A Cosa Serve Fare Carriera Nel Mondo del Lavoro

A Cosa Serve Fare Carriera Nel Mondo del Lavoro
perchè dovremmo fare carriera

Mi sono imbattuto per caso in un interessante video che riporta un discorso motivazionale di Larry Smith su come fare carriera, cioè su quello che serve per essere di successo e concretizzare la possibilità di diventare persone importanti, arrivate.

In questo articolo vorrei approfondire il discorso carriera e cercare di capire per quale motivo ne siamo così attratti e come mai quasi tutti facciamo il grave errore di considerare vincenti quelle persone che hanno risalito la scala sociale e vengono ammirati e stimati da tutti.



Larry Smith on TED


Larry Smith è professore di economia all'università di Waterloo in Canada, insegna spesso ai suoi studenti come fare carriera perseguendo quello che loro realmente amano. Nel seguente video (sottotitolato in italiano) spiega come mai le persone falliscono quando cercano di fare carriera e cosa serve per riuscire veramente nei propri intenti.



Potrei scrivere 10 articoli su come sia ben studiata la dinamica di questo discorso, su come i toni, le movenze, le pause e i siparietti divertenti siano accostati l'uno all'altro con maestria, al solo scopo di emozionare ed esaltare lo spettatore, infatti le reazioni del pubblico sono evidenti. Abbiamo appena assistito ad un perfetto esempio di comunicazione efficace, un oratore in grado guidarci e convincerci del suo ragionamento tanto da indurci a credere che abbia ragione, che fino a questo momento abbiamo agito in maniera completamente errata e che nelle sue parole vi sia veramente il segreto per fare carriera.

In realtà abbiamo assistito al solito discorso sulle passioni, concetti triti e ritriti di cui si riempie la bocca ogni personaggio che si auto-elegge guru della crescita personale. La storia è sempre la stessa: se vuoi fare carriera devi sì impegnarti molto, ma più di ogni altra cosa devi metterci passione, cioè quella fonte inesauribile di energie che ci permette di essere più bravi della media delle persone. E poi devi inseguire i tuoi sogni, smettere di essere una persona normale, non avere paura di buttarti, di metterti in gioco, non cercare scuse e non usare la famiglia e gli affetti come capro espiatorio della pigrizia.

Tralasciando che un discorso di questo tipo me lo spetterei da qualcuno che ha realmente compiuto azioni straordinarie nella sua vita, un Dalai Lama o Gandhi per capirci, non di certo un professore, vorrei provare a guardare oltre e cercare di ragionare insieme sulla reale importanza di fare carriera, prendendo spunto dai concetti che abbiamo appena ascoltato.

La prova dell'isola deserta


Quando devo dare un reale valore alle cose sono solito fare la “prova dell'isola deserta”, un trucchetto che uso per rendermi conto se ciò che desidero sia realmente importante o solo apparentemente di valore. Si tratta semplicemente di immaginare i sentimenti derivanti dal possedere un oggetto desiderato o dal raggiungimento di un obiettivo, fuori dal contesto sociale in cui ci troviamo, come se fossimo soli su un'isola deserta.

Ad esempio che emozioni ci darebbe sfoggiare una nuova borsa di Louis Vuitton da centinaia di euro in un luogo dove nessuno può vederla? Probabilmente non ci interesserebbe indossarla visto che solitamente usiamo questi oggetti per fare colpo sugli altri, affermare il nostro stato sociale e imitare i modelli televisivi.

Non c'è nessuno da impressionare su un'isola deserta, per cui quella borsa non è realmente importante.

Anche il concetto di “fare carriera” può essere sottoposto al medesimo “stress test”: come ci sentiremmo ad essere ricche persone di potere su un'isola dove non ci sono individui da comandare, poveri che ci ammirino e gingilli da acquistare per ostentare la nostra ricchezza? Probabilmente non ci sembrerebbe nemmeno di aver fatto carriera, visto che non c'è nessuno a riconoscere il nostro status o su cui far pesare la posizione acquisita.

