Come Investire Soldi nei Fondi Comuni di Investimento

Come Investire Soldi nei Fondi Comuni di Investimento
come investire nei fondi comuni

Siamo arrivati al nostro secondo incontro su come investire soldi, questa volta parleremo dei Fondi Comuni di Investimento, capiremo prima di tutto cosa sono, come funzionano, che vantaggi danno e quali sono le fregature che nascondono.

Investire soldi è di importanza vitale per il nostro progetto di cambiamento di vita, il problema è capire quale sia il modo migliore d'investire e come possiamo far fruttare al meglio il denaro che possediamo, limitando al massimo i rischi. In questo articolo capiremo sei i fondi comuni di investimento fanno o meno al caso nostro.




Cosa sono i fondi comuni


Chiunque abbia un minimo di formazione finanziaria sa che la parola d'ordine per investire bene è diversificare. Chi è in grado di guadagnare investendo denaro sa bene che occorre prendere il malloppo, suddividerlo, investirne piccole percentuali ad alto rischio, una frazione più consistente a medio rischio e una buona parte a zero rischi, per coprire le eventuali perdite degli investimenti rischiosi. Come si fa a fare tutto questo? Per un comune cittadino, che non ha né il tempo né le conoscenze per trascorre giornate davanti al PC a movimentare denaro, ci sono i fondi di investimento comune.

Funziona così: una baca o una società finanziaria analizza il mercato e raggruppa alcuni titoli azionari e obbligazioni in un unico contenitore (immaginario) chiamato paniere. Mette insieme titoli ad alto, medio e basso rischio, lo chiama fondo di investimento, e poi propone alle persone di comprare quote di questo fondo, cioè investire in quei titoli. Lo fa perché ci vuole fare dei soldi, ma senza investire direttamente, semplicemente prendendosi delle commissioni per la gestione delle quote che abbiamo comprato. In pratica, chi crea un fondo d'investimento ci guadagna sempre, anche se il fondo va male,  perché si prende delle percentuali sui nostri soldi e talvolta anche sui guadagni.

In poche parole esperti investitori ci permettono d'investire in modo semplice su un paniere ben diversificato, ma per questo servizio si fanno pagare. I ricavi, per noi, arrivano sotto forma di pagamento (cedola) ogni sei mesi o ogni anno, oppure si può scegliere di re-investire i guadagni nel fondo e prendersi tutto alla fine.


Quanti tipi di fondi esistono?


Di tipologie di fondi ne esistono svariate, per capire come investire consapevolmente e in modo redditizio il nostro denaro, occorre conoscere bene le differenze che esistono tra le varie tipologie, ed imparare a scegliere quella giusta.

Esiste innanzitutto una macro suddivisione tra fondi aperti e chiusi, i primi accettano continuamente nuovi investitori, mentre quelli chiusi vengono inizialmente creati, poi vendute le quote ad un tot di investitori e non si può più aderire in momenti successivi. Inoltre i fondi possono essere attivi o passivi, nei primi i soldi vengono continuamente ripartiti tra i vari titoli, cercando il rendimento migliore al fine di battere il mercato (guadagnare più del previsto), mentre nei secondi gli investitori si limitano ai soli movimenti per raggiungere l'obiettivo prestabilito (il Benchmark, che spiegheremo dopo). Inutile dire che la prima tipologia è anche quella che ha costi di gestione e rischi maggiori.

Detto questo elenchiamo le tipologie vere e proprie:



Fondi azionari


Nel loro paniere hanno sostanzialmente azioni (almeno il 70%) che sono legate ad un particolare settore (industriale, ad esempio) in modo da permetterci di guadagnare se quel settore è in crescita, ma anche legati ad una determinata zona geografica (Italia, Europa, Mondo intero). E' probabilmente la tipologia di fondo più rischiosa e redditizia, proprio perché costituita principalmente da azioni. I ricavi dipendono dal valore delle azioni.


Fondi obbligazionari


Nel loro paniere hanno soprattutto obbligazioni e titoli di stato, sono meno rischiosi ma rendono anche meno. Solitamente sono caratterizzati da un insieme di investimenti legati ad una determinata zona geografica (quindi indirettamente anche al rating di quella zona) ma anche semplicemente a determinate tipologie di obbligazioni. 


