Lavorare una Vita Intera per Morire da Poveri Pensionati

i fonti integrativi per le pensioni hanno fallito
Dopo una vita di lavoro ci resteranno
pochi anni di libertà, ma saremo vecchi
e poveri, e avremo sprecato il nostro tempo
Di recente sono state divulgate inquietanti notizie sulla situazione dei pensionati italiani, stando ai dati forniti sia dall’Istat che dall’Inps, sembra che un pensionato su due percepisca meno di 500 euro al mese di pensione. Questo significa che dopo aver lavorato una vita, e versato una quantità mostruosa di contributi, alla meravigliosa età di 67 anni, le persone si ritrovano a vivere la tanto attesa libertà; anziani, probabilmente acciaccati e con gravi problemi economici.



Il presupposto dei miei ragionamenti, di tutto quello che scrivo su questo blog, è sempre lo stesso e lo ripeterò fino alla nausea: Lavoriamo 8/10 ore al giorno per una vita intera al solo scopo di spendere soldi in cose inutili, che non ci danno la felicità; nonostante sia ovvio che il tempo è bene più grande che abbiamo, il dono massimo che la vita ci ha dato, sembriamo non curarcene, e quotidianamente lo sprechiamo per raggiungere obiettivi ridicoli, come il successo lavorativo, i vestiti firmati e le macchine costose.

Fatta questa immancabile considerazione, punto nevralgico che amo ogni tanto riprendere, vediamo di parlare un po’ di pensioni e di come l’illusione di un traguardo impossibile contribuisca a mantenerci nello stato di schiavismo perpetuo in cui viviamo.


LAVORARE E MORIRE


L’aspettativa media di vita di un italiano è di circa 80 anni, un numero che non lascia molto da dire, se non che si vive piuttosto a lungo ormai. Con il governo Monti l’età pensionabile è stata alzata a 67 anni, questo significa che nell’arco della nostra vita ci sono concessi circa 13 anni di libertà; parlando di percentuali solo il 16% della nostra vita è libera, il restante 84% è schiavitù.

Non solo, ma schiavitù sottopagata, perché abbiamo speso quasi tutto il nostro tempo a produrre, arricchendo soprattutto i nostri capi, pagando tasse esagerate e spesso ingiuste e finanziando società (sia private che pubbliche) che dovrebbero poi permetterci di vivere dignitosamente grazie ai soldi che negli anni abbiamo versato.

I fatti invece dimostrano che la pensione è estremamente inferiore alle aspettative, non sufficiente a garantire un livello di vita dignitoso e i soldi che spettano, tassati in modo vergognoso.


I FONDI PENSIONE E IL TFR


A lungo mi sono chiesto se, quel famoso giorno in cui in azienda siamo stati praticamente obbligati a partecipare al pietoso teatrino dei rappresentanti di un noto fondo integrativo per la pensione, io abbia fatto bene o meno a rinunciare alla sottoscrzione. Al tempo questa storia di fondi integrativi mi puzzava parecchio, non mi sono mai fidato delle borse, e non capivo per quale motivo avrei dovuto affidare miei soldi ad un’assicurazione, quando avrei potuto più semplicemente investirli io stesso (senza mediatori) in obbligazioni.

Leggi anche: Investire in Modo Sicuro nei Conti Deposito

Al che mi sono fatto una semplice domanda: “Firmeresti un contratto dal quale tu non puoi svincolarti e loro possono cambiare le regole ogni 5 anni?”. Siccome la risposta era ovvia non ho firmato e, osservando quello che sta succedendo, credo di aver fatto la scelta giusta. Oggi infatti si registra un vero e proprio fallimento di tali fondi, soprattutto in termini di adesioni; le sottoscrizioni infatti sono rimaste ferme al 23% e solo l’1% degli italiani ha deciso di investire in fondi pensioni. Complice di questo blocco è l’andamento poco felice dei tassi di interessi legati alle forme di investimento coinvolte, che nel 2011 hanno registrato perdite che vanno da  -2,4% a -8,8%.

I pochi fondi di investimento con andamenti positivi non hanno tuttavia superato il 2,57%, contro una rivalutazione del TFR del 3,5%. In parole povere insomma sembra che la massa dei lavoratori che hanno lasciato il TFR in azienda, abbiano fatto bene, guadagnando di più rispetto ai circa 5 milioni e mezzo di contribuenti che hanno scelto la gestione previdenziale complementare.