Ne deduciamo che la carriera esiste solo se c'è qualcuno da superare, un inferiore che non è riuscito a primeggiare dove noi abbiamo avuto successo, la cui esistenza ci serve per sentirci migliori, appagati, ricchi e potenti. Tutto questo deriva dal fatto che la società moderna ci spinge a credere che una persona valga realmente qualcosa solo se la società gli riconosce tale valore.

Nemmeno il concetto di “fare carriera” supera la prova dell'isola deserta in quanto non risulta essere un valore assoluto, qualcosa che soddisfa un bisogno irrinunciabile: ha importanza soltanto se gli altri ce lo riconoscono.

Riprendere contatto con la realtà


Quando nella vita scegliamo una strada da percorrere dobbiamo sempre chiederci dove quel percorso ci porterà: per quale motivo una persona dovrebbe voler perseguire la carriera lavorativa? Immaginiamo di essere ottimi lavoratori, competenti e realmente utili all'azienda; non c'è niente di male nel fare bene il proprio dovere, ma come reagiremmo se il nostro superiore ci proponesse un ruolo di maggior importanza e responsabilità? Probabilmente nessuno si sognerebbe mai di rifiutare, è abbastanza scontato accettare una promozione volta a fare carriera, perché questa è intesa come un generale miglioramento della propria posizione sociale. Ancora prima che il nostro nuovo ruolo venga ufficializzato ci sentiamo già superiori ai colleghi e lievitiamo per i corridoi a dieci centimetri da terra.

Tuttavia è proprio in situazioni come queste che si testa la sostanza di cui è fatta una persona: dalla sua capacità di prendere la decisione che gli da maggior possibilità di essere felice. La difficoltà sta proprio nel restare calmi e ragionare in modo lucido, valutando con concretezza quello che un avanzamento di carriera possa realmente portare.

Credo che il set minimo di domande che una persona che si trova davanti alla reale possibilità di fare carriera dovrebbe porsi, sia il seguente:

  • Avrò più responsabilità?
  • Avrò più o meno grattacapi da risolvere rispetto a quelli che mi assillano ora?
  • Riceverò un aumento di stipendio che possa giustificare le maggiori responsabilità?
  • Questi soldi mi daranno una concreta stabilità economica o sono pochi spiccioli?
  • Vedrò il mio tempo libero diminuire drasticamente?
  • Riuscirò comunque ad essere un buon genitore e un buon compagno/a o il nuovo ruolo mi terrà più lontano dagli affetti?
  • Passerò 8/10 ore al giorno con persone con cui sto bene o con individui con cui probabilmente non andrò d'accordo?
  • Sono realmente adatto alla nuova mansione o il mio carattere e le mie idee non si sposano con le decisioni che dovrò prendere?
  • Sono disposto a difendermi ogni giorno da persone che ambiscono al ruolo che ora ricopro?
In sostanza si tratta di capire se fare carriera ci porterà in una dimensione lavorativa che ci aggrada e se la nostra vita cambierà in maniera positiva: ci sono persone che per loro natura amano comandare, che godono nell'impartire ordini e non vedono l'ora di essere riconosciuti migliori per sentirsi appagati. Altri invece trovano la felicità nel dedicarsi a se stessi e al rapporto con il prossimo, non amano imporsi e non sono interessate a competere e fare carriera. Ognuno è libero di scegliere ciò che crede lo appagherà maggiormente, ma se tiene alla propria felicità deve scegliere con attenzione se accettare o meno una promozione.

In queste situazioni infatti è molto più facile dire di sì che di no, ma è qui che si scopre di che stoffa siamo fatti, se abbiamo chiaro cosa vogliamo dalla vita o se siamo banderuole in balia del vento.

Ho visto persone cambiare nel peggiore dei modi una volta promossi, diventare dei perfetti idioti che appoggiano ogni scelta aziendale anche se questa è palesemente sbagliata o discriminante, adducendo scuse ridicole per mostrarsi uomo d'azienda e preservarsi il posto. Ne ho viste altre accettare con superficialità ruoli di rilievo senza avere nemmeno un aumento di stipendio, solo per sentirsi importanti, per poter aggiornare la firma dell'email con la dicitura “coordinatore” o “project manager” ma senza trarne reali benefici, anzi, vedendosi caricato di responsabilità gratuite.