Fondi misti o bilanciati


Nel loro paniere hanno sia azioni che obbligazioni, quindi bilanciano il rischio d'investire in azioni con una certa percentuale ripartita in obbligazioni. La ripartizione del capitale in azioni o obbligazioni dipende dal profilo di rischio, ci sono infatti fondi misti più rischiosi o meno rischiosi.


Fondi immobiliari


Ne abbiamo parlato approfonditamente nell'articolo Come Investire nel Mattone Senza Soldi; in pratica gli investimenti vengono eseguiti principalmente in immobili, divisi per zona geografica o tipo di immobile, e i guadagni derivano dagli affitti o dalla compravendita degli stessi.


Fondi commodities


Questi fondi trattano principalmente materie prime, che possono essere metalli, combustibili o beni alimentari; in pratica i soldi vengono investiti, ad esempio, in oro, petrolio, grano, caffè ecc… al fine di guadagnare secondo il rendimento delle materie che trattano.

Infine esistono i fondi di fondi, creati per raggruppare in un unico grande fondo capitali elevatissimi e poter accedere a particolari fondi speculativi, che richiedono un investimento minimo molto alto (di solito almeno mezzo milione di euro). A meno di rendimenti straordinari, questi fondi sono spesso soggetti a tassazioni e commissioni doppie rispetto agli altri.


Quante commissioni si pagano?


Le commissioni rappresentano il tasto dolente che dobbiamo toccare se vogliamo capire come investire nei fondi comuni, perché sono molte, insidiose e spesso non semplici da valutare. Quando si sceglie un fondo è importante ricercare tutte le voci e farsi un'idea chiara dell'ammontare delle commissioni trattenute dalla banca o dalla società finanziaria, al fine di capire quanto "si mangiano" dei soldi che ci spettano.

Commissioni di sottoscrizione: Si pagano una sola volta, all'inizio del nostro investimento, e sono soldi che ci vengono subito detratti dal capitale, solitamente diminuiscono all'aumentare del denaro che investiamo, ma altre volte sono calcolate semplicemente in modo percentuale. Alcune società non fanno pagare le commissioni di sottoscrizione, in particolare quelle che operano prevalentemente online, altre, soprattutto quando si sottoscrive un fondo azionario, le applicano in modo drammatico, arrivando anche al 5%! In questo caso, se immaginiamo di investire 10.000 euro, 500 euro ci verrebbero immediatamente sottratti. I fondi che prevedono commissioni di sottoscrizione sono anche chiamati "load", mentre quelli che ne sono esenti vengono definiti "no load".

Commissioni di rimborso: di solito sostituiscono le commissioni di sottoscrizione, cioè, i fondi che non hanno commissioni di sottoscrizione, è probabile che abbiamo quelle di rimborso. Queste commissioni si applicano solo quando chiediamo il rimborso delle quote acquistate, entro un certo lasso di tempo stabilito dal contratto. I soldi che l'ente creatore del fondo trattiene sono sempre in percentuale, e calano col passare degli anni; ad esempio, se chiediamo il rimborso il secondo anno, potrebbe essere applicato un 2% mentre il terzo anno l'1%. Queste commissioni, in un certo senso, ci "costringono" a lasciare i soldi nel fondo per un certo periodo. I fondi che prevedono commissioni di rimborso (ma non di sottoscrizione) sono anche detti "no load a tunnel".

Commissioni di gestione: solitamente rappresentano il costo più elevato per il risparmiatore, l'85% dei costi di gestione di un fondo comune è rappresentato proprio dalle commissioni di gestione. In pratica sono i soldi che la banca preleva dal nostro capitale per "gestire" il denaro e farlo fruttare al meglio. Già questo ci fa intuire che i fondi attivi avranno più commissioni di gestione di quelli passivi. Si tratta, anche qui, di una percentuale applicata al patrimonio totale del fondo, quindi non importa se stiamo guadagnando o perdendo soldi, le commissioni di gestione ci sono sempre. Si va da valori intorno all'1% per i fondi obbligazionari fino ad arrivare al 4% o più dei fondi azionari (che sono più rischiosi e richiedono più "lavoro" da parte dei broker). Ad esempio, immaginiamo una commissione di gestione del 2%: se il fondo sta guadagnano il 3%, in realtà noi stiamo guadagnando solo l'1%, perché da quel 3% dobbiamo togliere il 2% di commissioni, ma se il fondo sta perdendo il 2%, in realtà noi stiamo perdendo il 4%, perché alla perdita del 2% va aggiunto il 2% di commissioni!

