Sto Male Senza un Motivo: Ecco 4 Insospettabili Cause

Perché Abbiamo una Vita Normale ma Stiamo Male
Come mai siamo insoddisfatti della vita
Siamo portati a pensare che la nostra vita non sia poi tanto male, abbiamo un lavoro, un posto dove vivere, magari una famiglia e dei figli meravigliosi che amiamo più di noi stessi. Ci possiamo permettere un paio di vacanze l'anno, qualche vestito firmato e qualche cena fuori. Tutto nella norma, ma è già molto se paragonato al tenore di vita di certe popolazioni del mondo.

Eppure c'è un peso costante che siamo costretti a sopportare, qualcosa che ci impedisce di essere completamente felici, che non riusciamo bene ad identificare, ma c'è, e vorremmo liberarcene. In quest'articolo vorrei provare a spiegare di cosa si tratta e cosa andrebbe fatto per sentirsi finalmente meglio.



Personalità multiple

Chi sei? Prendiamoci 5 minuti di riflessione, sediamoci con calma e chiediamoci chi siamo. Siamo le frustrate ed obbedienti formichine che sul posto di lavoro trattengono il loro vero io per preservarsi il ruolo che ricoprono, reprimendo istinti, mordendosi la lingua e facendo finta di voler bene a persone con le quali mai e poi mai andrebbero a passeggiare la domenica? O siamo gli scanzonati e “poco seri” personaggi a cui piace divertirsi, bere qualche birretta di troppo al bar, parlare in modo colorito, scatenarsi ad un concerto rock, fare festa con gli amici e magari fumare anche qualche canna? O ancora, siamo i padri e le madri di famiglia che nascondono tutto questo e cercano di apparire seri ed affidabili agli occhi dei propri figli, impartendo lezioni ed insegnamenti?

Cosa dire poi dei segreti che ci portiamo appresso, vizi, tendenze, deviazioni, fatti orribili ed impronunciabili che ci hanno segnato, attenti a non svelarne i dettagli perché potrebbero stravolgere completamente la nostra vita, mostrare agli altri un lato scuro ed indicibile.

Cosa siamo veramente? Personalità multiple che indossano vestiti differenti a seconda del contesto, bravissimi a fingere, ma mai noi stessi, mai liberi di dire, fare e pensare in modo incondizionato. Questa è la prima componente “oppressiva” presente nella vita di ognuno, uno dei motivi per cui stiamo male senza realizzarne il motivo; siamo obbligati ad essere diversi da come saremmo, lo facciamo da sempre, in modo automatico, scontato, perché così ci hanno insegnato, ma questo ci impedisce di rilassarci e ci obbliga a stare continuamente sull'attenti. Si tratta di una rinuncia totale e consapevole del nostro vero io e dei nostri reali interessi, che ci impedisce di esprimerci, essere ciò che siamo realmente, sentirci a nostro agio e vivere serenamente.



Strozzati ma non troppo


Se il sistema permettesse realmente a tutti di avere una certa disponibilità economica, di accumulare facilmente denaro senza doversi ingegnare, senza autoprodurre o investire, cioè senza operare cambiamenti profondi che richiedono impegno, allora le persone starebbero meglio, potrebbero lavorare poco o solo per alcuni anni, e poi passare il resto della propria vita a fare ciò che realmente desiderano.

Invece il sistema è appositamente modulato per tenere la maggior parte della popolazione sotto scacco, le tasse sono sempre le più “pesanti” possibile, calibrate in modo che la maggioranza riesca a pagarle, ma allo stesso tempo che ci decurtino una buona fetta dello stipendio, così occorre continuare a lavorare, duramente, tutti i giorni e per tutta la vita. E poi il costo degli oggetti, mai proporzionale al loro reale valore, che varia a seconda del target a cui sono destinati, al luogo in cui sono venduti, comunque sempre troppo cari, al limite dell'accessibile. Acquistare un'automobile per molti rappresenta un debito, possedere una casa significa votarsi ad una vita di sacrifici, perché quando avremo finito di pagarla sarà già ora di ristrutturarla, e via a sborsare altri soldi.

