno di tot ore al giorno da dedicare al lavoro.
      Dici che non vuoi vivere di rendita ma se fai degli investimenti per ottenere delle rendite questo ti permetterà di ridurre le ore di lavoro/passione che ti sevono per avere quel minimo che ti permetta di sostenere il tuo stile di vita, seppur frugale a volte (questo lo capisco benissimo, per te è un valore, massimo rispetto).
      "Vivo delle mie passioni" è una bella frase che se non è coniugata con qualcosa che ti dà in cambio il giusto sostentamento lascia il tempo che trova.
      "Non condanno il lavoro... non sono nessuno per dire cosa devono... realtà che vanno spiegate" Ma pensi veramente che le persone non si accorgano di quello che scelgono di fare? Personalmente sono dell'avviso che la stragrandissima maggioranza delle persone scelga quello che fa più per loro, consciamente o inconsciamente, perchè comunque la "porta della cella" è sempre aperta e lo sappiamo tutti, ma uscire ed affrontare l'incertezza non è sempre cosa facile. C'è una persona che conosco che non ha fatto altro che lamentarsi per tutta la vita lavorativa del sistema e della sua condizione familiare (55enne impiegato obbligato ad accudire la madre) salvo poi, alla morte della madre e con un pensionamento anticipato fare assolutamente nulla di quanto detto nelle noiose ore passate in ufficio nella sicurezza di un lavoro ben pagato e garantito. Prova di quello che dico è il proliferare infinito di libri corsi e blog di "autoaiuto" dove ti spiegano esattamente come fare quello che sai già, e NON farai mai semplicemente perchè hai scelto diversamente.
      Riguardo agli affittuari delle mie camere parlavo di un dipendente da 40 ore settimanali + straordinari non pagati, non uno spirito libero come te ;-)

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  5. Grazie Francesco, so che anche grazie a te da oggi la mia vita inizierà a cambiare....le tecniche che descrivi non le ho volute vedere per anni, eppure erano chiare ed evidenti sotto il mio naso :( certamente mi occorrerà molto tempo ed impegno per realizzare i miei progetti, ma sono certa che ci riuscirò, sono determinata e un vulcano di idee.

    Ho inviato il link del tuo blog anche a mio marito, magari si illumina anche lui e riesce a darsi la possibilità di chiedersi cosa vuole fare veramente nella sua vita! ;)

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  6. anch' io concordo pienamente, sono felice che ci sia qualcuno che dia voce a questo disagio, tutto è spiegato e descritto molto bene.grazie davvero!

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  7. Bravo! Ho avuto diverse aziende e ho sempre detto un mare di cazzate ai miei dipendenti con il solo scopo di spremerli di più... Fortunatamente sono rinsavito, non ho più le aziende, vivo con poco e non prendo più per i fondelli nessuno.

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    1. Meno male che un titolare o ex titolare conferma, però mi sono sempre chiesto:Perchè lo schiavo non si accorge di essere tale? O forse non lo vuole ammettere per paura di perdere quello che gli viene dato che guarda caso e studiato minimamente per la sopravvivenza o poco più.

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  8. Grande post come sempre! Ho visto in più contesti quanto descrivi e un tempo anche io vivevo per affermarmi lavorativamente...o forse vivo ancora così inconsciamente. Questa società ci porta ad essere tutti così..

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  9. si va beh! però non è neanche possibile vedere del complottismo in tutti gli ambiti lavorativi e non! voglio dire,che è dalla notte dei tempi che esistono i padroni e gli schiavi(popolo),basta studiare un po' di storia per rendersi conto che in 2000 anni l'essere umano in generale non è cambiato di molto,si abbiamo la tecnologia,siamo più colti,ma sostanzialmente la natura umana è sempre quella,cioè non acconttentarsi mai,soppraffare il prossimo,cercare il potere,essere vanitosi,ect..ect..certo è giusto migliorare la propria vita,ma credere di eludere il sistema,vuol dire isolarsi dalla società;scusate lo sfogo,ma qui mi sembra di esagerare con la teoria del complotto in qualsiasi ambito!