Commissioni di performance: se il fondo va particolarmente bene, alle volte ci viene tolta una percentuale dei guadagni, che viene data come premio a chi ci ha permesso, grazie alla sua bravura, di guadagnare più del previsto. Il "previsto", ancora una volta, è stabilito dal Benchmark, di cui parlerò dopo.

Commissioni di negoziazione: per ogni atto di compravendita di azioni, può essere applicata una commissione. I fondi più rischiosi, che necessitano di continui rimaneggiamenti e compravendite di azioni, sono maggiormente soggetti a queste trattenute. Bisogna stare molto attenti perché il numero di movimenti che si prevede, può incidere molto sui nostri guadagni; il "turnover ratio" è una voce che dovrebbe essere sempre presente nel contratto e ci da un'idea di quante negoziazioni sono previste nell'arco di un anno.

Commissioni di switch: si applicano sotto forma di costi fissi o percentuale, nel caso in cui il nostro denaro venga spostato da un fondo all'altro, tipicamente più favorevole. I fondi devono essere gestiti dalla stessa società e le percentuali solitamente non superano lo 0,3%.

Commissioni depositarie: i titoli vengono depositati, custoditi e controllati da un ente bancario, quindi, per questo servizio, si pagano delle commissioni percentuali.

Commissioni o diritti fissi: la società che gestisce il fondo preleva una certa somma fissa, in denaro, per ogni operazione che svolge, indipendentemente dalla quantità di soldi movimentati e dalla tipologia d'operazione eseguita. Immaginiamo di sottoscrivere un fondo sotto forma di piano d'accumulo, nel quale versiamo 100 euro ogni mese; su ogni versamento verrà applicato un diritto fisso, magari di 2 euro, quindi il nostro versamento reale mensile, sarà di 98 euro. 

Spese varie (indicato anche come "altro"): sono spese fisse che non dipendono dal capitale investito, e sono legate alla creazione e diffusione dei prospetti di rendimento, le certificazioni e le spese giudiziali. Anche in questo caso, come accade per i diritti fissi, occorre stare molto attenti perché possono incidere in modo pesante sul rendimento reale del fondo sottoscritto.


Sicurezza


I fondi comuni di investimento non sono modi sicuri di investire, almeno non sicuri come i titoli di stato o i conti deposito, ma alcune tipologie di questi (quelli obbligazionari e quelli immobiliari) sono in realtà strumenti che possono garantire un guadagno quasi certo.

Quello che qui vorrei specificare è che i fondi comuni di investimento non possono fallire, perché l'investimento è tutelato dal fatto che il patrimonio di un fondo è giuridicamente separato da quello della società che lo gestisce e dagli investitori stessi. In pratica, eventuali creditori della banca o degli stessi partecipanti al fondo, non possono rivalersi sul denaro versato nel fondo.



Come Investire scegliendo il fondo giusto


Se crediamo che i fondi di investimento siano il modo di investire denaro giusto per noi, allora dobbiamo capire come scegliere il fondo di investimento migliore. La prima cosa che ci interessa è valutare quanto renderà e quali rischi ci sono; per comprenderlo ci affidiamo ad un indicatore che ogni prospetto informativo legato ad un fondo deve presentare, cioè il benchmark. Siccome ogni fondo di investimento ha un mercato di riferimento (ad esempio l'immobiliare italiano, l'oro, i fondi azionari americani ecc.) per ogni mercato esiste un indice che ne rispecchia l'andamento, detto appunto benchmark. Grazie a questo confronto possiamo conoscere il rendimento atteso, il rischio reale e i risultati ottenuti fino ad oggi. Il benchmark viene redatto e reso disponibile agli investitori, ogni sei mesi.

