I Passi Fondamentali per Realizzare i Propri Sogni

I Passi Fondamentali per Realizzare i Propri Sogni
Tappe per realizzare un sogno
Come forse avrete notato, l’articolo Come Vivere con Pochissimo Risparmiando è stato piuttosto apprezzato, tanto che ha ricevuto circa 300 condivisioni, solo nel primo giorno di pubblicazione. Descrive il mio personalissimo sogno: smettere di lavorare per sempre, per essere felici.

Prendendo spunto dal lavoro che sto facendo, vorrei provare ad aiutare tutti coloro che intendono capire come realizzare i propri sogni, dando alcuni spunti concreti su come applicare un metodo rigoroso ad un concetto tanto astratto come i sogni. In realtà sono convinto che bastino alcune dritte per iniziare con il piede giusto e chiudere con il medesimo, in modo da percorrere la strada più semplice ed efficace .



Un sogno “realizzabile”


puntare ad un traguardo fattibile


Tutti abbiamo un sogno nel cassetto, qualcosa che vorremmo fare, ma che non prendiamo in seria considerazione perché qualcosa ce lo impedisce. Non credo si tratti di pigrizia o mancanza di tempo, sono convinto che quello che serva sia solo metodo. Il percorso verso la felicità inizia nell'esatto momento in cui si decide di affrontare in modo ragionato i propri sogni.

Il primo scalino da superare, infatti, siamo noi stessi: ci sono due domande fondamentali a cui dare risposta e, nel farlo, occorre essere assolutamente sinceri e lucidi.
  1. Realizzare questo sogno ci renderebbe veramente felici?
  2. E’ un sogno realizzabile o sono solo fantasie?
La prima domanda è fondamentale, perché sarebbe inutile sprecare tempo ed energie per il raggiungimento di un determinato obbiettivo, scoprendo poi che non era quello di cui avevamo bisogno per essere felici. In passato ho parlato a lungo dell’inutilità dei soldi e di come questi, non solo non possano in alcun modo renderci felici, ma probabilmente contribuiscano a proiettarci in uno stato d’infelicità perenne. 

Questo è il perfetto esempio di traguardo sbagliato, un sogno che è una non-soluzione ai nostri problemi; se crediamo che essere ricchi significhi essere felici, allora stiamo sbagliando tutto fin dal principio, e sprecheremo il nostro tempo cercando di realizzare qualcosa che non ci donerà la serenità sperata.

In questo senso, quindi, risulta molto importante stabilire se ciò che desideriamo, cambierà in positivo la nostra vita, o se stiamo inseguendo traguardi errati; ma come si fa a capirlo? Il primo passo è informarsi a fondo sulle tematiche che ci interessano; mi sovviene il classico esempio di “scappare per andare a vivere all'estero” sogno di molti, che viene cestinato quando si scopre che i paradisi tropicali sono posti dove le comodità, la sanità e l’istruzione non sempre raggiungono i livelli a cui siamo abituati, e costano cari.

Internet è una miniera d’informazioni, ma occorre saperla sfruttare bene: un trucco per trovare info veritiere è quello di cercare “le ipotetiche domande” che una persona interessata a realizzare un sogno simile al nostro, potrebbe aver già posto. Ad esempio, se il mio sogno fosse quello di “cambiare lavoro” non dovrei ricercare la frase “cambiare lavoro” ma “come ho cambiato lavoro” o “come faccio a cambiare lavoro?”. La differenza sta nel fatto che la prima ricerca ci condurrebbe su siti che scrivono articoli per attirare pubblico, mentre, con la seconda, è più probabile trovare esperienze dirette di persone che hanno già affrontato questo cambiamento, o domande (e risposte) di chi, come noi, vuole approfondire prima di tentare.
Passiamo ora alla questione più spinosa, perché, per capire come essere felici, è essenziale stabilire se il nostro sogno rappresenti possibilità concreta, o se tale strada sia troppo tortuosa o addirittura impraticabile. Furini Luigi, nel suo libro “Volevo solo vendere la pizza”, spiega le difficoltà che l’hanno costretto a chiudere la pizza al taglio, dopo solo due anni di attività, uno dei quali passati a produrre scartoffie, costretto a spendere 100.000 euro ancora prima di aprire i battenti. Eppure i conti sembravano semplici, tanto da presagire un futuro roseo: visto che produrre una pizza costa meno di un euro, e la si vende a 1,50 al trancio, i ricavi sono assicurati! L’esperienza di Luigi dimostra come sognare e realizzare siano facce della stessa medaglia, una nascosta all'altra, fino a quando non si analizza seriamente la questione.