Ecco dunque la seconda componente “oppressiva” presente nelle vite di tutti, l'obbligo indiretto e non dichiarato di seguire le regole della società per poter restare all'interno della società stessa, regole che (se ci pensiamo bene) ci fanno stare male perché ci obbligano a fare cose che non vorremmo, a sperperare i frutti del nostro duro lavoro, pagando tasse fuori di testa e svenandoci per un pieno di benzina. Non c'è libertà in questo, non possiamo dire “non ci sto” non pago più l'elettricità perché costa troppo e sto male ogni volta che mi recapitano una bolletta: dove mettiamo il cibo che abbiamo in frigo, come lavoriamo senza cellulare e PC, come facciamo a fare funzionare il forno? Ok, si può fare, ma non in modo semplice, ci vorrebbe impegno e sforzi, e forse non sarebbe compatibile con il resto delle nostre abitudini; allora bisogna cambiare anche altri aspetti della nostra vita... vabbè, meglio pagarle ste bollette, meglio piegarsi al ricatto e sentirsi oppressi.

Crediamo di poter scegliere ma non possiamo, e nel profondo del nostro cuore questo peso si fa sentire, ci fa stare male perchè cresce ogni giorno sempre di più e ci rende inconsapevolmente infelici.


Liberi di essere vuoti


Sarebbe un insulto alla vita se dicessimo di avere il giusto spazio per noi, per i nostri passatempi, le gite in montagna, al mare, per giocare con i figli o anche solo oziare. Siamo sinceri, il tempo libero lo vediamo da lontano, passa, ci sfiora di striscio e poi sparisce all'orizzonte e comunque, molto spesso, nel tempo libero (perché s'intende libero dal lavoro) abbiamo un sacco di commissioni arretrate da svolgere o doveri che ci attendono. Non so voi, ma io sto male se penso alla prospettiva di risvegliarmi cinquantenne e realizzare che non ho avuto il tempo per fare ciò che veramente avrei voluto.

Un weekend fuori porta ci rigenera, ci aiuta ad affrontare meglio la settimana, ma non è mai abbastanza, non per cogliere veramente l'essenza dei luoghi che visitiamo, delle esperienze che viviamo e delle persone che incontriamo. Tutto è veloce, si va e si viene in giornata, si seguono rotte e tragitti prestabiliti perché sono quelli ottimizzati, si mangia nel ristorante X, si vista la chiesa Y e poi tutti a casa, ammesso che non ci siano code da rientro. Se miracolosamente avessimo il tempo di vivere i luoghi e la cultura, credo non saremmo nemmeno più capaci di apprezzarli, tanto ci siamo abituati all'approccio superficiale e consumistico del tempo libero.

Negli hobby la situazione non cambia, adoriamo una certa attività, ma non abbiamo mai abbastanza tempo da dedicarvici, eppure se potessimo passeremmo le ore a leggere, suonare, giocare, costruire, creare, ma anche qui niente da fare, dobbiamo dirottare la vita in un'altra direzione, sacrificandola.Come possiamo credere che questa limitazione non contribuisca al malessere diffuso che percepiamo?

Ecco dunque palesarsi la terza forma d'oppressione legalizzata che rovina la vita delle persone e le rende infelici: la totale assenza di tempo per se stessi, per fare quello per cui siamo naturalmente portati, che ci renderebbe fieri, pieni di orgoglio, ma anche migliori perché ricchi di esperienze di vita vissuta, di contatti con culture diverse e profondi scambi d'opinione con persone lontane. Questa mancanza ci rende vuoti, superficiali, privi di spessore e poco interessanti, proiettandoci in un'esistenza grigia e monotona. Passo le ore ad ascoltare i racconti di un mio caro amico che ogni anno ritorna in patria dopo due mesi trascorsi a visitare l'Oriente, al contrario non so di cosa parlare con il mio vicino di casa che lavora tutto il giorno e la sera si piazza davanti alla TV.

