Tre Azioni Per Combattere la Solitudine

superare la solitudine
Superare la solitudine
La vita che conduciamo ci spinge inesorabilmente verso uno stato di solitudine che lentamente s'insinua nelle nostre vite e ci porta all'infelicità. Presto avremo bisogno di una valida strategia per combattere la solitudine, soprattutto qualora decidessimo di lasciare il gregge e vivere lontani dalle trappole d'aggregazione sociale, adottando ritmi molto diversi dal resto delle persone.

In questo articolo capiremo come mai moltissimi soffrono di solitudine, quali sono le cause sociali che ci proiettano in questo stato e come dobbiamo agire per sconfiggere questo male e ritornare ad essere felici.


Cosa accade


I guerrieri del nostro tempo non sono i lavoratori (come un noto spot Vorrebbe Farci Intendere):
"Siamo i guerrieri dei posti in piedi, siamo i guerrieri delle tangenziali, delle scartoffie, siamo i guerrieri del lavoro…". 
Non siamo eroi se ogni giorno sottostiamo alle regole del consumismo piegandoci al potere e combattendo una guerra che non è la nostra, siamo marionette mosse dal potere, non esseri pensanti che agiscono in funzione dei propri desideri.

Quando s'incomincia a ragionare in questo senso e ci si accorge che si fa parte di una massa senza scopi né ideali, che lenta e compatta cammina verso il macello, la prima immediata reazione è quella del rifiuto, cioè del distacco da tutti e tutto. Non a caso chi cerca di cambiare vita pensa immediatamente ad una fuga all'estero oppure a ritirarsi in campagna, scelta affascinante ed eccitante, che tuttavia finisce spesso per isolare le persone ed alimentare un senso di solitudine che molti non si aspettano.

Io stesso, quando ho realizzato di non voler più scendere a compromessi ho dovuto fare i conti con una forma d'isolamento che ho sicuramente cercato, ma che mi ha fatto riflettere profondamente sulle conseguenze delle nostre decisioni. Non ho sofferto di solitudine soltanto perché avevo (e ho) una meravigliosa famiglia e un numero piuttosto consistente di hobby da coltivare, ma se dovessi valutare la mia vita sociale dal punto di vista delle persone con cui ogni giorno interagisco, non potrei che disegnare una lunga curva discendente.

Questo però non accade solo a chi, come me, sceglie volontariamente di allontanarsi dalla società, è un'esperienza che tutti siamo destinati a vivere, e ora vi spiego il perché. Il lavoro assorbe così profondamente le nostre vite che finiamo per far coincidere la nostra sfera sociale con quella dei colleghi. Non di rado osservo storie d'amore che nascono in ufficio, colleghi che escono assieme il weekend e altri che progettano le vacanze. Contemplando queste dinamiche provo profonda tristezza perché questi legami sono il prodotto di una vita votata al lavoro e non ci si rende conto che se questo sparisse, con esso si dissolverebbe anche l'unica sfera sociale che per anni abbiamo coltivato.

Non solo: siamo vasi pieni solo perché è il lavoro ad occupare tutto lo spazio, ma se questo sparisse noi torneremo immediatamente ad essere contenitori vuoti.

Questo scenario non è così remoto, anzi, accadrà di certo, perché la crisi ha dimostrato con quanta facilità, da un giorno all'altro, possiamo perdere il lavoro e, oltre a dover affrontare le difficoltà economiche, ci ritroveremo a faccia a faccia con la solitudine. Se poi la crisi sceglierà di risparmiarci, possiamo comunque stare certi che, raggiunta o meno l'età della pensione, ad un certo punto saremo troppo vecchi ed inefficienti per poter continuare a lavorare, così qualche nuovo dirigente s'inventerà un riassetto aziendale per mandare fuori dalle scatole una manciata d'inutili babbioni, tra cui i sottoscritti.

Insomma, prima o poi tutti dovremo fare i conti con questa situazione, nessuno escluso, pertanto credo sia il caso di capire insieme come combattere la solitudine, preparandosi per tempo ad affrontare l'inevitabile.

Leggi anche: Come Prepararsi a Perdere il Lavoro



Soli e ancora più poveri


In tutto questo ragionamento dobbiamo tenere in considerazione che questo stato di solitudine da spesso vita ad una forma di depressione che è ben conosciuta a livello accademico e viene definita depressione reattiva:

"depressione dovuta ad un evento scatenante come un lutto, una separazione, un fallimento, una delusione sentimentale/professionale, la perdita del lavoro, una violenza psicofisica, una truffa ecc., i cui sintomi però si dimostrano eccessivamente intensi e prolungati rispetto alla causa scatenante."

Dobbiamo evitare come la peste che tutto questo accada, perché se trascorriamo la vita costruendo i legami sbagliati, quando verremo allontanati dalla società del consumo e del lavoro, probabilmente non avremo più le forze per cambiare le cose e ricostruire quella sfera sociale vera che avremmo dovuto coltivare fin dall'inizio. Non avremo altresì né i soldi né le forze per realizzare quei sogni che per una vita intera abbiamo soffocato causa mancanza di tempo, pertanto ci ritroveremo privi anche dell'unico deterrente alla solitudine, cioè gli hobby.