Farlo prima di buttarsi a capofitto nel sogno, ci farà risparmiare tempo e denaro.

Come ho già spiegato nell'articolo La Differenza tra Sogno e Progetto occorre che le nostre aspirazioni siano concrete, che ci sia una base solida su cui costruire tutta l’impalcatura. Giocare centravanti nell'Inter non è un sogno realizzabile, o meglio, lo è, ma le probabilità di farcela sono talmente scarse, che occorre valutare bene se conviene impiegare le nostre energie in un traguardo così ambizioso. Potremmo invece abbassare il tiro e lavorare sodo per diventare un calciatore professionista, senza per forza puntare ad essere il numero uno della squadra che amiamo.

Il segreto sta nel limare il sogno fino ad avvicinarlo alla realtà, così da poter essere realizzato concretamente.


Le cose semplici sono le migliori


realizzare i propri sogni


Ad un certo punto, la realizzazione del sogno deve iniziare, deve esiste un giorno a partire dal quale focalizzare le nostre energie su quello che intendiamo costruire. La fretta e la voglia di essere felici ottenendo subito dei risultati, sono nemici da cui guardarsi bene, soprattutto quando si ha in testa un progetto di grandi dimensioni. Non si può sperare di cambiare vita in una settimana, il sogno è rimasto tale per molto tempo, proprio perché la sua realizzazione è difficile e impegnativa. L’approccio mentale giusto è quello di lavorare indipendentemente dai risultati; quando l’entusiasmo iniziale svanirà, scopriremo che le prime attività richiedono molto impegno e potrebbero dare pochissime soddisfazioni. Ci sembrerà di buttare via il tempo e la mancanza di stimoli ci spingerà a mollare dopo le prime difficoltà e delusioni, ma questo non deve accadere.

Per evitare di perdersi d’animo dobbiamo inevitabilmente spezzare il sogno in più parti, piccoli traguardi a breve scadenza, che ci aiuteranno ad essere più motivati e ad avere obiettivi concreti da raggiungere nel breve periodo.

Se, ad esempio, il nostro sogno fosse quello di diventare un blogger professionista, la strada che ci attende sarebbe piuttosto lunga e difficoltosa; potremmo tuttavia auto-motivarci suddividendola nelle seguenti tappe.

  • 1° settimana: Realizzazione del blog e iscrizione ai motori di ricerca
  • 2° settimana: Stesura dei primi 4 articoli da pubblicare sequenzialmente
  • 3° settimana: Attivazione profili si Social Network e attività pubblicitarie
  • 4° settimana: Prime visite e inizio produzione nuovi articoli
  • 5° settimana: Richiesta di adesione a circuiti pubblicitari
  • 6° settimana: Prime entrate in denaro e test per aumentare la rendita

Mettendo nero su bianco il piano d’azione e scomponendo il problema in parti semplici, otterremo il massimo risultato; ogni settimana vedremo realizzate le aspettative e, col passare del tempo avremo dato forma ad un progetto di grandi dimensioni, quasi senza accorgercene.

Come spiegavo, il più grande ostacolo alla realizzazione dei nostri sogni siamo noi stessi, perché incapaci di ragionare in modo lucido e pianificare attentamente il da farsi. Quasi sempre ci buttiamo ad occhi chiusi senza guardare più in la del nostro naso e, appena ci accorgiamo che le cose sono diverse dalle aspettative, lasciamo perdere. Il processo di scomposizione aiuta a fare ordine nella testa e ci da la certezza di seguire la direzione giusta, anche quando siamo in difficoltà, evitando di perdere di vista l’obiettivo.


Stabilire un limite


come far avverare i propri desideri


Se abbiamo individuato bene l’obiettivo, scomposto il problema in parti semplici e lavorato sodo ogni giorno realizzando ciò che ci eravamo preposti, ecco che ci dovremmo ritenere soddisfatti ed arrivati. 