Non importa, questa è la normalità, tutti siamo così, perciò non ci accorgiamo di essere privi di sostanza, di non avere niente da dare all'altro, di essere ricchi di oggetti e poveri nell'anima. Eppure, se ci pensiamo bene, nel profondo del nostro cuore tutto questo ci rende infelici.


La speranza di non stare male


Sì, non è male la vita che facciamo, soprattutto se a tutto ciò che abbiamo detto fino ad ora aggiungiamo il concetto di “speranza”, cioè la nostra spiccata tendenza ad aspettare che qualcosa cambi, a credere che in futuro tutto sarà migliore, che questo velo di tristezza che copre il nostro presente sia di passaggio, e miracolosamente un giorno tutto andrà meglio. La speranza è l'unico pensiero che ci fa andare a vanti, perché se qualcuno ci dicesse che tutto resterà esattamente come è adesso, non ho idea di dove potremmo trovare la forza di alzarci ogni mattina. Quale folle continuerebbe a vivere pur sapendo che dovrà sempre fingere di essere quello che non è, che non avrà tempo per fare nulla se non lavorare e adempiere ai doveri, sospeso tra uno stipendio inadeguato e una montagna di tasse e debiti che ogni mese rischiano di schiacciarlo?

Per farcela, per non cadere nella depressione più profonda, non facciamo altro che continuare a mentire a noi stessi, quando invece dovremmo ammettere che le cose non cambieranno da sole e questo senso di pesantezza che si sveglia con noi al mattino ci accompagnerà per tutta la vita.

Sto male al solo pensiero che fino a qualche settimana fa ero un "normale" lavoratore schiacciato da queste "normali" abitudini, se dovessi tornare indietro non saprei più come fare a sopportarle.


Quindi che si fa?


Essere riusciti a focalizzare i motivi per cui ognuno di noi sta male e non è soddisfatto di ciò che ha, pur conducendo un'esistenza normale della quale siamo convinti sia esagerato lamentarsi, è già un passo infinitamente importante, perché la maggior parte delle persone non si accorge nemmeno di tutto questo e vive senza chiedersi se esista una felicità degna di essere definita tale. In questo contesto dobbiamo considerarci dei privilegiati, persone che si sono risvegliate dal sonno collettivo e che hanno acquisito la giusta forma mentale per liberarsi dalle catene.

Quello che ora va fatto è uscire dagli schemi, andare controcorrente, pensare controcorrente, perché è proprio l'essersi conformati al modo di vivere “normale” che ha generato il fardello che oggi tutti siamo costretti a caricarci sulla schiena. La vita che conduciamo, quella che non ci sembra “poi tanto male” è invece l'origine di tutti i mali, è una gabbia dove siamo stati addomesticati a vivere, un insieme di modi “normali” di fare che quasi nessuno mette in discussione, ma che sono l'esatto opposto di come si dovrebbe vivere per essere felici.

Smettiamo di comportarci come se fossimo persone differenti in contesti differenti, cerchiamo di creare le condizioni giuste affinché possiamo essere noi stessi sempre, nel lavoro, nelle amicizie e in famiglia. Cambiamo lavoro e amicizie se necessario, ma creiamo le basi per poter manifestare liberamente il nostro io, solo così ci sentiremo leggeri e amati per come siamo, solo così metteremo la parola fine al malessere che ogni giorno sopportiamo. Ricerchiamo più tempo per noi stessi, per coltivare le passioni e quando viaggiamo viviamo le realtà che visitiamo, perché l'essere umano ha bisogno di stimoli, di realizzarsi nella creatività e di espandere le proprie conoscenze scoprendo luoghi e culture nuove. Infine mettiamo mano al portafogli il meno possibile, in modo da alleviare la morsa dei debiti e lentamente godere di quella disponibilità economica che può liberarci dalla schiavitù del lavoro. E poi agiamo, diamoci da fare per cambiare, perché è molto facile continuare a lamentarsi senza fare nulla per migliorare le cose, consolatorio direi, ma non porta da nessuna parte.