All'umiliazione di essere diventanti improvvisamente inutili, si sommerà l'onere di dover pagare cure psicologiche che ci aiutino a stare meglio e, solitamente, si tratta di percorsi lunghi e molto costosi. Ancora una volta il sistema ha trovato un modo per privarci del nostro denaro e tenerci incatenati; prima ci sfrutta per una vita intera chiedendoci di rinunciare a tutto per la causa, poi ci abbandona appena la nostra produttività non è più accettabile ed infine ci obbliga a pagare cifre piuttosto importanti per aiutarci a ritrovare quello di cui ci ha privati, cioè la capacità di vivere liberi.

Cambiare approccio mentale


In questo momento possiamo trovarci in due distinte situazioni, la prima è quella di una persona che si sente sola perchè sta sacrificando tutto per il lavoro, la seconda invece è quella di chi ha smesso di lavorare (volente o nolente) e si sente vuoto perchè privo di qualunque stimolo.

In entrambi i casi il primo passo da compiere è realizzare in modo chiaro e lucido che questa condizione di solitudine è la normale conseguenza di una vita passata all'interno della società, quindi non siamo noi ad essere sbagliati o diversi, siamo solamente vittime di qualcosa che è molto difficile comprendere e combattere, qualcosa che forse stiamo capendo ora per la prima volta e che non immaginavamo nemmeno.

Siamo soli perché abbiamo usato tempo ed energie nel modo sbagliato ed è giunto il momento di rimediare attraverso tre semplici azioni, che devono essere compiute quotidianamente e che col tempo ci permetteranno di combattere la solitudine e ritrovare la felicità che abbiamo perso.

  • Il sistema è forte e ci ha cambiati lentamente ma inesorabilmente. Vorremmo risolvere tutto e subito e vedere i primi risultati nell'arco di pochissimi giorni, ma non funziona così. E' importantissimo capire che questo cambiamento sarà lento e che non dobbiamo scoraggiarci. Affrontiamo la solitudine a piccoli passi, consci del fatto che ci sentiremo soli e tristi ancora per molto tempo, ma che stiamo facendo la cosa giusta e che sicuramente le cose andranno meglio, solo che dobbiamo essere pazienti. Questo è il punto da cui tutti dovremmo iniziare, perché ancora prima di capire cosa fare per combattere la solitudine, è importante realizzare che qualunque cosa faremo, dobbiamo metterci il cuore in pace e aspettare che i risultati si manifestino.
  • Incominciamo con il selezionare attentamente le persone con cui intendiamo tessere nuovi rapporti, se stiamo lavorando personalmente mi sentirei di escludere da subito eventuali colleghi di lavoro, a meno che questi non stiano compiendo il nostro stesso percorso. Smettiamo di stare con persone con cui non abbiamo realmente scelto di stare e selezioniamo pochi amici veri con cui siamo certi di andare d'accordo. Ognuno di noi sa, nel profondo del suo cuore, quali sono le persone giuste per lui, ognuno di noi sa chi sono quelli che preferirebbe evitare, quelli con cui non ha nulla da spartire e quelli che invece sono i soggetti con cui ama conversare o trascorrere il fine settimana. Se siamo in questa condizione è proprio perché abbiamo speso troppo tempo ed energie tessendo relazioni superficiali con persone sbagliate, quindi da questo momento in poi selezioniamo con attenzione chi realmente vogliamo frequentare. Pochi amici veri sono meglio di una mandria di falsi ipocriti, con questi avremo l'opportunità di creare un rapporto ricco, basato sulla vera amicizia, l'aiuto reciproco e la reciproca stima. Anche solo il pensiero di poter contare su qualcuno che ci apprezza è un fortissimo antidoto contro la solitudine e (peggio ancora) la depressione che può derivarne.
  • Condividiamo con questi i nostri hobby. Prima di tutto, se non abbiamo hobby, creiamoceli. Prendere l'aperitivo o andare al cinema non sono hobby, o almeno non sono occupazioni che possono aiutarci a combattere la solitudine. Scegliamo qualcosa in cui noi siamo i protagonisti, un'attività che produca qualcosa di concreto e cerchiamo di ritagliarci almeno un'ora al giorno da dedicarvici. Fatto questo, senza essere invadenti, coinvolgiamo le persone a noi care nei nostri hobby, perché non c'è nulla che ci possa far sentire parte di una "famiglia" come il condividere interessi comuni. I miei amici più cari sono quelli con cui vado in montagna, suono, vado a correre nei boschi o a surfare, ci cerchiamo a vicenda per fare insieme ciò che ci piace e a cena ricordiamo "quella volta che…" o "quel giorno che…" senza mai annoiarci o sentirci fuori luogo. E' grazie a questo intreccio che si riesce a smettere di sentirsi soli e ci si circonda di persone che piano piano vanno a formare una solida sfera sociale.

