Come Superare la Paura di Morire per Cambiare Vita

Come Superare la Paura di Morire per Cambiare Vita
come vincere la paura di morire
Oggi mi rilasso con un bel post sulla paura di morire, niente pagine di conteggi o calcoli sui rendimenti dei fondi di investimento; parliamo di questa bella cosa che presto o tardi ci succederà, e vediamo insieme come comprenderla al meglio, anche grazie a qualche spunto divertente su potenziali metodi per sapere in anticipo quando moriremo, una canzoncina e un aneddoto tratto dalla mia infanzia.

Per cambiare con efficacia la propria vita, occorre comprenderne a fondo il limite ultimo, cioè la morte, della quale solitamente non ci preoccupiamo, ma che in realtà è l’unica cosa che può dare un significato a ciò che facciamo.




Vuoi che MUORO?


Tutto sommato, se penso al momento storico che stiamo attraversando, credo che dovremmo avere più paura di vivere che di morire. Dopo mesi di “astinenza” da televisione, ho voluto ascoltare un telegiornale a caso (solitamente seguo solo le notizie di finanza su Radio24); in tre minuti ho sentito parlare di crisi economica che non da segni di miglioramento, Paesi emergenti che hanno rallentando la loro crescita, una manciata di omicidi, bambine che volano fuori da finestrini di auto in corsa e il conflitto in Siria che potrebbe sfociare nella terza guerra mondiale. 

Dico io, ma la vita non è già abbastanza dura per i fatti suoi? Dobbiamo anche sorbirci il quotidiano bollettino di guerra e morte, in un sistema che fa a gara a chi fa più ascolti, sbandierando in piazza le disgrazie altrui?

Sembra un dettaglio insignificante, ma la nostra condizione mentale viene costantemente governata dalle informazioni che ci pervengono; se veniamo continuamente bombardati da notizie negative, a livello inconscio viviamo nel timore che questi fatti ci possano colpire direttamente, alimentando in noi paure che altrimenti non avremmo e che rischiano di paralizzarci.

La paura in se non è un fattore negativo, nasce da un primordiale meccanismo di autodifesa: ciò che ci fa paura va evitato, perché rappresenta una minaccia alla nostra esistenza. Tutte le paure infatti derivano dall'originale paura di morire, di perdere ciò che abbiamo e causare dolore ai nostri cari.

La differenza tra avere paura di qualcosa che realmente mina la nostra stabilità, e temere eventi sui quali non abbiamo alcun controllo diretto (guerre, omicidi, disastri naturali) è la sottile linea di demarcazione tra provare un timore “sano” e uno “indotto”. Le paure indotte, quotidianamente alimentate dalle notizie drammatiche e disastrose che vengono divulgate attraverso giornali, radio e televisioni, sono il principale ostacolo al Processo di Cambiamento che una persona deve attuare, per migliorare le proprie condizioni di vita. Se consideriamo che, mediamente, ogni italiano passa dalle 3 alle 4 ore al giorno davanti alla TV, ascolta perennemente la radio in automobile, legge le notizie sul web e compra ogni mattina il giornale, possiamo tranquillamente affermare che il bombardamento mediatico ci investe in pieno petto, iniettando nella nostra mente un fiume di paure ingiustificate.


Smettere di avere paura


Quando intendiamo cambiare vita, ciò che più di tutto frena i nostri intenti è il timore di sbagliare, di perdere lo stato di equilibrio in cui viviamo e di peggiorare le condizioni di vita in cui versiamo. Non importa se la nostra miserabile esistenza è la quinta essenza dell’insensatezza, se non facciamo altro che lavorare, restare ore nel traffico e spendere i soldi che guadagniamo in oggetti inutili, ingannati dal miraggio di una felicità effimera e materiale, senza amici veri, senza amore; siamo così attaccati a quelle quattro certezze che crediamo d’avere, che il cambiamento ci sembra un passo estremamente rischioso.

Siamo così codardi proprio perché viviamo nella paura derivante dal continuo bombardamento di informazioni negative che subiamo ma, se analizziamo bene tutte queste paure, ci rendiamo conto che non rappresentano assolutamente una minaccia, anzi, dovrebbero essere il più forte degli incentivi al cambiamento.

Per un momento dimentichiamo tutto e ragioniamo sul senso stesso della vita: per quanto male possano andare le cose, la cosa più terribile che ci può accadere è morire. Scegliamo oggi di Cambiare la Nostra Vita, lasciamo un lavoro sicuro(?), ci trasferiamo in campagna o all'estero, proviamo a vivere delle nostre passioni ecc.… anche nella peggiore delle ipotesi, se le cose si mettessero male, siamo veramente convinti che moriremo di fame? Io non credo proprio, la crisi ha dimostrato che le persone, quando si trovano in situazioni di disagio, si rimboccano le maniche e trovano un modo di andare avanti, si arrangiano, si ingegnano, si aiutano a vicenda (il che è dignitosissimo), fanno lavori che non avrebbero mai immaginato e riescono a trovare una via d’uscita grazie alle proprie forze. Avete recentemente letto sul giornale di qualcuno che è morto di fame causa crisi economica?