Chi dirige vuole sotto di se persone che eseguono gli ordini, che sposano totalmente le decisioni dirigenziali, che non mettono in dubbio la loro competenza e che allo stesso tempo non siano una minaccia per il loro ruolo. Se viene presa una decisione che non ci aggrada e dobbiamo imporla a chi sta sotto di noi, cosa facciamo? Se non applichiamo la nuova regola possiamo dire addio alla carriera mentre se l'applichiamo non saremo contenti perché stiamo andando contro i nostri principi. Siamo pronti ad affrontare tutto questo? A lavorare di più, a prendere decisioni difficili a venire ripresi perché non facciamo produrre abbastanza i nostri sottoposti e a spostare la lancetta della nostra vita più verso l'azienda che la famiglia?
E' questo quello che realmente vogliamo?

La domanda più importante


Rimane ora la più importante delle domande, quella che chi si trova di fronte ad un'opportunità di carriera non può esimersi dal porsi: “Perché voglio fare carriera?”. Che tradotto significa: “Cosa manca oggi nella mia vita che un avanzamento di carriera lavorativa più darmi?”. Perché quando si sceglie di cambiare di solito lo si fa perché quel preciso cambiamento è la soluzione ad un problema o ad una condizione che non ci permette di essere felici.

Adesso non siamo felici? E' per questo che vogliamo fare carriera, per trovare la felicità? Oppure vogliamo solo sentirci importanti, perché siamo così mediocri da non avere nulla di nostro in cui impegnarci e trarre soddisfazione?  Stiamo perseguendo il nostro sogno o stiamo solo imitando i modelli di successo che vediamo in televisione? Lo facciamo per lasciare il segno, far sì che sulla nostra tomba venga inciso quanto siamo stati cruciali per la società moderna?

Beh, sapete cosa vi dico? Quando sarò morto non credo me ne importerà molto di essere ricordato: essere riconosciuti dei vincenti può avere senso finché siamo lì, presenti per ricevere tale riconoscimento e gongolarci nella soddisfazione, se siamo deceduti potrebbero anche eleggerci uomo più importante della storia, ma non ne trarremmo nessuna soddisfazione ne beneficio se siamo sotto un metro di terra.

Conclusioni


E' qui ed ora che dobbiamo fare di tutto per vivere felici e francamente non vedo un solo indizio che mi porti a credere che fare carriera possa migliorare la vita di una persona. E' un buon modo per nutrire il proprio ego, ma cosa ce ne facciamo degli applausi e del denaro se per ottenere tutto questo abbiamo dovuto sacrificare amici, compagni e famiglia. Avere più soldi per comprarci ancora più oggetti inutili non mi sembra possa portarci alla felicità, avere il potere ci farà anche sentire importanti, ma qual è il prezzo da pagare, quanti bocconi amari dovremo ingoiare e cosa sacrificheremo per tenerci stretto il nostro status di “eletti”?

Nella vita, l'unica cosa che può darci felicità è essere in armonia con se stessi, vivere serenamente e fregarsene del giudizio degli altri, soprattutto se gli altri sono una massa di pecoroni che credono ciecamente nei valori che la società gli impone.

Fare carriera significa commettere il più grave degli errori, perché stiamo lasciando che siano gli altri a decidere la nostra importanza, che sia la società stabilire se valiamo o meno. Il vero valore di una persona invece non è un concetto relativo, ma assoluto, non dipende da come le sue qualità vengono viste o interpretate dagli altri, ma da quei principi universali che superano la prova dell'isola deserta: l'amore e il rispetto, ad esempio, esistono sì nei confronti di altre persone, ma anche della natura e di se stessi. L'onestà, l'integrità morale, la compassione, la determinazione sono solo alcuni esempi di qualità che vanno coltivate per diventare persone migliori.

Questa è la vera carriera, il salto di livello a cui tutti dovremmo aspirare: diventare veri uomini e vere donne, che non si fanno tentare dal denaro o dal successo, ma di saldi principi morali. Sono queste le persone che possono rendere migliore il mondo, non certo l'arrivista di turno che calpesta le teste dei suoi colleghi per ottenere sempre più potere.