Il secondo aspetto più importante sono i costi di gestione; come abbiamo visto le commissioni sono varie e possono incidere drammaticamente sui nostri guadagni, quindi, per capire come investire bene i soldi, occorre leggere bene il prospetto informativo del fondo a cui intendiamo aderire, e valutare tutte le commissioni presenti.

Una buona regola è quella di evitare di investire in fondi comuni dove si è costretti a pagare commissioni di sottoscrizione o di rimborso, prediligiamo quindi i fondi detti "no load puri", che non prevedono né commissioni di sottoscrizione né di rimborso. In base al Regolamento sulla Gestione Collettiva del Risparmio, diffuso dalla Banca d'Italia nel 2006, tutti i fondi hanno l'obbligo, nel proprio prospetto, di indicare con precisione il limite massimo (fee cap) della somma di tutte le commissioni applicabili. Questo limite non può essere superato durate tutta la gestione dei nostri soldi. 

Se vogliamo avere una visione rapida di quelli che sono i costi annuali totali di un determinato fondo, senza (almeno inizialmente) spulciare voce per voce, esiste un indicatore detto TER (Total Expense Ratio), che rappresenta il totale dei costi, delle spese e delle commissioni applicabili ad un fondo. Anche questo indicatore deve essere obbligatoriamente riportato nel prospetto informativo. Ripeto, è un indicatore rapido, che possiamo usare per eseguire una prima scrematura tra i fondi di nostro interesse, ma non è ciò che dobbiamo guardare, né per compiere la scelta finale né per decidere come investire, perché tiene conto solo delle commissioni di gestione (che, solitamente, sono l'85% dei costi totali), delle commissioni di performance, delle commissioni depositarie e delle spese varie. Non comprende, infatti, eventuali commissioni di performance, commissioni di negoziazione, commissioni di switch e, sopratutto, i diritti fissi.

Facciamo molta attenzione quando vogliamo confrontare i fondi comuni di investimento tramite il TER, come visto questo indicatore dipende fortemente dalle spese di gestione e, quest'ultime, variano molto tra i vari tipi di fondi.

E' sempre bene confrontare tra di loro solo fondi dello stesso tipo, altrimenti si rischia di scegliere un fondo obbligazionario perché ha TER basso rispetto a quello di un fondo azionario, che ha TER più elevato, ma solo perché in generale, nei fondi azionari, le spese di gestione sono più alte! Quello che intendo dire è che magari, quel fondo obbligazionario non è quello con TER più basso tra i fondi obbligazionari che possiamo scegliere.

L'ultimo consiglio è quello di scegliere il fondo confrontando le performance passate che i diversi fondi hanno ottenuto nei momenti di crisi borsistiche, perché i fondi che sono stati capaci di restare in attivo o perdere poco nei momenti difficili, sono certamente quelli meglio differenziati e gestiti in modo più intelligente, da persone realmente competenti. 


Conclusioni


Spero, in questo lungo articolo, di aver dato una panoramica il più completa possibile su come investire attraverso i fondi comuni di investimento; personalmente ritengo che i fondi immobiliari e quelli obbligazionari potrebbero essere la scelta più sicura; tuttavia, in questo momento, i rendimenti delle obbligazioni non sono particolarmente brillanti e, qualunque tipologia di investimento immobiliare, a mio avviso, dovrebbe essere procrastinata almeno fino al 2015, quando il mercato (secondo le analisi di molti e del sottoscritto) dovrebbe tornare a salire.

Capire «come investire», conoscendo a fondo le possibilità oggi esistenti è certamente il punto di partenza più saggio per cercare di far fruttare i risparmi e consolidare la nostra situazione economica, al fine di riuscire a smettere di lavorare e cambiare finalmente vita.

smetteredilavorare.it

12 commenti:

  1. Ciao Francesco mi chiamo Gianfranco e sono da poco un nuovo iscritto ed i tuoi articoli sono molto interessanti. Effettivamente avere dei risparmi ed investirli per almeno un domani un gruzzolo, il punto è proprio riuscire ad avere qualcosa da parte, io ci ho provato tante volte, ma con tre figli credimi e dura anche se la moglie per il momento lavora. Leggerò i tuoi articoli sempre volentieri e chissà in futuro di poter riuscire ad avere un'entrata extra, cordialmente gian.

