Aiutare gli Altri per Essere Veramente Felici

Aiutare gli Altri per Essere Veramente Felici
Perché la felicità sta nel dare
Più rifletto sui meccanismi che governano la nostra società e osservo la brutta piega che sta prendendo, più mi accorgo che diventerà sempre più difficile riuscire ad essere felici. La regola per cui tutto deve essere profitto spinge le persone nella direzione opposta dei veri valori, uno dei quali risiede nel l'importanza di saper aiutare gli altri.

Prediligere una vita nella quale ci si rende disponibili ad aiutare il prossimo, piuttosto che insistere nel cieco individualismo, è la chiave per vivere meglio, anche se la società in cui siamo fa di tutto per spingerci nella direzione opposta. In questo articolo capiremo perché “dare” porta più felicità che “ricevere” e come bilanciare al meglio questi due fattori, nel quotidiano.


Il successo del singolo


Abbiamo già abbondantemente discusso sul concetto di successo, su cosa significhi realmente Essere una Persona di Successo e di come questo concetto venga oggi fuso e confuso con il disperato tentativo di assomigliare ai modelli che il sistema confeziona e mette in vetrina. Cercare di imitare quegli esempi di perfezione (belli, giovani, ricchi, amati) è lo sport preferito da migliaia di persone che ogni giorno lavorano come schiavi e spendono tutti i loro soldi per assomigliargli il più possibile.

Questo è il concetto di successo che tutti rincorriamo e che qui abbiamo imparato a riconoscere come fasullo, ma esiste un retroscena ancora più inquietate in questa faccenda, ovvero l'indiscutibile dogma per il quale il successo è un traguardo solo personale, cioè del singolo.

Io sono di successo se raggiungo determinati obiettivi, se sono amato, se vengono riconosciuto tale dagli altri, ma siamo sicuri che per la nostra felicità sia saggio coltivare il successo personale? La vita di ogni giorno ci ha insegnato che dove inizia il successo di una persona finisce quello di chi gli sta accanto; se il mio collega di lavoro è brillante e molto produttivo, la sua luce finisce per offuscare le mie capacità, se corro i cento metri piani in 10 secondi il mio successo perdura fintanto che qualcuno non dimostra di essere più bravo di me. Si tratta di un continuo scavalcarsi, una gara senza fine dove si è di valore solo perché qualcun altro non lo è (o lo è meno). Si tratta di un successo relativo che aumenta la competizione tra le persone e non può che fomentare la rivalità. Sperimentiamo tutto questo ogni giorno, basti pensare al mondo del Calcio, dove la competizione tra squadre e il successo di una rispetto all'altra è ciò che sta alla base dell'odio tra tifosi; inutile dare la colpa alle persone, è il meccanismo ad essere sbagliato.

Esiste invece una forma di successo collettivo molto più forte della singola realizzazione personale, che si ottiene incanalando i propri sforzi nell'aiutare gli altri, nel creare attorno a se una cerchia di persone che stanno bene e sono felici, perché hanno fiducia l'una negli altri, sanno che possono contare su chi gli sta accanto e si sentono forti perché parte di una rete fondata su solide relazioni. Se concentriamo il nostro agire non nella direzione del successo personale, ma in quella di un miglioramento dei legami con gli altri, allora contribuiremo a creare un successo di gruppo, che ci permetterà di vivere in un ambiente dove stiamo bene, siamo amati e non abbiamo paura di compiere scelte controcorrente, perché appoggiati e aiutati da persone di cui ci fidiamo.

Che cavolo stai dicendo Willis?


Posso capire che il concetto può risultare di difficile comprensione, d'altronde viviamo in una società dove veniamo continuamente spinti a rincorrere traguardi individuali, quindi ho pensato di proporre la visione di questo brevissimo video (3 minuti) per comprendere quello che si prova quando si decide di aiutare gli altri.