Purtroppo però le cose non stanno in questo modo. Tagliato il traguardo prefissato avremo lavorato così duramente e così a lungo da non essere più in grado di vedere la grandiosità del nostro operato; ora, quel sogno che ci sembrava quasi irraggiungibile, diventerà la nostra normalità, nulla di più che la semplice quotidianità, perché non lo abbiamo ottenuto dall'oggi al domani, ma attraverso un lento processo che ce lo ha fatto assimilare poco per volta.

E’ il medesimo effetto che si ottiene quando si sta imparando uno sport, ad esempio il surf: inizialmente sembra impossibile riuscire a cavalcare le onde, e si resta a bocca aperta nell'osservare i surfisti che padroneggiano la tavola, fantasticando su come sarebbe essere come loro.  Dopo mesi e mesi di “frullate”, una volta trovato il giusto grado di equilibrio e sicurezza, si governa così bene la tavola che ci si dimentica presto dei progressi e degli sforzi compiuti, tanto da diventare “normale” cavalcare le onde senza alcun problema. Ci sembra quasi impossibile l’essere stati dei completi novizi, incapaci di stare in equilibrio perfino sulle schiume.

Quest’effetto fa perdere valore alle cose, come quando stiamo maniacalmente attenti a non graffiare il nostro nuovo telefonino, ma solo per le prime settimane, poi iniziamo a trattarlo con maggior superficialità, come se avesse perso valore. Da questo atteggiamento consegue l’incapacità di essere felici di ciò che abbiamo ottenuto, proprio perché lo straordinario diventa ordinario in brevissimo tempo, perde di valore e diventa parte integrante del quotidiano.

Ecco perché va stabilito un limite ben preciso, per fermarsi e smettere di proseguire all'infinita ricerca della felicità. Questo limite va fissato in partenza, è l’obiettivo finale, il traguardo concreto che abbiamo inizialmente scritto nero su bianco. Se non ci imponiamo un punto d’arrivo oltre il quale non andare, finiremo per passare tutta la vita ad impiegare tempo ed energie nel conseguimento di obiettivi sempre più lontani ed ambizioni, perdendo di vista il vero scopo di tutto questo: realizzare un sogno concreto per essere felici.


Conclusioni


In questo articolo ho voluto dettagliare quelli che sono stati per me i passi fondamentali nel raggiungimento di alcuni degli obiettivi che da tempo mi ero prefissato, come ad esempio la costruzione della casa in cui vivo.

Per realizzare quel progetto ho seguito proprio questo approccio, definendo, prima di tutto, la tipologia di abitazione che mi sarei potuto permettere, senza voler per forza strafare (sogno realizzabile), suddividendo l’imponente lavoro in piccole parti con altrettanti piccoli obiettivi, alle volte anche quotidiani (le belle cose semplici) e “accontentandomi” di aver creato quello che mi ero inizialmente imposto, anche se, con ulteriore lavoro avrei potuto ingrandire il giardino o costruire una scala più comoda per andare in soffitta. Se non lo avessi fatto, oggi, invece di godermi la casa invitando gli amici a mangiar e la pizza, passerei i week-end a progettare e realizzare ulteriori cambiamenti, senza mai arriva al dunque.

In definitiva, per essere felici servono tre ingredienti: concretezza, semplicità e coscienza dei propri limiti, perché è vero che (lo dicono sempre) se vogliamo possiamo imparare a fare qualunque cosa, ma nessuno ci insegna l’importanza di fermarsi e godere di quello che abbiamo.

smetteredilavorare.it

3 commenti:

  1. Grazie sempre per i tuoi interessanti articoli Gianfranco.

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  2. Ciao Francesco,
    articolo utile.
    Io questo metodo lo adoperavo! Mi veniva naturale tempo fa, e mi procurava molta soddisfazione (viva e vibrante...). Pianificavo mentalmente (non scrivevo) ogni singolo passaggio per raggiungere l'obbiettivo, e quando svolgevo una delle tante parti ero concentrato solo su quella, non vedevo altro.
    Ora devo ricominciare daccapo, ho perso la concentrazione. Se suddivido in fasi un determinato percorso, mi ritrovo a svolgere una fase pensando ansiosamente a quella dopo e quella dopo ancora e così via. Questo mi porta molte volte ad essere insoddisfatto, e vedere lontana la meta.
    Ci vuole calma interiore, la devo riacquistare!
    Buona serata,
    Massimiliano

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  3. E' l'articolo che mi è piaciuto di più!

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