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  2. Ciao, ti leggo proprio da poco e mi sono quasi letteralmente divorata il tuo blog. La mia e' una condizione un po' infelice, anni fa ho intrapreso il ruolo di clikkatrice di pubblicita' ..non chiedermi come dove..ma ero sotto le dipendenze altrui e dovevo cliccare pubblicita' tipo dalla 9 alla 20 di sera per poi non guadagnare nemmeno un euro. Ora dopo essere stata motivata dai tuoi post sono interessata ad aprire un blog mio, ho letto il tuo e-book ma c'e' una frase che non riesco a capire..purtroppo non riesco a riportartela e vado a memoria..riguardava il fatto che forse per mantenere un sito , anche per la pubblicita' o altro bisognava pagare ogni mese. Ma cosaz avevo capito che bastavano solo 12 euro..annui. Poi se voglio pagare per fare pubblicita' su fb sono 50 euro a mese..ma google, adsense ecc...non si pagano giusto? Perche' se devo avere un tot di uscite al mese non mi conviene ..non disponendo completamente di soldi. Ora che ricordo era proprio il punto dove dicevi che e' impossibile pensare di guadagnare inizialmente...
    Un saluto
    Martina

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    1. Ciao Martina. Nell'ebook dicevo che si paga solo 12 euro l'anno di dominio, poi (ma è un discorso a parte) se vuoi puoi farti pubblicità su facebook e, con una spesa di 40 euro al mese, puoi aumentare le tue visite e i like, ma è facoltativo, da fare solo dopo che il blog è avviato e hai iniziato a guadagnare. Adsense è gratis, basta iscriversi, essere accettati e inserire le pubblicità nel sito. All'inizio non guadagni perchè per essere accettati da adSense devi aver già un certo numero di articoli e un po di traffico.

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    2. Esempio di numeri di articoli e di gente che visita il sito?? Come fai poi a sapere in quanti ti visitano?? Come fa google a saperlo?

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    3. blogger ha un contatore di visite giornaliero sul pannello di controllo, poi puoi agganciare a blogger un account di google analytics (gratuito) che conta le visite, le pagine viste, ti dice quali sono gli articoli più letti ecc... ma questi concetti arrivano dopo, prima apri un blog e inizia a scrivere articoli, dopo diversi mesi ti interesserà fare/ottimizzare questi numeri!

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  3. Ciao ti seguo da un po' la cosa che non ho capito che se mi creo un sito internet e mi faccio pubblicita' solo ..senza basarmi su nessuno....chi mi paga???
    E mi paga in euro o dollari?!
    Google perche' mi dovrebbe pagare..che interesse hanno?! Non capisco

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    1. Ciao! Ti pagano in euro, in questo caso google è un intermediario che si tiene una percentuale, lui gestisce la pubblicità degli inserzionisti che pagano per far apparire le loro pubblicità sui blog di chi posiziona, appunto, banner pubblicitari. Tu guadagni ogni volta che qualcuno clicca sulla pubblicità. Hai scaricato il mio ebook gratis? lì c'è spiegato tutto!

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    2. Dal cel non riesco ! Domani lo scarico! Ma allora per capire: se creo un sito con blogspot...s rivo articoli..parecchi..poi mi faccio il dominio, quando ho gia' diversi articoli ..e chiedo a adsense..lui mi accetta ? In questo modo dall investimento dei 12 euro guadahno subito..o no? O perdo tutto con il dominio? Io studio architettura ..di queste coee comprendo poco

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    3. Ma allora non guadagno ad articolo visualizzato..ma a pubblicita'?!

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    4. leggi il mio ebook, c'è tutto spiegato!

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  4. Ciao! Piacere! Io ho scaricato l'ebook, ma anche ioleggendolo avevo capito che si guadagnava a persone che visualizzavano il sito ! Non a chi cliccava sulla pubblicita' del sito. Mi sa che non ho capito nulla :(

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