Vincere l'Effetto Pecora per Cambiare Vita

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Come l'effetto pecora ci condiziona
e cosa fare per cambiare vita
La prima contromisura dal prendere quando s'intende cambiare vita, è smettere di comportarsi come gli altri. Se le persone generalmente hanno paura di essere diverse, chi come noi intende "cambiare vita", deve invece diversificarsi in tutto.

L'effetto pecora, cioè seguire la massa per paura di essere additati come diversi, è un meccanismo subdolo e molto potente, che agisce a livello del nostro subconscio e viene sfruttato per manipolare il pensiero e le azioni delle persone.


Oggi scopriremo come identificare e combattere l'effetto pecora, allo scopo di prendere coscienza dell'esistenza di un comportamento che tutti assumono senza rendersene conto, e che condiziona molti dei nostri pensieri e gran parte delle azioni che quotidianamente compiamo.


Cambiare vita ragionando sui nostri comportamenti


L'idea di parlare della tendenza che tutti abbiamo di seguire determinati comportamenti, mi è venuta osservando alcuni atteggiamenti assunti dagli automobilisti che, spesso, compiono azioni apparentemente insensate, ma che in realtà sono dettate da particolari contesti sociali. Prima di raccontarvi il divertente aneddoto cui è ispirato questo post, vorrei rubarvi trenta secondi per dare una definizione precisa dell'effetto pecora:

« L'effetto pecora si verifica quanto più individui, ammassati in un determinato luogo o intenti a compiere azioni simili, subiscono una pressione che li induce ad imitarsi vicendevolmente (di solito imitare il comportamento della maggioranza), senza pensare all'azione che stanno compiendo”. In altre parole, se un gruppo di persone fa una determinata cosa, il singolo tenderà a seguirli. »
Stavo, come al solito, procedendo ai 50 (cinquanta) all'ora in tangenziale, quando, tra un insulto e un bel dito medio, mi accingevo ad imboccare l'uscita in direzione casa. Recenti lavori hanno creato una nuova uscita, che precede la vecchia di una ventina di metri. Entrambe sono percorribili e portano alla medesima rotatoria, solo che la prima permette di imboccare una determinata direzione senza dover per forza eseguire l'intero giro della rotatoria stessa. Praticamente sempre, la nuova uscita è intasata di automobili, tanto che si rimane bloccati per diversi minuti; la seconda invece (quella più datata) rimane deserta. Nessuno si sogna mai di imboccare la seconda uscita, tutti automaticamente mettono la freccia e s’incolonnano nella prima. Io solitamente imbocco la seconda, filo libero come il vento, in pochi secondo eseguo il tanto temuto "mezzo giro della rotatoria", passo davanti alle decine di automobili incolonnate e proseguo senza fermarmi. Ogni volta mi domando come mai tutti si ostinino ad utilizzare la nuova strada, restando inesorabilmente bloccati, quando la seconda è perennemente sgombera e permetterebbe di risparmiare tempo, al costo di un mezzo giro in più di rotatoria.

Questo comportamento incarna perfettamente il concetto di “effetto pecora”: siccome la maggior parte delle persone usa la nuova uscita, tutti imitano inconsciamente quel comportamento, senza ragionare con la propria testa. La stessa teoria la possiamo applicare al concetto di “correre in macchina”; nonostante non esista nessun vantaggio nel guidare veloci, anzi, ci sono solo svantaggi, tutti guidano le proprie vetture come se fossero inseguiti dal demonio, a nessuno passa per la testa di chiedersi se ha veramente senso comportarsi così. Per cambiare vita è necessario proprio cambiare questi comportamenti.
Mentre cercavo informazioni per quest’articolo, mi sono imbattuto in un altro blog che tratta il medesimo argomento; l'autore del post raccontava di un esperimento eseguito al supermercato, riporto il suo racconto in chiave sintetica:

« Un giorno, recatomi al mercato, notai come alcuni banchi di frutta fossero pieni di acquirenti, mentre altri completamente vuoti. Per curiosità mi avvicinai ad uno vuoto e notai come immediatamente altri clienti arrivarono appresso a me, facendo ordinazioni. In breve anche questo banco si popolò in modo smisurato. La merce esposta era la stessa di cinque minuti prima, quindi non vi era un reale motivo alla base di un tale comportamento.  Perplesso ripetei l’esperimento con un altro banco: anche questo, nel giro di pochi minuti, divenne come una calamita per le persone, che accorrevano per acquistarne la merce. »

Quello che stava accadendo è un'altra applicazione dell'effetto pecora: quelle merci diventavano più attraenti perché qualcuno le aveva considerate, mentre prima, l'assenza di acquirenti “dimostrava”, agli occhi di tutti, che non valeva la pena di considerarle.