Va bene, ma anche se fosse, rimane sempre il fatto che la cosa peggiore che ci può capitare è morire; la notizia sensazionale è che, qualunque scelta opereremo, che ci esponga o no a rischi più o meno elevati, primo o poi finiremo comunque tutti per morire.

Invece di vivere paralizzati dall'angoscia di un cambiamento che ci potrebbe portare alla rovina, quello su cui vale la pena riflettere è proprio l’esatto contrario: considerando l’inevitabile morte che ci attende, perché insistere nel vivere un’esistenza inconcludente, sotto forma di schiavi del lavoro e del consumo? Visto che la cosa più terribile che ci può capitare, capiterà comunque, non vale la pena almeno provare a cambiare vita e dare un senso al dono più grande che tutti abbiamo ricevuto? Se proprio tutto dovesse andare storto, al massimo anticiperemo di qualche anno la nostra morte, ma vivere come automi, schiavizzati dal lavoro, significa morire ogni giorno.

Cantano i Sikitikis "Ricordami che è meglio pentirmi di aver fatto, piuttosto che morire appresso a cose in cui non ho creduto mai"



PS: l'album si scarica gratis dal loro sito, ed è uno dei miei dischi preferiti!

Se invece ci mettiamo in gioco, afferiamo la vita per le corna e iniziamo a domarla, ah, quello sì che un gran vivere, un pieno di energia, una scossa d’adrenalina, una serie di schiaffi impertinenti che rifiliamo ad un sistema che ci vuole vedere tutti ben composti, seduti al proprio posti di lavoro. Privarsi di queste emozioni, evitare di lottare per la libertà che ogni giorno ci viene rubata, equivale a morire, anzi, morire è di gran lunga da preferirsi rispetto ad una vita passata in cella.


Vincere la paura di morire


Dicevamo che, per trovare la forza di cambiare vita, occorre eliminare tutte le paure che ci paralizzano; essendo queste dei surrogati della paura di morire, se riuscissimo a smettere di aver paura della morte, faremmo automaticamente sparire ogni altra paura, riscoprendoci più forti e determinati nel cambiamento. 

Dunque, la paura di morire nasce dalla consapevolezza che tutti prima o poi tireremo le cuoia; la maggior parte dei malati terminali, reagisce alla consapevolezza di una morte prematura con espressioni di negazione e rifiuto; la negazione della morte è un importante meccanismo di difesa del nostro Io, che cerca inconsciamente di dimenticare la realtà, nel disperato tentativo di bloccarla. Ciò che generalmente permane, attraverso tutto il cammino del malato, è la speranza di vivere.

Il fatto di temere la morte, sia a livello inconscio sia conscio, porta l’uomo a inventare svariate forme di esorcizzazione della morte stessa, arrivando addirittura ad ipotizzare meccanismi per prevederla. Cercando in rete informazioni sulla “paura di morire” mi sono imbattuto in un sito web dove viene spiegato come: “[…] tramite Brigida Birgersdotter (divenuta poi Santa Brigida), Dio ha fatto numerose promesse, tra cui quella di NON FAR MORIRE SENZA UN PREAVVISO DI 30 GIORNI coloro che quotidianamente, per 12 anni, s’impegneranno a recitare le orazioni di Santa Brigida”. Giuro non è uno scherzo: Paura di Morire

Gli individui adulti esorcizzano la morte trattandola come un tabù, non ne parlano mai, se non nelle circostanze di lutto ma, per la stragrande maggioranza del tempo, non pensano e non discutono sul fatale destino che li attende.

L’unica categoria di individui che non teme la morte, sono i bambini, capaci addirittura di scherzarvici sopra, giocando al morto.

superare il timore dell'aldilàRicordo bene quando, all’età di dodici anni, morì mio nonno; non me ne poteva importare di meno, l’unica cosa a cui io e mio cugino pensavamo, era andare al bar a "fare un doppio" a Double Dragon.

A metà funerale chiesi a mia madre se potevo avere duemila lire per andare a giocare, mi bastò il suo sguardo per restarmene zitto tutto il resto della funzione.



I bambini non hanno paura della morte perché vivono il presente, non pensano a quello che accadrà domani, alla conseguenza a lungo termine delle loro azioni, figuriamoci se progettano di recitare delle oraziane per dodici anni… quelli sono specchietti per adulti che credono che tale conoscenza possa fare una qualunque differenza. 

Vivere il presente è il segreto per rimuovere totalmente la paura di morire; come ampiamente spiegato nell'articolo Trovare la Serenità Vivendo nel Presente, “qui ed ora” sono l’unica realtà che esiste, tutto il resto non esiste, perché il passato è un ricordo e il futuro un qualcosa sul quale l’uomo ha un controllo estremamente limitato.

Non ha alcun senso portare con sé le angosce di avvenimenti passati o le paure per il futuro, sforziamoci di concentrarci su quello che stiamo facendo in questo momento, e poi nel momento successivo e via dicendo; questa pratica, col tempo, ci farà comprendere che ha senso preoccuparsi della morte solo nel momento in cui questa sopraggiungerà e, in quel preciso momento, la paura di perdere ciò che abbiamo non ha alcun significato, perché nella morte non vi è alcun sentimento né preoccupazione.