Non credo sia necessario aggiungere molto altro, se avete avuto la pazienza di guardare tutto il filmato sarà apparso evidente come la gioia che si ottiene quando si decide di aiutare gli altri sia infinitamente maggiore rispetto a quella che si può trarre dal raggiungimento di un traguardo individuale. Se quel ragazzo avesse utilizzato i suoi soldi non per aiutare quella ragazzina a studiare, ma per acquistare l'ennesimo inutile cellulare, credete che avrebbe provato la stessa serenità? E' innegabile che l'acquisto di qualcosa di nuovo doni un brivido di gioia, tutti abbiamo sperimentato la felicità nel tenere in mano la lucente confezione di un nuovo aggeggio elettronico, nel guidare una nuova automobile o nell'indossare un nuovo vestito, ma queste sensazioni durano pochissimo, mentre il senso di pienezza che si ottiene vivendo in modo diverso e utilizzando il proprio tempo per aiutare gli altri, sta su un altro livello.

Lo ripeto sempre ed è uno dei concetti che mi piace di più: quando si fa qualcosa gratis per gli altri, si finisce sempre per ottenere molto di più di quello che si avrebbe ricevuto se avessimo chiesto un compenso.

Perché la società rema contro


Quando parlo di “società” mi sembra sempre di riferirmi ad un concetto astratto, quasi di fomentare una qualche teoria dove si presuppone l'esistenza di una lobby di potenti che si siedono attorno ad un tavolo e complottano contro le persone, inventando strategie per sottometterle. Ovviamente non intendo questo, ma è innegabile che esistano persone molto ricche che hanno interesse nel cercare di condizionare il comportamento delle masse, perché traggono profitto dalle loro abitudini. Ad esempio i dirigenti delle grandi multinazionali del tabacco guadagnano di più se le persone ritengono che fumare sia un atteggiamento da persone di successo o addirittura uno stile di vita, pertanto è ovvio che investano in questo senso, spingendo affinché nei film gli attori fumino, al fine di creare un modello da imitare.

E' un esempio molto banale, ma serve a farci comprendere che esistono anche persone che hanno interesse nell'alimentare l'individualismo, cioè nel far credere a tutti che il successo personale sia un valore da perseguire. Immaginiamo ad esempio di essere nei panni dei dirigenti di un colosso automobilistico, cioè un marchio mondiale che vende auto di lusso. Nei loro spot mostreranno imprenditori di successo, giovani e ben vestiti, che guidano auto costose, facendo passare il messaggio che avere successo significhi potersi permettere certe vetture e che certe vetture diventino poi simbolo stesso di successo. Di certo queste persone non hanno interesse nel diffondere messaggi di solidarietà o nell'incentivare l'aiuto reciproco, perché se i ricchi iniziassero ad aiutare gli altri donando loro soldi, non ne spenderebbero più per automobili esageratamente costose.

Questo intendo quando dico che la “società” ha forti interessi nel condizionare il pensiero delle persone e far credere loro che la felicità si ottenga solo attraverso il successo personale, questo è l'ennesimo inganno che ogni giorno viene creato ed alimentato per spingerci lontani da quei valori che ci porterebbero veramente ad essere felici, obbligandoci in modo subdolo ad assumere atteggiamenti che portano soldi nelle tasche dei potenti e limitano fortemente la nostra libertà.

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Non resta che provare


Perché queste non restino chiacchiere, perché questa manciata di byte che oggi sparo in rete non finisca nella discarica di internet, proviamo tutti insieme a fare un esperimento. Non serve un capo che ci guidi o un'azione collettiva e coordinata, la rivoluzione oggi è individuale e si combatte per la propria felicità, pertanto tutti dovremmo avere interesse nel farlo. Per una volta, alla prima occasione, offriamoci di aiutare qualcun: non serve compiere chissà che atto di solidarietà, è sufficiente un piccolo gesto fatto senza aspettarsi nulla in cambio.

Mentre lo facciamo diamo ascolto ai nostri sentimenti, riflettiamo sulla sensazione che stiamo provando nel renderci utili, nel constatare che stiamo facendo qualcosa che rende felici le persone che abbiamo accanto e che per questo veniamo stimanti, addirittura amati. Verremo ringraziati, ci sarà spesso offerto qualcosa in cambio e si creerà tra noi e gli altri un legame di amicizia, basato sulla reciproca stima. Non siamo dei venditori che stanno offrendo un servizio: se per strada incontri il tuo assicuratore o il salumiere di fiducia, di certo non ti verrà voglia di passeggiarci insieme o offrigli l'aperitivo per fare due chiacchiere, ma se incontri la persona che ti ha aiutato, con la quale hai stretto un legame basato sui sentimenti e non sui soldi, allora avrai un approccio differente.