Conclusioni


Se vogliamo smettere di stare male dobbiamo imparare a vivere fuori dalle regole della società moderna,solo così incominceremo ad intravedere un mondo diverso, fatto di persone che hanno capito il ricatto a cui erano costrette a sottostare e ogni giorno lottano per liberarsene. Incominceremo ad assaporare la libertà, una sensazione fortissima che non abbiamo mai provato prima, qualcosa di completamente nuovo, che ci è stato negato alla nascita e non abbiamo mai compreso, un senso di pienezza che si contrappone al vuoto che ora sentiamo dentro e che rappresenta l'unica strada per cancellare l'affermazione "sto male" dalla nostra esistenza.

Non c'è altro modo di vivere felicemente se non quello di ripudiare le assurde regole che la società ci impone di seguire, non importa cosa pensano gli altri, quello che diranno o faranno, se rompiamo le regole imboccheremo la strada giusta e presto arriverà il giorno in cui torneremo a sorridere, diventando arlecchini in un mondo in bianco a nero. E se non riusciremo nel nostro intento, se i tentacoli della società moderna ci riporteranno dentro il sistema, potremmo almeno dire di aver capito e tentato, che è già infinitamente più nobile che passare il tempo a lamentarsi senza fare nulla.

24 commenti:

  1. Tante belle parole, ma la chiave di tutto è avere i soldi....e basta!!!

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    1. Poverino, mi dispiace per te.

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    2. A me invece dispiace per quelli che si bevono sta roba... Manco nel comunismo puro era così. Ma secondo voi, uno non lavora e come mangia ? Dai frutti che pendono copiosi dagli alberi ? Ma andatelo a dire agli immigrati che arrivano (non i rifugiati, ma gli immigrati economici!). Ma possibile che la gente si beva sta roba ? Manco nella Sala del Regno le sparano così grosse...

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    3. Purtroppo ha ragione avere i soldi é la chiave

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  2. Cit. "La speranza è l'unico pensiero che ci fa andare a vanti, perché se qualcuno ci dicesse che tutto resterà esattamente come è adesso, non ho idea di dove potremmo trovare la forza di alzarci ogni mattina."

    Io purtroppo me ne sono reso conto, ed è per questa presa di coscienza che sto morendo dentro, e presto morirò anche fuori.
    Il male che mi affligge più di ogni altra cosa è sapere che la mia vita non cambierà.
    Io la forza di alzarmi la mattina la trovo, ma è solo per fingere con gli altri che tutto è ok. Perchè se rivelassi a tutti il male che mi affligge chi mi capirebbe apparte te, autore dell'articolo, e qualche altra persona?

    Io fingo di essere un'altra persona, io VIVO la vita di un'altra persona. E sono costretto a farlo perchè non ho il coraggio di essere me stesso.
    Che cosa succederebbe se io cominciassi a dire a tutti ciò che realmente mi passa per la testa?
    Se io domani andassi a lavoro e dicessi a tutti i miei colleghi: "dovreste vergognarvi di venire qui tutti i santi i giorni in cambio dell'elemosina che vi passa l'azienda ogni mese. Al posto di chi sta qui da 20 anni io mi suiciderei, perchè la vostra non è una vita degna di essere vissuta. VERGOGNATEVI"
    Cosa succederebbe se io direi queste cose?
    Se io entrassi in una banca e direi ai dipendenti e al direttore che sono dei delinquenti, cosa succederebbe?

    Io sinceramente non penso che si possa essere se stessi, in nessun caso. Se fossi me stesso mi rinchiuderebbero da qualche parte, o peggio mi torturerebbero prima di uccidermi. E non sto affatto esagerando.

    Chiusa questa parentesi, io vorrei tanto fare qualcosa per "dissociarmi" da questa società. Sono 4 anni che vivo come il nonno di haidi, solo nel mio mondo come un sociopatico. Purtroppo però negli ultimi mesi ho dovuto fare i conti con la sopravvivenza. Così adesso sono costretto a fare un lavoro che disprezzo tutti i giorni, e non cè modo di uscirne perchè non ho idea di come sopravvivere.
    Solo io posso sapere quanto mi sono spremuto le meningi cercando una soluzione nel corso di questi 4 anni, un modo per guadagnarmi da vivere in maniera dignitosa e soddisfacente per me stesso.