Riscoprirne il fascino della solitudine


Se andiamo a ricercare la Definizione di Solitudine, scopriamo che:

La solitudine è una condizione e un sentimento umano nella quale l'individuo si isola per scelta propria (se di indole solitaria) per vicende personali e accidentali di vita o viene isolato dagli altri esseri umani generando un rapporto privilegiato con sé stesso

Applicare il processo appena descritto non significa cercare a tutti i costi di costruirsi una vita piena di impegni o sforzarsi di trascorrere più tempo possibile con gli altri, la solitudine non è un male che dobbiamo scacciare, ma un valore che deve restare parte della nostra vita e dobbiamo imparare ad apprezzare. La vita frenetica che conduciamo ci ha disabituati ad trascorrere un po' di tempo in solitaria, tanto che ci annoiamo o, piuttosto che restare a casa, usciamo a fare due passi in centro o scendiamo a leggere il giornale al bar.

Invece è importante capire che restare soli con noi stessi, con i nostri pensieri, preoccupazioni e progetti è fondamentale per staccarsi dalla folle corsa del mondo e riflettere sulla direzione in cui stiamo andando. Ogni giorno saliamo sulle montagne russe, partiamo spediti, corriamo, veniamo sballottati a destra e a manca e scendiamo intontiti solo quando è ora di coricarsi. Coltivare alcuni momenti di solitudine ci permette di avere il medesimo punto di vista del giostraio che, ben saldo a terra o osserva questi pazzi animali sociali urlare e gesticolare dalla mattina alla sera, realizzando l'assurdità del loro agire.

Dobbiamo metterci in testa che poter restare soli è un privilegio a cui non dobbiamo rinunciare e che ogni tanto ci serve per aggiustare il tiro e riflettere sulle decisioni che intendiamo prendere e capire cosa realmente conta nella nostra vita.

Conclusioni


Siamo asini che per tutta la vita non fanno altro che inseguire una carota sempre più bella e grossa, e quando la raggiungiamo ci accorgiamo che la parte più grossa ed appetitosa ci è stata rubata e quella che è rimasta è troppo dura per i nostri denti. La solitudine di cui oggi soffriamo l'abbiamo creata attraverso questo meccanismo, rincorrendo l'effimero e dimenticando di coltivare il rapporto con gli altri. Quando ci scaraventeranno nella vita vera ci renderemo conto di quello che abbiamo perso e probabilmente sarà troppo tardi per recuperare.

Finché siamo in tempo cambiamo direzione e rifiutiamoci di essere asini, perché questo è ciò che la società vuole, soldatini ben schierati che non fanno altro che produrre, socialmente poveri e quindi deboli, incapaci di reagire e facilmente manovrabili.

Il segreto per combattere la solitudine è semplicemente questo: condividere il proprio tempo e i propri interessi con gli altri, rifiutandoci di dedicare anima e corpo al lavoro.

4 commenti:

  1. La solitudine è un privilegio quando si è consapevoli per averla scelta.
    Chi come me, ha anche questa caratteristica nel carattere è ancora più fortunato.
    Se no, è necessario allenarsi giorno per giorno per arrivare a scoprire che si tratta di uno spazio fondamentale per stare bene con se stessi e fortificarsi.
    La solitudine non è isolarsi, ma rigenerarsi, per affrontare il mondo e le sue varianti.
    Complimenti, FRANCESCA

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  2. Il problema è come far capire al proprio compagno/a che si ha bisogno di solitudine per stare bene...
    Già me la sento: "Ah quindi preferisci stare da solo piuttosto che stare con me?"

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    1. Se ti dice così, non ti merita e pian piano fa' in modo che il rapporto si sciolga e tu possa trovarti persona più degna di te

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  3. Il problema principale e fondamentale è proprio dei punti 2 e 3. Ovvero, è molto difficile poter selezionare (partendo dal presupposto che serva) delle amicizie quando poi le persone per loro natura cambiano e nel 90% dei casi in peggio. Anche io ho selezionato delle persone (frase orribile), diciamo che ho deciso di frequentare e farmi sentire con delle persone che ritenevo più vicine a me spiritualmente e come modo di intendere le cose, peccato che piano piano un paio di queste persone si sono comunque allontanate perché è molto più interessante frequentare la "società" ovvero: discoteche, pomparsi in palestra, sfilare e farsi selfie... Quindi per quanto una persona si sforzi di creare dei presupposti per una vita con dei veri amici al fianco, solo alcuni di questi rimarranno tali perciò il mio consiglio è: prima di tutto è importante vivere e convivere con se stessi ma non per egocentrismo ma solo perché a conti fatti l'unica persona che siamo sicuri che non ci lascerà mai per un motivo o per un altro siamo noi stessi. Poi giustamente come scritto da Francesco, avere a che fare con chi realmente ci fa stare bene e non uscire solo per avere qualcuno affianco poiché la vera solitudine la si prova dentro di se e non perché siamo soli in una stanza...

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