COSA SUCCEDERÀ


O meglio cosa non succederà, perché se c’è una cosa che abbiamo imparato dalla crisi è che le nostre certezze possono essere vanificate in pochi eleganti provvedimenti governativi. Se una volta un onesto lavoratore poteva giustamente ritirarsi e percepire una pensione di tutto rispetto, noi purtroppo non godremo del medesimo trattamento; dopo una vita passata a lavorare, ci resteranno pochi anni di libertà, gli anni meno dinamici ed energetici della nostra vita, nei quali probabilmente non avremo ne la forza ne la voglia di fare quello che avremmo potuto fare a trenata o quarant’anni. Considerando inoltre che con tutta probabilità non riusciremo ad uscire dall’attuale crisi economica, ci ritroveremo con pensioni ridicole a fronte di un costo della vita insostenibile.

Per approfondire: I Motivi per Cui non Supereremo Mai la Crisi

Ripercorrendo mentalmente la nostra vita ci renderemo probabilmente conto di quello che è accaduto; il sistema ci ha spremuti fino all’osso, fino a quando eravamo in grado di lavorare, per poi darci il ben servito, lasciandoci morire poveri. Sono io che questa sera faccio strani pensieri o trovo in questo meccanismo una raccapricciante analogia con l’iter classico dei campi di concentramento tedeschi?


RITIRARSI A CINQUANT'ANNI


Ritirarsi a cinquant'anni sarebbe un traguardo di tutto rispetto, ed è possibile. A 50 anni avremmo di fronte circa un terzo della vita, sufficienti forze per fare qualunque cosa e una mente ancora lucida. Smettere di lavorare a quell'età e andare in "pensione volontaria", significa aver già lavorato per almeno vent’anni, un periodo che affrontato con sobrietà e risparmio, investendo in modo indipendente e creandosi una fonte di reddito complementare, ci può portare facilmente all’indipendenza economica.

Personalmente ho già stabilito un piano d’azione, non ho la minima intenzione di lavorare fino a settant’anni per poi costringere mia figlia a sua volta a lavorare per pagare l’ospizio ad un vecchio pensionato che non ha nemmeno l'indipendenza economica; per questo motivo ogni giorno mi do da fare per costruire strade alternative e ridurre al minimo gli sprechi, per questo motivo da sei mesi ho intrapreso questo viaggio, per questo motivo esiste questo blog.

Non possiamo restare paralizzati in questa situazione di totale passività nei confronti quello che ci aspetta, ogni mattina, quando ci trasciniamo a stento fuori dal letto per andare a lavorare, dobbiamo ricordarci che stiamo per buttare via un'altra importante giornata della nostra vita, quel tempo non ci verrà restituito, e un giorno, quando saremo in pensione, rimpiangeremo di aver sprecato così miseramente l’opportunità di essere liberi, un’opportunità concreta, che sta ad ognuno di noi saper cogliere e sfruttare al meglio.

smetteredilavorare.it

5 commenti:

  1. Ti leggo da qualche mese e condivido le tue idee. Quelle esposte qui in particolare. Anch'io sto studiando un "piano di azione" per ritirarmi (l'obiettivo e` 50 anni), risparmiando e cercando alternative.
    In bocca al lupo!

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    1. Il tuo piano mi interessa molto, se ti va di condividerlo con me potrebbe essermi di aiuto per migliorare il mio :) grazie!

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    2. Ho smesso di lavorare a 51 anni riscattandone sei e a parte il rammarico per quello che ho pagato lo consiglio a tutti. Purtroppo ora ho 68 anni comunque sto bene,, avete ragione lo sfruttamento dura una vita con promesse spesso da marinaio e a guadagnare delle nostre capacità lavorative sono spesso truffatori incapaci. Al largo il più possibile da automobili, vestiti firmati, prestiti e puttanate elettroniche del giorno d'oggi. Auguri.

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    3. Complimenti per la scelta, anche il mio obiettivo è quello di smettere prima di 50 anni, grazie per la tua preziosa testimonianza!

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  2. nella rivalutazione del TFR nessuno conteggia come rivalutazione anche la quota aggiuntiva versata dall'azienda, mentre secondo me andrebbe considerata

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