    Ecco quando poi leggo le tue conclusioni, Francesco, dopo 4 anni che lotto nella stessa direzione che tu stai suggerendo adesso, un pò di rabbia mi sale.
    E per carità di Dio non mi sale contro di te, perchè tu sei in buona fede. Però ribadisco sono 4 anni che ci provo, e adesso sinceramente sono giunto alla rassegnazione.
    Però attenzione, non è che mi sto rassegnando a vivere in questo modo....mi sto rassegnando alla vita. Rinuncio a ciò per cui ho lottato tanto inutilmente.

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    1. non credo che deprimersi possa a servire a qualcosa. Invece di pensare a quello che non hai, pensa a ciò che hai, soprattutto una testa libera da preconcetti e capace di spirito critico. E non è poco in un mondo in cui il conformismo la fa da padrone. Anch'io sono stanca, sto facendo di tutto per realizzare il mio sogno nel cassetto, sono anni che mi impegno e faccio sacrifici. Ma non voglio rinunciare a lottare solo perché il mondo è dei raccomandati. C'è posto per tutti, e prima o poi, se ci metti l'anima, qualcosa dovrà tornarti indietro. Auguri!

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    2. Federico, non credere di essere il solo che pensa quello che hai scritto, tu l'hai buttato fuori, altri se lo tengono dentro e basta. La gente continua la vita che fa un pò per speranza che qualcosa succeda come dice F. ma anche perchè ancora la maggioranaza fa la stessa vita e questo diventa una consolazione per andare avanti. Se e quando questa maggioranza si ridurrà sostanzialmente e cresceranno di pari passo quelli che riescono a fare una vita davvero diversa allora ne vedremo delle belle per il sistema ...

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    3. Capisco che è dura, ma rinunciare non è la soluzione! Non mollare mai è la soluzione! Non puoi mollare, devi lottare ancora, ogni giorno, devi cercare nuove idee e opportunità, sono certo che se non smetterai di cercare la soluzione arriverà, perchè alle volte basta una coincidenza o uno scambio di opinioni con una persona a cui non avresti mai dato un centesimo per dare vita ad una svolta!

      Non c'è una soluzione pronta per tutti, da prendere e applicare alla vita di ognuno, ma di una cosa sono sicuro: se tieni duro ce la farai di scuro, non puoi non farcela, se ci metti il giusto impegno puoi fare qualunque cosa!

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  3. Grande Francesco! Leggo spesso i tuoi articoli e devo dire che sono "terribilmente" reali e davvero mi aiutano a "capire" tante cose che vedo in me e in ciò che mi è accanto... tra le tante cose che mi fanno male è che quando parlo di cose simili a quello che dici tu la risposta è sempre: "Beh, ma fanno tutti così..." :(
    Io non so' se ce la farò a cambiare il mio stile di vita ma ci proverò e per ora mi stampo con gelosia i tuoi post! Grazie e buona fortuna!!

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  4. Francesco, già vivo molto meglio da quando ho abolito la televisione e lo smartphone! Sembra poco ma non lo è!

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  5. Bravo, stai migliorando anche il tuo modo di scrivere..Colpito e affondato.

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  6. Sei un grande. La tua è filosofia vera, che nella calma più totale tira veri e pesanti calci nelle palle del sistema del dio soldo. Sei una speranza per l'umanità. Grandioso. Se hai del bene, te lo meriti tutto.

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  7. La penso come te Francesco. Per chi cede le armi, posso solo dire che non esiste una ricetta universale, ognuno deve trovare la sua. Come in tutte le cose della vita, alcuni hanno le capacità, la costanza e la fortuna e le relizzano altri no. Anche qui non possiamo generalizzare i fattori sono tanti e diversi da ogni individuo. Penso di esserci vicino, dopo anni di lavoro e risparmio ho raggiunto almeno una discreta autononia finanziaria, malgrado ciò lotto tutti i giorni per cercare di uscire dalle regole di questa società, ma non è facile dopo averci convissuto per anni.