E' quindi evidente che aiutare gli altri, col tempo, contribuisce alla creazione di una rete di rapporti basati su sentimenti veri, come la fiducia, la stima e il rispetto, valori lontanissimi da quelli che nascono da un rapporto basato sul denaro, dove la relazione tra due soggetti difficilmente sarà sincera, perché volta ad ottenere sempre qualcosa.

E' questa la felicità che si prova nell'aiutare gli altri, una serie di piccolissime soddisfazioni quotidiane che col tempo trasformano la nostra persona e la visione che gli altri hanno di noi, rendendoci migliori e ben voluti. E' evidente che incontreremo persone che se ne approfitteranno, ma dalla mia personale esperienza posso dire che anche i più meschini finiscono per sentirsi in imbarazzo nell'approfittarsi troppo di chi è spesso disponibile ad aiutare, allontanandosi di loro spontanea volontà.

Conclusioni


Oggi l'individualismo regna sovrano, è un atteggiamento ormai considerato normale ed alimentato dalla tecnologia. Se mi guardo attorno vedo sempre più spesso persone che non comunicano più, che stanno sedute una accanto all'altra a smanettare con i loro smartphone, che invece di godersi un concerto o un paesaggio lo fotografano o lo filmano, che tornano a casa e passano ore in silenzio davanti alla televisione.
Tutte queste abitudini ci spingono a pensare solo a noi stessi, allentano i legami con gli altri e ci rendono molto deboli. Il sistema vuole questo, persone sole che non comunicano, che non possono emanciparsi perché non hanno nessuno su cui contare veramente, perché hanno paura!

Aiutare gli altri è una forma di ribellione, è quell'"uscire dagli schemi"di cui tanto parlo, fare le cose contro le regole non scritte della società, rovesciare le tendenze e quindi eludere il controllo sociale. Sono questi i valori che possono cambiare il mondo: nostro figlio sarà forte se i suoi genitori gli dimostreranno di essere sempre pronti ad aiutarlo, nostra sorella o nostro marito saranno coraggiosi se noi dimostreremo loro di essere presenti, nostra madre affronterà la vita più serenamente se saprà che il proprio figlio l'accompagnerà nella vecchiaia.

E' questa la chiave delle felicità ed ognuno di noi ne ha una copia in tasca, non ci sono scuse in merito, se scegliamo la strada dell'individualismo poi non lamentiamoci del fatto che il mondo è diventato un posto ostile in cui vivere.

smetteredilavorare.it

5 commenti:

  1. Articolo sublime. Letto tutto d' un fiato. Non conoscevo il video e l' ho trovato unico. Felice di essere un lettore di questo blog.

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  2. Bellissimo articolo francesco, mi sono commosso a vedere il video. E devo dire che hai proprio ragione, l' intricato sistema che abbiamo sopra di noi spinge costantemente per creare divisioni fra le persone e creare la credenza di una vita serena e felice derivante da materialismo e successo individuale a danno di altri. Negli anni ho capito che i veri rapporti si costruiscono aiutando senza aspettarsi nulla in cambio e quando un aiuto che si da cambia la giornata di un altro in meglio, è fantastico.

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  3. francesco scrive altri bellissimi articoli e diciamo tutti correlati a ragguingere la felicità...in che maniera..OTTIMO by clash

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  4. Hai ragione...articolo interessante che offre molti spunti di riflessione

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  5. bellissimo Articolo! Mi sono commossa a vedere il video. Ogni tanto penso con stupidità che solo chi ha una laurea in medicina (e sono pagati però...) possa aiutare gli altri, poi mi dico, ma non è vero!!...tutti possiamo farlo non importa lo studio ma la tua anima...Grazie per le parole meravigliose, allora c'è ancora al mondo chi la pensa così...non sono sola...:)

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