E’ come aver paura di addormentarsi perché, mentre dormiamo, qualcuno potrebbe pugnalarci al petto; questa paura esiste solo perché, invece di vivere il presente, pensiamo a quello che potrebbe succedere nel futuro ma, di fatto, durante il sonno stesso non proviamo nessuna sensazione di paura.



Tornare bambini per vincere la paura


Il coraggio e l’incoscienza dei bambini deriva proprio dalla loro innata capacità di pensare solo a ciò che stanno facendo in quel preciso momento, è questo che dona loro la spensieratezza e la felicità che gli leggiamo negli occhi. E' da questa condizione mentale che scaturiscono le meravigliose fantasie di cui si nutrono, i sogni di fare l’astronauta o diventare un supereroe. In quello stato di beatitudine non vi è spazio per la paura di morire.

Quello è il coraggio di sognare che a noi adulti manca, perché, invece di credere con tutte le nostre forze che saremo in grado di affrontare qualunque situazione, veniamo schiacciati dalle paure e passiamo il tempo a trovare motivi per cui una determinata scelta è svantaggiosa, invece di buttarci a testa in giù dallo scivolo della vita, non curanti di come atterreremo.

8 commenti:

  1. Parlo per esperienza vissuta proprio da poco tempo e sulla mia pelle.

    Ho cambiato vita, radicalmente, cambiando casa e luogo di vita, addirittura prendendo un periodo sabbatico di un anno, e la reazione generalizzata di chi ho attorno (e parlo anche di persone direi piuttosto consapevoli...) è stata pressoché unanime: "beato te che hai questo coraggio!"...

    La stessa cosa l'avevo vissuta ormai tanti anni fa cambiando soltanto posto di lavoro, passando da una ditta all'altra, verso il 1987, eppure anche allora mi sentivo dire le stesse parole...

    Di fatto è vero che la paura per l'incognita e il timore di "girare l'angolo" ci sono, ma sta proprio là la sfida profonda, la prova che la Vita ci pone, di fronte a cui possiamo voltarci e andare via, oppure, tenendoci la paura dentro e tremando, andare oltre...
    per poi scoprire che stiamo volando....

    Affatto non facile, eppure ci si arriva, ci si può arrivare, con l'istinto che ci chiama alla nostra libertà, con la voglia di vivere, con la forza a cui attingiamo e che è dentro TUTTI, perché "animale".
    Dobbiamo soltanto farci forza e fare quel piccolo salto....
    difficile eppure possibile :-)

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    1. sei un grande, insegni più di mille libri...

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  2. Ciao Francesco,mi torna in mente un libro che ho letto in passato.
    "Prevedibilmente irrazionale" di Ariely Dan e di come la nostra vita sia SPESSO comandata dalle nostre decisioni e paure inconscie anche se saremmo pronti a scommettere il contrario e che è la ragione a dominare!!
    D'altro canto se l'essere umano non temesse la morte non avrebbe avuto nemmeno bisogno d'inventarsi divinità sempre diverse per ogni epoca (Con relativa vita post-mortem ovviamente)
    E' vero si che i bambini non tendono ad avere paura del futuro ma molto spesso è proprio perchè da bambini si è all'oscuro della vita e di quello che comporta viverla.In genere però,oltre ai motivi da te citati,si ha paura di quello che non si può conoscere e che ci è completamente all'oscuro. La quasi totalità dei bambini,infatti,ha paura del buio giusto?? E' verò però che si ha la spensieratezza e a volte anche la pazzia di rischiare che spesso,come dici te,tende ad affievolirsi da grandi perchè sia ha sempre il pensiero e il sènno del poi . .
    Ho conosciuto però bambini o ragazzi i quali hanno subito traumi in famiglia,genitori separati,purtroppo violenze ecc..ecc..
    Concludo dicendo che da parte mia la paura spesso serve,come per esempio la paura di cadere in moto,ma ritengo più UMANO provare una strada,fare una scelta,rischiare che pentirsi un domani in una futura vecchiaia rimpiangendo di aver aspettato troppo Godot!! Forse il segreto è imparare ad usarla proprio come fosse una fiamma,senza però rischiare di restar "bruciati" dalla stessa! (Questa battuta però e di Rocky Balboa :) A presto
    P.T.

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    1. Paolo, i tuoi commenti sono sempre ricchi di spunti per me e mi aiutano a trovare nuovi punti di vista e idee, ti ringrazio molto per questo!

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  3. Ma come fai a dare voce (nero su bianco) a quelli che sono i miei pensieri, ormai tanto ricorrenti da essere parte integrante di me (o forse chissà, finalmente emersi da una natura per troppo tempo nascosta)in modo così aderente che la tua voce sembra la mia?

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    1. Scrivo anche un sacco di roba, è piuttosto probabile che alcuni concetti possano essere simili ai tuoi ;) probabilmente altri non lo sono, no?

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    2. Accade raramente che non lo siano :-)
      Ti stimo!

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  4. "La tartaruga fa progressi solo quando esce dal guscio"

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