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  8. Tu dici che "essere riusciti a focalizzare i motivi per cui ognuno di noi sta male e non è soddisfatto di ciò che ha, ..., è già un passo infinitamente importante, perché la maggior parte delle persone non si accorge nemmeno di tutto questo e vive senza chiedersi se esista una felicità degna di essere definita tale. In questo contesto dobbiamo considerarci dei privilegiati..." Spesso però, sai, vorrei tanto essere come tutti questi addormentati che sono davvero convinti di essere fortunati: per il fatto soprattutto di avere il classico posto fisso, magari come me statale (che io trovo essere la morte dell'anima), con i nostri mille euro (più ottanta) di stipendio mensile, questa gocciolina sicura che ci fa sentire privilegiati seppure dietro le nostre sbarre. Vorrei essere come loro Francesco, perchè loro almeno non soffrono come me che mi vedo lentamente morire dietro la scrivania 8 ore al giorno con la manina anchilosata sul mouse a fare poi che cosa? cosa per arricchire la mia anima, il mio essere, per dire di stare veramente vivendo? Queste persone non si fanno domande, arrivano al mattino e si siedono sulla loro seggiola fieri di essersela conquistata e guai a chi dovesse mettere in discussione questo loro diritto! Dimmi, ti prego, aiutami a vedere, come te, che noi risvegliati siamo privilegiati quando tuttavia questo ci può portare sofferenza.

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    1. Non soffrono adesso, ma soffriranno tra qualche anno perché l'ora del risveglio arriva per tutti prima o poi, solo che arriva troppo tardi, quando giochi sono fatti, quando la vita ormai è stata sprecata! Meglio soffrire adesso ma essere consapevoli, che vivere all'oscuro di tutto!

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  9. Ciao anch’io leggo con grande interesse il sito e lo trovo super interessante, complimenti Francesco!

    A proposito della felicità e realizzazione personale, desidero accennare ad un aspetto che penso influenzi moltissimo il nostro vivere (e mi pare non sia stato affrontato).

    Infatti sia a causa del capitalismo (che – viene qui sempre ricordato - pone il denaro come fulcro del nostro mondo, a discapito di ciò che le persone sono in realtà) ma anche molto per colpa del cattolicesimo (che frena i rapporti personali e demonizza i rapporti sessuali) nella nostra società i rapporti con coloro che potrebbero diventare nostri amici o partner hanno luogo con molta maggiore difficoltà di quello che vorremmo.
    Questo frena il piacere e la soddisfazione psicofisica che avremmo se la società fosse meno sclerotizzata della nostra italiana (ho vissuto in varie nazioni del mondo, e quindi lo dico per vissuto). E probabilmente anche le violenze che accadono giornalmente all’interno delle famiglie avrebbero luogo più di rado.

    E’ un argomento difficile da analizzare lucidamente per noi che siamo figli del cattolicesimo e imbevuti di questo modo di essere, ma temo che abbia una parte importante nello “strutturare” il mondo come lo vediamo e sentiamo. E che ci costringe e obbliga ai famosi comportamenti che ci rendono infelici e che la società ci condanna ad avere. Per fare un esempio concreto, per essere un potenziale bravo padre, DEVI lavorare, DEVI portare a casa i soldi, e quanti più soldi tanto meglio verrai visto dalla donna e dalla famiglia di lei, etc etc etc

    Sergio Ip.

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  10. Grazie per questo blog, mi hai dato la spinta per cambiare la mia vita
    Silvia

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  11. Ciao fra aiutami con un consiglio sono ne giovane ne vecchio prima anta dopo vent avevo fatto tanta gavetta traslochi quartieri popolari lavoro boom anni 80 90 ora sono sol e mancato un punto di riferimento in famiglia dopo donne belle sia con seduzione che disco non ho piu voglia soo tax lavoro da 5000 amici una 30 quelli sinceri 300 conoscienti altri di vista mi trovo solo lavoro di inerzia crisi settore, crisi coi parenti rimasti e penso in male mancassi io di malattie mancassero loro soffrirei comunque, non so da solo so far tanto da lavoretti a traslochi a riparare e me la cavo in tutto,ma non so futuro di nulla non creo rapporto stabile non prole, da solo continuare attività? Ho lavorato lavoro e in passato anche bravo in settori derivati quindi dal manuale al intelletto ma non ho Sprint psicologa non mi e stata d aiuto non ho un senso e vedo news brutte tasse migrazioni guerre ,ecc dico che farò tuo yesto mi e piaciuto ma non so che fare cambiare stato attivita nuova qua per cosa? Grazie scusami sfogo se vuoi dettagli in m p da famiglia che ha subito poi oltre a perdita ancje danni da eventi e da persone he ritenevamo di fiducia ma questo sarebbe meno lavori te li elenco ma non so per cosa continuare