La paura di essere soli


Abbiamo già parlato di Come Vincere l'Insicurezza per Cambiare Vita, stabilendo come i timori che ci tengono inchiodati alla nostra vita, si originino dall'incapacità di provvedere al nostro diretto sostentamento; anche l'effetto pecora è collegato alla paura di cambiare e deriva principalmente dalla consapevolezza del rischio al quale ci esponiamo, quando decidiamo di comportarci e ragionare in modo autonomo. Seguire gli altri, infatti, imitandone i comportamenti, dona maggior sicurezza e, a livello di subconscio, serve a confermare la giustezza della nostra scelta. Al contrario, agire in modo indipendente, è una piena dichiarazione di responsabilità: se sbagliamo, siamo soli e solo noi ne paghiamo le conseguenze.

Negli aneddoti sopra riportati, risulta evidente come il criterio di scelta sia: “Se gli altri fanno così, un motivo ci sarà, quindi lo faccio anch'io”. Condizionati e confortati dall'assumere un comportamento consono al gregge, spesso compiamo scelte poco ragionate, perlopiù per imitazione, rinunciando ad esercitare ogni facoltà critica.

In pratica ci siamo fatti guidare dalla paura, cioè il primo grande ostacolo da superare quando s’intende Rivoluzionare il Proprio Essere; anche se possiamo intuire come il nostro comportamento derivi dal timore di discostarsi dal modo di agire comune, nella vita di tutti i giorni è difficile prenderne reale consapevolezza; il risultato è che adottiamo comportamenti dettati principalmente dal timore di non venir approvati dagli altri.

Queste dinamiche sono ben note a chi cerca di sfruttare le paure per pilotare il comportamento delle persone, molte Strategie di Marketing si basano proprio sul far credere ad un potenziale acquirente che i suoi “simili” abbiano già scelto quel prodotto. In questo modo, nelle persone viene indotto un sentimento di sicurezza, che li conforta e li porta a credere eseguire un determinato acquisto sia la scelta giusta.

In uno studio eseguito dalla University of Leeds, il professor Jens Krause condusse una serie di esperimenti volti a dimostrare l'effetto pecora, ottenendo risultati molto interessati.  Krause dimostrò com'è sufficiente che il 5% di un gruppo adotti un determinato comportamento, per influenzare le azioni dei restanti componenti.

Di seguito un divertente video che mostra l'applicazione dell'effetto pecora ad un caso reale: Tre attori entrano in un ascensore e si voltano in senso opposto all'uscita; la vittima, che invece è rivolta (in modo più logico) verso l'uscita, si sente a disagio e tende anche lei ad imitare gli attori, voltandosi in senso opposto alla porta dell'ascensore:



Come Superare l'Effetto Pecora e Cambiare Vita


Quando s'incomincia a ragionare in modo autonomo e critico, si notano con maggior chiarezza i comportamenti bizzarri e apparentemente insensati delle persone; talvolta basta evitare di agire d'impulso per rendersi conto di alcuni automatismi che adottiamo, ai quali ormai non facciamo caso.
Il primo passo per cambiare-vita è prendere coscienza dell'esistenza di condizionamenti psicologici che influenzano prima i nostri pensieri e poi le azioni, ma se frequenti il blog e hai letto l'articolo fino a questo punto, significa che qualcosa già sospettavi. Il passo successivo è imparare ad evitare di farsi condizione, un'ottima tecnica è quella di attendere sempre una manciata di secondi prima di prendere qualsiasi decisione o anche semplicemente prima di esprimere un'opinione o un giudizio, domandandosi il vero motivo per il quale si sta per compiere una determinata azione. Applicando questa pratica, tutt'altro che banale, ci si renderà presto conto di quante volte si agisce in modo automatico e di quanto spesso si elaborino ragionamenti dettati più da stereotipi che dal lucido riflettere.

Se le persone, “nell'esperimento” della tangenziale, dedicassero qualche secondo a Pensare prima di precipitarsi ad imboccare la prima uscita disponibile, ed utilizzassero quel tempo per rivisitare mentalmente l'obiettivo che vogliono raggiungere (arrivare in un determinato luogo nel minor tempo possibile) realizzerebbero che sarebbe per loro conveniente imboccare la seconda uscita, anziché limitari ad imitare gli altri, convinti che se tutti fanno così sia giusto a priori. Imparare a decidere cosa è meglio per noi stessi, indipendentemente da quello che fanno gli altri, è il primo passo nel percorso verso un cambio di vita radicale.
Se valutiamo gli effetti di tali condizionamenti in un contesto di più ampio respiro, possiamo dire che l'informazione (e quindi la cultura) sono elementi essenziali per trovare il coraggio di ragionare con la propria testa e vincere la paura di sbagliare, esponendosi al giudizio degli altri. La conoscenza, intesa come cultura a 360°, aiuta nel trovare quella sicurezza necessaria ad ottenere la forza di effettuare scelte in modo autonomo. 

Se siamo certi di operare nel giusto perché ben formati su un determinato argomento, smetteremo di ragionare per imitazione e prenderemo strade indipendenti. In un momento storico in cui la mediocrità e l'ignoranza vengono volutamente alimentati allo scopo di controllare e guidare le scelte del gregge, la cultura è una potentissima barriera che ci protegge da qualunque condizionamento sociale.