12 commenti:

  1. Ciao Francesco, gran bell'articolo.

    Fare carriera spesso è strettamente collegato ad un argomento che ormai fa da padrone nella nostra società, ovvero il giudizio della gente.

    Abbiamo talmente paura del giudizio delle persone che si tende a far qualsiasi cosa pur di rispettare le aspettative altrui e per essere accettati. Infatti come tu spieghi molto bene, ormai non si pensa più in termini di "benefici che possiamo ottenere", bensì a come appariamo agli occhi degli altri una volta ottenuta una certa promozione.

    Credo che questa sia la prima ricetta per l'insuccesso poichè chiunque dovrebbe partire dal capire cosa serve realmente per arrivare alla felicità personale.

    Ricapitolando con una frase: se vuoi avere maggiori probabilità di successo, liberati dal giudizio altrui e comincia a muovere i primi passi verso la vita che desideri.

    Christian

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  2. Far carriera, ancora meglio il semplice lavorare in una azienda, serve a quelle poche persone che davvero lo desiderano, per gusto personale. Cosi' e' una loro scelta davvero, e probabilmente saranno anche felici. Sono, penso, il 2% della popolazione...

    Ma il vero segreto della vita lo racconta (e lo vive davvero) un grande uomo. Buona visione!

    https://www.youtube.com/watch?v=4UKSnfeGiiY

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    1. Tutto giusto ma serve anche qualcuno nel mondo che sia spinto da motivazioni ed ambizioni di impegno e sacrificio altrimenti chi vuol godersi riposo, meditazione, affetti,mare,sole e spiaggia con gli standard non potrebbe nemmeno immaginario altro che riuscirci
      Gandhi ed altri uomini e donne che prendiamo ad esempio non hanno certo trascorso la vita all ha vana con monito e sigaro a guardare l orizzonte !
      Meditate gente per pochi che si godono la vita molti si sbattono
      Se mi rispondete con la teoria del mondo giusto e dell equilibrio fra uomo e terra vi potrei anche accordare consenso e fiducia ma la razza umana oggi e ancora immatura, pertanto se non esistesse chi si sbatte molto non ci potrebbe essere chi ambisce la vita rilassata
      Meditate

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    2. Hai ragione, ma pensaci bene, quanti si sbattono per niente o per arrecare danni(per poi arricchirsi)???
      Di più i secondi.
      Spesso chi si sbatte per giusta causa neanche viene ascoltato.

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  3. Ottima riflessione Francesco,
    leggo sempre con interesse i post che in genere condivido.E'sempre difficile fare analisi lucide e competenti su situazioni,avvenimenti ecc.con distacco e consapevolezza.Credo che oggi la maggior difficoltà stà nell'aver perso contatto con la realtà oggettiva,ed essere stati contaminati da una virtuale che inibisce da una capacità di giudizio responsabile.
    Mi spaventa dover constatare che siamo prede di detrattori ,truffatori ecc. senza possibilità di difesa.
    Continuo a leggerti con interesse buon vento pompeo

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  4. Fare carriera può avere senso, secondo me, se significa portare a casa un bel po' di soldi da mettere da parte, per un certo periodo della propria vita, per poi realizzare qualcos'altro, un progetto che si ha in mente. Oppure per acquisire le competenze necessarie che magari ti possono insegnare in un'azienda. Ma bisogna esserne consapevoli, e quando giunge il momento saper dire basta. Invece la "carriera" ti crea dipendenza, la busta paga ti crea dipendenza, il "tenore di vita" ti crea dipendenza. E allora si va a finire che si perdono di vista gli obbiettivi. Se uno a 45 anni (o prima) riesce a smettere e iniziare qualcos'altro, bene, altrimenti è molto probabile che rimanga fregato.

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  5. Pienamente d'accordo. Io ho vissuto sulla mia pelle una situazione simile. Anzichè migliorare sono cominciati i problemi, finchè mi sono ammalato. Alla fine mi sono dimesso, con non poche difficoltà, ed ora mi dedico a tempo pieno alle mie passioni, facendone una professione. Guadagno forse di meno, ma mi sento meglio. E se ne accorgono anche gli altri...