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  12. Si si, in Italia già lo fanno in tanti. Anzi, neanche smettono di lavorare, ma sono disoccupati da sempre. Ed alcuni pronti a lavorare 45 ore a settimana incluso il weekend anche per meno di mille Euro al mese. E nonostante ciò, non trovano lavoro. Si allroa, come sono fortunati! La mia sola domanda è, come cucino un pranzo fatto da me, se non ho i soldi per pagare la bolletta del gas ? E come faccio ad andare a trovae un parente, che non ho né la macchina e manco i soldi per il biglietto del BUS ? Mavavavadavia il k.. A laurà , barbun !

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  13. Bu...
    Se ciò che hai scritto lo pensi davvero, allora io penso davvero che vivi nel mondo delle favole.

    Ok dici di essere stato come noi e al solo pensiero stai male, quindi? Adesso cosa fai? Come vivi? dove vivi?
    Aspe' lasciami indovinare;
    vivi su un'isola deserta con una foglia davanti e una dietro e mangi banane tutti i giorni.

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  14. Caro Francesco, pur condividendo il fatto che facciamo fatica a vivere la nostra vera vita, hai poi liquidato la questione in modo un po' semplicistico.
    Capisco le esigenze dell'articolista, ma potresti trattare l'argomento con piu` puntate.
    Sono d'accordo che vivere fuori dagli schemi sia un modo per cambiare.
    Cosa non trovo nel tuo articolo, e che penso sia non trascurabile, e` come trovare la forza per farlo.
    Questa o l'hai dentro (come nel caso tuo, forse) oppure devi coltivarla.
    Non e` impossibile coltivare la nostra forza interiore. Ci sono tante vie.
    E` impegnativo. Bisogna sapere da che parte iniziare, nel mare delle proposte disponibili sulla terra.
    Se hai fatto un qualche percorso, per favore raccontalo.

    Ciao
    Dan

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  15. La parte dove analizzava le cause di questo mal di vivere mi è piaciuta perche ha riflesso in 3 punti su 4 cio che provo io. Tuttavia, come altri qui, non condivido le proposte che vengono fatte per liberarsi da queste angosce che per alcuni risultano veramente invivibili. Non attaccatemi perche ognuno la vede a modo suo ma, secondo me, la cosa da fare quando ad un certo punto ci si trova di fronte ad un muro che sembra invalicabile e l anima si svuota di ogni sentimento positivo è una e UNA soltanto: AFFIDARSI A DIO! Qualcuno mi dirà sicuramente: si e di cosa vivi poi, di fede e preghiera? La mia risposta è SI, perché se siamo veramente buoni in cuor nostro, se siamo pieni di amore da donare, se non nutriamo odio verso nessuno ma solo pietà, compassione e perdono, bhe ecco che puoi anche morire di fame ma dall altra parte sarai un re. I primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi, non fa uma piega.

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  16. Caro Francesco, apprezzo il tuo scritto, ma non è sufficiente a spiegare il malessere dell'anima. Chi parla è uno studioso di scienze umanistiche, che ha avuto la fotuna di fare diversi lavori piacevoli nella vita, che attualmente è in pensione e vive discretamente, ma nonostante ciò è insoddisfatto della vita e vive il malessere interiore. Quello che conta soprattutto nel nostro percorso di vita è la crescita interiore che ottieni con la consapevolezza di "essere nel mmondo", come dice Heideger, e una conoscenza umanstica che apre la mente al vivere liberi.

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