Mai come in questo contesto, essere una pecora nera, rappresenta motivo d'orgoglio.

smetteredilavorare.it

4 commenti:

  1. ciao Francesco, scusa se ti do del tu, ma ormai seguo da molto il tuo blog e mi sembra quasi di conoscerti. Le idee che hai esposto in questo articolo le condivido pienamente e, nel mio piccolo, cerco di agire che tu suggerisci. Però ho una domanda: come ti comporti con le persone che, nonostante l'evidenza, negano strenuamente di essere assuefatte dall'effetto pecora? Come ti comporti nei confronti di tutti quelli che parlano con la bocca degli altri, di quelli che si appellano a luoghi comuni come fossero verità inviolabili, di quelli che dicono cose che non pensano pur di non risultare diversi? Purtroppo io vengo influenzato negativamente da queste persone, per farla breve mi fanno innervosire parecchio e quando le osservo parlare la mia sfiducia nelle persone aumenta. Ora non voglio risultare presuntuoso (come forse lo sono già stato), ma vorrei la tua valida impressione sul comportamento da tenere in loro presenza.
    Grazie in anticipo.

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    1. Ciao Filippo! Sono contento che frequenti questo blog e mi fa piacere sapere che ogni tanto scrivo cose utili :) Credo che la reazione di ognuno di noi di fronte agli atteggiamenti che descrivi, dipenda sostanzialmente dal nostro carattere. Per natura credo di essere un pacifico, nel senso che porto avanti le mie lotte pensando prima al mio cambiamento e solo in seguito al cambiamento degli altri, ma sono allo stesso tempo profondamente convito che l'esempio che cerco di dare non passi inosservato, e che gli altri, solo vedendomi o ascoltando le mie opinioni, possano in qualche modo venir influenzate (positivamente o negativamente eh! Non credo di avere il verbo ;)).

      Detto questo posso comprendere che tu ti innervosisca quando parli con persone completamente assuefatte dall'effetto pecora, ma credo che tu debba tenere presente una cosa: loro, purtroppo, sono delle vittime, come lo siamo tutti. Se però noi, in una certa misura, riusciamo a difenderci, loro sono invece completamente investiti dai condizionamenti mediatici e sociali. Non lo fanno apposta, non sono degli inetti di natura, vivono assorbendo tutto e riflettono quello che pensano, perchè la società li condizione più di ogni altro fattore.

      Quindi, se li vediamo come vittime inermi che non hanno gli strumenti per emanciparsi, non si può che provare ad aiutarli nel trovare una strada diversa, e questa strada parte dal fargli notare l'importanza di assumere un'atteggiamento critico nei confronti di tutto quello che gli viene propinato.

      Purtroppo sono le fasce sociali più basse ad essere più esposte a questo bombardamento e, in questo senso, non è facile trasmettere concetti che richiedono una capacità di autocritica enorme.

      Penso che il modo migliore di agire sia semplicemente dare l'esempio ed esprimere il nostro modo di vedere le cose senza toni accusatori o da illuminati che hanno capito tutto, anche perchè non lo siamo ;)

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  2. Ciao Francesco,

    leggo il tuo blog da tempo, ne condivido lo spirito e trovo offra spunti e indicazioni interessanti.
    Visto che parli di "uscire dal gregge", vorrei applicare questa metafora ad un ambito esterno a questo post ma (inevitabilmente) spesso presente nel blog, per domandarti se hai mai pensato di inserire anche gli investimenti "etici" (es. più famoso, la Banca Etica) nel tuo cambiamento di stile di vita e, in caso che idea te ne sei fatto.

    Buon proseguimento e un saluto,

    Francesca

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  3. Non vorrei però sminuire l'effetto pecora, perché secondo me ha anche una sua utilità e non solo dal punto di vista sociale.
    Vi è mai capitato l'effetto "pedinamento"? Nel senso, siete a piedi e dovete raggiungere un posto in città quando ad un certo punto vi rendete conto che la persona quattro o cinque passi davanti a voi è sempre la stessa da tipo 5-10 minuti perché ha preso esattamente le stesse stradine o traverse che avete preso voi. Quindi vi sentite come se l'aveste pedinato. Al ché viene quasi spontaneo di aumentare o diminuire il passo, per non dare all'altro la sensazione che lo stiate pedinando sul serio.

    Ecco, molto probabilmente lo stavate pedinando inconsapevolmente!
    Quindi l'effetto "pecora" a volte serve proprio per evitare di impegnare risorse per decisioni di poco conto, lasciando alla mente la possibilità di attenzionare altre cose più importanti (magari durante il "pedinamento", stavate scorrendo mentalmente la lista della spesa, o rispondevate al telefono, o cercavate di ricordare se avete preso tutti i documenti che vi servivano).

    Quindi l'effetto pecora, secondo me, non è sempre un male (poco importa alla fine se compri una marca di succo di frutta piuttosto che un'altra), ma è lo diventa ci si "impecorisce" verso una "direzione" che non ci è propria, dandoci un forte senso di disagio, perché pur di seguire il "gruppo" si finisce in un contesto/evento/situazione che non volevamo.

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