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  10. un altro gran bel post, complimenti

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    1. scusa dicevi a me? e se si,non capisco se è ironico o serio! illuminami te allora! ho capito che qui ci sono i fans di francesco!

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  11. quanto è vero, vero come gli anni che ho passato a lavorare 12 ore al giorno per ingrassare le tasche dei dirigenti, rinunciando a tornare a casa ad un orario decente, scappare dall'ufficio per fiondarmi nel supermercato a 5 minuti dalla chiusura per comprare da mangiare, lavorare da casa e per cosa? per l'illusione di diventare ciò che ti "raccontavano", si raccontavano, perchè non era reale. perchè mentre dimostravo di saper fare tutto, veniva meno la loro certezza, la certezza di rimanere a capo. ti raccontano di una carriera meritocratica, un percorso di carriera, tutte chiacchiere, in italia, dove tu sei e rimani il loro schiavo fino a quando non ti dai una svegliata e te ne vai.

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  12. I dirigenti sono la quintessenza dello schiavo-lavoratore Dipendente... Quelli che ingrassano sono i padroni/datori di lavoro.
    I dirigenti - com'era mio padre e come sono un paio di miei amici - sono dei "poveracci mentali": gente che rischia il proprio culo per portare avanti i business altrui, comportandosi come se fossero i padroni e trattando di conseguenza i sottoposti; gente che si sente indispensabile, che sta dalla parte dell'azienda, che torna a casa alle otto di sera senza un vero perchè ("...perchè i dirigenti fanno così...").
    I dirigenti "fanno così" e fanno anche molto altro, ma comunque sono sempre dei Dipendenti... Sono Dipendenti "di nascita" e mai rischierebbero di mettersi in proprio.
    Quelli che ingrassano (cioè i veri porci) sono quelli che sfruttano tutta questa marea di "servi di nascita", facendogli fare carriere, dandogli premi di produzione, vessandoli all'inverosimile, ingenerando in loro falsi bisogni e via dicendo.
    Prendersela con i dirigenti è fare la guerra fra poveri: dal lato umano i dirigenti fanno sì pena, ma non sono il male. Sono solo un prodotto.

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    1. Dirigenti poveri non ne ho mai visti.

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  13. Ciao, leggo spesso con molto piacere il tuo blog, lo trovo molto utile e interessante, ultimamente anche io sto cercando di scrivere degli articoli su come risparmiare.
    Ma ho una domanda molto interessante, e cioè: Perchè le persone mediamente non si accorgono, o per lo meno sembrano non accorgersi di questa realtà opprimente? Io l'ho capito fin quasi da subito, non so chi sia il personaggio del video su youtube ma sta dicendo delle grandi verità, che risultano scomode, sicuramente se una persona esprimesse questo pensiero liberamente a lavoro sarebbe tagliato fuori dall'azienda il prima possibile, loro giocano sul fatto che sanno che noi abbiamo bisogno di sopravivvere e ci danno il minimo necessario per farlo privandoci di molto tempo libero e quindi appunto di vita. Mi farebbe piacere discutere e avere un opinione tua in merito.

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  14. Quando studiavo diritto a scuola, 30 anni fa, ci insegnavano che la tecnologia avrebbe aumentato la produzione, e che l'uomo del futuro (noi ora) avrebbe avuto più tempo libero da dedicare allo svago, ai cari, agli hobby ecc. La produzione in effetti è aumentata moltissimo, ma lavoriamo sempre a tempo pieno! Quindi vuol dire che qualcuno si arricchisce più di allora a scapito dei lavoratori. Inoltre sono aumentati i bisogni (spesso inutili) e ci riempiamo di oggetti programmati per durare poco o peggio a rompersi nei tempi stabiliti dai produttori. Ho intenzione di creare un blog per dare consigli su come riparare certe apparecchiature, e di come farsi lampade che durano 30mila ore, non come i faretti led o
    quelle a risparmio energetico che poi in realtà si bruciano molto prima di quanto dichiarato.

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  15. Bel post e bel video: tutto vero. Grazie!

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