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  6. certamente d'accordo con le tue belle parole...ma chi come me il lavoro non ce l'ha prima di fare carriera deve pensare a trovarlo.. il lavoro.Laureata con tanto di master e a 32 anni sono ancora a casa senza nessuna prospettiva per il futuro. O meglio.. la prospettiva c'è ma senza lavoro non posso fare nessun progetto di vita. il lavoro non c'è e basta. ho fatto la cameriera per anni quindi non si tratta di essere schizzinosa. Non ho niente e sto iniziando dal niente senza mai perdere la mia positività. andrò anche a zappare se sarà necessario...il problema è che trovare lavoro di questi tempi è diventato impossibile...poi in Sardegna..figuriamoci. è veramente dura.

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  7. Grande articolo. La vedo esattamente come te.
    Dove lavoro, sembra assurdo, ho dovuto accettare un avanzamento di livello per non incorrere in problemi di "permanenza" in azienda. Assurdo, vero? Eppure è così. Non credevano al fatto che non mi interessava nulla qualche spicciolo in più e l'etichetta dell'avanzamento.
    E ora non è una cosa che mi fa sentire a posto con me stesso
    Ciao
    Gabri

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  8. la mia personale esperienza, fino a qualche tempo fa ero un musicista come tanti, facevo le mie cose, felice, poi la grande opportunità, il disco della vita, i premi, e poi un altro ancora, e poi......poi basta, non ho più voglia, troppo stress, gli articoli sulle riviste, i critici che ti esaltano (ma tu sei sempre quello di prima che non si cagavano di striscio)tutte cazzate, non riesco proprio a mentire a me stesso.... è pieno di musicisti più bravi di me, eppure non si parla di loro, perchè? perche tutto è moda, tutto è mercificato, e allora sai che ti dico ? io sui miei dischi ci piscio sopra, e farò di tutto per combattere questo sistema che pensava di rendermi un fenomeno da baraccone, con foto, recensioni, premi discografici, tutto per vendere dischi....non dedicherò la mia vita a recitare la parte di ciò che non voglio essere, solo per diventare "famoso"...ahahaha fa troppo ridere la parola "famoso"...sveglia ragazzi sono tutte cazzate!!divertitevi e amate le persone che vi stanno vicino, tutto il resto sono cazzate!!!

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  9. la mia personale esperienza, fino a qualche tempo fa ero un musicista come tanti, facevo le mie cose, felice, poi la grande opportunità, il disco della vita, i premi, e poi un altro ancora, e poi......poi basta, non ho più voglia, troppo stress, gli articoli sulle riviste, i critici che ti esaltano (ma tu sei sempre quello di prima che non si cagavano di striscio)tutte cazzate, non riesco proprio a mentire a me stesso.... è pieno di musicisti più bravi di me, eppure non si parla di loro, perchè? perche tutto è moda, tutto è mercificato, e allora sai che ti dico ? io sui miei dischi ci piscio sopra, e farò di tutto per combattere questo sistema che pensava di rendermi un fenomeno da baraccone, con foto, recensioni, premi discografici, tutto per vendere dischi....non dedicherò la mia vita a recitare la parte di ciò che non voglio essere, solo per diventare "famoso"...ahahaha fa troppo ridere la parola "famoso"...sveglia ragazzi sono tutte cazzate!!divertitevi e amate le persone che vi stanno vicino, tutto il resto sono cazzate!!!

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  10. L'ossessione per la carriera viene dal confronto con gli altri. Viene dal fatto che entro una certà età se non hai raggiunto determinati traguardi (soprattutto in termini di livello sociale) ti senti un poveretto. Non diciamo che non sia così. I trentenni di oggi, quelli che non hanno un lavoro, o quando c'è è precario, sono i depressi di domani. Io lavoro in un'importante azienda, colosso industriale, e vedo tanti ragazzi under 30 già in rampa di lancio, tante ragazze combattive che vogliono arrivare, non fanno più le segretarie, ma le junior manager, le marketing assistant etc etc. Ho letto questo bell'articolo, condivido, ma la società è terribilmente competiva, inutile negarlo. Sarebbe bello vivere senza l'ansia da prestazione, ma davvero è difficile.

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